Napoli nel Presepe

– Natale si stava avvicinando e bisognava cominciare a costruire il presepe anche perchè avevo pensato di utilizzare la mia recente visita a Napoli come spunto per una nuova presentazione della Natività, sempre dentro al nostro piccolo caminetto. 
Dunque mi ero fatta delle idee, tenuto un cartone buono da imballaggi da cui ricavare “un vicolo di Napoli”. Un vicolo molto abitato in cui trovare un posticino per ospitare il grande evento natalizio. Guardo le foto scattate da me e cerco ispirazioni. Ecco dove nascerà Gesù, proprio sotto  l’antico arco di una porta di Napoli, una delle quattro rimaste, ed erano più di venti. Inoltre questa Porta ha un affresco ancora ben conservato, l’unico rimasto dei sette affreschi che il bravo pittore Mattia Preti aveva avuto l’incarico di dipingere, durante la grave epidemia di  peste del 1659.
La Porta è quella di San Gennaro, santo di grande devozione a Napoli, e questo passaggio conduce dal centro storico al Rione Sanità, Rione che mi ha molto colpito perchè ha mantenuto un aspetto reale, non contaminato dalle nuove esigenze del turismo. In particolare la via dei Vergini con lo slargo che accoglie il suo mercato quotidiano. Ecco, i vicoli si immetteranno anche nel presepe in una piccola piazzetta con il  mercato, le case avranno alcune caratteristiche che ho fotografato ma non si tratterà della reale disposizione di vie e mercati, mischierò un po’ a mio uso, tenendo conto delle foto scattate.
Quindi decido di condividere la costruzione del mio Presepio-Napoli su facebook, lo farò un po’ al giorno partendo dal primo dicembre, un po’ come un calendario dell’Avvento, ma forse no, vedremo come si evolverà.
Quindi racconterò a puntate della costruzione del presepe e intanto rivivrò il mio primo e breve viaggio a Napoli dello scorso novembre e, spero di coinvolgere un po’ anche chi leggerà questo post.
Era il 15 novembre quando passavo sotto la Porta di San Gennaro.
A Napoli San Gennaro é fra la gente, e anche la sua porta é ben stretta a loro, le loro case le sono vicine vicine, i loro esercizi, la loro vita si svolge tutta intorno… Nella chiesa appena dietro l’arco, un presepe!
E se facessi il piccolo presepe sotto la Porta di San Gennaro?
Si parte!
Camminare a Napoli, nei vivaci decumani, nelle strette calli del centro o nei vicoli dei quartieri spagnoli o del Rione Sanità… sempre ci si poggia su larghe lastre di pietra scura, dura e lucida: i BASOLI. Sembra proprio di camminare su antiche strade greche e romane. Piacevoli da vedere, robusti sotto case così alte e vissute, salotti o mercati, passeggi o trasporti…
Ma, fare attenzione a non inciampare, possono sconnettersi anche loro e non sono particolarmente regolari!
– Io mi accingo a ricordare questi basolati colorandoli su un cartone.
– Ora il cartone per il presepe si dovrà trasformare in una Napoli che si accosta al Natale.
Cosa meglio dei momenti di vita e colore dove la gente è sulle strade a vendere, lavorare, cantare, imprecare, supplicare e pregare?
Quindi ho scelto e stampato alcune delle foto scattate che daranno il via alla scena.
Sono dieci, compresa quella dell’affresco fatto dipingere sopra alla porta, per dare speranza alla popolazione straziata dalla peste nel 1656.
Questo è l’affresco dipinto sopra alla Porta di San Gennaro a Napoli, sotto questo arco, nel mio presepe, ci sarà la Natività.
Anche nell’affresco c’è una Madonna con il piccolo Gesù, ma qui Madre e Figlio sono in alto, lassù con gli angeli, in basso la povera gente che soffre e muore, in centro i loro Santi che intercedono affinché la peste abbia fine!
Così i responsabili demandano al Cielo speranze e consolazione.
Una vista dall’arco degna della nascita di un Re!
Anche se dai vicoli di Napoli, dove la gente vive e lavora, il mare non si vede.
Non importa io l’ho disegnato perché Napoli è anche mare e Vesuvio.
Il mare, il cielo, il Vesuvio sullo sfondo, saranno belli solo per chi è di passaggio? Non credo, comunque anche Gesù era di passaggio, non nasce nella sua casa, sarà di sicura  consolazione la luce del cielo e del mare! Ma, ma di più il calore delle persone semplici che lo accoglieranno.
Finalmente disegno e coloro le abitazioni sopra alle botteghe e ai mercati.
Case alte, unite, vivaci e vive.
Un monumento che mi ha affascinato di più dei palazzi e dei castelli.
Un presepe!
Auguro tanta buona vita ai napoletani che hanno tenuto per sé la città, e da secoli!
Apro col taglierino alcune delle finestre disegnate sulle case, case che hanno creato uno slargo fra i vicoli.
Si sa che Napoli ha un bel clima e la campagna è generosa nei raccolti. La gente ama stare all’aperto, è estroversa, gioviale. Si esce dalle case, i balconi sono piccoli ma numerosi… ma dunque apriamo anche le finestre appena possibile per assaporare l’aria, i tanti aromi che profumano di cibo, e sentire le voci che accompagnano la vita di commercianti e compratori, spesso le loro parole sono poesia e musica!
I panni stesi a Napoli “sono patrimonio dell’Umanità” in quanto parte integrante del centro abitato, valore da proteggere!
Meritano dunque un’attenzione particolare anche nel presepe: tiriamo i fili e stendiamo con ordine e precisione… non devono assolutamente cadere!
Ogni lavoro ben fatto è bello!
 A Napoli c’è luce: quella del cielo, del sole, del mare… e di notte? Come in ogni città non manca l’illuminazione e avvicinandosi il Natale si accenderà sicuramente a festa: siamo nel paese dei presepi, della musica, del teatro.
Mi devo assolutamente impegnare per illuminare il mio piccolo “teatrino” di Napoli!
Il risultato non è al top, ma è riuscito.

Il giorno dell’Immacolata sono passate le mie nipotine! Avevo popolato la città/presepe perchè la potessero godere. Napoli vuota penso sia impossibile, inenarrabile… Ma credo che le bimbe siano rimaste stupite e disorientate, tanto che ho sospeso i preparativi del pranzo per dare loro alcune indicazioni che le facesse entrare in contatto con quella moltitudine di persone e di panni stesi.
– Nonna sono un po’ troppi, i panni.
Ho mostrato le foto e si sono convinte che per Napoli andavano bene!
Solo dopo pranzo hanno preso confidenza con il presepe e pian piano sono “entrate in Napoli” e hanno scorazzato divertendosi.

Sentite che scriveva, 150 anni fa Mark Twain (sì quello di Le avventure di Tom Sawyer) ospite nella città:
Immergersi in Napoli è come soccombere al caos. È Broadway in ogni strada, in ogni cortile, in ogni vicolo. Che massa, che moltitudine di umanità frettolosa, brulicante, affannata. Mai visto nulla del genere neppure a New York. In bilico tra contrasti di opulenza e povertà, tra magnificenza e miseria…”
Vogliamo entrare un po’ nei particolari della vita in strada a Napoli?
James Fenimere Cooper (autore di L’ultimo dei moicani) durante il suo soggiorno a Napoli di duecento anni fa ci dà già un’idea.
“La vita a Napoli ha un altro ritmo, ogni semplice gesto come il litigare e subito dopo riappacificarsi, oppure cucinare, addirittura fare l’amore, rannicchiarsi in un angolo a dormire, poi mangiare, bere con manifesta soddisfazione, accade in strada. Come se non esistessero le abitazioni. Neppure il caos di New York è capace di tanto.”
Ecco alcune scene di vita in strada nel mio presepe:
Non avevo mai ascoltato con attenzione le canzoni napoletane, le trovavo lontane e troppo melanconiche. Maaa, mi piace Mia Martini e ascoltando con maggior interesse, ecco una serata in musica con la passione e la poesia di questa città.
14 dicembre 2025
Pausa film: Natale in casa Cupiello
Tratto dall’omonima tragicommedia di Eduardo De Filippo, scritta nel 1931, dove il Presepe è protagonista e ossessione.
Il film del 2020 è ambientato a Napoli nel 1950.
Strane letture di Giuochi di perle,
perline da infilare,
alberelli decorati nel presepe e… ricordando Napoli che si addobba.

16 dicembre 2025 Pausa proprio.
Oggi una parentesi storica/letteraria nella Repubblica napoletana del 1799 con il romanzo La Sanfelice di Dumas nel bel film dei fratelli Taviani (2004).
Ma perchè? Per capire un po’ le vicissitudini dei napoletani nella loro lunghissima storia.
La musica a cui avevo abbinato questa immagine è di Cimarosa perchè era presente a Napoli durante la Repubblica, incarcerato come nemico dai Borboni e poi rilasciato e mandato in esilio, morendo in modo un po’ sospetto l’anno successivo a Venezia)
Un altro film (del 2019) tratto da una commedia di Eduardo De Filippo: Il sindaco del Rione Sanità.
Il Rione Sanità mi ha colpito molto nel mio veloce passaggio: sapeva di forza e fragilità come quando manca qualcosa di importante.
Un sindaco autorevole che amministri in modo “parziale”… dando diversamente secondo i bisogni: solo nei film.
C’entra c’entra col Natale 🎅
Torniamo nei vicoli e nel piccolo presepe che li vuole come scenario. e sentiamo cosa scriveva Herman Melville, il grande autore di Moby Dick, quando era stato a Napoli nel 1857:
“Riesce difficile vedere la differenza (di Napoli) da Broadway. Mi sembrava di essere lì. Balconi con donne. Un panno sul selciato. Uno spasso. Mi sono voltato indietro e ho reso il più grato e grazioso inchino di cui sono capace. Dai balconi mi hanno sventolato fazzoletti. Grida di simpatia. Mi sono sentito più orgoglioso di un imperatore. Napoli è la città più gaia del mondo… Il loro equilibrio appare sempre precario…”
20 dicembre 2025
E Totò?
Nato e cresciuto nel Rione Sanità, in una casa che ancora deve essere recuperata. Un luogo che mi ha fatto molta tristezza, l’angolo più trascurato che ho visto nel mio giro a Napoli. Sicuramente verrà risanato e aperto al pubblico, io ero convinta di trovare qui accesso e storia… non degrado e abbandono.

22 dicembre 2025

Stu cor’ analfabbeta,
l’aggiu mannar’ a scola,
e s’è imparar’ a scrivere
e s’è imparar’ a leggere
soltanto ‘na parola
“AMMORE” e niente cchiù.       (da Siamo Uomini o caporali di Totò)
Un assaggio del grande artista venuto dal popolo affamato e monello come un Pinocchio.
Nel Rione Sanità ho provato le emozioni più vive, più speciali, per una Napoli diversa dalle altre grandi città italiane: è la città più popolosa d’Italia e si capisce che qui ci si abita, si lavora e non si fa solo vetrina per turisti.
Dove c’è un largo fra i vicoli ecco i mercati, i parcheggi, non belle fontane scenografiche e liberi piazzali per le chiese. Le chiese ci sono e sono tantissime, sono dietro ai mercati, i palazzi dietro ai portoni… le moto servono per passare ovunque, e anche per trasportare e servire velocemente un caffè caldo!
Dunque anche nel mio presepe sono arrivate le motorette, il 23 sera, in tempo per parcheggiare prima del lieto evento!
 24 dicembre 2025
E siamo alla vigilia di Natale, lo stupore di ogni nascita, di ogni nuova vita, come di ogni nuova visione: per me è nata una nuova città, Napoli e con lei una scena natalizia differente e più vicina alla gente!
 25 dicembre 2025
Letture:

AmericaNa – Storie e itinerari di dodici scrittori americani a Napoli e in Campania – di Pier Luigi Razzano

Il gioco delle perle di vetro – Saggio biografico sul Magister Ludi Josef Knecht pubblicato insieme con i suoi scritti postumi –  di Hermann Hesse

Siamo uomini o caporali? diario semiserio di Antonio de Curtis – Totò

Napoli e dintorni – Guida Touring

Ecco fatto! Chiudo col prodotto dell’AI chiesto da Sam, interpretando il mio Presepe a Napoli

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

A Napoli… con aiutini

Finalmente sono andata a Napoli, anche se dico ancora “a Roma”… ci vuol tempo!

Per andarci ho avuto bisogno di qualche aiuto che mi accendesse la voglia … dovevo seguire qualcuno!

Avevo letto tutti i quattro libri della Ferrante con la bella storia dell’Amica geniale ambientata a Napoli e dintorni, ma la sua visione della città nel dopoguerra è un po’ poco romantica… mi serviva qualcuno che potesse rasserenare: mi sono rivolta ai classici. Goethe e Stendhal pare ci fossero stati e ne avessero scritto molto bene. Cerco  gli scritti e mi metto al lavoro! Pure Leopardi ha vissuto sotto al Vesuvio i suoi ultimi anni e scrisse La ginestra, ma questo sarà per la prossima volta.

Viaggio in Italia  di Johann Wolfgang Goethe
Napoli 
Ho letto le 50 pagine su Napoli per i quasi due mesi di permanenza di Goethe in questa città, a febbraio e a giugno 1787.
Sono arrivata a questo lungo resoconto di Goethe, scritto sotto forma di diario e di lettere, perché incuriosita dalla famosa frase contenuta in questo libro, la frase che tutti conoscono:
Vedi Napoli e poi muori
In questa edizione la troviamo a pag. 137 e cito:
– Non ho parole da aggiungere sulla posizione della città e sui suoi splendori, così spesso descritti e lodati. – Vedi Napoli e poi muori!- , dicono qui.
Quindi Goethe ha reso famosa e immortale questa frase scrivendola e condividendone le lodi.
Il grande letterato ritenuto l’ultimo “uomo universale” dunque ci sprona da quasi trecento anni a godere di questa terra per il grande favore che dona a chi la sa guardare e scoprire. Il Vesuvio, Pompei, Ercolano, le sue rive, il suo cielo, i suoi colori, ma in particolare le genti che la abitano con arte, gioia, ironia e industriosità.
“Napoli è un paradiso, tutti vivono in una sorta di ubriacatura e dimenticanza di sé.
Se a Roma si pensa solo a studiare, qui si vuole solo vivere”.
Per ora mi basta… presto toccherà ai miei sensi provare a riconoscere tali luoghi benedetti!
(3 nov 2025)
Roma, Napoli e Firenze di Stendhal
Leggere per viaggiare “più ricchi”
Desiderato viaggio in Italia nel 1816-1817, viaggio di un giovane francese colto, che scrive di emozioni, impressioni, incontri con persone e storie e con molta molta musica nei teatri. È da qui che inizierà a firmarsi Stendhal.
Approda a Milano e subito alla “Scala” poi scende toccando varie città con sosta a Bologna per Capodanno.
Arriva a Firenze a fine gennaio dove vive emozioni da capogiro tali da farle passare alla storia come Sindrome di Stendhal.
A me interessa arrivare a Napoli, dove il 9 febbraio 1817 fa il suo “ingresso trionfale”. “La via Toledo, la strada più popolosa e allegra del mondo
Quando Stendhal arriva a Napoli vivrà le follie dell’inaugurazione del teatro San Carlo, c’è in progetto la costruzione della chiesa di San Francesco di Paola… e lui passa le serate fra opere, balli e ricevimenti…
E non solo – Quello che ho visto di più curioso nel mio viaggio è Pompei- dove torna per undici volte. – Non è il caso di parlarne- aggiunge. – Bisogna vedere in faccia quell’antichità!
– Caserta (certo la Reggia) è una caserma in una posizione ingrata, quanto quella di Versailles. Per togliermi il dispetto vado a Portici e a Capodimonte, siti deliziosi e tali che nessun re della terra ne può trovare.- 
Ma sempre meglio vedere per valutare i nostri gusti!
Dopo una discesa in Puglia e Calabria torna a Napoli per un mese, di cui racconta storie che io non ho letto, e risale a Roma per tornare poi in Francia.
Se questo libro annoia, non lo si leggerà, appare chiaro che è come se non esistesse.”
Così scriveva Stendhal nella prefazione.
Ah, io mi sono divertita, ma ho letto solo le parti che mi divertivano. Tornerò da Stendhal prima di un eventuale viaggio per Firenze o Roma.
Navigo sulle mappe, prenoto visite e preparo i possibili percorsi in città.
Chiedo ad amici qualche loro consiglio che diventa prezioso: passeggiare in galleria, ammirare la facciata del Teatro Carlo, la maestosità del Palazzo Reale, l’imponenza del Maschio Angioino e naturalmente un caffè al Gambrinus. Come conoscere la Napoli sotterranea, la Spaccanapoli, il Rione Sanità.
Preparare i biglietti per trasportarci comodamente a Napoli, in treno. No, non con carrozza e cavalli come duecento anni fa.
E prenotare un alloggio, non al settimo piano con vista sul teatro, sul mare e sul Vesuvio… ok non siamo letterati importanti come Stendhal. Per questo non ci si affiderà ai grandi del passato, ma ci è di aiuto la tecnologia, e il cognato troverà le migliori opportunità.
Per i trasporti in città, visionare piante e guide e le tempistiche, il marito.
Le donne sono al top a organizzare bagagli e sistemare casa… non solo, ma anche 😉
Io infatti ho voluto una Guida Rossa del Touring e la sfoglio con interesse fino alla sera prima della partenza, dovrò capire meglio in cosa consiste La Spaccanapoli e mi porto il desiderio non programmato di fare una passeggiata sul lungomare per godermi il panorama del golfo e del Vesuvio come sulla Napoli delle vecchie cartoline, insieme alla mia sorellina!

Sospendo i preparativi! È tardi, domani 11/11/2025 si parte presto per Napoli! Metto ancora in valigia un libro per il viaggio. Un libro di racconti scritti da un … amante di viaggi, Hermann Hesse! 

Ci siamo!

Prossimamente vorrei pubblicare qualche cosa sulla nostra Napoli e Pompei 😉

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

Il Sasso (casa nei Cech-20)

Curioso quel Sasso che se ne sta fra le erbacce, dove un tempo erano prati e campi ben coltivati! Vero Sasso che tu li hai visti? E tu sempre lì convinto di meritare il tuo posto: hai una punta, ma sei anche un pianoro su cui si sale agevolmente, le pecore sì, ma anche i bambini. 

Guardandoti dal basso, lungo il sentiero, sei un po’ granitico e non inviti a salirti sopra, ma dall’alto, scendendo dal paese,  sei quasi una sdraio. Raccontano che i ragazzini del posto, anche le ragazzine, ti considerassero un gioco, o un punto di ritrovo, anche una sorta di solarium.

 

Eri sulla strada viciniale, nessuno ti ha mai spostato, nè eliminato: la gente passava di fianco a te, e la rolgia della sorgente scorreva appaiata alla strada, che da Chempo portava a Naguarido, attraversando prati e  boschi.

Ce ne sono molti di questi massi sparsi nel bosco, ma tu sei il più vicino alle case, sei Il Sasso non un sasso.

Quando hanno tracciato la nuova strada sotto al paese, ti sei avvicinato ancora di più. Ora servono  parcheggi per le auto e non c’è più tempo per le coltivazioni e i pascoli. E così tu e i pochi metri quadrati che ti uniscono alla strada siete diventati interessanti non solo per i bambini. E finalmente, dopo il viaggio a Roma (QUI) sei diventato nostro e potremo completare il muro e colmare la valle che si è creata fra i due parcheggi vicini. 

Ma non temere, tu resterai ancora lì tranquillo in ogni stagione, a guardia della rolgia che avevo pulito con cura,  speranzosa di una successiva manutenzione regolare, resterai lì a guardia sul sentiero che i rovi cercano di stringere in abbracci indesiderati. Resterai lì come una roccia che rassicura e sonnecchia sui prati che ora sono un po’ più puliti, sui prati che hanno visto ordinate file di zafferano, file chiuse in recinti inaccessibili alle molte famiglie di cervi, cervi che si sdraiano al crepuscolo sotto il tuo freddo sguardo grigio-verde.

Ora sei di famiglia e ti daremo le attenzioni che meriti, rispettando il vecchio e adeguandoci al nuovo.

Benvenuto! 

Aggiornerò alla futura sistemazione! 

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

 

Viaggiare nelle parole (casa nei Cech-19)

Tornati da Roma (QUI), dopo qualche giorno ci siamo organizzati per traslocare nella località dei Cech dove ora… abbiamo anche un bel Sasso! Era il 28 giugno e, oltre a guardare il Sasso, che altro posso ricordare di questi due mesi abbondanti? Ho rivisto quello che avevo fatto la scorsa estate, nooo niente di così laborioso, un po’ il meteo stagionale e un po’ il mio meteo personale non hanno favorito una proficua interazione con l’ambiente nè una laboriosità casalinga. Insomma ho letto qualche libro e guardato qualche buon film, anche “in famiglia”.

Oggi è il primo settembre, la scuola riapre agli insegnanti e io continuo a fare vacanza, ma qualcosa devo iniziare anch’io: scriverò un post, è da giugno che non scrivo, e vi parlerò del viaggiare sulle parole e nelle storie del mio percorso negli ultimi due mesi. La strada è una, la seguo evitando di tornare al punto di partenza, certo se qualcosa mi ha incuriosito o viceversa mi ha annoiato, faccio una sosta e regolo il mio andare, ma senza motivazioni… è troppa fatica.

Per ricostruire il viaggio utilizzerò annotazioni scritte qua e là lungo il cammino, chissà che qualcosa possa servire anche a voi per  eventuali e imprevedibili tempi da correggere.

Si parte!

È il primo giorno nella casa di vacanza sulle Retiche valtellinesi e mi regalo un momento di lettura per premio!  Stavo leggendo una raccolta di brevi saggi su come Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita di Guendalina Middei, raccolta di suggerimenti che già mi avevano spinto a leggere il romanzo Lolita di Nabokov, e a guardare i due film tratti dal romanzo; ma ora sono con l’Ulisse di Omero che seduto su uno scoglio dell’isola di Ogigia osserva il mare con la malinconia per la sua casa lontana. Questa immagine viene abbinata al Viandante sul mare di nebbia di Caspar e me lo devo schizzare sugli appunti,  diventerà un biglietto di auguri! 

Il 7 luglio scrivevo, guardando la pila di libri che mi ero portata: – Sto distaccandomi dagli americani, forse ho trovato qualcuno che mi ha catturato forse, chi sarà? 

Era Hermann Hesse con il suo Il lupo della steppa di cui si parla nel saggio salvifico

Chiudo il libro e scrivo. Un viaggio interiore tra sublime e quotidiano, passione e depressione, amore e solitudine, realtà e sogno, silenzi e musica, ribellione e obbedienza. Obbedienza a un’amicizia che è empatia e può salvare la vita. Una vita che si ribella coraggiosamente ma che può uccidere. E la scoperta di un segreto per vivere nonostante tutto? Sí! Leggerlo? Sarebbe bello riuscirci come può esserlo uno strano viaggio che richiede pazienza e attenzione ma a momenti trascina ed esalta.

Questo viaggio interiore mi porterà a restare con l’autore e fare un giretto in Engadina sulle sue tracce, che scopro in Il viandante di Hermann Hesse dove lui ci racconta i suoi viaggi, spesso a piedi, come in questo caso, quando percorre l’Alta Engadina e scende in Italia fino a Chiavenna.

“Probabilmente la terra più bella, quella che mi ha coinvolto nel modo più incisivo, é l’Alta Engadina.
La vidi per la prima volta nel 1903 circa. Giunto da St Moritz, vedevo venirmi incontro il tratto più alto della valle dell’Inn come un paradiso lungamente sognato. Sentivo che questi monti e laghi, questo mondo di boschi e di fiori aveva più cose da dirmi, che questa alta valle così austera eppure ricca di forme, così severa eppure così armoniosa, mi interessava enormemente, che aveva qualcosa di prezioso da offrirmi o da chiedermi.”
(Da Il viandante, H. Hesse pag. 288)
Leggerò e comminerò ancora con Herman Hesse in Camminare.
E poi via con le molte piacevoli escursioni raccontate da un caro amico che mi porta a pedalare attraverso una bella valle, la Valtellina, ma per ora è ancora top secret!
Siamo arrivati a fine luglio e il mio viaggio sulle parole continua, eccomi ancora con Lolita, ma ora sarò a Teheran, dove Azar Nafisi col suo Leggere Lolita a Teheran mi porta fuori, nella spettrale realtà del regime di Khomeini e la “sua” Persia, o dentro al romanzo di Nabokov con la “sua” preda Lolita: due pazzi aguzzini innamorati del loro sogno! E così entrando in numerosi altri romanzi con le donne di Teheran, per proteggersi e comprendere le inaccettabili situazioni delle loro vite più simili ad incubi.
Libro ricco di tanto: informazioni storiche di cui ho avuto bisogno di ragguagli che finalmente mi sono decisa a cercare, ricco di citazioni, di autori e libri, molti li avevo letti e mi ha fatto molto piacere sentirne parlare in un contesto così diverso, da giovani donne iraniane che, più che cultura e conoscenza, cercavano una fuga, cercavano di crearsi un mondo immaginario che le tenesse in vita, che le facesse resistere a tutto: resistere ad essere perle chiuse nella conchiglia dello chador, dell’anonimato, dell’anaffettività, della falsità; ho trovato la forza e un coraggio inimmaginabile che le faceva continuare a vivere in un inferno creato alle donne da certi uomini che volevano per sè un paradiso in terra!
“… entravamo e uscivamo dai nostri romanzi… avremmo scoperto come un banale ciottolo della vita quotidiana, se guardato attraverso l’occhio della letteratura, possa trasformarsi in pietra preziosa.
I lettori nascono liberi e liberi devono rimanere.”
(pag. 23 e 30)
In agosto mi devo rintanare in casa per colpa di vertigini, rinuncerò per parecchio ai passi reali ma tornerò presto a quelli letterari.
Intanto provo a cercare il film che alcuni cittadini favoriti possono vedere in un cinema di Teheran: Sacrificio di Andrej Tarkovskij:
Eravamo assetati di bellezza, in qualunque forma, anche quella di un film incomprensibile, ultraintellettuale e astratto, senza sottotitoli e sfigurato dalla censura (pag. 237)
Non contenta guardo anche Nostalghia, è girato in Italia in posti di cui prendo nota… e mi vedo pure il documentario che racconta come il regista russo abbia soggiornato in Italia per poi girare il film. Personaggio interessante e complesso, vissuto sotto repressioni politiche.
Beh, adesso devo leggere il libricino di Cacciari sulla Madonna del parto: La passione secondo Maria. Questo quadro di Piero della Francesca l’avevo scoperto lo scorso anno nel film: La prima notte di quiete dove Alain Delon, professore di storia dell’arte, lo spiega a una sua alunna. L’ho ritrovato ora nel film Nostalghia, e dunque avanti con il viaggio.
Sono in Toscana, a Monterchi, ma dallo scritto di Cacciari non ho capito nulla, tranne questo, forse:
“Silenziosa eloquenza” del taglio della veste e del foglio di un artista moderno.
L’inizio e la fine dell’erudito e a me precluso libricino che mi aveva tanto incuriosito
-Il Taglio come Attesa
Devo tornare in America con il sogno di Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald perchè è un protagonista processato all’Università anti-occidente di Teheran come raccontato nel libro e nel film Leggere Lolita a Teheran. Concludo la lettura con queste parole: Il sogno è necessario ad aiutarci a vivere ma non deve rubarci la vita stessa. Le favole servono a resistere non a perdersi.
E questo sarà il primo dei film scelti per cinema in famiglia che nelle serate freddine ci terrà uniti e grati di poter apprezzare un po’ di intimità generazionale.
E il viaggio continua, siamo al 17 agosto, abbiamo festeggiato anche il Ferragosto con una mia scarsa elasticità motoria, ma prima o poi mi riequilibrerò!
Però,  anche col viaggio letterario mi trovo perduta: ho parecchi libri in attesa ma nessuno mi dà l’energia sufficiente per rimettermi in marcia.
– Che ne dici di riprendere Considera l’Aragosta di David Foster Wallace? lo so che è faticoso, che è una raccolta di saggi impegnativi, particolareggiati e americanissimi, ma Wallace ti piace, magari ti mette un po’ di adrenalina che in questo momento scarseggia. 
Ok, l’ho fatto, ho continuato questa salita iniziata in aprile con:
 9 – Il Dostoevskij di Joseph Frank 
Questo libro è una raccolta di 10 brevi saggi su diversi argomenti e non di facile accesso, per cui ho iniziato da questo, il nono, perchè il titolo mi motivava, ma sospendo, tornerò di tanto in tanto.
Joseph Frank è un professore che ha scritto una biografia di Dostoevskij molto approfondita, quattro libri, al tempo che scriveva Wallace, ma era ancora vivente, anche se non più giovane… chissà se l’avrà terminata?
Riprendo ora 17 agosto con:
3- La comicità di Kafka
Vi metto QUI il link alle altre recensioncine scritte alla fine di ogni saggio, magari accorcio un po’ 😉
Però è veramente un tipo tosto Wallace e viaggiare con lui non è per tutte le “gambe”… consigliate le racchette e la borraccia vitaminizzata.
Adesso tocca a Io non cancello. La mia vita fraintesa  di Emilio Isgrò

“La cancellatura non è un atto distruttivo. È un dire no per poter dire sì alle cose che contano.” (E. Isgró)
Dunque bisogna imparare a scegliere, e per farlo, per tenere le cose che ci interessano e “cancellare” le altre, bisogna conoscerle tutte, per poi costruire su quelle che abbiamo “salvato”.
A volte può non restare nulla, solo il silenzio delle virgole, ma il silenzio c’è e ci parla; altre volte si cancella quello che non è indispensabile, ma non scompare, resta lì oscurato e fa da cornice al superstite: dei dieci comandamenti solo il “NON UCCIDERE” si legge fra le precise tracce di inchiostro nero.
Un bel messaggio! O no?
Siamo ormai a fine agosto e il viaggio si arricchisce con i film del “Cinema in Famiglia”
Vi dico i titoli? Li metterò alla fine.
Fra i film scelti da noi, c’è stato anche Il giardino dei Finzi Contini, dall’omonimo romanzo che avevo in attesa, quindi che faccio, lo leggo subito e andrò a Ferrara. Entrerò in questa ricca villa abitata da una famiglia di ebrei i cui bisnonni erano usciti dal ghetto nel 1863… e dopo solo 75 anni, nel 1938 la vita dei loro nipoti crolla di nuovo sotto le leggi razziali!
Questo mio ultimo viaggio da poco iniziato è triste e fa pensare al destino di questo popolo oggi tanto discusso per le scelte crudeli che sta attuando nei confronti di un altro popolo.
Questo popolo ebraico così particolare e disperso, così capace di alti traguardi, di grandi tradizioni e innovazioni. MA PERCHÉ?
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Film scelti per “Cinema in famiglia”:
– Il grande Gadsby (2013) di Baz Luhrmann, con Leonardo Di Caprio.
Anatomia di una caduta (2023) di Justine Triet.
– A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder con Marilyn Monroe.
– I ponti di Madison Country (1995) diretto ed interpretato da Clint Eastwood con Meryl Streep, dall’omonimo romanzo di Robert James Waller.
– Vita di PI (2012) di Ang Lee, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Yann Martel.
– Il giardino dei Finzi-Contini (1970) diretto da Vittorio De Sica, dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani.
– Quarto potere (Citizen Kane) del 1941, co-sceneggiato, diretto, interpretato e prodotto da Orson Welles.
– Il buio oltre la siepe (1962) di Robert Mulligan, con Gregory Peck, dal romanzo omonimo di Harper Lee (1960).  Ambientato in Alabama negli anni trenta.
Ciao!
alla prossima!
Ah, potrei anche inserire questo articolo nell’elenco:
Una casa nei Cech (19) -Viaggiare nelle parole-
forse è un po’ forzato ma,

dopo l’articolo Una casa nei Cech (18) -L’estate è finita! della scorsa estate.

e allora eccomi di nuovo in Una casa nei Cech (20) Il Sasso

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

A Roma per il Sasso e per premio!

Dunque dobbiamo proprio deciderci ad andare a Roma per riuscire a “fare nostro” il Sasso, e i pochi metri in più che ci servono per sistemare il parcheggio! Sono vent’anni che guardiamo questo spicchio di terreno che si incunea fra il nostro parcheggio e quello dei vicini. Chissà di chi sarà, chi dice di questo, chi di quello, è degli gli eredi di chi ha lasciato il paesello per migliorare la propria vita, insieme ai molti, ai molti che sono partiti nei primi decenni del 1900 verso la grande Roma.

Ed eccoci dunque, dopo anni di pazienti contatti, eccoci decisi a raggiungere i nostri romani/chempesi per accordarci su questo passaggio di proprietà del Sasso, se vogliamo concludere queste bizzarrie dei piccoli appezzamenti che i nipoti ricordano così poco: una polenta del nonno, ma anche le fontane e il Sasso, pezzetti di spazi lasciati al gioco dei bambini!!

Ma se si va a Roma bisogna anche restare qualche giorno, perchè Roma è bella, perchè è grande, perchè il viaggio va valorizzato e a giugno abbiamo tagliato il traguardo di 45 anni di matrimonio e non ci sta un premio?

– D’accordo veniamo la settimana prossima, va bene?

Tutti avvisati! – Marti prenota tu che sei veloce!

Due piccoli bagagli, qualche idea su cosa vedere o rivedere e si va? Però io senza una traccia un pò più motivante mi sento orfana, e poi che libro mi porto per il treno?

La sera prima di partire faccio tardi, faccio sempre tardi la sera, faccio sempre tardi la notte, ma accidenti il treno da prendere, anzi il bus sostitutivo, sarà alle 6:30 perchè poi partirà lo sciopero. Ho già sfogliato, riletto, selezionato alcune parti, ricercato i passaggi per Roma, di chi? Di D’Annunzio, di Sartre, di Simone Weil, della mia Woolf. Ma sono cose già “camminate” da me… Ah, ma se percorreremo la via Merulana per far visita alla tomba di Papa Francesco e poi raggiungere San Giovanni in Laterano, potrei dare una rilettura a Gadda in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana? Ma dove sarà finito? Nel mio elenco non c’è, sarà stato un prestito dalla biblioteca? Proprio così,  me lo ricorda la mia nota su anobii, la libreria virtuale che utilizzo per tenere memoria delle letture. E allora non mi resta che trovarne uno qualunque ma che sia almeno leggero per la borsa, e se non c’entra con Roma pazienza. Smonto le pilette in attesa ed eccone uno papabile: L’età del malessere di Dacia Maraini, oh no, Dacia Maraini proprio lei che non riesco mai a leggere, è tanto tristina e i suoi personaggi mi abbattono, mi innervosiscono, sono così sempre perseguitati dalla sfortuna, dalle miserie. Leggo le brevi info sul retro della copertina:

Enrica è una ragazza di diciassette anni, che vive in uno squallido quartiere di Roma, e studia con poca voglia.

Come vedete Dacia non rallegra, ma è a ROMA,  a Roma che si muove Enrica. Ora posso andare a letto! Sono passate le due. Infilo il libro nella tasca esterna del mio trolley. Tutto è prontissimo e domani sarò a Roma già sul sedile del treno!

Viaggio regolare a parte la dispettosa arietta fredda dei condizionatori che mi aveva indurito i polpacci scoperti e teneva in assedio il collo che non cedeva solo grazie a un foularino e una camicetta così poco credibili.

A Roma un caldo da sauna, ma siam carichi per il Sasso e nulla ci mette in difficoltà! In hotel ci rianimiamo con condizionamento adatto agli americani e fuggiamo verso Papa Francesco che è attorniato da molte genti in attesa, e dunque lo salutiamo nel grembo di questa ariosa Basilica da lui scelta come ultima dimora: Santa Maria Maggiore.

Scendiamo nel profondo suolo romano per il treno della linea A (arancione) che ci porterà all’indirizzo dell’appuntamento. Ok, sbagliamo al primo approccio, sbagliamo la direzione, ma gli errori servono a trovare i trucchi e non farci più ingannare. Un po’ di ansia perchè non vorremmo arrivare in ritardo, ansia non mia… infatti arriveremo in anticipo!

Beh, non vi dirò proprio tutto, ma il Sasso ora non è più degli eredi a Roma, dovrebbe essere nostro! Ci sentiamo più leggeri, più confortati e decisamente più turisti!

Gli spostamenti in bus per noi non saranno semplici, ma impareremo anche questo: come andare al punto esatto di attesa, come sapere il punto esatto di discesa, come controllare il percorso prima del capolinea…

Google-Maps certo fa il lavoro ma noi dobbiamo saperlo chiedere e poi applicare, mamma mia!

Per la serata abbiamo programmato di raggiungere il quartiere Trastevere. Dalla zona dove siamo ci divide il grande Parco Doria Panfilij e, a piedi è troppo lunga, siamo costretti a impegnarci subito con i bus. Diventeranno i nostri migliori tassisti, ma senza qualche dissapore di coppia 😉rosso col bus/azzurro a piedi  (interattiva qui)

Una cenetta tipica e senza abusi e si torna in zona Piazza della Repubblica dove alloggiamo. Siamo fieri di noi!

Ma che freddo fa in questa stanza?!


Il giorno dopo, martedì 17.06.2025 lo trascorriamo da bravi turisti di Roma spostandoci quasi esclusivamente a piedi:

Vogliamo entrare a Santa Maria della Vittoria per vedere l’Estasi di Santa Teresa, scultura famosissima e citatissima di Bernini. L’estasi di Ludovica Albertoni, sempre a Roma e di Bernini, collocata in un’altra chiesa in Trastevere, l’avevo già visitata nel viaggio del 2022 con Marti. (ne ho scritto qui: A Roma, le estasi del Bernini! )

Prima di entrare da Santa Teresa visitiamo la chiesa di San Bernardo perchè ci incuriosisce la sua forma tonda (le terme antiche ne sono la ragione). Queste due chiese sono sullo stesso slargo e meritano. Ce n’è un’altra, ma è chiusa, ogni tanto una è chiusa… qui sullo  slargo c’è anche la grande fontana di Mosè che racconta del miracolo dell’acqua che sgorga dalla roccia…

Percorreremo poi la Via delle Quattro Fontane, un giretto nel Palazzo Barberini e in piazza del Tritone con la Fontana delle Api, ma quanto Bernini! E anche qualche Borromini! E via a Trinità dei Monti, entriamo in chiesa, ci godiamo la vista e, verso Villa Medici.  Avremmo voluto visitarla, ma non c’era più posto per prenotazione, guardiamo la sua fontana e la facciata e saliamo ai  Giardini di Villa Borghese, ci riposiamo alla fontana di Mosè salvato dalle acque per poi trovare il laghetto col Tempio di Esculapio dove eravamo stati in viaggio di nozze.

Foto a confronto? Eccerto!

Ora ci aspetta una visita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, e siamo contenti perchè c’è un vento fastidioso che alza la polvere dei viali del parco. Il museo ci mostra tanto, ma ci soffermiamo su un nuovo e interessante incontro con l’arte: Emilio Isgrò e le sue cancellature! Sarà da conoscere meglio, un libro me lo porto a casa e poi vedremo!

Attraverso Piazza del Popolo torniamo a Piazza di Spagna dove ci beviamo un tè da Babingtons, ma stavolta freddo! (qui era inverno e serviva caldo).  Fuori si stanno allestendo impalcature per un prossimo evento e hanno bloccato la gradinata, proseguiamo il nostro giro lungo via Condotti, via del Corso e Piazza Venezia

Aspettiamo un bus che ci porta a nanna! 

(mappa interattiva QUI)

Ma in tutti questi luoghi l’Enrica di Dacia Maraini? Del centro non si parla, certo lo avrà attraversato in bus per commissioni, in stazione a imbucare per la ricca signora che l’ospitava nella villa ai Parioli o in auto per una serata dal ricco avvocato che cercava le minorenni. Ecco, sì, in  Trastevere in Vicolo del Cinque a trovare suo padre c’è stata e noi pure!

Dopo la nanna, mercoledì 18 giugno, torneremo ancora a Trastevere per una visita a sorpresa, e attraverso il Colle del Gianicolo scenderemo in San Pietro sotto un bell’acquazzone!

Ah, giusto poi anche la via Merulana ci aspetta 😉

io non cancello

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A Roma, le estasi del Bernini!

Sembrano cose difficili, ma si può provare ad imparare, si può essere allenabili, non si deve scappare, ci vuole attenzione, anche le cose noiose diventano perversamente meno noiose se ci si concentra molto su di esse. Questo e molto altro leggevo su Infinite Jest a cui ho dato più di mille pagine di attenzione. È un regalo dare attenzione a qualcuno diceva Simone Weil, ma spesso il regalo ti viene poi reso con gli interessi.
Ma la motivazione a dare attenzione, a scegliere a chi darla, questo sì che ci dà la molla! Ognuno ha le sue passioni che guidano e accendono, motivano a faticare per qualche obiettivo, a me pare un po’ così
(Punto)
Questo preambolo con Infinite Jest, il romanzo di David Foster Wallace, l’ho messo perchè c’entra con una delle due estasi del grande artista Gian Lorenzo Bernini. Precisamente a pagina 448 e pagina 449 troviamo la descrizione di un’immagine di una statua cattolica, di cui non veniva riportato il nome, ma la si può riconoscere nonostante la sua descrizione non abbia molto di mistico, o la stessa santificata espressione e posa siano simili  all’espressione di piacere e di dolore postcoito che Wallace vuole farci cogliere dal racconto di un’esperienza di abuso. C’è un altro riferimento a questa scultura dove si precisa anche il titolo e l’autore, e qui vuole mostrare la perdizione di Joelle, una protagonista del romanzo, dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti.
(Fine spiegazione preambolo)
Ed ecco che la settimana scorsa, con il viaggetto a Roma, sono riuscita a vedere questa scultura, la più famosa delle due estasi del Bernini: l’Estasi di Santa Teresa d’Avila nella decoratissima chiesa di Santa Maria della Vittoria in via XX settembre. L’interno della chiesa è uno dei più sontuosi esempi del barocco, la cappella a sinistra dell’altare maggiore è la cappella Cornaro che Bernini decorò nel 1647. Qui, nella nicchia ovale centrale Bernini realizzò Santa Teresa e l’angelo che la trafigge con una freccia. Pare che questo episodio sia narrato dalla santa nella sua autobiografia. Ai lati della cappella ci sono altri due gruppi di sculture che rappresentano i Cornari come affacciati ai palchetti di un teatro a guardare la scena dell’estasi.
E l’altra estasi? L’Estasi della Beata Ludovica Albertoni l’avevo potuta ammirare nel 2022. Si trova sempre a Roma, ma in zona Trastevere, nella chiesa molto più dismessa di San Francesco a Ripa. Ma leggiamo quello che di lei scriveva Carmelo Bene, un altro artista che apprezzava molto questo lavoro.
– “Andate a vederla” ci esorta il Carmelo Bene, “guardatela in questo orgasmo, in questo suo venir meno, da monaca”. Discorso intorno all’Estasi della beata Ludovica Albertoni.
– Avrebbero dovuto riporti in un altare d’oro e cristallo, al centro di qualche svettante cattedrale o, al massimo, rinchiusa in una teca, visibile solo ai Re e alle Regine. A miglia di distanza dal sudiciume di Roma, dalla miseria e dai latrati dei cani. Avrebbero dovuto fare tante cose! Di sicuro salvarti, risparmiarti dal degrado. Invece nulla, neanche una piazza come si spetta.
Ti hanno lasciata lì, cara Ludovica Albertoni, tra i selciati di Trastevere, in uno slargo divenuto ormai un parcheggio, dentro una cappella di San Francesco a Ripa. Piccola chiesa edificata nel X Secolo, sulle strutture di un ospedale per poveri e bisognosi. La stessa che nel “Dugento” diede asilo al frate mendicante Francesco d’Assisi venuto a Roma per incontrare il Papa.
Oggi, in coerenza con la sua umile origine, è il punto di ritrovo per clochard e sfortunati di ogni sorta.
È all’interno di questa anonima chiesa, che da 1674, offri il tuo santo gemito ai devoti. Tu, superbo capolavoro scultoreo di Gian Lorenzo Bernini, insieme alla Teresa d’Avila, completi il duo delle estasi trasfigurate nel marmo.
Nessuna cattedrale sul colle e nessuna processione orgiastico-pagana per te, Sorella Ludovica, ma poco più di una cappella scrostata dal tempo erta nei regni della miseria romana.
Questa tua condizione da reietta, attorniata da tossici e disgraziati, monnezza e gabbiani, ti ha preservata dalle forze del male, quello vero: il turismo di massa. La fiumana di trolley e infradito della Capitale non fa tappa presso la tua dimora. Fila dritta, respinta (forse spaventata) dalla presenza e dai deliri alcolici di questi tuoi custodi speciali. …”
(Carmelo Bene, ’l mal de’ fiori)
Dopo questa visita del 2022 avevo avvicinato due fotografie:
Un’attrice in carne ed ossa e una statua in marmo! Una monaca in estasi e una regina madre…
La prima foto in alto è un’attrice mentre interpreta la parte della madre di Amleto dal suo sepolcro in Homlette for Amlet di Carmelo Bene, e in basso la statua del Bernini Estasi della Beata Ludovica Albertoni a cui Carmelo si è ispirato e di cui ho parlato sopra.
Link per approfondire:

Le due estasi del Bernini Una Roma da vertigin 28 novembre 2022, Giacomo Maria Prati

Estasi di Santa Teresa di Bernini video HUB Scuola 2020

Estasi della Beata Ludovica Albertoni  video

Estasi della Beata Ludovica Albertoni 2 video

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Nell’ “Infinite Jest” di Wallace

L’ho finito! Ho finito di leggere il libro di David Foster Wallace Infinite Jest. 
Rifletto e rifletto…  e mi fanno male la gambe!
Beh, potrebbe essere la palestra di ieri.
Ma il finale di “Infinite Jest” è da tensione muscolare 😬
Così scrivevo sui social, e ora che ho chiuso il libro provo a ricostruire il mio percorso di lettura, con le pause, lo studio, le condivisioni che ogni tanto avevo bisogno di prendermi, oltre alle molte frasi e passi trascritti sul mio quaderno nero e bellissimo, ma no, quelli, gli appunti miei, non li riscriverò qui, mi serviranno per ritornare a quegli “scherzi infiniti” di cui Wallace ci costringe a prendere coscienza.
Ogni tanto mi fermavo, sbuffavo per la lungaggine, mi costringevo a rileggere perchè mi ero distratta. Impossibile distrarsi un attimo! Se non ti tieni all’erta perdi l’orientamento, e se non capisci i termini specifici e precisi che vengono utilizzati? Cercali sennò sbagli interpretazione e devi disfare il gomitolo della narrazione.
Dunque meglio fermarsi, capire, cercare supporti con dizionario, scoprire il pensiero dell’autore attraverso video, interviste, se ne trovano molte, anche se purtroppo in inglese. Avrei dovuto mettermi quasi ad imparare la sua lingua, ma vabbé dai, qualche brutta traduzione si trova, ed è carino anche solo vedere l’atteggiamento e il tono che il grande David aveva nel rivolgersi al pubblico o rispondere alle domande. Timido e rispettoso, preciso e colto, preferiva che si instaurasse un dialogo piuttosto che subire l’interrogazione, che lo faceva sudare!
Mi è stato necessario anche di aver bisogno di staccarmi da questo Infinite Jest, specialmente nelle prime settimane, così chiedevo un intervento poetico a Emily Dickinson, o alle Filosofe, di cui ho letto i due capitoli  delle già conosciute Simone Weil e Lou Salomé, che sapevo mi avrebbero ricaricato 😉
E per ultimo, ma di grande importanza è staccare proprio per uscire all’aperto e dedicarsi ad attività fisiche, la mente si ossigena e i muscoli, virgolette si tonificano chiuse virgolette!
Ecco questo modo di usare le virgolette (“) parolate, è di Wallace. Ha una scrittura mooolto piacevole ed originale, per me: lenta, ricca, prolissa, colta, popolare, volgare anche, eccessiva ok, ma specialmente nel flusso di coscienza è perfetta! Mi piaccione le ripetizioni e le precisazioni e le esasperazioni linguistiche e il coraggio della spudoratezza. Certo poi le pagine diventano tante… ma l’ebrezza del racconto si moltiplica. La sintesi è una fucilata e se non capisci, sei morto!
Il 2 aprile prendo nota come inizio della lettura di Infinite Jest, e il 3 aprile pubblico:
3 aprile 2025
Azz… qualche problema di megalomania 🤦‍♀️
Perchè come forse sapete ero da poco tornata da un viaggio/crociera su Costa Toscana (QUI), su una nave gigantesca, ero stata sulle tracce del grande Van Gogh (QUI), a visitare Barcellona e il suo grande Gaudì, e ora volevo “imbarcarmi” in questa mega-lettura! In realtà l’avevo in programma già prima di partire, la lettura, ma come si fa a portare in viaggio un libro che pesa più di un chilo!
Questo librone me l’ ero procurato dopo averne sentito parlare in un video Rick duFer, e mio figlio Tom ormai aveva capito che lo avrei letto. Wallace lo avevo cominciato a leggere con Una cosa divertente che non farò mai più, in preparazione alla Crociera, ma sicuramente non mi sarei fermata lì. La McMusa in Sparire Qui aveva ricercato le tracce di questo suo scrittore prediletto, subendo ore e ore  di viaggio fra le ripetitive coltivazioni di grano dell’Illinois… Dovevo conoscerlo anch’io!
Dunque parto: le prime dieci pagine hanno richiesto un’ora, scopro che i quadri alla parete dell’Ufficio dove si trova Hal sono di un certo Remington, autore anche del famoso Indiano dell’album di De André. Curioso collegamento, ma ho fatto due conti… no, devo sveltirmi, non capirò tutto ma andare.
Devo leggere almeno 20 pagine al giorno più le relative note, alcune di diverse pagine, per riuscire prima di giugno a terminarlo.
A Pasqua (19 aprile) sono circa  a pag, 368, buono,  ma ora ho 18 pagine di una nota in cui…
Hal, il protagonista ora diciassettenne, bianco, maschio, privilegiato, che studia in un’accademia tennistica che si considera un profilattico (l’accademiao Eta); mangia, non l’accademia ma Hall, dorme, evacua, sottolinea le cose con l’evidenziatore giallo e colpisce palle. Nessuno è più apolitico di lui. 
Hal  è al telefono con suo fratello Orin, e ci resta per le 18 pagine di nota scritta in un carattere molto piccolo ma chiaro, con 10/10 di buona vista! Tutto bene comunque, festeggio e cucino anche le colombelle che si alzano in volo e, come insegna il MAB da là in alto hanno una visione generale. Forse Wallace però non segue questo metodo.

Certo non interesserà a quasi nessuno… ma lo dico: ieri ho riverniciato un cancelletto e le sbarre che spero vengano presto rese verdi e profumate di gelsomino.

Ho faticato!
Alla sera ho voluto leggere le doverose 20 pagine giornaliere del mio Wallace. Il capitolo (25 pagine, ma percepite 50) parlava di un gioco complicatissimo chiamato Eschaton. É tipo Risico, una guerra di conquista e strategia, ma giocato su uno spazio di diversi campi da tennis.
Ho faticato ancora di più!
Entrambe le fatiche mi hanno dato soddisfazione!
Devo preoccuparmi 🤔

Questo gioco, Eschaton, è complicatissimo, ha, nella nota, formule e grafici illeggibili, l’ unica che non ho potuto e voluto decifrare, ho però trovato chiarimenti in merito:

L’Eschaton, giocato su sei campi da tennis dal suo cast di prodigi del tennis, esperti di matematica e fumatori d’erba, simula una guerra termonucleare globale. Le palle da tennis lanciate sostituiscono i missili balistici intercontinentali. Le scarpe da tennis sostituiscono i sottomarini nucleari. Le aree delle esplosioni e i danni vengono calcolati da un computer statistico e il teorema del valore medio viene evocato con grande stupore dei lettori babbani. L’Eschaton può essere visto giocare nel video di “Calamity Song” della band indie dell’Oregon, i Decemberists:

Oggi prima ho letto Wallace e poi ho pitturato i serramenti.
Prima piovigginava e poi si è schiarito.
Ho letto un altro capitolo di Infinite Jest che ci presenta gravi problemi di dipendenze e molto Disagio, entriamo alla Emmet House di Boston sede dell’Associazione Aa. Non serve, dicono quelli che si sono salvati, trovare i colpevoli delle cattive strade, ma un racconto è stato fatto: raccapricciante! E, proprio al culmine ecco la descrizione più da brividi, e cosa si descrive minutamente? L’estasi di Santa Teresa del Bernini!
Sospendo lettura e mi metto all’opera: nessuna estasi, nonostante le esalazioni di impregnante e solvente!
“La Storrow Drive di Boston, si snoda lungo il fiume Charlie, con più corsie e una segnaletica escheriana e rampe di immissione e uscita appiccicate una all’altra, nessun limite di velocità e improvvise biforcazioni e l’esperienza di guida là sopra è così snervante che i poliziotti non devono neanche avvicinarsi.”
Il Sentiero della Val di Mello, si snoda lungo il torrente Val di Mello, senso unico gentilmente alternato e una segnaletica illustrata e rampe poche e sorprendenti piane e l’esperienza di cammino là sopra i mille metri é così rilassante che i pensieri non devono neanche avvicinarsi!

5 maggio 2025

” La Mami aveva una fissazione con l’orto quando eravamo là (a Weston, in Florida). Era un’altra di quelle cose che doveva fare.
Ma la fissazione maggiore era preparare il giardino ogni primavera.
Suo padre era stato un coltivatore di patate, a un certo punto un coltivatore milionario, nel Québec. Proprio vicino al Maine.
Le fobie terribili che dominano tutta la vita (della Mami). I suoi quattro cavalieri dell’Apocalisse: essere rinchiusa, imprecisione comunicativa, e mancanza di pulizia. Il quarto cavaliere si nasconde, è la carta coperta, celata fino al momento di entrare in azione.”
(Dalle sei pagine della nota 234 di Infinite Jest)
Le foto sotto sono solo esemplificative tratte dal mio mondo di “Mami”
Ok, sono come il Caccola e non c’ho capito niente di quella chimica unita alla matematica per spiegare “l’anulazione”… ma un po’ di geometria pseudocartografica eccola 🤦‍♀️
Sono dentro al romanzo e vorrei seguire i tortuosi e limpidi pensieri del suo autore. Wallace amava la matematica e la logica dentro la filosofia, poi ha scoperto che la sua passione era scrivere.
“La fusione anulare. É solo un ciclo 🔁 in movimento a forma di triangolo rettangolo per la creazione e utilizzazione di scorie che girano in un impianto fra queste tre città” 🤦‍♀️
(Infinite Jest Pag. 683)
Ah, se non ci capite nulla potreste leggere il libro… noo?
O farvi ispirare dal mio giretto di pochi giorni fa. Sempre di mappa si tratta 😉
La domenica si festeggia, il lunedì si lavora… ma sempre si “fatica” 😀
Servirà a non cadere nelle dipendenze dello “Scherzo Infinito” (Infinite Jest) e morire di troppa goduria? 🙃
“A un certo punto il lettore Cd ha incominciato a suonare una versione strumentale tutta violoncello di “I Don’t Know (How to Love Him)” da una vecchia opera…”
La cerco anch’io!
Triste e complessa la nostra attualità, triste e complessa la mia lettura… apprezzare le cose semplici della vita: è bello!

 

18 maggio 2025

Jannik Sinner mi ha fatto pensare a Hal Incandenza.
Hal, un prodigio del tennis, intelligente e sensibile, protagonista principale del romanzo che sto leggendo: Infinite Jest.
Una lettura speciale per i tennisti!
Ed eccomi alla fine, eh sì, ci sono arrivata come mi ero proposta ma più disorientata di quanto mi aspettassi.  Il finale non esiste praticamente, David Foster Wallace ha lasciato noi e i suoi personaggi in balia del proprio Infinite Jest, ma sicuramente non mi è del tutto chiaro quello che lui ha inteso e sottinteso comunicare ai lettori.
So che comunque lui apprezzerebbe il mio impegno ad entrare nel suo spirito, siamo quasi coetanei, ma con un percorso di vita molto differente, ad ognuno le proprie opportunità e le proprie dosi di fortuna e di divertimento!
Ho scritto la mia personale recensione sulla libreria anobii come faccio sempre a fine lettura, eccola:
– Maria Valenti ha scritto una recensione con valutazione 4,5 su 5
“Infinite Jest” non “Infinita lettura”

Infinite Jest, fortunatamente non è, aperte virgolette Infinite reading chiuso virgolette.

Ho finito oggi le 1280 pagine, dopo 51 giorni di lettura, ho anticipato di qualche giorno rispetto alla tabella di marcia anche per le diverse giornate piovose di questo ultimo mese e per le 100 pagine di note che mi hanno forzato alcune giornate.

Che dire? Un finale così criptico non me lo aspettavo, ma in particolare non me lo aspettavo così crudele. Certo che se si pensa che questo romanzo ha richiami all’Amleto di Shakespeare e a I fratelli Karamazov di Dostoevskij non ci si può meravigliare di cadere negli enigmi più tragici e intricati.
Sapevo che non avrei dovuto aspettarmi un facile sviluppo, ma i personaggi pian piano si presentavano sempre più chiaramente e pure i legami fra le loro storie si facevano strada, ma poi ecco che invece di un’epifania conclusiva trovo una straziante, confusa, e crudele chiusura.

Quale potrebbe essere il messaggio di Wallace?
Che ogni uomo pur dotato di grandi capacità è di una fragilità estrema?
Che ogni uomo anche se forte e buono non è in grado di vivere una vita serena, se non sorretto da una crescita adeguatamente rispettosa dei suoi bisogni indispensabili?
Che ogni mancanza grave lascia buchi oscuri che possono essere riempiti in chissà quali impensabili modalità?

Più che un libro che si fa leggere è un libro che si fa vivere. Perché ogni lettore deve essere disposto a seguire l’autore nei suoi viaggi e nella moltitudine di intrecci fra reale e irreale, fra azione e pensiero, perché deve essere disponibile, il lettore, a un paziente incontro con i numerosi personaggi, perché deve accettare, sempre il lettore, e sopportare la fatica e la tristezza di vivere cioè di leggere.

È stato bello ed emozionante seguire il flusso di coscienza dei vari protagonisti che si “facevano strada” lungo le streets trafficate o desolate di Boston, sui campi da tennis di futuri campioni o nei tramonti pittoreschi delle alture di Phoenix, ecc ecc In ognuno dei luoghi vissuti o in quelli ricostruiti dai ricordi confusi delle infanzie da Hal, di Joelle, di Gately o di altri personaggi, in Québec, in Florida, nell’Illinois o nei disastrati dintorni di Boston. E anche qui, nei viaggi infantili era la coscienza confusa dei loro ricordi che mi catturava e trascinava in incredibili sogni e incubi.

Lo consiglio? Non mi prendo questa responsabilità, è stata per me una strana e interessante avventura, ma ognuno deve prendere per conto proprio la decisione di affrontare questo viaggio così intimo e coraggioso. (22 mag 2025)

Ora aggiungo che spero che questo mio, aperte virgolette cammino chiuse virgolette, possa essere da stimolo a qualche altro lettore che ci voglia provare. Secondo me tutti lo possono fare, ognuno adattando  l’attrezzatura, i tempi e il percorso al suo Infinite Jest”

…………………………..

Link ai materiali trovati on line come aiuto, distrazione, soddisfazione e approfondimento:

– Smarriti nell’Infinite Jest: l’Inferno dell’Intrattenimento – Monografia su David Foster Wallace, Rick DuFer (2023)

Leggere David Foster Wallace (2021) 

Intervista a Pia Masiero, docente di Lingue e Letterature Anglo-Americane presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ci racconta lo scrittore americano più influente e innovativo dell’ultimo ventennio: David Foster Wallace.

– Intervista fatta a David Foster Wallace da Charlie Rose

Film Amleto di Laurence Olivier (1948) (gratuito su Prime)

Per staccare leggere altro, oltre a fare altro:

– Tutte le poesie, Emily Dickinson

– Filosofe. Dieci donne che hanno ripensato il mondo, Francesca R. Recchia Luciani

Si potrebbe dare una rilettura a:

– Amleto, William Shakespeare

– I fratelli Karamazov, Fëdor Dostoevskij

Attività pratiche:

– Giardinaggio

– Manutenzione

– cucina e pasticceria

Grazie al grande David Foster Wallace!
………………………

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate 

Ad Arles e Saint Remy con Vincent

Eccoci ad Arles, come promesso al termine dell’ultimo post QUI. Appena scesi dal pullman, parcheggiato lungo il Rodano, proprio vicino al punto in cui Vincent Van Gogh aveva posto il suo cavalletto per dipigere La notte stellata sul Rodano… ma ve ne parlerò a fine giro prima di ripartire verso Saint Remy. Sapete che Van Gogh preferiva essere chiamato con il suo nome e anche col solo nome firmava le sue opere?

1- Seguiamo la guida in piazza Lamartine, una grande rotonda, ed ecco il cartello che ci posiziona davanti al luogo dove nel 1888 Van Gogh aveva dipinto La casa gialla, la casa che aveva affittato per 15 franchi al mese, come scriveva a suo fratello Théo. Su altre brevi info che riguardano alcuni quadri dipinti in questa casa o in questi luoghi, potete tornare all’articolo Sui passi di Van Gogh (4- Place Lamartine), per gli altri quadri a cui mi avvicinerò, metterò il punto relativo dove ne avevo parlato.

Come purtroppo sappiamo, La casa gialla non esiste più, ma il posto è identico. Una bella emozione sapere che il giovane Vincent scendeva ogni giorno su questa piazza, camminava lungo queste strade, ancora senza auto… sentiva il treno sferragliare sul ponte della ferrovia che si vede sullo sfondo, dipingeva, o terminava di dipingere in casa, dormiva, discuteva con il suo amico… fino a quando ha dovuto abbandonare questo luogo.

2 – Ora entriamo nelle mura della vecchia città romana, che conserva ancora interessanti reperti storici, ci soffermiamo intorno alla grande e ben conservata Arena, sbirciamo nel teatro romano che invece è stato depredato nei secoli e dove una chitarrista ci canta Bella ciao!

Ma Vincent? Ecco la sua opera dipinta all’interno dell’Arena: Spettatori nell’ Arena che mostra il pubblico al temine di uno spettacolo, che ancora oggi si tiene: la corrida. (3- LArena di Arles)

Per qualche info sull’Arena, un articolo qui.  Per il Teatro romano qui.

Non perdiamo troppo la concentrazione, vogliamo restare sui passi di Vincent, e lui ai reperti antichi non dava molta importanza, infatti oltre a questo dipinto sulle gradinate dell’Anfiteatro, dipinse solo le tre belle vedute del viale della necropoli romana di Arles (2- Les Alyscamps),  che però noi purtroppo, non abbiamo visto, le info della necropoli  qui.

3 – Nelle piazze. La prima che raggiungiamo é Place de la République, patrimonio mondiale dell’Unesco, di cui la guida ci mostra le numerose ricchezze: il maestoso portale della Cattedrale di St. Trophime, l’Obelisco, il palazzo del Comune: l’Hôtel de Ville.

Ma per trovare Vincent dobbiamo fare altri due passi ed entrare in Piazza del Foro, che, oltre alle belle colonne a testimonianza dell’antico foro romano,  qui vediamo ancora il caffè con la veranda che Van Gogh dipinse di notte: La terrazza del Caffè (6- In Place du Forum) Sarebbe stato emozionante potersi sedere ad un tavolino come tante volte fece Vincent, ma purtroppo era chiuso e ho dovuto accontentarmi di allontanarmi un momento dal gruppo per una foto.

4 – Sono le 12, la guida ci lascia liberi per fare uno spuntino o quello che crediamo, fino alle 13:15, quando dovremo essere tutti al pullman.

Accidenti mancano diverse “quadri” ancora da scoprire di Vincent, quindi chiedo se è possibile vederli: gli Alycamps no, troppo lontani, il vecchio ospedale e il ponte sul Rodano sono fattibili. Si parte!

Fatico, nonostante la preparazione… ma riusciamo a raggiungere il vicino Hotel Dieu, il vecchio ospedale dove è stato ricoverato Van Gogh, qui hanno risistemato il giardino e aperto al pubblico, eccolo: Il cortile dell’ospedale di Arles. (7- Il Giardino della Casa della Salute)

5 – E poi via verso il fiume per L’Escalier du pont de Trinquetaille, non è lontano ma il tempo ci mette ansia, lo troviamo, una foto veloce e soddisfatta, anche se ci stiamo accalorando per la camminata e vorremmo anche mangiare almeno un mandarino.

6 – Ci ristoreremo costeggiando il largo scorrere del Rodano fino a raggiungere la risalita al parcheggio, proprio dove Vincent aveva dipinto La Notte stellata sul Rodano, con una coppietta in primo piano. Chiediamo la foto anche se non è notte, non ci sono le stelle, i lampioni sono spenti e un po’ anche l’entusiasmo del mio inconsapevole compagno di (s)ventura!

 

7 – In viaggio per la vicina Saint Remy di cui vi metto solo due foto con le opere di Vincent trovate in questo grazioso borgo provenzale, dove il nostro sfortunato Van Gogh nell’ospedale di Saint-Paul-de-Mausole, stava al suo cavalletto appena le condizioni lo permettevano.  Nella sua stanza e poi anche fuori, nel giardino e nei dintorni, dipinse tantissimi paesaggi agresti, con grano, ulivi, fiori, campi, contadini e autoritratti, e anche La Notte Stellata.

Vicin0 al Musée Estrine, ai bordi della fontana mi riposo giocosamente con i contadini dipinti da Vincent sul modello del suo maestro Millet: La Siesta. Il palazzo del museo lo vediamo alle spalle dell’autoritratto in foto, Autoritratto (Van Gogh 1889), sempre dipinto nell’ospedale di Saint Remy de Provence nel 1889.

Un abbraccio a Vincent

e a tutti quelli che gli vogliono  bene

come fu capace il suo amico postino Joseph Roulin di Arles

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate 

Prima Crociera

Ed eccoci ritornati sani e salvi dalla Prima Crociera!

“Nessuno potrà più svergognarci per non essere mai stati in crociera, come se noi fossimo di New York e la nave La Statua della Libertà”

Così scriveva David Foster Wallace nel suo libro “Una cosa divertente che non farò mai più”.

Questo libro, che racconta di una settimana dello scrittore in crociera, me l’hanno consigliato come lettura preparatoria alla nuova esperienza. Quindi mi sono preparata, certo come non farlo… ero proprio digiuna da questo menù vacanziero.  Al termine della lettura commentavo:

“Dall’11 al 18 marzo 1995 io, volontariamente e dietro compenso, mi sono sottoposto alla crociera La 7notti ai Caraibi. Era una crociera extralusso. Le crociere extralusso attraggono per lo più persone anziane… sopra i cinquant’anni. La maggior parte dei corpi in mostra erano in vari stati di decomposizione. E l’oceano stesso è una gigantesca macchina di decomposizione. L’acqua del mare corrode…”
Con questa partenza descrittivo/ironico/sarcastica si comprende che tipo di servizio giornalistico lo scrittore sarà in grado di costruire per la rivista che gliel’aveva richiesto.
Con un linguaggio divertente, colto e ricercato, David Foster Wallace ci fa vivere una curiosa settimana, mentre scopre segreti e stranezze su questo incredibile paese dei balocchi che è una nave da crociera extralusso, dove un intero conglomerato di razze si presta a garantire il perfetto divertimento di un gruppo di americani ad alto reddito.
Io mi sono divertita a leggere, anche se non sempre il resoconto è fluido: si alternano narrazione a note dell’autore, di cui non ho colto, ma so che c’è, l’utilità.
Sicuramente di interesse per chi volesse provare questa esperienza. Io mi sono segnata anche questo: “accettate il mio consiglio, se andate in crociera, portate degli abiti eleganti, non importa se vi sembra assurdo.”

Ed ora eccomi piena di questa settimana, soddisfatta e sopravvissuta senza tribolazioni particolari. La nostra non era una crociera di lusso, ma molte cose sono simili a quelle che lui ha descritto, come gli scarichi dei WC, rumorosi come scoreggioni di giganti. Il nostro trattamento era più popolare, senza la  meticolosità nelle pulizie e il preciso e misterioso servizio in camera, o il repentino cambio asciugamano a bordo piscina. Noi niente piscina, c’erano ma non era caldo a sufficienza per quelle all’aperto o troppo affollate per immergere membra e narici nel cloro.

Ah, seguendo un po’ il suo consiglio sull’eleganza e altri suggerimenti di chi aveva vissuto una vacanza simile, mi sono impegnata a non fare brutta figura, ma non era necessario, anche se, volendo, sarebbe l’occasione giusta per rinfrescare abiti che non si utilizzano se non a matrimoni o battesimi, ammesso di starci ancora! Io faticavo ad entrarci e la stagione fresca non favoriva, meglio essere comodi!

Saliti sulla nave, senza eccessive attese e ansie, ci accoglie però un enigma da sbrogliare: come attivare l’esercitazione obbligatoria sull’utilizzo dello zainetto di salvataggio, non delle scialuppe di cui parlava Wallace. Questa esercitazione poteva essere virtuale, con le loro applicazioni, per poi salire in cabina al ponte 17, cercare e indossare gli zainetti di salvataggio.  La nostra cabina 17072 ci ha abbracciato con una bella vista luminosa sul mare, ma prima di goderla dovevamo capire come indossare gli strani zainetti e andare a farci esaminare e approvare dagli incaricati al ponte 8 e quindi meritarci l’accoglienza della stanza/cabina con balcone sul mare!

Da notare che la Nave di Wallace non aveva le cabine con i balconi privati, lui li scopre in un porto su un’altra nave da crociera che si era ancorata vicina vicina alla sua, e ne prova una buona invidia, ritenendoli irrinunciabili per la vera megaesperienza che stava facendo. Direi che siamo d’accordissimo, e senza invidiare nessuno 😛

La nostra cena, servita al tavolo, sarà sempre al secondo turno, alle 21:15, quindi scendiamo prima a prendere confidenza con i luoghi di intrattenimento e i lunghi e troppo simmetrici percorsi per trovare e ritrovarsi.

Ci vorrà tutta la settimana per capire il funzionamento di questa gigantesca nave/giocattolo che ogni giorno viene caricata a funzionare nel migliore dei modi perchè i 5000 vacanzieri a bordo possanno riuscire a godere di ogni offerta di divertimento, rilassamento, cure, nutrimento…  e senza permettersi la noia o il bisogno di prendere un libro per vivere altrove. Infatti l’unica cosa che non c’è è una biblioteca, su quella extralusso di Wallace però c’era.

Nessun problema, io ho portato Il richiamo della foresta, di Jack London. Pare non abbia nulla a che fare con una crociera, certo, ma l’eroico e attento Buck potrebbe essere un esempio di tenacia a non mollare in nessuna contingenza imprevedibile, specie in viaggio. E da non dimenticare mai però è la Carta Costa che ci viene data prima di salire a bordo: un documento indispensabile, serve sempre, sei registato e tutto è sulla tua card: un lasciapassare, una carta per acquisti, la chiave della cabina, il promemoria che, con l’app sul cellulare, ti permette di non perdere nulla delle proposte per la tua vacanza sulla Costa Toscana.

A nanna un po’ presto che domani voglio vedere l’alba e poi non dobbiamo perdere il bus per la prima importante escursione, quella che ci porterà anche sui passi, sotto i cieli e dentro i quadri di Van Gogh!

Dal reportage di Wallace, lui non scendeva mai per le escursioni, che trovava “capronesche”, noi invece non saremmo riusciti a fare una settimana ingabbiati nella morsa di questa immensa nave a strati. Siamo sempre scesi sulla terraferma in Escursioni Organizzate o per attività turistico-peripatetiche non strutturate o semi strutturate. Quindi ogni giorno, tranne quello di navigazione, ci trasformavamo da passeggeri a turisti. 

La nostra prima escursione è stata ad Arles e Saint Remy, prenotata e preparata da casa perchè Van Gogh era un punto motivante della crociera. Ne avevo scritto QUI , ma per trovarci sui luoghi dei suoi dipinti non sarà meglio aspettare un nuovo articolo?

Intanto abbiamo un’ora abbondante di viaggio in bus, con una guida che alterna spiegazioni in italiano e inglese per svelarci i segreti della Provenza che attraversiamo: stagni, borghi antichi, steppa, monti, greggi al pascolo, uliveti, vigneti… no, no qui niente lavanda 😉

Ci vediamo ad Arles, in Place Lamartine, a due passi dal parcheggio. Su questa anonima piazza aveva trovato casa Vincent, la sua casa gialla, e l’aveva dipinta. Ora non c’è più, ma se guardate tutto attorno è rimasto come allora. Se ingrandite, leggete sotto al dipinto.

Ciao! vi apetto QUI!

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Scritto, documentato e pubblicato da
Maria Valenti/Alicemate

Sui passi di Van Gogh

Torno dal grande Vincent!

No, non è stato negli Stati Uniti!

In Europa però ha spostato il suo domicilio diverse volte: per studio, lavoro, salute, o attratto dal bisogno di nuovi stimoli che assecondassero il suo bisogno di contatto con la grande Natura.

Quindi starò in Europa ma nel punto più a sud che ha toccato: Arles, una cittadina luminosa e immersa nella natura, oltre che nella storia. A Vincent pare interessasse di più la natura, il vivere quotidiano in relazione con tutti gli elementi presenti, e combinarli con quelli che dentro di noi muovono sensazioni ed emozioni, creando benessere e bellezza.

Dunque andrò ad Arles a scoprire dove ha prodotto molti dei suoi capolavori, dove ha anche tanto sofferto in solitudine, malattia e povertà. Semplice e strano, non era facile vivere con lui, era buono ma non rassicurante, era un diverso. E diversamente da tutti ha dipinto in modo sublime, va bene sublime?

Beh, cominciamo a camminare? Una mappa e gironzoliamo per la cittadina francese che ha creato un percorso apposito per scoprire i punti dove Vincent dipinse, perchè era un artista che creava le sue opere all’aria aperta, cavalletto ben ancorato, il suo soggetto davanti, intorno il suo profumo, addosso la temperatura, sudando sotto il sole o al freddo del Maestrale.

mappa interattiva di Arles qui

Seguiamo le sette tappe della mappa che ho preparato, non sarà la stessa che seguiremo dal vero, ma chissà!

1- Arrivando da sud ci fermiamo al ponte di Langlois. Un ponte su un canale, non sul fiume Rodano. Più volte Vincent ha dipinto questo ponte che richiamava la sua natia Olanda. Il soggetto che lui ha riprodotto nel 1888, in realtà non c’è più, ma ne hanno ricostruito un altro poco distante e con la stessa struttura.

2- Les Alyscamps sono un’antica necropoli romana ad Arles, in cui Vincent van Gogh si recò spesso a dipingere nell’autunno del 1888, in compagnia dell’amico pittore Paul Gauguin. Qui le tre diverse prospettive riprodotte da Vincent:

3- L’ Arena di Arles

Trovo scritto che è stata costruita tra il 90 e il 100 d.C. , è il più grande anfiteatro romano della Gallia, spesso considerato come la più antica plaza de toros del mondo e ancora utilizzato per spettacoli e corride. Van Gogh nel suo dipinto mostra un’arena frequentata dal pubblico per una corrida, il titolo dell’opera è Spettatori nell’arena

4- Place Lamartine

In questa piazza si trovava la Casa Gialla di Van Gogh, dove sperava di riuscire a creare una comune di pittori che potessero lavorare insieme ed essere da supporto fra loro. All’interno di questa casa c’era, al primo piano la sua stanza La camera di Vincent ad Arles, e di fianco alla sua, quella che occupò per un breve periodo Gauguin. La camera di Gauguin fu abbellita da Vincent con i quadri dei suoi famosi Vasi con girasoli. Altre opere di quel periodo sono le due sedie: La sedia di Gauguin e La sedia di Vincent. La casa gialla ora non c’è più, è stata distrutta dai bombardamenti del 1944 e non più ricostruita. Si può però collocarla perfettamente perchè sono rimaste tutte le case vicine.

Il quadro Il caffè di notte raffigura il locale Café de la Gare, che si trovava anche lui nei pressi di place Lamartine di Arles, dove van Gogh era solito pranzare o trascorrere le serate. Il ritratto L’Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux), la proprietaria che si è prestata come modello a Gauguin, e lui contemporaneamente l’ha ritratta. Di lei ci sono altri ritratti fatti successivamente a memoria.

5- Le Pont de Trinquetaille e L’Escalier du pont de Trinquetaille
Van Gogh dipinge il ponte che attraversa il Rodano da Arles a Trinquetaille, e la scala per raggiungelo.

6- In Place du Forum La terrazza del Caffè che ora si chiama Cafè Van Gogh è stata dipinta da Vincent di notte, direttamente sul posto. Stupenda! Noi purtroppo non potremo vederla di notte. Come non potremo godere la Notte stellata sul Rodano  eseguita sempre en plein air, con l’aiuto della flebile luce di alcune candele collocate sulla tesa del suo cappello di paglia. E le luci del cielo collaborano con la nuova illuminazione di Arles da poco allestita.

7- Il Giardino della Casa della Salute o Lo Spazio Van Gogh, dove un tempo c’era L’Hotel-Dieu, l’antico ospedale di Arles, in cui Vincent fu ricoverato per diversi mesi a causa della ferita che si causò per il taglio dell’orecchio. In questi mesi di forzata permanenza nella struttura, dipinse. Ricordiamo  Il cortile dell’ospedale di Arles, la Corsia dell’ospedale di Arles e il suo giovane medico, il Ritratto del dottor Rey.

 

Per concludere non potremo non osservare l’ambiente intorno ad Arles, anche nel tragitto verso Saint Rémy, dove Vincent van Gogh fu ricoverato volontariamente nell’ospedale psichiatrico Saint-Paul-de-Mausole, da maggio 1889 a maggio 1890.

Questi paesaggi molto graditi e dipinti nelle faticose uscite di Vincent, uscite che lo occupavano per l’intera giornata nel suo lavoro di Artista. Leggete i titoli nelle didascalie:

E ora non mi resta che aspettare di posare i miei passi e i miei occhi, e la mia mente su questi paesaggi non sempre di esperienze felici, ma certo degne di ammirazione, rispetto e profondo riconoscimento.

Ci salutiamo con La notte stellata che raffigura Saint-Rémy, poco prima del sorgere del sole, opera che ho goduto dal vero a New York.

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Scritto, documentato e pubblicato da
Maria Valenti/Alicemate

 

In America con La McMusa

– Nel New Mexico

Ho appena finito di leggere un libro consigliato da Marta Ciccolari Micaldi o La McMusa, il suo nickname come blogger. Questo è il libro: Casa fatta di alba di N. Scott Momaday, che subito ho commentato e mi è costato una buona dose di riorganizzazione mentale. Il romanzo è ambientato nel New Mexico nei pueblo dei nativi e a Los Angeles dove Abel cerca, o è obbligato a cercare, integrazione nella nuova civiltà industriale, dopo essere tornato dalla seconda guerra mondiale e dal carcere per uno strano omicidio. Sia chiaro che io non avrei capito che tornava dalla guerra, e da quale poi… e scopro che è stato in carcere quando era in libertà vigilata, molto vigilata, cosa che a lui creava molta oppressione. Insomma dovrei proprio rileggerlo. Infatti cosa scrivo nel mio commento finale, che butto giù a caldo senza aver letto altre recensioni:

Questa lettura è stata per me di una difficile bellezza.
Mi sono persa spesso, non solo nello stupore della natura colorata dei canyon del New Mexico, ma anche sulle strade e nelle storie delle tribù di nativi che abitano le riserve, nelle loro case “di alba e di polline”,
Ma che dire allora: sono contenta del viaggio, un viaggio sconosciuto e mistico in cui mi sono persa completamente, per ritrovarmi poi a Los Angeles con un Abel disperato e più disorientato di me, e ho sofferto con lui.
Una storia complessa e tragica, scritta in differenti modi, recuperando sogni ed eventi di antichi racconti, gravidi di forza e magia, di significati a cui riconosco profondo rispetto.
Forse ho colto la tragedia di popoli e forze violate e sconvolte alle radici da altri popoli e altre vite in cerca di terra per radicarsi.
Un narrare difficile ma, o forse proprio per questo, poetico; ricco di silenzi, di bellezza e spiritualità.
So che ci vorrebbe una secona lettura, ma non ora.
Non sarebbe bello ora vedere i canyon, le sue albe, le sue piogge e le case fatte di alba?

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Ma non perdiamo la bussola anche qui. Al termine di questo libro ho deciso di fare un po’ di ordine nelle mie nuove letture del dopo-Natale, con la Mc Musa. Le raccolglierò in questo articolo.

Partiamo da dove ci eravamo lasciati: al Natale e alla sua attesa attraverso 24 Stati e i libri letti che me li avevano avvicinati. Quindi la Letteratura e la Geografia già li avevo accoppiati anch’io! (QUI).

Non ho ancora abbandonato la Lettteratura americana. No, mia figlia mi aveva portato un libro che pensava mi sarebbe interessato: Sparire Qui di Marta Ciccolari Micaldi, La Mc Musa. Questo libro certo che mi ha colpito e entusiasmato, in particolare per  il modo di viaggiare di Marta: viaggiare sulla scia della letteratura, unire i libri, le loro narrazioni, i loro autori alla geografia degli ambienti descritti e vissuti. Marta è laureata in Letteratura Americana e quindi si parte in viaggi verso gli Stati Uniti. Prima solo viaggi suoi, poi guidando gruppi di Book Riders in veri e propri viaggi letterari, dei tour sulle tracce delle storie e degli scrittori americani.

Letteratura e geografia si incontrano! Ecco il mio modo di viaggiare, e proprio negli Stati Uniti di cui mi sto interessando da quasi un anno.

Come poteva non appassionarmi?

E poi ascoltate bene: Marta aggiunge delle tavole, le moodboard dove si trovano altri collegamenti e approfondimenti al viaggio, perchè una sola materia, la Letteratura in questo caso, non basta per capire, meglio utilizzare anche immagini, musica, film, articoli… che forza, è proprio nelle mie corde!

Una cosa però mi ha messo in difficoltà: c’erano TROPPI suggerimenti lungo il suo Sparire qui, ne ero quasi indigesta, ma finalmente…

Finalmente, questo viaggio virtuale negli gli Stati Uniti d’America, nella troppo immensa terra americana, e nell’enorme possibilità di spaziare fra letteratura, film e musica… è finito.
Sì, volevo concludere il “viaggio” nella sconosciuta e intrigante geografia per potermi abbandonare al dondolio delle narrazioni. Narrazioni che si sono accumulate grazie ai numerosi e interessanti libri indicati dall’autrice, la McMusa, un nome d’arte dai tanti significati e dal sapore americano.
Tutto bene, tutto molto vicino al mio modo di scoprire e viaggiare, ma, ma ad un certo punto ero talmente bombardata da stimoli, città, cieli, strade, autori, amori, sensazioni, nomi… così tanto bombardata da sentirmi diventare insensibile. Fortunatamente ero agli ultimi viaggi.
Era necessario che chiudessi il libro, ma ancora, con rispetto e stupore!
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Quali libri ho letto per dondolarmi nelle narrazioni in attesa, suggerite da Marta?

– Nel Northwest

Ora ci arrivo, salto subito a nord ovest degli Stati Uniti, Marta  atterra a Seattle (Washington) accolta da Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, dunque ascolto anch’io il brano e invece che a Seattle, dove nacque questo brano, torno ai tempi del liceo del mio primo figlio. Ascolto e ascolto, ora almeno so che cosa ascolto! Allora no, presa da altri due figli ancora piccoli e dal lavoro, la musica che Sam ascoltava, pur inondando la casa, era cosa sua.

In questa città del Pacific Northwest, la Smeraldo  per il verde abbondante che vive grazie ai suoi grigi di pioggia e umidità, gli  scrittori erano stimolati a scrivere: Tom Robbins; E.L. James che ambienta il suo Cinquanta sfumature di grigio per buona parte qui; Charles D’Ambrosio, un Carver a colori; ed ecco Raymond Carver, nato e cresciuto in queste zone del nord ovest.

Carver, è uno degli scrittori preferiti della McMusa, come lo è anche per Cognetti. Ah, Cognetti l’ho visto in un video andare a salutare Carver sulla sua tomba a Port Angeles. Carver ha vissuto molto faticosamente, e indossato camice di flanella per combattere l’umidità tipica di questo clima, come ci racconta Marta per avvicinarci a questo particolare mondo sempre opacizzato e smerigliato fra gocce e vapori. Carver era povero e si è dovuto e adattare a mille lavori per crescere i suoi figli, vicissitudini che daranno vita a molti suoi racconti. È riuscito anche a studiare e imparare chi leggere e come scrivere, rubando tempo e  energia a lavoro e famiglia, e ce ne parla  in un saggio:

Il mestiere di scrivere

Mi è piaciuto scoprire Carver dietro le quinte, un suo raccontare come è diventato scrittore, momenti di vita che lo hanno piegato e fatto attendere, attendere senza mai abbandonare il suo bisogno di scrivere. Momenti di successo sono poi arrivati, e ne è stato grato alla vita. Spunti per conoscerlo e anche per capire la scrittura, che si può anche imparare, anche se non basta per diventare uno scrittore, utile a capire meglio il mondo della parola. “Chiunque può esprimersi, comunicare è arte“; mi sono segnata anche questa sua indicazione: bisogna imparare a vivere sotto l’ombra e l’incantesimo di Joyce Carol Oates, ricordiamolo!
Adesso vorrei leggere qualche racconto di Carver.
E qualcosa di suo l’ho letto in due raccolte di racconti. Sì perchè lui non ha scritto romanzi, gli era più congeniale scrivere racconti, aveva poco tempo per concentrarsi e le cose brevi si potevano vendere presto e far guadagnare subito, come lui ne aveva bisogno. Ma nel bisogno non è mai riuscito a guadagnarci, dovrà rischiare la vita per arrivarci.
Vuoi star zitta, per favore?
Mah, pare un mondo senza gioia, i racconti sono 22 ma tutti lasciano poco da sognare, o forse no? Un raccontare pezzi di vita, ritagli di mondi simili, dove però, come scriveva Lev Tolstoj in Anna Karenina: «Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo». Ecco ogni famiglia, ogni coppia, ogni individuo che si muove in questi racconti non è felice, è in qualche difficoltà, in attesa di qualche risoluzione, se va bene spira un filo di speranza. Non c’è altro da fare che affidarsi a fugaci evasioni, sesso, alcool, fumo. Le donne spesso al servizio di uomini strani, fragili e pavoncelli, anche loro in cerca di appigli e consolazione.
Carver ha vissuto queste precarietà nella sua vita, prima del sudato successo come scrittore.
Io non sono una buona lettrice di racconti, mi disorientano anche senza tutta la provvisorietà di Carver… Ma si tratta di vita reale americana, e forse anche la nostra si è incamminata in questa direzione?
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
Ho letto questi racconti e guardato il film “America oggi” (Short Cuts), un film del 1993 di Robert Altman. Film premiato, tratto dall’unione di diversi racconti e una poesia di Raymond Carver. Alcuni racconti si trovano anche su questa raccolta e sulla precedente. Tutto questo leggere e vedere di vite strane, cariche di bisogni e problemi lascia un po’ smarriti. Uno smarrimento che spero serva a ritrovarmi più capace di percorrere la mia strada con maggior disincanto.
Ora però vorrei leggere qualcosa che mostri ambienti meno collassati anche se un po’ scombinati com’è sempre la vita.

– In Louisiana

Dopo due anni in Italia, a lavorare, studiare, leggere e scrivere, un altro viaggio porta Marta in Louisiana arrivando a New Orleans dove è nato Truman Capote, il più delicato e disperato cantore dell’amore, come ci dice La McMusa. Qualcosa di lui ho letto, ma un piccolo libretto che mi riporta in Italia me lo concedo per fare anch’io una pausa in Italia:

Viaggi in Italia di Truman Capote

Più che viaggi in Italia si tratta per Truman di lunghe vacanze in posti incantevoli. Posti che fanno ritrovare lo stupore fanciullesco anche a un disincantato americano: Venezia, Sirmione, Ischia e Taormina.
Lettura piacevole e originale per scoprire con occhi diversi e capaci di guardare.

 

E poi, ho scoperto True Detective!  Una serie televisiva americana girata proprio in Louisiana, di cui Marta continua a parlare e di cui vuole vedere alcune ambientazioni: l’albero famoso apparso nel sacrificio del primo episodio; Carcosa, la rappresentazione del male, all’ultima puntata, che è un fortino abbandonato. E tutto intorno una piana chiazzata da fiumi, laghi, paludi e tutto l’intero immenso delta del Missisippi, e i giganteschi ponti su cui spostarsi. Qualche foto per ricordare il pericoloso viaggio dei due detective, alla stregua di Dante e Virgilio.

– In Texas

“Se in quei giorni il Texas stava diventando, nello sconcerto della sua bellezza e della sua crudeltà, il mio posto preferito nel mondo, lo stava diventando anche perchè ad accompagnarmi c’era sempre la voce di Corman McCarty, lo scrittore che era diventato il mio favorito… “ 

E quel confine, il confine insensato segnato dal piccolo Rio Grande, il fiume che divide il Messico dagli Stati Uniti… C’è una frontiera, la tengono d’occhio con una specie di dirigibile, a poche miglia da Marfa sulla statale US90:  visione di un mondo distopico!

Io di Corman McCarty non ho letto Oltre il confine, di cui parla Marta, ma ho scelto La strada, di cui ho guardato poi anche l’adattamento cinematografico The road del 2006 e  Non è un paese per vecchi del 2007, di Joel e Ethan Coen, tratto dall’omonimo romanzo di Corman McCarty.

La strada

La strada, il cammino, la ricerca di un altrove, la speranza?
Forse.
La strada, la paura, il rischio, il coraggio, l’incognita e sempre la speranza in un futuro di vita migliore?
Non lo so.
La vita è un mistero antico, richiede coraggio, amore, cura e fede.
Così pare.

Questo romanzo l’ho divorato, sono stata con loro, non li potevo abbandonare.
La ricerca di riparo e di cibo era un tormento fisso, la fame e il freddo non smettono mai di battere. La ripetitività era sofferenza non noia.
I dialoghi così scarni, pure di punteggiatura, perchè la sopravvivenza non può sprecare nulla.
Apocalisse da fantascienza che fa riflettere.

……………………………

Dovrei ancora andare nel Midwest, magari in Illinois con David Foster Wallace come ha fatto La McMusa, o in Indiana con Kurt Vonnegut pensando a Quando siete felici fateci caso, pronto pronto da leggere. Ma questi autori devo ancora conoscerli e il post è già abbastanza lungo.

Grazie Marti per “Sparire qui”cin cin a voi e noi!

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate 

NATALE 2024 – il Presepe

Il Presepe sarà anche lui a tema geografico: TUTTO IL MONDO  È IN ATTESA di Bellezza!

Oggi 1 dicembre ho preparato il fondale e poi si vedrà.

Raccontare gli States d’America e i suoi scrittori nel Presepe “a tema” utilizzando le mie letture.

Dopo il fondale del piccolo presepe, sempre nello spazio del caminetto, utilizzando una cartina planisfero, ho poi predisposto una base ambientazione che potesse accogliere alcune scene create sulle storie lette intorno alla “mia America”, cioè ai libri che ho letto nel corso dell’anno 2024, per conoscere l’America e i suoi scrittori, in particolare l’America degli Stati Uniti, stuzzicata dal mio viaggio a New York.

Con dei ritagli di stoffa, recuperati in casa, ho fatto l’isola di Manhattan sulla baia e chiusa fra i due corsi d’acqua: a sx l’Hudson e a dx l’East River con il Ponte di Brooklin. Un po’ troppo arretrata ma giustamente sopraelevata, troviamo la statua della Libertà ad accogliere i migranti scesi dalla nave, dopo la traversata dell’Atlantico, come racconta anche Cognetti.

Questi corsi d’acqua serviranno anche per creare altre scene per altri racconti:  il fiume Salinas della California per Uomini e topi, il fiume Yucon che sfocia nello stretto di Bering, in un’ Alaska al tempo dell’occupazione da parte dei russi delle terre degli indiani d’America; o nel nord del Canada per i racconti di Jack London. Ghiaccio e neve a sinistra dunque per il nord e valle con fattorie per la California a destra del fiume. La nave sarà quella per i migranti in New York, ma anche la baleniera avvistata all’Artico, alle foci del fiume Coppermine, dal cercatore d’oro soprovvissuto alla fame del viaggio in quelle terre desolate a nord-ovest

Per conoscere le storie, vedere Il Calendario dell’Avvento QUI, o leggere i libri citati e riportati in bibliografia a fine articolo.

25 dicembre

Oggi è Natale! Ecco il nostro Presepe di quest’anno 2024: geografico e raccontastorie!

Da guardare, ascoltare, giocare e fotografare!

Bibliografia per il Calendario e il Presepe 2024:

New York è una finestra senza tende, di Paolo Cognetti

I segreti di New York. Storie, luoghi e personaggi di una metropoli, di Corrado Augias

FIESTA – Il sole sorge ancora- di Ernest Hemingway

La capanna dello zio Tom, di Harriet B. Stowe

Tenera è la notte, di Francis Scott Fitzgerald

Piccole Donne, di Louisa M. Alcott

Il buio oltre la siepe, di Harper Lee

A sangue freddo, di Truman Capoti

Uomini e topi, di John Steinbeck

Furore, di John Steinbeck

Zanna Bianca, di Jack London

L’Amore della vita (e Negore il vile) racconti di Jack London

Le ossa di Kahekili, di Jack London

California, di Francesco Costa

Il vecchio e il mare, di Ernest Hemingway

Un italiano in America, di Beppe Severgnini

FOGLIE D’ERBA, di Walt Whitman

E per la sera di Natale i libri della tradizione islandese? Non so se sono stati tutti graditi, ma ci sono stati e hanno sempre a che fare con gli States…

“Pensa in questo momento quanto mi ami;

non ti chiedo di amarmi sempre così,

ma ti chiedo di ricordare.”

(F.S. Fitzgerald in Tenera è la notte pag. 242)

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate 

NATALE 2024 – calendario avvento

Calendario dell’ Avvento 2024

Inizio oggi, domenica 1 dicembre 2024: sulla mappa degli Stati Uniti d’America si colora uno Stato, ne potremo colorare 24: uno al giorno nell’attesa del Natale. E gli altri? vedremo 😉

New York è una finestra senza tende di Paolo Cognetti.

Con questo libro inizia l’attesa della Grande Nascita che ci impegna sempre tanto materialmente, ma forse non altrettanto spiritualmente, forse.

Dunque ogni giorno uno Stato, un libro o un autore conosciuti nel corso del 2024 e che mi stanno facendo “scoprire l’America”.

Anche gli Stati Uniti d’America hanno storie di bisogni, sogni e attese che sanno parlare alla nostra anima. Io ci provo dunque a rievocarle un po’ al giorno in questo ultimo periodo dell’anno.

“I profughi che arrivano dall’Europa, ebrei russi, italiani del sud… superate le ispezioni sanitarie di Ellis Island andavano ad abitare in un tenement, caseggiato popolare senza balconi o cortili, cinque piani, otto metri per trenta, quattro famiglie per piano. Io le trovo bellissime e struggenti. È impossibile vivere in un caseggiato popolare senza trovarsi tra i piedi gli scarafaggi e le tragedie altrui.” (pag. 94)

Lo Stato dove sbarcavano questi migranti di cui ci racconta Cognetti è lo stato di New York, e il porto è proprio quello della Grande Mela dove la visione della famosa statua della Libertà alleggeriva i loro cuori.

Allora oggi 1 dicembre “accendiamo di colore” lo Stato di New York!

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Giorno dopo giorno aggiornerò il calendario che condividerò su Facebook, e al termine lo raccoglierò qui sul mio blog “Alicemate”. Intanto sto predisponendo anche il Presepe

pallina gatto

E siamo al 2 dicembre

Ambientato in Pennsylvania, Corrado Augias scrive un intero capitolo in  I segreti di New York raccontando le vicissitudini di un uomo dal cuore di ghiaccio. Si tratta di Henry Clay Frick (1849-1919), uno dei fondatori del capitalismo americano. (da pag. 74)

La prima vera attività di Henry C. Frick sono le miniere di estrazione e poi i forni di cottura per produrre il coke, combustibile per gli altiforni.

I turni in fabbrica sono massacranti. Si lavora tutti i giorni per dodici ore: dalle 6 alle 18 e viceversa. Le uniche feste riconosciute durante l’anno sono il giorno di Natale e il 4 luglio, anniversario dell’Indipendenza.

Frick vuole dunque battaglia ma i sindacati non sono da meno… All’alba di lunedì 30 marzo 1889 un migliaio di scioperanti, quasi tutti immigrati, tra di loro molti che capiscono a stento l’inglese, danno inizio ai tumulti. Le guardie ordinano di fermare la marcia…

3 dicembre

Siamo nel Connecticut, luogo di nascita dell’autrice di La capanna dello zio Tom

Ancora su I segreti di New York di Corrado Augias, a pag. 7

“alle radici del movimento abolizionista americano c’è anche “La capanna dello zio Tom” di Harriet Becker Stowe (1811 -1896), che contribuisce alla diffusione popolare delle idee democratiche e antischiaviste.”

La città di Hartford, dove visse Harriet B. Stowe, la capitale del Connecticut, pare fosse la più ricca d’America e lo fu per decenni, dopo la guerra civile, nella seconda metà dell’Ottocento, quando divenne anche un centro di vivace vita intellettuale, religiosa e progressista. Hartford aveva anche numerose industrie, come quelle della sete e delle armi, e soprattutto quella dell’editoria. Fu proprio grazie a quest’ultima, che la città fondata nel 1635 da un centinaio di pellegrini puritani dissenzienti attrasse due dei più importanti autori della storia letteraria americana: Harriet Beecher Stowe e Mark Twain. Oggi le loro case sono diventate musei, e testimoniano di quanto viva e felice fu la loro vita in quegli anni.

4 dicembre

Nei programmi avrei voluto portarvi nella Capanna dello zio Tom ma, accidenti, stasera ho appena terminato la lettura di FIESTA – Il sole sorge ancora– di Ernest Hemingway (1899-1961), il famoso scrittore americano, nato in un sobborgo di Chicago nello stato dell’Illinois, e dai che allora ci spostiamo nell’Illinois, ancora nella regione dei grandi laghi?

In questo romanzo niente America, siamo in Europa: in Francia, in Spagna, fra feste, giochi, sogni, amicizie generose ma a volte opprimenti, innamoramenti non privi di tensioni, ma dove la libertà nelle relazioni sembra ancora oggi un’illusione. Insomma parliamo della grande Fiesta e di innumerevoli fieste.
Anche il Natale è una grande Festa, come tale porta gioie, emozioni, speranza e delusione, tristezza e dolcezza. 
Allora accendiamo l’Illinois in onore al grande scrittore americano che tanto credette e raccontò la libertà, la giustizia e la bellezza.
 

5 dicembre

Ed eccoci dentro alla narrazione di Harriet Beecher Stowe: La capanna dello zio Tom.
Accendiamo il KENTUCKY da dove ha inizio questo romanzo.
“Nell’avanzato pomeriggio di una rigida giornata di febbraio, due signori se ne stavano seduti a bere vino in una elegante sala da pranzo nella città di P., nel Kentucky…. Infervorandosi a discutere con molto calore un affare importante.
– Eppure Haley, le assicuro che Tom è un tipo fuori dal comune; vale certamente quella somma…
La capanna dello zio Tom era una piccola abitazione di tronchi d’albero costruita accanto alla “casa”, come il negro usa designare -per antonomasia- la dimora del padrone.
Entriamo nella capanna… e zia Chloe è assorta a seguire certa frittura che sfrigola in padella…”
(pag. 9 e pag. 31)
 
6 dicembre
 

Tom, è stato venduto e lo stanno portando nelle grandi coltivazioni al sud che tanto timore incutono negli schiavi, lascia la sua capanna, moglie, figli e amici.


“Lo troviamo sul ponte affollato del piroscafo sul Missisippi, fra le onnipresenti balle di cotone… Quando sembrava che non ci fosse altro da fare, si arrampicava in un angoletto e si sprofondava nello studio della Bibbia. Non sapeva scrivere, era un lettore lento e laborioso, avenso imparato a leggere tardi.
Il giorno dopo, in una giornata calda e soffocante, il piroscafo giunse a New Orleans (pag. 180 -186)


Siamo in Louisiana, la raggiungiamo seguendo il fiume e l’accendiamo, graffiandola.
Ah, ho visto il film: La capanna dello zio Tom, solo al termine della lettura, per vederlo anche con gli occhi e ascoltare con le orecchie, ma immaginare sulle parole dell’autrice è meglio!

7 dicembre

L’unica salvezza per sfuggire alla schiavitù era la fuga, ma era quasi impensabile riuscire a raggiungere il Canada per essere in salvo. Oltre a Tom anche per il piccolo della schiava Eliza era stata decisa la vendita, separandolo anche dalla madre. Ma Eliza lo scopre e la notte precedente fugge col piccolo verso il Canada. Prima dovrà raggiungere lo stato dell’Ohio attraversando il fiume omonimo che lo divide dal Kentucky.
“ -Ed Elisa?
-Ebbene, padrona… Lizzy è entrata nello stato dell’Ohio passando il fiume in modo così straordinario…
-Ebbene, padrone, l’ho vista io con i miei occhi traversare il fiume sui ghiacci galleggianti… e ho visto un uomo che l’aiutava a risalire la riva dell’Ohio” (pag. 93, 94 da La capanna dello zio Tom)
Accendiamo dunque l’Ohio per seguire la giovane mamma col suo bimbo nel pericoloso viaggio verso la libertà.
 
8 dicembre

Eliza col figlioletto ha ritrovato suo marito, anche lui schiavo in fuga dai maltrattamenti, e insieme devono superare l’ultimo ostacolo: attraversare il lago Erie, e raggiungere il Canada.

– Quel giovanotto e quella ragazza farebbero bene a sbrigarsi ad attraversare il lago. E badate che abbiamo degli agenti a Sandusky che sorvegliano tutti i vapori per noi…

George guardava la moglie occupata a rivestire la bella e slanciata figura di spoglie mascoline con le quali la sua fuga sarebbe stata più sicura.  … il battello si avvicinava alla piccola città di Amherstberg nel Canada. Chi potrebbe descrivere la beatitudine di quel primo giorno di libertà? (pag. 465-470 La capanna dello zio Tom)

9 dicembre
E dopo gli ultimi viaggi degli schiavi, viaggi di obbligata obbedienza e forzata fuga, ci prendiamo una giornata di leggerezza, di mondana gioiosità in cui poter attivare sentimenti e passioni più umane e spensierate, di cui ci racconta Francis Scott Fitzgerald in Tenera è la notte, che sto leggendo ora.
“Dich Diver, lui era completo. Rosemary lo ammirava in silenzio. … La sua voce, percorsa da una lieve melodia irlandese, corteggiava il mondo. … sentiva in lui uno strato di durezza, di autocontrollo e di autodisciplina… Oh, le piaceva, e Nicole udì il lieve sospiro per il fatto che era di un’altra.” (pag. 24-25)
Questo scrittore, che visse e poi scrisse con tanta passione e libertà grazie all’amore travolgente della sua Zelda, nasce a Saint Paul la capitale del Minnesota, quindi con lui accendiamo il Minnesota, che si aggancia al Canada e lo fiancheggia con corsi d’acqua, baie e laghi.
 
10 dicembre
“Un Natale senza regali non è Natale!” brontolò Jo, sdraiata sul tappeto.”Che tristezza essere poveri!” sospirò Meg, guardandosi il vestito.
“Non è giusto che ci siano ragazze che hanno un sacco di cose e altre niente!” aggiunse indignata la piccola Amy.
“Ma noi almeno abbiamo i nostri genitori e ci vogliamo bene” osservò Beth.
-anche se ognuna pensò che il babbo era lontano, alla guerra-
(dall’incipit di “Piccole donne” di Louisa May Alcott 1832-1888)
Il romanzo Piccole donne è ambientato al tempo della Guerra di Secessione che porterà all’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti (1865). La storia si svolge a Concord nel Massachusetts, dal Natale 1861 al Natale successivo.
Accendiamo dunque il piccolo MASSACHUSETTS.
 
11 dicembre
– Prima di tutto –  disse (Atticus, il padre della piccola Scout) – se riesci a imparare un trucco semplicissimo, Scout, andrai molto più d’accordo con tutti. Non possiamo mai capire veramente una persona finché non consideriamo il suo punto di vista… finchè non ci mettiamo nei suoi panni e non andiamo un po’ in giro così.
(da Il buio oltre la siepe, pag. 43, di Harper Lee (1926-2016)
Autrice una donna. Narratrice una bambina. Ma l’eroe è il padre e giudice che insegna il coraggio per combattere la paura del diverso, non solo per il colore della pelle, anche se in questo romanzo è quello più evidente e tragico. Succede negli anni 50, in Alabama, nel sud degli States, dove anche l’autrice è nata e vissuta. Accendiamo dunque l’Alabama.

12 dicembre
Harper Lee nel suo romanzo autobiografico Il buio oltre la siepe, di cui ho parlato ieri,  ha anche un amico per la sua piccola Scoult, un amico un po’ strano ma anche speciale, e leggo che si tratta di un reale amico della scrittrice, il famoso Truman Capote. Non ho letto nulla di lui, ma decido di guardare il film Truman Capote-A sangue freddo, tratto dal suo romanzo innovativo, un reportage narrativo: A sangue freddo. Questo romanzo è ambientato in Kansas, dove avvenne un atroce omicidio nel 1959 e Truman per sei anni lavora alla ricerca di capirne le ragioni, aiutato (udite udite) dalla sua amica d’infanzia Harper Lee. Ebbene il film l’ho visto, ma non so se leggerò il libro.  L’esperienza di Truman è terribile:  così tremendamente lucido e squassato di fronte alla morte violenta, prima di quella irrazionale delle vittime e poi di quella logica e programmata dei colpevoli. Eppure quanta violenza anche oggi come in ogni tempo.  Per ora accendiamo il Kansas.
 
13 dicembre

Siamo pronti per la California? Io da tempo la penso, ma è tanto lontana!
E allora eccomi lungo il fiume Salinas con “Uomini e topi” di John Steinbeck. Il suo primo romanzo che leggo: bello, breve, la storia cruda di un’amicizia così forte e speciale che parrebbe possibile solo all’amore di una madre. Ci mostra la durezza di vite nella diversità, nella povertà, nella difficoltà. Ma l’amicizia è di una ricchezza da vero Natale.
– Dì ancora- disse Lennie – Come sarà un giorno. Avremo un pezzetto di terra.
– Avremo una mucca – , riprese George – Forse avremo il maiale e le galline… e in fondo alla piana… un pezzo di alfa.
– Per i conigli, – urlò Lennie
– Per i conigli – ripetè George
E i topi? Beh ci sono anche loro, poverini!
Accendiamo la California, che con la sua bellezza pare il prototipo della Valle Incantata, della Terra Promessa.
Ah, c’è anche il film, molto fedele al libro, ma come sempre le immagini corrono troppo.
 
14 dicembre
Accendo l’ Oklahoma! Da lì prende vita un romanzo stupendamente raccontato da John Steinbeck, ma poi, sulla lunga “Route 66” ci ritroveremo in California!
Un uomo con un trattore può prendere il posto di dodici o quattordici famiglie. …
– Dovete lasciare la terra.
A quel punto gli uomini accoccolati si alzavano in piedi furibondi. …
E le donne si voltavano in fretta e tornavano in silenzio verso la casa… e si rimettevano al lavoro. ma senza mai perdere di vista gli uomini accoccolati nella polvere – confusi e assorti- … Non mi va di morire di fame senza ammazzare l’uomo che mi fa morire di fame.
(da Furore di John Steinbeck (pag. 46/59)
e alla fine una commuovente separazione:
Ma’ : – Come faccio a saper che ti succede!
Tom: – non importa. Io ci sarò sempre nascosto e dappertutto. Dove c’è qualcuno che lotta per dar da mangiare a chi ha fame, io sarò lì. Dove c’è uno sbirro che picchia qualcuno, io sarò lì. … sarò negli urli di quelli che si ribellano… e sarò nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta. E quando la nostra gente mangerà le cose che ha coltivato, e vivrà nelle case che ha costruito… be’ , io sarò lì. Capisci?
(da Furore pag. 584)
 
15 dicembre
La Route 66 è la principale strada migratoria, dal Missisippi a Bakerofield, inerpicandosi su per le montagne, superando valichi e planando nel deserto, di nuovo le montagne fino alle ricche valli della California. La 66 è la strada madre, la strada della fuga. Lungo la 66, le bettole… Baracche di legno e lamiera.
Fusi in una sola unità, i Joad e i Wilson arrancavano verso l’Ovest… e l’Oklaoma ormai alle spalle.
E finsce il Texas,. poi il New Mexico, le montagne.
Non erano più contadini, erano emigranti. L’uomo che aveva imparato a ragionare in ettari viveva di anguste miglia di asfalto.
(da Furore di John Steinbeck pag. 165… 274)
 
16 dicembre
Procede il gravoso viaggio della famiglia Joad, scacciata dalle terre conquistate dai loro nonni, imbrogliata da un nuovo sogno, il sogno della California, del buon clima, del buon raccolto, del facile lavoro.
… quando albeggiò videro sotto di loro il fiume Colorado. Proseguirono fino a Topock , si fermarono al ponte… Poi percorsero il ponte e arrivarono al deserto di roccia. Pa’ disse – Ci siamo… siamo in California! I vigneti, i frutteti
– C’è ancora il deserto –  disse Tom.
Accendiamo l’Arizona e via verso l’agognata California!
Attraversarono Tehachapi e poi… di colpo videro la grande vallata sotto di loro. Al pestò sul freno e arrestò il camion in mezzo alla strada, e – Cristo santo! – disse. I vigneti, i frutteti, la grande vallata verde, morbida e rigogliosa, i filari d’alberi e le fattorie. …
– Ma’ vieni a vedere. Siamo arrivati!
– È la California.
Scesero a terra. E lì rimasero, muti. – Sia lodato Iddio! La famiglia è arrivata.
(da Furore, pag. 282, 316… 320)
 
17 dicembre
Ora lasciamo la famiglia dei migranti di Furore a cercare una sistemazione in California, terra del suo autore Steinbeck, ma luogo di nascita anche di Jack London, lo scrittore di Zanna Bianca, il famoso romanzo per ragazzi, ma non solo.
Pronti a vagabondare con il giovane London che sale fino al Nord del Canada, nella valle del Klondike coi cercatori d’oro, i gelidi inverni e le slitte da cani. Sarà proprio da queste terre che avrà il materiale per molti suoi racconti e romanzi.
Quindi eccoci nello Yukon, al Nord del Canada, ai confini con l’Alaska, con Zanna Bianca, per un quarto cane e tre quarti lupo.
–  è la lupa- sussurrò Bill – Strano colore per un lupo, non ne avevo mai visti di rossi fino ad oggi. Ha persino una sfumatura color cannella. – Sembrerebbe un grande husky da slitta.
(da Zanna Bianca di Jack London -1876/1916- pag 21)
Questa lupa sarà la  mamma di Zanna Bianca, che era per metà cane,  mentre suo padre era lupo. Nato libero si addomesticherà dopo innumerevoli disavventure, anche lui in California!
Per ora siamo al Nord e incontriamo sua madre, poi il vecchio e forte padre, ed eccolo unico supestite della cucciolata, che un piccolo indiano chiamerà Zanna Bianca per il colore della sua forte dentatura. Presto sarà solo ad affrontare il mondo e le difficoltà che lo renderanno diffidente, silenzioso, sensibile e fortissimo.
” Era l’estate del 1898 e migliaia di cercatori d’oro risalivano lo Yukon fino a Dawson e al Klondike.
A Fort Yukon, Zanna bianca vide perr la prima volta gli uomini bianchi…
(pag 129)
 
18 dicembre
Sempre in Canada con London, ci spostiamo dallo Yukon ai Territori a Nord-Ovest alla ricerca della sopravvivenza in queste vaste terre desolate, dove i fiumi guidano e a volte una baleniera pare un sogno.  Ma chi si salverà? L’uomo o il lupo?
“Con deliberata lentezza, senza alcuna concitazione o qualcosa di più di un distratto interesse, seguì il corso di quel torrente sconosciuto sino all’orizzonte, e lo vide sfociare in un mare chiaro e scintillante. Rimase ancora impassibile. Piuttosto insolito, pensò, una visione, o un miraggio… probabilmente uno scherzo della sua mente sconvolta. A conferma  era la vista di una nave all’ancora in mezzo a quel mare luccicante. … Sentì dietro di sé uno sbuffare… a meno di una ventina di passi, vide la testa grigia di un lupo. … Sembrava malato. … fosse quella la realtà? Quel fiume largo e tranquillo era il Coppermine. Quel mare luccicante era l’Oceano Artico. Quella nava era una baleniera…”
(pag.51, 52, 53 di L’Amore della vita, racconto di Jack London)
 
19 dicembre
Oggi ci spostiamo a est del Canada, in Alaska, nella zona del delta del fiume Yukon, sullo stretto di Bering. Questa terra ora fa parte degli Stati Uniti, ma nel racconto di London Negore il vile, ambientato nel 1850, era occupata dai Russi che depredavano le terre agli indigeni, gli indiani d’America.  In questo racconto breve si sente la forza delle passioni che nelle difficoltà possono diventare folli ed eroiche
– Sei un uomo coraggioso Negore, – la sentì dire al suo orecchio. – Sei il mio uomo Negore.
(pag.92 di Negore il vile, racconto di Jack London)
 
20 dicembre
 
Le ossa di Kahekili, questo racconto è ambientato nelle isole Hawaii, altro luogo del cuore di Jack London. Qui dimentichiamo i ghiacci del nord di Zanna Bianca e i racconti di cercatori d’oro e ci godiamo un clima mite, dolce e temperato, come il carattere degli abitanti, che hanno ormai abbandonato alcune terribili tradizioni sacrificali. Di una di queste primitive usanze, London ci narra in questo racconto, attraverso le parole di un vecchio servo sopravvissuto alla morte per un puro accidente.
Quindi accendiamo le Isole Haway, che sono parte degli Stati Uniti, anche se hanno una buona dose di Oceano Pacifico che le separa.
“Quando quella notte trapelò la notizia della morte di Kahekili, tutti corsero a rifugiarsi nelle capanne nella speranza di sfuggire al sacrificio umano.
Dunque le ossa di Kahekili sono …
Porta un bicchiere di latte e gin per il vecchio Kumuhana.”
(pag.82, 104, 106 del racconto Le ossa di Kahekili di Jack London)
 
21 dicembre
E ora qualche info giornalistica dal gettonatissimo Francesco Costa del Post. Nel suo libro California – La fine del sogno – ci porta a seguirlo in Texas. Come mai? I californiani, negli ultimi anni, sono costretti ad abbandonare la loro felice e prodiga terra e rifugiarsi negli stati vicini, in particolare in Texas. Perchè? Non solo per vedere i pipistrelli al ponte, il Congress Avenue Bridge, non perchè a loro piaccia la musica dal vivo che si gode ad Austin, ma perchè in California è diventato impossibile avere una casa e una vita, oltre al lavoro. Ecco la migrazione dalla California al Texas tale da sembrare una colonizzazione dei ricconi della Bay Area. Austin, ma non solo lei, in Texas si sta espandendo, costruisce anche in verticale per accogliere i Californiani in cerca di case, ha lo spazio e la volontà per farlo, non lascia la gente senza tetto!
“Ah, le scuole pubbliche in Texas sono ottime, soprattutto nelle grandi città. E poi c’è la questione delle tasse. Le tasse statali sul reddito, che in California sono le più alte degli Stati Uniti, in Texas semplicemente non esistono.” (pag. 171 di California di Francesco Costa)
Coloriamo dunque questo Texas liberale e accogliente.
 
22 dicembre
Torniamo da Ernest Hemingway,  Premio Nobel nel 1954 con  Il vecchio e il mare e siamo a Cuba, non è parte degli Stati Uniti, ma siamo stati anche in Canada con London, quindi ci concediamo qualche scappatella.
Hemingway si innamora di Cuba e là si traferisce nel 1952 fino alla fine degli anni. Ha conosciuto pescatori e ha pescato molto, anche a lui i pescecani hanno divorato un grosso tonno, e un pesce spada gli è fuggito dopo due ore che lo aveva arpionato sotto la pioggia…
Hemingway in questo romanzo breve unisce arte e natura, poesia e realtà.
(dalle note di Ferdinanda Pivano)
 
23 dicembre


L’autore di questo libro, Un italiano in America, è Beppe Severgnini, che racconta la sua esperienza vissuta a Washington per un anno intero nel 1994-95. Si tratta di Washington città, non dello Stato, ma di una città speciale, che la si considera indipendente come uno Stato: è la capitale degli Stati Uniti d’America.
Severgnini sa essere spiritoso, e pare che l’ironia non sia un pregio degli americani, più attenti a semplificare e ridurre; liberamente rispettosi e concreti, efficienti e “in campana”.


“Ho trascorso dodici mesi in una casetta di Georgetown, un vecchio quartiere dove Washington diventa una città normale. (pag. 9)
Le festività, in America, sono i totem intorno ai quali balla una tribù soddisfatta.
Accade certamente a Natale.” (pag. 161)

24 dicembre
Ed eccomi all’ultimo giorno dell’ Avvento. Come fare per citare tutti gli altri Stati di cui ancora non ho letto? Prenderò il loro poeta Walt Whitman che li presenta e li abbraccia tutti! E chissà che pian piano anch’io li possa conoscere meglio o leggere qualcosa di ciascuno di loro!
Whitman è stato il loro primo grande poeta, ha scritto un poema, come ha fatto Omero, come ha fatto Dante, come Shakespeare, prendendo lezione dai grandi e dalla Bibbia. Ha studiato e viaggiato e amato la sua grande terra.
Io ho preso liberamente dei versi della sua opera FOGLIE D’ERBA: – Partendo da Paumanuk – un poemetto che osanna e unisce in modo libero e amorevole i vari Stati d’America. Li chiama per nome, li mette in pace fra loro, li vuole tutti insieme e a uno a uno. Non li confonde, ma li vuole uniti, come figli di uno stesso padre giusto. Tutti sono valorizzati per il bene di tutti.
“O gioia che si sente e non si dice! o musica selvaggia!”
(Potete leggere nelll’immagine un po’ di versi accostati liberamente da me per sintetizzare, Walt mi perdonerà lo so)

25 dicembre

Oggi è Natale!

Siete arrivati fin qui? In una sola volta o a puntate? Bravissimi!
 
 per “NATALE 2024 – il Presepe” e la bibliografia sarà QUI

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate 

Sulla Via Spluga

Bisogna che lo documenti, bisogna che lo faccia, devo portare a termine questo cammino fatto con tanto desiderio. Certo l’importante è averlo fatto non c’è dubbio, ma chissà perchè a me piace che venga memorizzato meglio di quanto sappiano fare le mie cellule, solo per i nomi e le date, le emozioni no, le memorizza meglio la vita e le connessioni che la vità sa fare. E se riuscissi a passarvi un po’ anche di emozione?

Bon! Adesso però mi impegno.

Oggi sono sola, pioviggina appena, lascio i Fitzgerald alle loro eccitazioni, il fuoco è acceso, l’incenso pure, il te al mirto sta rigenerando le sue proprietà nel bollitore, il pagliaccetto ride alle mie spalle, ah ah, dai che ce la faccio!

Il 24 marzo eravamo approdati a Chiavenna percorrendo la Via Francisca (QUI) e,  procedendo per il  Sentiero del Viandante come indicato sulla guida di Alberto Conte e Sara Zanni, ora prenderemo la Via Spluga. Questo cammino da Chiavenna ci farà risalire la Valle Spluga, o Valle di San Giacomo, la valle del torrente Liro, superare il passo dello Spluga e uscire dal confine italiano per raggiungere la prima caratteristica località svizzera: Splugen.

La Valle Spluga, stretta, a tratti selvaggia, a momenti addomesticata da invasi e centrali, è sicuramente ricca di acqua, boschi e storia. Era un importante passaggio di collegamento fra nord Europa e Italia. Che altro, troverete mille informazioni anche su internet. Per noi è stata una felice scoperta e una risalita molto piacevole, a tratti ripida e a momenti anche facile e antropizzata. Noi l’abbiamo fatta a tappe brevi per potercela godere, ma avendo atteso il mese di settembre per evitare il caldo eccessivo in bassa quota e possibile ressa in quota… è stata una fortuna riuscire a completare il percorso senza impermeabile.

Sono quattro le tappe in cui abbiamo suddiviso il nostro cammino da Chiavenna a Splugen; io le metterò in ordine, ma in realtà siamo partiti dalle due tappe più alte, per imbrogliare il possibile abbassamento delle temperature, e poi le due basse in corretta successione.

Mentre si caricano i video-mappa che ho fatto come sempre, usando le rilevazioni di Relive e inserendo le foto fatte da noi, mi bevo la tazza di tè, riattizzo il fuoco, e scopro che è pure sbirciato qualche raggio di sole. Questi video richiedono tempo… sarà perchè ultimanente inserisco anche brevi video oltre alle foto, oppure è la connessione?

Prima tappa: Chiavenna- Gallivaggio-Lirone

Sarebbe meglio guardarlo su un pc, si può mettere in pausa e spero renda l’idea del nostro salire, salutare la cittadina di Chiavenna,  attraversare ponti e paesi, salutare chiesette e scoprire che il Santuario di Gallivaggio è ancora in attesa di essere riaperto al pubblico in seguito alla frana del 2018. Recuperato poi il sentiero e raggiunto il paesino di Lirone che non ha proprio la grandezza del suo nome.

Seconda tappa: Lirone-Isola

Sempre tanta acqua e tanta devozione, ma non ci fidiamo dei miracoli e aggiriamo l’ostacolo. Raggiungiamo comunque Isola in tempo per il pullman di ritorno.

Terza tappa: Isola-Monte Spluga

Dall’invaso di Isola subito sul sentiero del percorso: un piccolo borgo fiorito, malghe ricche di acqua, ed eccoci nelle Gole del Cardinello fino al muraglione dell’invaso di Monte Spluga, da aggirare aiutandoci con un panino, raggiungiamo il borgo. Ci meritiamo un “billy girandola”!

Quarta tappa: Monte Spluga-Splugen

Giornata un po’ umidina ma i panorami hanno comunque saputo scaldarci il cuore. Su mulattiere importanti, sentieri condivisi con pacifiche mucche e larghe vedute, tutto ci stupisce, solo un tratto prima di Splugen lungo il torrente non mi fa fotografare, ma a Splugen non c’è casa e catasta di legna che ci lasci indifferenti. Tutto è in armonia con i monti, arricchito da fiori, storia e folclore di una Svizzera da Heidi.

Siamo alla fine della documentazione. Ce l’ho fatta, voi ci siete ancora? Ormai è buio, le giornate autunnali sono sempre più corte, le temperature si abbassano, mah! forse nevicherà?

Il mio ridente pagliaccio non si preoccupa, pare felice del mio lavoretto, e vi saluta!

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate 

La mia salsa verde

Nel titolo dico La mia salsa verde, anche se non è che l’abbia inventata io, ma ce ne sono talmente tante che quella che utilizzo io pare che altri non la conoscano.

Fra l’altro ero convinta di avere già pubblicato questa ricetta, ma invece non c’è, e allora dai che la metto così se qualcuno me la chiede lo posso soddisfare invitandolo da Alicemate. E se avesse fretta… basta cercare subito gli ingredienti e l’esecuzione. Ok?

Oggi, 16 novembre, con temperature esterne sotto i dieci gradi, nonostante il sole, e ceppi di legna che bruciano nella stufa grazie alla preziosa scoperta dell’Homo Erectus, oggi dicevo ho preparato sei vasetti di salsa verde. Parrebbe un po’ tardino per le conserve, ma la mia vicina ha ancora nell’orto un cespuglio di prezzemolo alto, verde e tenero che pare convinto di essere nel mese di agosto! Me lo offre e lo accetto perchè quest’anno il mio ha faticato e non ho potuto fare scorta di salsa, solo prezzemolo congelato per gli utilizzi doverosi. La vicina si incuriosisce che io possa  conservare la salsa, quindi decide di prendere un mazzo di prezzemolo anche lei e fare un po’ di scorta, ma con quale ricetta? Mah, le ho promesso che le darò la mia e quindi mi tocca scriverla, e in bella e corretta calligrafia.

Partiamo con premessa scontata ma non trascubile:

Innanzi tutto staccare le foglioline di prezzemolo dai gambi e lavarle finché non si avrà un’acqua limpida, almeno tre cambi d’acqua. Poi centrifugarle e metteterle su un canovaccio ad asciugare. Quindi pesarle perchè sulla quantità di prezzemolo si dovranno calcolare gli altri ingredienti.

Io metto gli ingredienti per 50 grammi di prezzemolo pulito e asciutto.

Ingredienti:

– 50 gr di prezzemolo fresco

– 1 uovo sodo

– 30 gr circa di pane grattugiato

– uno spruzzo di aceto (io lo preferisco di mele)

– uno spicchio d’aglio  (io non lo metto perchè non a tutti è gradito, a me sì… quanto altruismo)

– un pizzico di sale e pepe

– olio EVO (o misto con olio di semi di arachidi per alleggerire) quanto basta per frullare il tutto e farne una salsa morbida.

Esecuzione:

– Tritare grossolanamente il prezzemolo per favorire la frullatura successiva

– Mettere nel bicchiere del frullatore il prezzemolo tritato e tutti gli altri ingredienti, compreso l’uovo sodo sgusciato e raffreddato, aggiungere olio e mescolare, quindi frullare,  aggiungere altro olio se necessario fino ad ottenere una salsa morbida.

– Mettere la salsa in piccoli vasetti.

– Etichettare con data e congelare.

Tutto fatto! Come mi è sembrata la mia salsa?

– Sapeva un po’ troppo di aceto per me, non avevo quello di mele e ho messo aceto di vino.

– Sentivo troppo il pane, ho diminuito la dose nella ricetta, sapete una tazza di pane grattugiato non è proprio un’ indicazione matematica. Poi il mio pane era comprato e non grattugiato in casa e aveva una consistenza dura e granulosa, avranno grattugiato croste di baguette?

Comunque provatela, è un buon modo per utilizzare il prezzemolo se avete una vicina come la mia 😀

E buon autunno dentro e fuori a tutti!

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Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate 

 

 

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