Col sorriso

Si danno per scontate molte cose. Si dà per scontato che una persona veda il mondo come tutti gli altri.
Eppure non è così.
Non abbiamo gli stessi occhiali e nemmeno le stesse diottrie. Siamo come se avessimo impronte digitali anche nella cornea… cose solo nostre.

Dare per scontato che per tutti è come vediamo noi. O sentiamo noi.

E lo stesso vale per il nostro dentro.

Ho imparato a chiedere. A esprimermi, e di sicuro anche troppo. Eccedo spesso per non aver mancanze. Ed è la parte che mi frega. Come avere ragione ma urlare e allora ti dicono che passi dalla parte del torto.

Ecco. Passo sempre da quella parte della barricata.

Gestirsi è difficile per me. E la malattia non mi aiuta. Già sono così di mio, scritto e sottoscritto nel mio DNA. Ma quella porcona fa acuire le cose, le ingigantisce e io mi ci faccio trasportare e cado nella sua trappolona.

Vorrei essere solo una cosa bella, un bell’incontro, uno di quelli che ricordi col sorriso.

Impareranno

Eppure dovrei averlo imparato.


I momenti di crisi arrivano e poi se ne vanno.


Eppure me l’hanno ripetuto sempre di andare avanti senza stare a pensare se qualcuno c’è o meno.


Io sono così, però.
Vivo di relazioni e mica posso fare finta che gli altri non esistano, anche quando ti dimostrano che servi a poco o a nulla. Servire sì, perché per molti la parola è quella.
Ma non per me. Le persone me le porto dietro e basta nemmeno me la pongo quella domanda.


Impareranno anche loro ad apprezzare anche altro. Impareranno che ci si deve nutrire di relazioni perché un giorno saranno quelle a farci stare in pace e pieni.

Sarò strana io, ma l’unica cosa alla quale tendo nelle mie giornate è chiedermi se c’è stato qualcosa di bello e con chi me lo son vissuto. E non dimentico chi mi fa bene, non posso. Gli altri beh… impareranno.

Qualche volta

Sentire dolore dentro. Ampio, forte , acuto.


Non ridarlo indietro Ale.


Va bene.
Tanto la vita è così e la conosci bene, forse non del tutto, ma qualcosa la sai. Hai imparato. Hai preso appunti come da piccola quando volevi fare bene.

E tornare indietro si può?

Perché qualche volta sarebbe bello avere qualcuno che i problemi te li risolve al volo.

Prendere le redini. Oddio… quante volte l’ho già fatto?

Il nocchiero non lo voglio fare se non per me.

E sei stanco. Sono stanca.
E ma caspita… in teoria ci sarei anche io… quante persone ho aiutato, a quante son stata accanto perché volevo…

Ma io adesso ho bisogno che sia Ale a ricevere.

Lo chiedo a me. Alla me che amo, alla me leale.

Le bilance le ho buttate da tempo immemore.

E no, non cambierò papà.

Ma se ho bisogno…. a chi chiedo?
E perché non dovrei avere bisogno anche io qualche volta?

starò con me

Andare avanti, nei propri vestiti ma quelli non materiali fatti di un qualche tipo di stoffa .
Non avere armi né scudi di protezione perché mi hanno insegnato a non tenerli e forse un po’ , adesso, li vorrei avere lì, come una coperta di Linus per non avere freddo.

Ma va bene così.

Togliersi i vestiti, spogliarsi di tutto e dire Sono qui e sono così.

Fragile e forte, sensibile al massimo, empatica da stare male.

E mi fermo.

Ha fame? Chiedo. Mi dice di no e muchas gracias, mentre si tappa le orecchie con poche cose nell’angolo e due occhi chiari che riportano a qualcosa di bello. Perché, alla fine, io sto bene anche se quegli occhi non li percepisco come dovrei e come ho sempre fatto prima.

Fermarsi mi han sempre detto che è un dovere come andare a lavorare.
Esserci.

Provo a farlo quando mi accorgo. E mi accorgo.

Qualcuno molto lontano un giorno l’ha fatto per me.

Non dimentico. Ricordo e sono grata e lo dico.

Sentire dentro quando qualcuno sta male, sentirlo forte e a pelle come fossi una sorta di strega.

Tutti hanno la propria dote innata e questa è la mia, tra mille difetti e mille sbagli che ho fatto e farò ancora e ancora.

Le armi vi prometto che non andrò a comprarle mai. Farò da me, starò con me.



Ma quanto eravamo felici?

E poi c’è quella là che mi è, da sempre, stata sulle balle a pelle, solo la pettinatura perfetta stride col mio essere. Lo so: anche la mia lo è ma sono nata così liscia che mi cade pure il pettine. Ma lei è perfetta sempre e non è liscia come me. Donna perfetta, madre e moglia perfetta, vita perfetta.

Io che del Mulino Bianco ho solo avuto le sorprese ai tempi, e, pure lì, io e mio fratello  litigavamo sempre per chi le dovesse aprire e chi tenere il regalo. Se vinceva lui io tanto i giorni a seguire mi andavo a riprendere ciò che consideravo mio.


La mia famiglia è sempre stata così imperfetta che era a misura mia. È sempre stato tutto un caos … ma quanto ci siamo sempre amati… e chissenefrega se era piena di malati in tutti i sensi, da quelli mentali a quelli fisici. Eppure  quei malati mentali li ho sempre adorati. Li guardavo e li studiavo col terrore che poi sarei potuta anche diventare come loro un giorno eppure mi avvicinavo così tanto per scoprirli il più possibile. E poi ci hanno sempre regalato momenti di allegria e risate a go go.


E io quel giorno lo ricordo bene, quello del mio primo attacco in un ristorante dove credevo di essere chissà dove, con chissà chi e poi io .. ma chi ero?
Ma sorvolo su questo aspetto del mio cervellone. Regali di famiglia…e me li tengo stretti.


Poi arriva il momento di Indovina chi, quello che butti giù tessere quando non c’è più qualcuno. E il momento che arrivi quasi al gioco finale e scopri chi è l’unico rimasto…. o i pochi rimasti.


Le tavole si allargano. No. Rimangono le stesse ma puoi iniziare ad allargare i gomiti senza che nessuno  te li picchi per buttarli giù con la scusa che non è educato. E invece il problema principale è lo spazio. Una scusa in più per litigare o prenderci a botte tra noi bambini esagitati a livelli assurdi. Eh sì, perché le donne imperfette hanno sempre figli imperfetti e noi lo eravamo eccome.

Ma cavolo…ma quanto eravamo felici?

Alla pace

Aprire la porta e sentire subito l’odore di casa e il profumo dei vestiti rimasti appesi dall’ultima lavatrice.


È bello. Fa famiglia, fa intimità subito.

Panni incastrati insieme in una macchina che va veloce facendo rumore… un po’.


Bellissimo partire e aprire gli occhi al nuovo ma tornare è impagabile.
Tornare dove c’è cuore che pulsa, dove ci sono ricordi incastrati insieme come quei vestiti.


Andare dove la parlata è diversa, il vestiario è diverso, la costruzione dei palazzi anche. Assorbire cose nuove, profumi differenti, facce che non si rivedranno più.


Ho guardato coi miei occhi fallibili, ho tenuto accanto i vecchi racconti del mio papà. Vai, diceva.


E così mi sono ritrovata a vagare per il Belgio, mangiando cioccolato d’assaggio in tutti quei negozi con l’aria di boutique.


Avrei cose da dire, tante.
Avrei mondi da raccontare ma solo lui mi avrebbe ascoltata con la massima apertura. E in modo attento. Solo lui.


Si torna a vagare, ognuno con la propria vita, distratti dal proprio.
Ma lui sì che mi avrebbe ascoltata.


Ho visto cose belle e sono stata bene. Ho preso voli e treni e fatto tantissimi passi.
E, in quei passi infreddoliti dal vento, ho risentito profumi e, tornando a casa, ho risentito quello stesso miscuglio di allora.

E mi ha riportata alla pace.

Ti sente dentro

Quanto darei per la telefonata serale Ehi Lucio come va?


La telefonata che era casa, che era il ritorno fra le braccia dell’unico uomo al mondo che mi abbia amato tanto. E l’ultimo.


E quanto darei per dirti avevi ragione Malta è bella, è speciale e ci sto bene tanto. Quante cose ho visto e ci sono ritornata in città a vedere il Caravaggio perché mi ha riempita rasa.


E caspita se avevi ragione… l’aereo ti può portare in breve in posti meravigliosi.


Conoscere ciò che c’è fuori dalla porta è salvifico.
Perché sì, si cerca sempre un modo per salvarsi, per cercare di stare bene , per non sprecare la vita in inutili situazioni che stremano. Pensare di essere noi il centro del nostro mondo, perché chi ci ha fatto nascere se lo merita eccome.


Posso ancora sentire il cuore che si apre quando vede bello. E posso sentire ciò che fa bene ad Ale.


Ale è felice papà. E ti sente dentro.

Malta

E domani parto anche io qualche giorno.

Malta… Giusto per l’orario dell’aereo che era così comodo e poi dal mio aeroporto preferito…

Perché, caspita, quanto è bello Linate e poi ho bei ricordi del mio papà che mi portava e mi salutava con gli occhi lucidi e a me faceva tanto ridere…Torno fra due giorni papà mica scappo via…

E poi ci portava al curvone dietro la rete a vedere gli aerei che partivano o atterravano ed eravamo così felici…

E allora oggi me ne sono andata a guardare i treni alla stazione ed era stracolma di gente e poi c’era questa ragazza che aspettava con dei fiori bellissimi tra le mani.

Ho pensato che cosa bella ricevere i fiori quando torni da un viaggio e qualcuno ti viene a prendere felice.

Sono momenti che fanno commuovere dentro e sono tanto belli.

E ultimamente mi è capitato di vedere questa cosa anche negli aeroporti… Sì sì che cosa bella trovare qualcuno ad aspettarti con dei fiori tra le mani.

Ah. Grazie di cuore Max  per l’acrostico… è stato come ricevere un fiore🤩

O anche no

Eppure sono ancora qui. Spesso in forma, a volte meno.


Gli errori, porca miseria, li ripeto. Spesso sono un disastro.

Ma quella cosa caspita se l’ho capita… io la vita me la mordo avidamente. Ed è ciò che voglio lasciare alle persone che hanno a che fare con me. Vado avanti come un treno che procede senza intoppi nonostante sulle rotaie ci sia di tutto.

Mi arrabatto da sempre, qualcuno me l’ha insegnato, qualcuno mi ha fatto da faro nel buio, anche in quello più totale.

E voglio vivere. Con gioia, se possibile.

Voglio vivermi la vita e conoscere persone e guardare le cose strane che mi si presentano sulla strada.

Il tempo è così prezioso che cerco di non farlo passare senza cercare almeno una cosa bella al giorno,  anche quando di bello c’è davvero ben poco. Ma cerco quella cosa allo sfinimento per andare a letto e dirmi wow e anche oggi è andata bene perché una cosa bella ci deve essere per forza ed io la voglio trovare.


Piangermi addosso non è contemplato, non adesso sicuramente. Se arriva il brutto … eh va beh… passerà e, se arriva, deve esserci un motivo per forza: basta trovarlo. O anche no.

Cambio costume

E come ogni mio inizio ferie che si rispetti, anche quest’anno diretta in guardia medica dove sono stata caldamente consigliata verso il pronto soccorso con urgenza.


“Lei ha una saturazione da vecchio e un cuore da cardiopatico”.


“Scusi ma quando sarei diventata di sesso maschile?”.

Febbre alta. Molto alta per giorni. Ne ho contati almeno sette nei momenti di lucidità.

Mi son persa la festa di fine lavoro, non ho salutato nessuno e ho cambiato sesso nel giro di poco.

Ora mi sono liberata della febbre più alta, ogni volta che il termometro non dà l’allerta sono tranquilla, felice e beata.

“Lei è un soggetto con una grave immunodepressione”.

Lo so ma comunque rimango pur sempre una femmina.

Devo dire che sta cosa così strana mi ha lasciata con un senso di fatica profondo peggio delle migliori sclerosi.

E forse stavolta davvero Domani passa e forse vado via da soggetto maschile sano. Dovrò solo optare per costumi diversi.

Treno

Tengo a questo posto perché lo sento mio.

Qui Alessandra è proprio lei.

E ci sono momenti che starei qui le ore come facevo anche solo due o tre anni fa.
E qui sono cresciuta e mi sono davvero spogliata per intero. Le giornate scorrono veloci e sto con gli altri perché mi fanno stare bene e sto tanto fuori casa.

Alessandra a volte si sente un po’ sola.

E poi vado a vedere i treni come facevo da piccola dal balcone e ho bisogno di tornare là dove stavo spensierata e abbracciata e attaccata a quelle mani grandi.

E quei ricordi sono tanto dolci… lontanissimi ma così attaccati a me, alla mia pelle. Ma dolci. E sorrido. Sorrido anche se qualche lacrima la perdo ma riesco anche a ridere se penso ancora alle cose buffe.

Che strano. Si cresce non vedendo l’ora che arrivi quel momento di andare via di casa o di finire gli studi o di iniziare nuovi percorsi lontani. La fretta di fare, di avanzare, di fare tutto in modo indipendente, quella fretta che poi rivivi dentro e la rivivi lenta per non farti scappare nulla.

E cerco quelle cose negli altri, le stesse che mi sono state insegnate, quelle che mi ha passato quell’uomo col suo stile,  quotidianamente. E cerco la sua onestà; mi è rimasta aggrappata dentro e la cerco sempre nelle persone. E la sua dolcezza che, solitamente, caratterizza le mamme.

Vado avanti e lo faccio sempre come un treno. Vado avanti trovando piani alternativi.

Devo scrivere di te perché non voglio perderti mai.

Auguri a me

Torno oggi che è il mio compleanno.

Grazie a chi mi ha scritto…

Torno oggi non perché sia disperata per l’Inter anche se ne avrei tutto il diritto.

Torno oggi perché prima avevo perso la password e non riuscivo più ad entrare…. È che le metto sempre a caso pensando di ricordarle… Ma non le potrebbe ricordare nemmeno l’AI talmente sono assurde.

Oggi è il mio compleanno e non mi dimentico di questo angolo di bellezza che siete voi con i vostri messaggi.

A volte la vita porta in direzioni assurde e a volte è difficile seguire tutto. E la mia vista che ogni tanto fa cilecca non sempre mi agevola.

Festeggio qui con voi!

E festeggerò ancora e ancora perché alla fine… Al di là di tutto e checché se ne dica… Non sono mica male!

So che spesso non è facile avere a che fare con me. Ma ce la metto tutta per essere migliore anche se non sempre è facile.

Incontri brutti mi hanno aiutata a capire ciò che non voglio mai diventare.

Gli incontri belli… Ecco quelli mi tengono compagnia anche quando mi sento sola o tremendamente sola. Ma la vita è così… La mia almeno… Un’altalena pazza che va molto su e molto giù. Ma cavolo se è bello andare veloce veloce.

Papà… Cosa darei per la telefonata del mio compleanno ancora..

Vi abbraccio🤩

Sto con te perché ti schieri

Successe, un giorno, che qualcuno prese una posizione riguardo un fatto che contestava con tutto il suo cuore.

I gesti eclatanti altrui non sempre si capiscono e non sempre si condividono.

Successe che quella persona venne punita con la  peggiore delle condanne.

Io non approvo ancora quel gesto. Stimo, però, chi ha il coraggio di schierarsi per ciò che crede. E premio chi lo fa.

Mi schierai con lei. Era ciò che sentivo giusto fare.

Ci lamentiamo tutti dei giovani, sarà normale? L’hanno sempre fatto anche con noi, sarà fisiologico. Ma avere il coraggio in così giovane età… Ecco… sai che c’è?

Sto con te. Perché ammiro il tuo coraggio e promuovo il tuo messaggio.

Sì, sto con te.

Vigili

Diceva che non passa ciò che è profondo e se ci sono sentimenti veri. E diceva anche di non averne paura mai. Anzi… Tutto ciò che di bello si può provare… di considerarlo come una fortuna grande. Io non credo sia una fortuna se si ha voglia di renderlo possibile.

Missione compiuta.

Paura non ne ho.

E capita che un incontro possa rigenerare dentro. Capita di dare un significato alle parole e dar loro un senso. Capita di farsi avvolgere come una coperta morbida quando  la finestra rimane aperta ed entra un po’ di fresco.

Io che rifarei da capo ogni cosa. Anche tutto ciò in cui non ho messo abbastanza attenzione.

Ci sono compiti speciali nei quali puoi essere utile a qualcuno anche solo con la presenza. E ci sono compiti da realizzare in due per rendere le mura trasparenti.

Sostenere qualcuno con le armi che si hanno a disposizione significa tenerlo protetto il più possibile. Ma io sai… sento che siamo entrambi al sicuro. Così tanto come all’interno di quella coperta da poter non restare più vigili.

Per Elisa

E poi mi ritrovo a conoscenza di segreti di famiglia che non ricordo fino in fondo. Ma cerco di indossarli. Se non posso più chiedere allora cerco di ricordare.


Che fine ha fatto quella bimba che venne tenuta nascosta?


E poi… perché?


Ma siamo in un’altra epoca e le domande di oggi non fanno testo alcuno.
Oggi nessuno si sarebbe vergognato di lei. Ma la sofferenza sì, quella sarebbe rimasta la stessa.


E chiamava la mia nonna Nitina. Essere la più grande rimanendo come ferma al mondo di bambina.


E immaginarla ancora così, con quel sorriso sdentato di una foto sbiadita già allora. Ma quel sorriso caspita… Ce ne sono davvero pochi che catturano attenzione e ricordo. E quello sì, è ancora impresso nella mia mente di donna adulta.


E quando la riportarono a casa era talmente sperduta da non voler restare. Non conosceva vendetta ma, probabilmente, solo amarezza e dispiacere.


E allora mi chiedo… c’è un posto dove io possa tornare? Anche che non sia materiale, anche fosse solo rappresentato da una persona che mi accolga con le braccia aperte e pronta a circondarmi.


E allora sì che posso ritenermi fortunata.

Non perderò compleanni

Aspetta solo un maledetto momento. Aspetta caspita.
Mettiti un attimo in attesa, guardami pure ma aspetta ancora un po’.
Sono incapace di ribellarmi, ormai lo hai capito.
Rivoglio indietro un po’ di ciò che mi è stato strappato a forza.
Voglio ancora gli anni dei miei sogni più belli, quelli con gli occhi spalancati e pronti a prendere.
Ora sono qui che lotto per riavere anche solo un colore indietro.
Non saccheggiare ma prendi pure in prestito ciò che vuoi.

La capacità di recupero è ancora quella dei bambini che si riprendono tutto come se niente fosse successo.

È sempre qualcun altro e qualcosa d’altro che decidono per me. Ed è una cosa che non ho mai voluto ma ora posso davvero poco.
E allora accetto. Mi guardo da fuori e mi dico ok, e ora? Ora si riparte con ciò che di me è rimasto.
E il ginocchio mi desta e mi dice Fermati Ale mica puoi farcela. Oh sì che ce la faccio, mi abituo al dolore fino a quando sarà parte di me e non gli darò peso alcuno.

Non sono triste e fuggirò via appena potrò. Mi metterò al sicuro in qualche sorta di riparo. E sai? Non perderò compleanni.

A tutti i costi

Fare ritratti di persone avendo un’idea dentro.
Dipingere e riempire la pagina di nomi belli.
Ci sono momenti nei quali si sta bene. Ricordare risate e avere voglia di farle sempre. Qualcuno va avanti e avere voglia di seguirlo. Avere la mente pronta e fresca e con una visione ottimista verso la giornata che arriva.
Poche cose salvano ma si trovano.

Quel giorno la musica si era fermata dopo l’ultimo ballo. Spero che non ti sentirai troppo sola adesso. E lo dico io alla me rimasta infantile, quella che cerca l’amore antico, quello tra le pagine di una famiglia rimasta nelle foto. E nel mio cuore e nella mia pelle e nei miei modi di fare.

Cambiare in corsa facendosi cogliere di sorpresa. Dimostrare come si vive la vita, quella che ti ha regalato una seconda visione, quella che ti ha donato un mondo nuovo.

E quella me bambina rimasta dentro a quella adulta e matura. Quella che si parla di continuo e si sprona ogni giorno. Quella che vuole dimostrare ancora di esserci e di voler restare a tutti i costi.

Le chiamavo Vuova

Abbasso la voce. Un po’.
Lo scopo finale è sempre fare qualcosa e non fermarsi.
E cercare di trovare la gioia e di ridere. Questa è la parte più interessante della mia vita.


E poi arriva un’altra festa e tu non sei qui. Che poi… Ma chi l’ha mai festeggiata? Io pensavo solo a ricevere le mie uova, romperle, tirare fuori i regali. E viaggiare. E ho sempre viaggiato a Pasqua. E ora, se ci penso, cavolo…. potevo anche viaggiare la settimana dopo e stare con te una volta in più.


Ma le cose vanno come vanno e, comunque, son felice per tutto il tempo che ti ho goduto. E mi sento fortunata per ciò che fra noi c’è stato. Perché sai … io non ti dimentico, ogni giorno ti penso e parlo di te e tanto.
Sì, parlo di te anche con chi non ti ha conosciuto. E sai… tante persone avrei voluto fartele conoscere.
E poi mi piace pensare che qualcuno me l’hai mandato tu, per farmi rimanere allegra, per continuare a sperare nelle mie cose e per mettercela tutta e sempre.

Quindi…

Buona Pasqua per chi la festeggia e comunque a tutti voi che mi state sempre accanto.

Vi lascio la mia sorpresa nelle vostre uova.

(Ti ricordi, papà, quando le chiamavo vuova?).

E chissenefrega del resto

E si torna a casa fra le proprie cose. Si torna e sa di buono, sa di bucato, proprio come la casa nella quale sono cresciuta. Si riportano nella propria vita le cose che ci hanno visto testimoni ed ora ne siamo gli eredi.

E torno e sono frastornata di farmaci e così stanca che dormirei tutto quello che non ho mai dormito.
Sorrido alla camera singola che era piena di persone. E mi è venuta a salutare la persona che, senza essere mia parente o la mia migliore amica, è stata la persona che mi è stata più accanto in questa nuova vita all’inizio. E sì mi ha salvato la vita e no, non la dimentico. Ed è sempre rimasta dentro di me facendomi pensare a tutte le persone che navigano attorno alle strutture ospedaliere che rendono la vita più facile. E lei me l’ha sempre resa facile e immediata.  E sì, mi ha salvato la vita per davvero. Non sarei qui se non fosse intervenuta e, oltretutto, nel momento delle sue ferie e delle feste.


Ho persone che mi hanno dato un aiuto grande nel corso della mia vita quando ho avuto bisogno. Si sono trovate lì sulla mia retta e mi hanno teso una mano per non farmi cadere. E le ricordo tutte, posso solo fare questo. E se sono più empatica e ricca è proprio per l’amore ricevuto dalle persone più lontane dal mio giro di affetti di sangue e dal giro di affetti scelti.
Io sono davvero una persona fortunata. Davvero se ripenso al tesoro che mi porto dietro è stracarico. Ho molti difetti e faccio errori enormi e, spesso, pure ripetuti… ma qualcuno deve avermi graziata con questo aspetto perché davvero ho sempre ricevuto molto da tutti. E sì mi sento colma e fortunata, forse è per questo che chissenefrega del resto, della malattia, delle cure, dei problemi, delle litigate e delle cose non così importanti da ricordare.

Grazie Daniela.

Va bene tutto

Esami pronti, risonanza fatta.
Due giorni ancora ed entro.
Quanto ho perso in questi anni.
Quanto ho fatto tra prelievi e risonanze e visite oculistiche. La vista perduta, un decimo via l’altro, una neurite ottica dietro l’altra. Provette riempite, asterischi comprovati.
Mal di testa, dolori e grandi rotture di scatole.
Cercare di non rinunciare a nulla anche se tante cose non si possono più fare.
Cure sperimentate, cure fallite che hanno deluso più i medici di me. Perché , alla fine, ciò che mi salva è proprio quello di non stare ad aspettare nulla, nemmeno i miracoli, ma vivere ciò che arriva nel modo più totale, forse anche troppo.
E allora sì, vado e faccio tutto. Pongo braccia e butto giù pastiglie con l’acqua personale Portala Ale, non la passano più. Va bene, porto l’acqua.
Ma lo so che mi passeranno i biscottini, una confezione in più sottobanco. E sì, l’importante è mangiare, fa niente per i chili in più che mi hanno regalato i farmaci donandomi un’aria super sana. Come quando la parte sinistra della mia testa liscia era diventata riccia ed io non sapevo nemmeno come si facesse a gestire.
Ma i miei capelli sono tornati i miei soliti capelli e non li ho nemmeno persi anche se era un’opzione. Quindi che dire… Sì, sì, sono felice. Perché alla fine… va bene tutto.

Nel tempo

Indaffarata lavori e pensi.
Ganci mentali ti riportano là, forse è stata la frase di una canzone che nemmeno ti piace.
Cogli al volo qualcosa, in modo impercettibile.
Scintille che scoppiano come i fuochi nel cielo d’estate.
Un ricordo cade sull’altro in modo veloce, riempiendoti. Le tessere del domino ti riportano al tuo bello passato. Non occorre afferrare tutto ma permetti di essere trasportata dove stai bene e dove la sensazione di pace sazia. E colma.

Riflessioni veloci e simultanee.
Sensazioni su una pelle che diventa a pallini là sotto.
Sogni non riusciti ma altri ben assestati.
Calore di un corpo che emana bellezza.
Rifugiarsi nelle braccia grandi e potenti di qualcuno che ti vuole avvolgere come un mantello.

E sì, là, circondati, si sta bene davvero.
Là racconti di un uomo importante che ti ha guidata nel tempo.

Girare le teste

Buttarsi in faccia il migliore tra i sorrisi.
Regalare attimi, momenti che, anche se non verranno ricordati, saranno quelli che ci hanno fatto stare bene in quel momento.
Perché si può stare bene, ci si può divertire e si può ridere in modo sguaiato anche in mezzo al brutto tempo. Perché l’aria tira forte e può sempre tornare il bello. Perché ne vale sempre la pena se ridi con qualcuno. Le battute più stupide possono unire anche più di un patto. E poi guardi una persona conosciuta, da lontano, e noti quanto il tempo sia stato in grado di cambiarla. Ma, alla fine, si cambia per davvero. Cambiamo tutti.

E mi guardo allo specchio… porca miseria se si vede e porca miseria se il tempo non è sempre stato clemente. Ma non cambierei questa Ale, quella di oggi, con la Ale dei vent’anni, quella che faceva girare le teste; eccome se le faceva girare.

Dentro

Vedi….la luce è andata via e i ronzii sono spariti.
Ho paura di niente sai?
Si pensa al buio, come quando si chiudono gli occhi per entrare in un’altra dimensione.
Penso a chi ha dimostrato il suo rancore nel modo peggiore… sorrido. Non ho tempo nemmeno di farci caso.
Aver perso la mia casa è già stata una punizione più che sufficiente.

Il mondo del buio può diventare qualcosa di meraviglioso. Ho imparato ad osservare chiudendo le palpebre. Sogno, anche se sono vigile. Il tutto diventa quasi una magia da indossare. Percepisco sia una bella giornata nonostante questa pioggia battente perché… chi lo dice che le giornate siano belle soltanto con il sole? È bello sentire che l’acqua possa colpirci ovunque senza decidere dove cadere. Farsi colpire senza emettere fiato.

Tengo gli occhi chiusi. Non fa differenza tra l’essere sentita e l’essere veduta. Va bene tutto.

Travisare la realtà per guardarsi dentro.

Sempre Mia

Se vi andasse di venire in un posticino vicino a Milano e di vedere il mio spettacolo e di conoscermi…

Sempre Mia

C/o Spazio Sfera

Via Carabinieri caduti 10

Bussero, Milano

Farò tesoro

A volte semplicemente non si vede più il sole: troppe le nuvole là sopra.


Ti abitui per giorni che ci sono i fiori e ti senti un fiore che sta sbocciando anche tu.


Poi arriva il nero sopra che ti copre senza permetterti di vedere più la tua ombra.
La cerchi. Allora ti riempi di cose da fare perché le gambe vanno bene e allora vai. Vai veloce, alla faccia di chi proprio non lo vuole capire che il tempo fugge e passa come il vento che nemmeno puoi toccare.


La vita me la voglio prendere tutta adesso. E domani, se sarà possibile, anche.


Fare capolino dove c’è quella H gigante, dove le persone sono tante e sembrano zombie con le loro preoccupazioni. Fare capolino lì, una volta in più, una volta ancora.
Allora porti la mente lontano lontano, dove hai visto l’ultima volta quei fiori che si aprivano. Problemi che non si cercano possono renderti lucido; io non voglio pause, voglio sempre e solo nuovi inizi.

Distacchi emotivi necessari, nonostante un tempo fossi così coinvolta da scatenare inferni.


Ma poi si capisce quali siano le cose importanti e l’ultima l’ho persa proprio dentro quella H gigante.
Ho seguito una scelta per non mancare alla parola data. E poi ti fermi e pensi… caspita non reggerei a un’altra ferita al cuore. Invece tutte le armi le conservi nelle tasche e sono lì, pronte.

E allora farò tesoro di ogni momento insieme.

Piccola Ale

Che si fa quando non si è proprio in super forma?
Mi circondo di bello o, almeno, ci provo.
Guardo e tento di mettere a fuoco.
I miei occhi sono vigili e attenti ma poi più di tanto non possono fare.
Fanno ciò che possono.
Ma me lo vado a cercare il bello.
Vado a vedere qualcosa che possa un po’ sconvolgermi l’anima.
E la trovo.
Poi vado in un posto pieno di colori e le persone dicono guarda che belli…
Già. Li vorrei vedere e percepire e assaporare.
Ma no. Non ci siamo. Ma le sfumature sono meravigliose anche quelle.
Anche quelle delle parole ma porca miseria se non riesco sempre a farmi capire. Ma non vado a conclusioni affrettate anche se non ho tempo di aspettare.
Son così. Un casino. Ma ci provo a stare a galla tenendo il naso in su.
E gli occhi aperti spalancati come se fosse tutto nuovo perché, effettivamente, molte cose lo sono.
Mi han detto di fare capire sempre alle persone quando tieni a loro perché il tempo sfugge e i cuori vanno gonfiati.
Il mio è stato pompato parecchio da quando ero piccola piccola. Per questo posso andare in giro serena come se qualcuno stesse sempre badando a me anche se dietro non c’è nessuno più. Vado e bado alla piccola Ale soprattutto adesso che non distingue i semafori e si muove a sentimento.

Schermarsi

‘Sta cosa proprio non finisce e ormai nemmeno mi chiedo più il perché.
Si avvicinano per parlarmi delle loro questioni e dei loro problemi. Boh…. ma perché???
Eppure.
In metro stamattina la signora accanto ha iniziato a parlare delle morte del cane della nuora.
Le è caduto dalle braccia…
Va bene, ma già una persona ha i suoi di problemi da gestire… perché alimentare per forza quella cosa che ho dentro?
Va bene, non conoscevo il cane ma perché regalarmi una angoscia in più?
Ho appena perso un’amica, poi una persona di lavoro, ho le mie cose alle quali pensare, ho un corpo e una mente che non riescono a stare dove devono stare… ma perché aumentare le mie angosce?
Ma perché a me? Non ad altri… a me…
E quando sono con qualcuno, quel qualcuno mi dice No ti prego Ale, non dare corda o non finiamo più ….
Perché scelgono me?
Il mio vecchio psicologo mi diceva scappa, taglia, non dare corda, hai già le tue questioni da gestire e la gente sente che c’è fertilità nel tuo mondo. Non dare modo, non accettare le vite a caso…
Caspita… imparerò mai a schermarmi? Perché non è il periodo giusto questo e, a volte, sento quasi di non farcela più.

Vedo

Vedo. Mmm.


Si vedo a mio modo.
A caso, come tutta la mia vita.
Come fossi in un mondo tutto mio, difficile da spiegare ad altri.


Chiedo… come vedi tu?


Però faccio foto, colgo particolari che stanno nelle zone non cieche dei miei occhi.
Vedo le cose più piccole, forse quelle che a molti sfuggono ma solo perché sono più semplici da catturare per me.


Il bianco e nero lo trovo elegante, da sempre.
Io sono elegante?
No, io sono un’accozzaglia caotica ma mi impegno a fare bene.


E ci metto davvero molte energie anche se, poi, i risultati lasciano a desiderare. Già ero approssimativa di mio ma la mia bella mi ha davvero buttata su questa strada.


Faccio fatica spesso a concentrarmi ma ce la metto sempre tutta. Faccio fatica a mettere insieme le parole degli altri ma caspita se mi impegno. Le mie energie a volte sono al minimo perché le perdo per tutte queste cose. Ma so che do sempre il massimo.

Eccome se me la cavo

Finalmente ho finito il libro ed oggi è uscito l’ultimo piccolo.

Eccolo!

Ho pensato di dedicarlo a Maida dopo ciò che ho saputo, perché è stata una parte fondamentale della mia vita.

Quindi se volete è su Amazon!

Eccome se me la cavo

Ora che ho finito anche questo parto… Posso tornare qui e avere più tempo!

Tre anni. Nonostante tutto

Tre anni senza di te.
Il tempo non lo so se placa e lenisce, forse rende dolci i ricordi, così tanto che, poi,  fanno un po’ male.
E quando le cose vanno storte nonostante uno si continui ad impegnare … cavolo, ma come facevi?
C’eri sempre. Sembrava non ti spaventasse nulla.
E ci hai sempre protetti anche al primo ricovero della mamma. Facevi sembrare tutto normale anche ciò che, a quell’età, nemmeno lo era.
E me lo ricordo che proprio non eri nemmeno capace di cucinare ma ci facevi trovare sempre pronto al ritorno da scuola. Compravi ciò che più ci piaceva per farci vivere in un’atmosfera tranquilla, nonostante tutto.
E nonostante tutto quello che ci è capitato… io quella roba di continuare mica l’ho perduta.
Ce l’ho dentro, ancora. Rendo normale ciò che non lo è per nulla, come facevi tu.
E sai… continuo.
Nonostante tutto.
Vado avanti come un trattore, nello stesso modo che hai conosciuto tu.
E no, non ti posso dimenticare anche se è la mia paura.
La voce… cavolo, la voce mi manca. Perché le voci non riusciamo a fermarle nei nostri ricordi?
Eppure sono il risultato di te. Plasmata un po’ nella mia inquietudine da te, con quella pacatezza che mi rassicurava.
Che dire?
Io i girasoli continuo ad amarli e quando entro in quell’armadio…ti saluto.
Vorrei tanto fossi ancora in grado di vedermi e di sentirmi soprattutto quando sbaglio. Perché comunque eri lì.
Ed eravamo così imperfetti in quella famiglia da stare incastrati perfettamente insieme.
Così imperfetti e diversi, tenuti insieme da una forma di dolcezza che è così rara da trovare.
Nonostante tutto … non mollo di mezzo centimetro come piaceva a te, come rendeva fiero il tuo essere il mio papà.

A volte mi sento soffocare. Annaspo. E quando non sto bene sai… Ritorno là in quella stanza di fronte alla tua, io ricordo che sentivo il tuo respiro e mi sentivo al sicuro. Mi sento al sicuro così, sento che nulla può andare storto e anche se va storto… Va beh, mi dico, ci sarà un’altra possibilità.

Sentirsi al sicuro. Non c’è cosa più bella, papà.

Accarezzare l’acqua

Quel punto di passaggio, quel ricambio continuo di gente.
Ci si abitua come al profumo del mare, quello che d’estate ti si attacca addosso e ti fa sentire tutto salato soprattutto se ti metti a tirare fuori la lingua mentre cammini.
Che cosa vedo dalla vita?
La stessa cosa che vedo quando penso di accarezzare l’acqua.
C’è tutto qui, quasi fosse un piccolo mondo in miniatura.
Qui, esattamente qui dove sto io.
E mi controllo le scarpe, l’ho sempre fatto. E controllo la loro punta come se avessi sempre paura di perderla. C’è un posto sicuramente dove sto bene. Magari non è un posto fisico e tangibile ma ce l’ho. Se sto bene provo anche una sorta di tranquillità anche in mezzo al caos.
Controllo ancora le mie scarpe perché voglio essere indipendente e libera. Devono essere perfette e pronte a correre.
Correre via, andare a fare più cose possibili senza dire no solo per paura, perché, poi, quando penso che posso accarezzare l’acqua… ecco voglio non preoccuparmi di non averlo fatto.

Lundra

Andare via è salutare.
E così mi sono ritrovata due giorni a Londra. Perché mi mancava. Perché l’ho sempre considerata casa e perché là sto bene.
Partire da Linate è stato fare un tuffo indietro nel tempo, quando il mio papà mi veniva a prendere dai miei viaggi oppure mi portava a vedere gli aerei che partivano nello spiazzo vicino.
E allora mi ha colto quella cosa dentro di tristezza felice, perché era come averlo un po’ vicino.
Perché quando mi salutava nei miei viaggi aveva sempre gli occhi lucidi e mi diceva Divertiti e fai la brava. E quando tornavo là mi diceva Eh ma sempre a Lundra te ve?
Sì, sempre a Lundra vu.
E allora mi è venuto da ridere.
Se mi vedessi ora… Sì, sì ancora a Lundra.
Ed è stato bello tornare a respirare là, prendere un cappuccio take away e girare a caso fino a fare quasi quarantamila passi.
E mi sono riempita un po’. Un bel po’.

Per nulla al mondo

Esiste qualcuno che si ferma per darti qualcosa di sé.
Esiste qualcuno che si dà in modo generoso nonostante la proprio vita.
Qualcuno a volte, semplicemente, si ferma. E si ferma per ascoltarti, per ridere o per scambiare una battuta.
Non è cosa scontata.
No, non è scontata per nulla.
Decidere di regalare pezzi di sé è un atto bello e pieno di positività.
È un atto che ti lascia piena, che ti lascia colma di bello e che ti riempie come un bicchiere che diventa raso.
C’è qualcuno che è capace di creare tutto questo.
Certo bisogna essere predisposti a voler prendere e non tutti ne sono capaci… alla fine , credo, sia la paura a bloccarci e a non farci essere pronti a determinati momenti.
Io, di mio, per come sono cresciuta e per ciò che ho respirato, ho quella predisposizione. Ed è la mia fortuna più grande. Non nego affetto e non mi nego, soprattutto, di prendere momenti che possano rendermi più bella. E più piena.
Quindi quando mi chiedono se sono felice o se mi sento fortunata nonostante la vita un po’ burrascosa… io sì, rispondo che lo sono eccome. E non cambierei questa vita, la mia vita con annessi e connessi, per nulla al mondo.

Ale fa fatica

La fregatura bella e buona è quando hai la testa che frulla di continuo e hai già fatto mille progetti e allora inizi a metterti in moto per dare seguito a quello che c’è dentro a quella scatola cranica.
Eppure, di soppiatto come suo solito, arriva lei, la Fatica.
Perché non si può spiegare a parole per renderle giustizia.
E ti svegli e temi già come sarà la tua giornata anche se davvero ce la metti tutta, persino a farti la doccia.
Ti abbraccia forte come il perfetto degli amanti e ti stringe e non ti fa scivolare via dalle sue spire.
Perché la chiamino Fatica io non lo so perché , sinceramente, cercherei una parola più adatta.
È quella sensazione di dolore ai muscoli al minimo sforzo, persino scrivere diventa un’opera titanica.
Quella sensazione di pesare così tanto che ogni centimetro del corpo non ce la fa a resistere oltre.
E quindi tutto diventa impossibile persino camminare, persino insaponare i capelli, persino mandare un messaggio poiché i pollici pesano quintali.
Eppure passa anche se, in quei momenti, ci speri proprio poco.
E non puoi credere al fatto che si possa tornare indietro a come si era.
E perdi appuntamenti importanti e speciali perché …. che ne sai quando ti può passare? E quando passa che cosa ti lascia dentro?
Una sorta di umiliazione. Sì, proprio quella.  Perché è umiliante dire alla persona che ti aspetta guarda che non ce la faccio a uscire.
Ed è umiliante sapere che la cosa che più volevi fare nella giornata  non la fai perché, semplicemente , non ce la fai.
E se non avessi questa smania di fare dentro di me, probabile che nemmeno darei alla Fatica tutta questa importanza. Ma io sono ipercinetica e tutto ciò che riesce a fermarmi e non dipende dalla mia volontà mi fa sentire male. Mi fa sentire sconfitta. E non importa se tutte le altre volte ce l’ho  fatta, non contano i successi davanti a una sorta di fallimento. Quel caso sporadico riesce a cancellare tutto il resto.
E sì, mi fa sentire sconfitta. Umiliata. E lo so che domani io ricomincio a battermi, a fare la guerra, a riprendere le mie forze tra le mani, lo so…ma oggi, cavolo oggi, mi sento solo di aver perso. E qualcosa di bello ho perso davvero questa sera. 

Sto bene là

È successo qualcosa.


E dove sto bene resto e lo faccio volentieri.
E resto dove posso chiedere occhi in prestito senza sentirmi in difetto o difettosa. Chiedo con purezza, se mi sento bene. Non mi nascondo.

Raccontami un colore.
Raccontami un po’ come vedi.


Le mie zone cieche mi portano ad osservare le cose piccole e, a dire il vero, mi hanno sempre incuriosito di più.
Mi fermo.
Sì, mi fanno fermare i piccoli dettagli. Per questo scatto foto. E poi le guardo così  da capire meglio il mio lavoro. Scatto proprio ciò vedo.

Ricordo quell’esame fra i tanti fatti; io,  piccola cavia, dovevo suonare un pulsante ad ogni luce percepita. Suoni, mi raccomando… eh ok, se le vedo suono ma se non vedo non suono. Poi ho iniziato a suonare a caso perché non volevo deludere nessuno. Tanto a me non cambiava nulla.
E l’altro giorno quando è arrivato il momento del martello… mi dica quando sente vibrare… Me lo dica… eh ok… ma se non sento che cosa posso fare? E poi ho iniziato a dire sì sì sento vibrare… e ma adesso non vibrava… eh ok ma allora che cosa posso fare?
Mica sento sempre le cose. Mica vedo bene.

Ho un modo mio di vivere, ho un mondo mio. E ho imparato a starci bene là dentro, ho imparato a dare un valore alle mie mancanze. E sì, nonostante tutto, continuo a cercare ciò che ho perso. Continuo a voler provare e a voler vedere perché so quanto sto perdendo. E se non trovo nulla, pazienza: cercare ha costo equivalente a zero.

Sa, Dottore, perdo le cose, perdo le parole, perdo i numeri dettati… ma dai… sarà l’età che avanza. Caspita… Mi dia solo retta, perché mi conosco bene e non ho bisogno che renda piccole le cose che mi capitano. Ho coscienza di ciò che ho. Non renda tutto minimizzato, non ho chiesto di farlo. Voglio solo verità immediata, voglio sapere e voglio continuare a stare là dove sto bene.

Per Emma

Io non lo so se mai leggerai questa lettera.
Forse te la perderai o forse no.
Ma scrivo per te, da quando mi sei entrata nel cuore in modo così impattante e forte, veloce e per rimanere.
Perché sì, molti passano ma non tu che non solo hai deciso di percorrere la vita con me ma l’hai persino interpretata facendomi quasi mettere davanti a uno specchio. E sai … mi piace quell’immagine che hai voluto rimandarmi.
E faremo cose belle insieme come già stiamo facendo.
E ora sei in quel momento, quello doloroso della perdita di una persona amata, conosciuta da sempre e così importante che quasi manca il respiro.
Eh sì, quanto possono sbagliare anche i genitori, lo diceva Cher in Dietro la maschera, anche loro non vengono al mondo col libretto di istruzioni.
E sbagliano. E ce la mettono tutta persino a sbagliare. Ma hai mai conosciuto persona più vera di un genitore? Di una persona che è cresciuta con noi e si è messa in discussione e si è ritrovata ad avere a che fare con piccoli esseri così diversi da loro seppur arrivando dal loro corpo?
E già, non si è mai pronti a quel momento terribile del distacco, a qualsiasi età avvenga.
E ci si ritrova nudi, inermi e fragili. Ma sai… ci si ritrova. Siamo pieni di risorse e siamo pieni di cose per riuscire a venirne fuori.
E arriva il momento che ti giri e trovi qualcuno che, timidamente, fa capolino per essere lì anche solo per un ciao.
E allora ciao, ti dico ciao e ti dico sono qui.
Ti abbraccio con tutto l’affetto che posso darti, con tutto ciò che ho a disposizione, con ciò che rimane delle mie forze perché sai una cosa? Anche quelle, inaspettatamente, si rigenerano.

Sotto le mani

Scoprire le vite degli altri solamente parlandoci un po’ insieme, così, per caso e di tutto e di niente.
Scoprire quanto le vite scorrano parallele alla tua. Scoprire che ti ritrovi come quando guardi le finestre delle case degli altri e dentro c’è la luce e ci sono i mobili e c’è tutto ciò che rende quel posto una casa.
Si scopre quanto, alla fine, le vite si assomigliano un po’ tutte e persino le case. Tutto ciò che serve a una casa per essere tale è un letto, un bagno e una cucina. Della luce che la renda confortevole e calda. Delle cose da appendere alle pareti che  riportino a momenti fermati.
Foto di persone amate.
Vestiti appesi da qualche parte, magari ad asciugare.
Quanto calore può esserci in tutto quello?
E poi continui a scambiare parole con qualcuno che nemmeno conosci o che magari non conosci così bene.
Ci si scambiano informazioni che, a volte, ricorderemo anche solo perché ci hanno fatto condividere un sorriso.
E mentre scambi battute di un vecchio stupido film, quanto puoi trovarti in quella situazione così di vecchie intimità familiari…
perché, alla fine, nella casa più fatiscente o in quella più brillante…non cerchiamo tutti la stessa cosa? L’amore che ci riempia, in qualsiasi forma ci venga sotto le mani.

Non ho paura

Quell’uomo buono e meraviglioso mi ha sempre detto di ringraziare. E di essere gentile.
Certo, da piccola, indemoniata quale ero, qualche coppino me lo ha tirato. Poi ho imparato e sono diventata gentile sul serio.
Io qui sto bene. Mi conoscete perché credo di aver sempre tirato fuori tutto e l’ho fatto perché volevo. E voi mi avete sempre accolta e siete stati dolci.
Lo so, non mi conoscete dal vero ma quello che sono qui lo sono anche in giro per la strada.
Grazie per le parole e i messaggi e per gli incontri che ho fatto.
Se non ho più paura di nulla è anche grazie a questo posto mio e solo mio.
Perché davvero non ho paura. Eh va beh a parte della risonanza e delle gallerie e degli ascensori. Ma del resto no.
Le persone non mi fanno paura, avvicinarmi è sempre stato bello e mi ha sempre dato molto.
Certo, alcuni incontri li avrei anche evitati volentieri, i dolori inutili pure.
Per il resto, una volta messa a nudo, io non ho più avuto paura e provo cose ancora. Ed è bello.
Lo so che sono ingestibile, impegnativa e super carica come una Duracell sempre, lo so che sono incasinata nella vita, lo so di essere strana e ingombrante più dell’ Amsa, so di essere incontenibile e troppo sopra le righe spesso…
Qualcuno ha avuto paura di tutto questo e persino delle mie risate irrispettose.
Ma qualcun altro no.
Son sempre stata troppo di tutto.
Ma sento le cose, sento come sta una persona solo da come dice ciao.
Troppo. Ale è troppo di tutto. E dico  e non ho paura di farlo.
Già,  non ho paura. Mai avuta degli incontri. E mi son sempre data.
E lo farò ancora. Sia qui sia fuori e per tutto il prossimo anno.
Ho imparato presto il dolore, voi lo sapete e poi me ne sono fatta una ragione di tutto il resto. La cosa bella è che nelle nostre vite ci sono anche cose bellissime, incontri più speciali di altri, persone che ti abbracciano, persone che ti guardano da lontano pronte a intervenire. Come Ciro il pizzaiolo che mi controlla fino al portone quando entro ed è tardi ed è buio.
Perché lo vedo e perché sento i suoi occhi che quasi mi trapassano la schiena.
E Mario del Bar che controlla quando passo e se qualcuno mi infastidisce lui esce subito da dietro il bancone.
Ci sono occhi speciali che accompagnano i nostri passi anche se non fai parte della  cerchia ristretta di persone amate.
Ci sono persone che ci prendono per mano. E anche Ale cerca di dare quella mano, non ha paura.
Avrò ancora tanti incontri belli da fare, persone alle quali affidarmi anche involontariamente. E avrò ancora tanto da dare a chi non avrà paura come me.
La mia mente continuerà a girare, la voglia di fare sarà sempre alle stelle, la depersonalizzazione magari mi vorrà fermare, la malattia pure, le gambe potranno fregarmi alla grande… ma io non ho paura perché ora sono qui e sto bene. E ci entro a passi svelti in questo anno nuovo perché ho fretta di fare e voglia enorme di costruire.


Buon anno amici di blog.


E grazie per avermi preso per mano. E per averla tenuta stretta.

Il nuovo mondo

Un giorno entri in un mondo nuovo, completamente diverso dal primo, e lì ci starai per chissà quanto.
Per sempre? Sì, probabile.
Ma la speranza è sempre stata, dall’inizio, che un giorno tutto sarà diverso e tu, da quel mondo nuovo, ci uscirai. Perché farai di tutto per andare da un’altra parte.
Poi sì, alla fine, mica male il mondo nuovo… a volte la necessità è proprio quella di uscire dalla propria zona di comfort e notare che… cavolo se puoi farcela anche tu, piccolo scricciolo così amante del divertimento sfrenato.
E osservi quanto riesci a stare bene anche in mezzo a facce nuove e con sentenze nuove. Adattarsi al nuovo e fare in modo di starci bene.

E così ecco: mi sono plasmata alla nuova vita e ogni parola ricevuta è stato motivo per andare oltre mettendoci tutta la mia forza.

Quanto mi ha cambiata questo posto nuovo?
Completamente rifatta come una stella del cinema hollywoodiano in decadenza.
Sapete… mica credevo di poter essere così forte al di là di tutto e sopra ogni sospetto.
Mica credevo che potessi avere una forza così grande da poter essere io ad aiutare gli altri prima che gli altri aiutino me.
E mica credevo di diventare così attaccata alla vita delle emozioni, provare cose, avvicinarmi alle persone e cercare di essere cosa bella.

Sapete… ogni giorno che passa è qualcosa di mio personale che se ne va. Lo so e lo so molto bene.
Ogni giorno è una prova in più da superare per potere avere una vita come quella di tutti. Già… non tutti è vero: la malattia è democratica e invadente. Ma ce la metto tutta per stare bene e più di così non credo di poter fare. Nel frattempo, come dice il Neurologo, goditi la vita fin che puoi.
E lo farò. E lo farò e mi riuscirà alla grande.
Non mi importa dei pezzi in meno, non mi importa quanto ancora dovrò sentire i dolori del mio corpo.  
Io cerco di fare cose il più possibile e più di prima e anche se un passo di un millimetro sarà come fare un chilometro, non mi importa.

Parlo di tutto questo per poter essere qualcosa di positivo per gli altri perché è importante per me. Voglio dare un senso a questo nuovo mondo ed è l’unico modo che conosco per poterlo fare.

Dal finestrino

Viaggiare leggeri, viaggiare su binari che portano via, vicino o lontano non importa.
Andare mettendo nello zaino solo ciò che serve davvero e quella voglia smodata di stupirsi ancora.
Quante volte hai già fatto questo viaggio? Oh tantissime, ma sai … non è mai stato uguale una sola volta.
Aprire gli occhi anche davanti al sole, tenendoli spalancati ai raggi fin quando le lacrime rigano gli zigomi.
Ogni gioco è buono per sentirsi vivi il più possibile.
Ricordare che andare via mette in quella versione gioiosa che ti fa sembrare bella ai più, perché quella cosa che si emana quando si è felici viene riconosciuta subito.
E allora ti chiedo ancora di farmi giocare tanto.
Ti chiedo di continuare a parlarmi con quell’entusiasmo che ti caratterizza e che mi scorre dentro come il liquido dentro un bicchiere di un vetro spesso.
Seguo le tracce in un vento gelido che mi dà sberle per farmi tenere sempre vive attenzione e bellezza anche oltre quel finestrino appannato e pieno di scritte.

Dove vuoi tornare

Un segno forte e tangibile fa aprire le braccia per accogliere qualcuno.


Permangono legami forti perché sì, è bello pensare che anche dalla cosa più semplice possa scaturire qualcosa di bello.


Un giornale comprato è il dono più caro come qualcuno che crede in te e ti sostiene come hanno sempre fatto in quella casa.


Le maschere non le indosso mai. Mi spoglio completamente perché so che ne vale sempre la pena.


È come il momento nel quale entri in scena e sei pronta per fare delle risate rumorose al limite del fastidio ma le cose nascono così, per caso e per voglia.
Come stamattina in cassa, quello davanti dice che iniziare col tuo sorriso è un dono.


Qualcosa e qualcuno attirano la mia attenzione perché, forse, c’è del diverso e del mai visto prima. Riesco ancora a nutrirmi di profumi e di sensazioni fisiche. Voglio farlo.
Ho voglia di provare.


Esistono cose che non si spiegano: non ne hanno bisogno alcuno. Allora io le prendo e mi ci butto e le voglio tutte perché mi fanno bene.


E quando arriva il momento di dirsi Ciao, allora, ti abbraccio con gli occhi e ti prometto di tornare perché voglio farlo. Ovunque vada e qualsiasi motivo mi porti da altre parti, ecco io torno lì perché ne ho voglia e perché sto bene.

Vai veloce Ale

Correre veloci per poi tornare a giocare.
Il bimbo ti ha insegnato a tenere la testa alta. E ha detto Tocca a te dai, è la tua occasione e non preoccuparti di vincere né, tantomeno, di come andrà.
Ma la soddisfazione più grande rimane quella di venire chiamati per nome. Se si ricordano come ti chiami è davvero una grande cosa.
Vivere alla giornata è stato l’insegnamento più grande per uno spirito come il mio. Ed è ciò che mi rende speciale. Ed è ciò che mi rende una donna fortunata.
Vai Ale. Vai veloce. Vacci addosso agli ostacoli, al massimo poi ti cuci le ferite ma sai che bello quando inizi a correre senza voltarti e senza guardare chi hai dietro? Vai. Veloce, velocissimo. Ma… occupati sempre degli altri, non quando cadono ma soprattutto quando sono lì accanto spensierati.
E così ho fatto e sto facendo. Non sempre mi riesce benissimo ma ci provo. Ho attraversato la zebra, mi sono preoccupata che  quella donna arrivasse anche lei a destinazione. No, non ho preso la sua mano ma l’ho aspettata ugualmente anche se lei nemmeno lo sa. Ma lo so io.
E scriverò della mancanza, scriverò di ciò che riempie dentro, scriverò tutto ciò che non voglio dimenticare. Scriverò. Ogni giorno mi rileggo e rileggo che no, non ci si abbatte mai per nessuno cosa nemmeno per la peggiore perché io rileggerò anche le mie cose più belle e saranno quelle che mi spingeranno sempre più su.

Va bene anche così

Vedi l’acqua e la senti e la guardi: va via. Va via così, senza nemmeno che te ne accorgi. Scorre tutto, dicono. Scorre il tempo e passano le cose belle ma anche quelle brutte. E ci sono momenti che , invece, non vuoi proprio se ne vadano via. E ti ritrovi sotto una tettoia e senti il rumore della pioggia. Gli schizzi arrivano sul naso, puntuali come mai un treno italiano. E guardi senza focalizzare, guardi davanti a te e non ti va proprio di mettere a fuoco. L’acqua cade, raggiunge il bagnato per terra, quello che ti fa bagnare le scarpe e poi anche la punta delle calze. Dove vorresti essere adesso in questo preciso istante?
Perdi coincidenze, il bus ti passa davanti solo perché il treno ha fatto ritardo.
Un tempo ti saresti persa via, forse avresti maledetto il mondo, forse ti saresti sentita insicura come in un luogo sconosciuto.
Ma ora? Ora non lo so.
Ha senso ora sentirsi come perduti?
A volte mi dico ma tanto Ale non hai più nulla, nemmeno una certezza. Eppure Ale le ha, le dovrebbe avere … forse, solamente, non bastano più.
Sentirsi soli in posti amici, sentirsi svuotati dopo un carico di emozioni. La paura che le cose scivolino via così come la pioggia.
Sarà questo il diventare grandi?
In fondo, nel profondo, Ma Ale, sei ancora felice?
Sì, ci prova Ale ad esserlo.
Ma c’è una sensazione lontana che proprio fa fatica a reggere, persino da grande.
Trovare luoghi da tenere accanto, riuscire a risentire i vecchi profumi, accertarsi che tutto è cambiato ma che può andare bene anche così.

Gioco

Conosco il modo per non perderti: parlare di te.
Metto per iscritto tutto ciò che ricordo e sorrido in modo dolce anche se là in fondo, in quel punto, proprio là….cavolo quanto è capace di fare male quel punto esatto.
Perché sì, si sta male. E più il tempo passa e più si lenisce poco. Quel dolore della perdita mi ha devastata, lasciata sola e tanto triste. Ma sai una cosa … io sorrido in modo dolce pensando a te.
Eri dolce, buono e infinitamente tenero. Che uno dice… ma come può essere che una persona così possa anche regalarti quel senso di protezione e quel senso del sentirsi al sicuro…
Eppure è così.
Tu lo sai…non mi è mai interessato nulla se non stare dove c’eri tu perché eri la mia casa ovunque potessimo mai traslocare. Eri tu quella casa e quella certezza di quel posto che abbiamo tutti ed è unico ed è inspiegabile.
Quanto puoi amare una persona? Se penso a ciò che provavo e provo ancora…allora sai…mi sento piena. Io non lo so come sia possibile poter amare tanto eppure succede ed è successo con te. Quella cosa che pervade e che ti marchia e che viene assorbito da ogni poro della tua pelle. Sentirsi amati: è ciò che vogliamo tutti quanti. E caspita se mi sono sentita amata… così tanto che l’unica certezza che ho è che mai nessun altro potrà farlo più in quel modo. Ed è forse questa cosa che mi lascia come nuda e spaesata e senza direzione. Allo sbaraglio.
E mi dicevi Ale per te è sempre tutto un gioco, non può essere sempre così. Hai ragione papà. Ma tu lo sai che l’ho imparato presto che non è tutto un gioco. E no, non è un gioco e non è stato un gioco quel giorno. Ma del resto… che senso ha non rendere migliori le cose orribili che ci capitano?
E mi guardavi fiero. E mi vedevi bella. E ridevi di me. Lo so che non tutto è un gioco, ma quella cosa non la perdo. Sto già male e tanto senza di te, il resto lo passo e oltrepasso ma questa cosa cavolo se è dura.
Se potessi tornare allo specchio e vedere il tuo nodo alla cravatta…
Se potessi correre da te a parlarti dei miei successi e dei miei progetti…
Se sapessi quanto mi renda triste il giorno di Natale…
Se lo sapessi caspita… torneresti dalla tua bimba.
E auguro a tutti di poter un giorno avere qui qualcuno che  pensi nello stesso modo il proprio papà. Perché è questo il regalo più grande che ci si possa fare.
E sì, gioco ma senza di te anche il gioco non è così bello.

Te lo prometto

Perché io te lo prometto. Sì, sì, te lo prometto. La sensazione di casa non la perdo. La sensazione di curare gli affetti nemmeno. Tu sei scivolato via, velocemente, come un bicchiere che cade perdendo briciole di vetro. Ma… rimango fedele a quell’idea del Natale che mi hai sempre regalato. Lo faccio per me. Per te. E per chi mi è rimasto accanto. Perché ci sono cose che riportano indietro nel tempo dove si stava bene, esattamente come la mia faccia nelle tue mani, le mani grandi del mio papà. Se mi manchi Papà? Da morire, da avere il cuore che si sfracella dentro. Così. Ma la bellezza di un papà è cosa che rimane così attaccata che proprio decidi di non lasciarla andare. Io ricordo l’eccitazione di quegli occhi belli che ci guardavano mentre scartavamo pacchetti. Ricordo l’emozione di andare a dire È arrivato Babbo Natale, correte.
Quella magia me la tengo perché ci hai sempre lavorato tanto, perché il tuo obiettivo era di renderci felici. E ci riuscivi.
Lo so che è triste, lo so che le feste rendono quel dolore ancora più forte, sì, sì, lo so bene. Ma io non perdo la bambina che ti rendeva felice. E la magia me la voglio vivere tutta. E pure le persone che incontro: le vivo intensamente perché, spesso, mi regalano tanto.