Trump è favorito, poche chance per Harris: la prima volta non si scorda mai! (II)

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Prosegue dalla prima parte.

Le elezioni più insicure del mondo: la grottesca realtà dell’espressione del voto negli Stati Uniti d’America. Cosa facciamo in Italia -ma praticamente ovunque- e cosa fanno loro. Perché nessuno ne parla mai? La agevolissima e già istradata contestazione dei risultati.

Tutte le grandi nazioni ‘partecipano’ a loro modo, secondo le loro possibilità, all’elezione della persona più potente della Terra. Così è sempre stato, così sarà. L’equilibrio ideato a Yalta s’è consumato: Il mondo ai ferri corti va allo scontro a casa degli americani, secondo ciò che resta del ‘Grande Gioco’. Chi la fa l’aspetti. 

Spoglio contestabile in ogni caso, pressioni di potenze straniere, guerra mondiale a media intensità. Perché l’opzione di un tormentato post 4 Novembre e persino di una guerra civile, per nulla estranea al DNA statunitense, sembra possibile. Le avvisaglie. 

Le elezioni più insicure del mondo: la grottesca realtà dell’espressione del voto negli Stati Uniti d’America

Considerato quanto già avvenuto nel 2020 e quanto potrebbe accadere nel 2024, è meglio chiarire subito un punto: le elezioni americane non possiedono alcun requisito che possa consentire di definirle sicure, tantomeno ‘le più sicure della Storia’. Poco importa l’attuale Presidente Joe Biden abbia detto esattamente l’opposto, 4 anni fa: del resto è stato appena sostituito in corsa da Kamala Harris a causa delle deboli capacità cognitive. E’ più grave che questa falsità, ovviamente interessata, la abbiano ripetuta incessantemente e senza remissione tutti i giornalisti, gli analisti, i politici, le commissioni, gli enti e le accademie dell’Occidente. Nessuno escluso.

stroia elezioni

Perché possiamo essere così tranchant? Se proseguite nella lettura -cosa che sconsiglio caldamente a chi vuol credere ancora a Babbo Natale- e avete un briciolo di onestà intellettuale, ne sarete presto persuasi anche voi. Continua a leggere

Trump è favorito, poche chance per Harris: la prima volta non si scorda mai! (I)

Nessuno ve lo dice apertamente -non solo in Italia- ma Donald Trump è da almeno 30 giorni favorito su Kamala Harris. Le ultime ammissioni dei media americani e italiani.

Come si è arrivati a tanto, nel corso degli anni: un percorso accidentato che data quasi un decennio, culminato in plurimi tentativi di assassinio. 

Le (numerose) ragioni, elettorali, sociali e d’azzardo, per cui crediamo che Donald Trump vincerà le presidenziali del 4 Novembre. Insomma, da pronostico. 

La geopolitica pesa, l’insicurezza intrinseca delle modalità di voto altrettanto: impossibile escludere il peggio nei giorni a seguire. 

PROSEGUE nella seconda parte

Trump, il favorito: novità senza precedenti

Nel corso delle due precedenti elezioni presidenziali in cui il nome di Donald Trump risultava presente sulla scheda, nessuno o quasi aveva mai avuto dubbi: il vincitore sarebbe stato l’altro candidato. Hillary Clinton per tutto il 2016 fu infatti considerata inavvicinabile. Persino quando, negli ultimi mesi, le quotazioni del businessman iniziarono a salire, il distacco nei sondaggi rimase davvero molto elevato. Troppo. Chi ragionava sui tanti segnali che sembravano indicare qualcosa di ben diverso era considerato un folle eretico. Qui ne sappiamo qualcosa, avendo 8 anni fa previsto proprio la vittoria di Trump

Ancor peggio, ed all’apparenza ancor più ingiustificatamente -se si analizzano gli anni dell’amministrazione repubblicana di allora si scopre che fra pace, aumento del PIL, successi in politica estera non c’era troppo da voltar pagina, soprattutto preferendo un uomo che mai aveva brillato e che sembrava già allora poco presente a sé stesso, cosa infine acclarata sotto attuali elezioni- nel 2020 Joe Biden era dato per sicuro vincitore, con largo margine, più ampio di quello della Clinton. Spesso i grafici rendono meglio delle parole:

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The Conversation: ‘L’Ucraina non può sconfiggere la Russia’

Il meglio che l’Occidente possa fare è aiutare i piani ucraini per un futuro più sicuro nel dopoguerra 

Quella che segue è la traduzione integrale di un articolo apparso oggi su “The Conversation”, nota testata  americana che raccoglie numerose firme di livello. Negli ultimi mesi qualche articolo che raccontasse in termini realistici la guerra in Ucraina ha in effetti iniziato a far capolino anche sulla stampa occidentale, che s’è lasciata andare per anni a forme di propaganda paragonabili a quelle dei media ucraini, con la cospicua differenza che nessuna nazione NATO ha soldati al fronte: pertanto non si tratta nemmeno di propaganda per sostenere il proprio sforzo bellico e l’ardore delle truppe, ma di menzogna bella e buona. Il tono di questo intervento è, però, sostanzialmente nuovo. E poichè riteniamo rispecchi pienamente la realtà sul campo, si è resa necessaria la traduzione in italiano di contenuti che in alcun modo trovereste diversamente nella nostra lingua. Di modo che sia accessibile a tutti, anche quale naturale prosecuzione di altra traduzione, pubblicata qui all’inizio delle tragiche ostilità. Ciò a perenne vergogna di tutta la stampa professionale o, meglio, prezzolata.

Buona lettura.

Un mio amico, un analista filo-ucraino solitamente assai ottimista, è rientrato dall’Ucraina la scorsa settimana e mi ha detto: “È come l’esercito tedesco nel gennaio del 1945”. Gli ucraini vengono respinti su tutti i fronti, incluso quello nella provincia russa di Kursk, che avevano aperto con grande speranza e clamore ad Agosto. Cosa ancora più importante, stanno esaurendo i soldati . Continua a leggere

Vladimir il terribile, Prigozhin e i boiardi: la Z di Zar trolla i media occidentali (II)

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Prosegue dalla prima parte

Il caso Delimkanov e le dichiarazioni di Kadyrov: una prova generale per la ‘guerra civile’ dichiarata su Telegram

E’ molto probabile non conosciate i familiari di Ramzan Kadyrov, rampante satrapo del Caucaso, erede di una stirpe locale che ha segnato la storia recente del confronto con la Russia di Putin, agli inizi del nuovo millennio. E’ però necessario fare un ingrato sforzo in tale direzione, in quanto lo stesso Prigohzin, con le sue dichiarazioni perennemente altalenanti, e soprattutto il procugino e cognato di Kadyrov, Delimkanov, sono state ‘cavie’ del sedicente ‘golpe’ che analizziamo, attestandoci quindi la premeditazione dell’intera faccenda. Mi spiego meglio: il barbuto Delimkanov è sin dall’inizio la guida della spedizione bellica cecena in Ucraina, cioè quella che, insieme alla più nota Wagner, ha consentito a Putin di avere il tempo di riorganizzare l’esercito regolare e soprattutto di gonfiarne le fila, dopo l’esito imperfetto delle scelte strategiche di Gerasimov e Shoigu. Lo si è visto operare a Mariupol ed in altri scenari ad alta intensità, insomma una figura importante per lo sforzo bellico russo.

delimkanov e Kadyrov

Circa 10 giorni fa, da canali Telegram ‘vicini a Kadyrov’ è arrivata la notizia inaspettata della sua scomparsa in battaglia, e probabile morte. Ora, un canale Telegram in mano a sconosciuti e dichiaratamente non neutrale sino a pochi anni fa sarebbe stato considerato del tutto insufficiente a trasformare la voce in notizia, almeno fra giornalisti occidentali: servono più fonti, soprattutto, e plausibili, riconoscibili, affidabili. Da almeno cinque anni, forse più, è vero l’opposto: i media passano di tutto, purchè sia funzionale alla loro linea editoriale, che è un vero e proprio taglio politico, e non vanno per il sottile: anche una sola fonte proveniente da account social poco noti s’è dimostrata spesso più che sufficiente per riempire le pagine dei giornali. E se poi una qualsiasi micro (o macro) autorità ‘democratica’ la fa sua, quasi sempre per ragioni squisitamente politiche e di parte, non se ne parla nemmeno di approfondire i fatti: la voce finisce direttamente in prima pagina, come se il politico avesse saperi e poteri soprannaturali o trasformasse il falso in vero con le sue magiche parole. Inutile dire che il caso della presunta scomparsa di Delimkanov ha seguito esattamente questa falsariga. La notizia, partita da Telegram, ha iniziato a circolare per la rete e le testate, ed ha subito incontrato la granitica certezza di Podoliak, che altri non è se non il consigliere di Zelensky, quindi l’antitesi della neutralità.

Di fronte a tanta autorevolezza, ad esempio, ‘La Repubblica’, uno dei principali quotidiani italiani, ha saltato ogni ‘fact checking’ – se la notizia fosse stata di fonte russa avente ad oggetto un generale ucraino, o persino neutrale e plurima, si sarebbe invece schermata dietro il controllo della fonte per evitare di darla, come avvenuto in infinite situazioni, vedi la presa di Bakhmut confermata una settimana dopo la sua data notoria – e la ha sparata a titoloni. Eccovene qui uno (oggi resta poco, dopo la vergognosa figuraccia li hanno di corsa cancellati):

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Vladimir il terribile, Prigozhin e i boiardi: la Z di Zar trolla i media occidentali (I)

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Gli scopi immaginabili della ‘rievocazione storica’ di Putin e Prigozhin: introduzione e spoiler per il lettore pigro. Per fortuna che Toni c’è. 

Vico e la Russia, la storia si ripete. La guerra infinita contro i polacco-lituani-ucraini, lo scontro eterno coi boiardi: Uno zar ed il suo popolo.

La Z di Ivan secondo Eisenstein, il mistero è svelato.

La Wagner come gli streltzj. Dopo il fallimento della ‘dottrina Gerasimov’ avremo giovani ufficiali al posto dei vecchi ex URSS? Il clan di San Pietroburgo e quello di Mosca.

Il caso Delimkanov e le dichiarazioni di Kadyrov: una prova generale per la ‘guerra civile’ dichiarata su Telegram. 

Media e politica abboccano alla lenza di Putin, judoka del KGB: non solide realtà, ma sogni. l’Opricnina e gli stolti di Dio.

Quel che davvero ha dichiarato Prigozhin e quel che ha davvero risposto Putin: perchè l’opzione CIA non ha senso. La mediazione di Lukashenko e la ‘scomparsa’ di Evghenji.

Conclusioni: La Russia di Vladimir il terribile è il riassunto della sua storia, Ivan, Pietro, Caterina, Lenin… e l’Occidente, tradito dalle accademie e dai media, non ne capisce più nulla. 

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Domani lo speciale di Theleme sul caso Prigozhin – Wagner – Putin!!! Non perdetelo!

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Ultimora, LUKASHENKO: ‘PRIGOZHIN HA ACCETTATO FERMARE AVANZATA’.

Domani Theleme svelerà il mistero, analizzando tutto – o quasi – lo spiegabile, incluso l’improvviso ‘stop’ di Prigozhin appena reso noto.

La guerra è, da sempre, anche guerra di informazione e disinformazione.

Stay tuned! 

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Guerra in Ucraina: ‘La Tempesta si addensa’ di Douglas Macgregor, traduzione italiana

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Douglas Macgregor è quasi del tutto ignoto al pubblico italiano e del tutto ignoto al pubblico dell’informazione generalista. Si tratta di un colonnello dell’esercito americano in pensione, eroe pluridecorato della guerra in Iraq, consulente dell’amministrazione Trump ed autore di più libri di argomento militare e geopolitico. Dall’inizio delle ostilità in Ucraina offre del conflitto in corso e delle sue motivazioni una visione assai differente dal consueto, argomentata con estrema larghezza di fonti e riflessioni. I fatti sembrano dargli ragione. Poichè è estremamente probabile che nel prossimo futuro alcuni accadimenti ci obblighino ad affrontare la cronaca del conflitto e le sue conseguenze, abbiamo ritenuto di tradurre in italiano quantomeno il suo ultimo articolo, pubblicato il 14 Marzo presso ‘The american conservative’, importante magazine della destra americana, intitolato the gathering storm’. Esso contiene infatti numerosi dati quasi impossibili a trovarsi altrove, (vedi ad esempio le cifre riguardo ai caduti ucraini), tutti corroborati da link e fonti, indispensabili per una valutazione adeguata e non ideologica delle forze in campo. 

Buona lettura.

La tempesta si addensa

L’America, autoinfliggendosi guai in Ucraina, aggrava i pericolosi guai che ha in casa

La crisi del potere nazionale americano è iniziata. L’economia americana va rovesciandosi ed i mercati finanziari occidentali sono avvolti da un panico silenzioso. Minacciati dall’aumento dei tassi d’interesse, i titoli garantiti da ipoteca insieme ai titoli americani di Stato stanno perdendo valore. Le proverbiali “vibrazioni” del mercato – sensazioni, emozioni, credenze e desideri – suggeriscono che è in atto una giravolta oscura dell’economia americana.  Continua a leggere

Il ritorno di Theleme, nella pienezza dei tempi (di merda)

Negli ultimi due anni l’Abbazia di Theleme ha ridotto, sino quasi alla sospensione, la pubblicazione delle sue analisi fattuali e strafattuali. ll Capitolo abbaziale aveva temporaneamente rinunciato al ministero dell’informazione, in seguito a vicende interne alla sublime consorteria ma anche all’inveramento del detto evangelico: non si possono porgere perle ai porci, sprovvisti d’alcuna inclinazione verso alla verità, se questa dovesse mai mettere in discussione la possibilità di acquistare un leccalecca piuttosto che l’ultimo modello di smartphone di terz’ordine. Possibilità proveniente, nel comune sentire, da assoluta acquiescenza nei confronti del potere, sia esso vigile urbano, commentatore televisivo, virologo o ministro. Urgono però i tempi, nella pienezza della loro merda. Locale, nazionale, internazionale. Continua a leggere

Dal MidTerm al Long Term il passo è breve: per arrivare pronti ai risultati elettorali USA

Le elezioni di midterm sono alle porte, ma in che modo il Partito Democratico e quello Repubblicano si sono presentati all’appuntamento? Un riassunto brevissimo di vicende lunghissime.

Comunque vada, auguriamoci che le elezioni non presentino aspetti di grave irregolarità e non si prestino in alcun modo a sospetti di frode. Le conseguenze potrebbero essere molto più gravi di quanto si pensi.

Le elezioni del 2020, come e più di quelle del 2016, sono state seguite da strascichi interminabili, di ogni genere. Un numero impressionante di statunitesi, a cominciare dall’ex Presidente Trump – che nel frattempo si è definitivamente impadronito del partito Repubblicano, arrivando a selezionare quasi esclusivamente candidati di suo gradimento nelle primarie, risultati vittoriosi in oltre il 90% dei casi, a scapito dei candidati di lungo corso, sponsorizzati dai vecchi big del partito, dai Bush a McConnell – è rimasto assolutamente convinto che le procedure elettorali siano state ampiamente stravolte per consentire le più disparate frodi, profittando delle profonde alterazioni introdotte durante l’emergenza Covid. Continua a leggere

Le chance di Le Pen contro Macron: in Francia l’ultima battaglia del taboo antifascista

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L’evidente incapacità di cogliere l’essenza della dimensione politica contemporanea francese – ma potremmo parlare più in generale dell’Occidente – ha trovato oggi una potente espressione nel media Euronews, praticamente l’organo ufficiale dell’informazione (sempre meno oggettiva) della Commissione Europea. La domanda angosciante ‘Com’è possibile che i verdi francesi non raccolgano grandi consensi elettorali, in base ai sondaggi, e quindi non siano adeguato sostegno per Emmanuel Macron, se i francesi hanno in cima alle loro preoccupazioni l’ecologia, secondo gli stessi sondaggi?’ non ha infatti alcun senso. La filosofia si fa a pancia piena, possibilmente al caldo ed in sicurezza. Continua a leggere