La serie tv sulla storia degli 883 ha un che di melanconico e straordinario che probabilmente solo chi ormai naviga nei quaranta può riuscire a comprendere. Gli autori sono riusciti a ricreare, piuttosto bene, l’atmosfera di quell’Italia disincantata dalla vita ma che per fortuna ancora credeva in qualcosa specie se si è ragazzi alle prese con i problemi della scuola e delle ragazze. Per Max e Mauro fu proprio a scuola che tutto cominciò, ritrovandosi compagni di banco da perfetti sconosciuti qual erano e ognuno con la propria passione per la musica. Questi due ragazzi sono talmente ordinari, uguali a tanti altri che in un primo momento fu proprio questo un problema, Cecchetto, il produttore dei futuri album, li definiva esplicitamente impresentabili in tv e al grande pubblico. Tuttavia il punto di forza degli 883 sta tutto qui: nelle loro canzoni loro raccontano una Italia talmente vera, talmente universale che difficilmente un ragazzo non poteva immedesimarsi. Abbandoniamo però il binomio universale uguale banale, nei loro testi c’è la frustrazione di un ragazzo nel vedere i compagni avere successo con le ragazze e lui no. Il conflitto con i genitori. C’è il gruppo di amici che non si accorge del disagio di uno di questi che finirà male. C’è la lettura critica degli imbonitori che stanziano in tv e che sanno tutto l’oro. Ci sono i racconti della provincia abbandonata nella maggior parte dei casi vissuti dai due ragazzi. Nella serie viene proprio decodificata l’attenzione su questo aspetto, ad un certo punto si rendono conto che la musica che propongono non funziona e che devono raccontare solo quello che conoscono e che devono farlo in modo onesto e l’onestà in musica paga sempre. Il maggior pregio della serie è proprio l’essere riuscita a raccontare molto bene la storia di Mauro e Max fino all’uscita del primo disco che gli cambiò la vita e nel raccontarla scopriamo parallelamente anche la genesi di quelle canzoni che sono presenti nel vinile ma cosa centra l’uomo ragno? su Wiki ne ho trovato la risposta:
«L’Uomo Ragno rappresentava la purezza adolescenziale ammazzata dal mondo degli adulti. Forse non è morto. Mi piace pensare che sia ancora da qualche parte a coltivare il sogno, la chimera…»
Un enorme successo per SKY che l’ha prodotta e un ritorno al passato per tutti quelli che la stanno guardando.














