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Salve miei cari! Dopo anni di fermo, sono tornata a scrivere… cosa ho fatto in questi anni? È successo di tutto e anche un bel nulla. Ho visitato posti mai visti, ho provato emozioni mai provate, ho amato qualcuno e odiato qualcun altro, ma sono anche stata negli stessi posti di una vita e ho provato molte sensazioni a me familiari. E sono arrivata qui, al punto di partenza. Con questo blog ho inaugurato l’anno della mia rinascita, della mia “pulizia spirituale”. Ricordo le prime vere nuove esperienze, la prima volta che andai a vivere da sola, i primi disegni, il mio Bowie (e la sua ascesa), i viaggi all’estero, gli amori platonici e il conseguente allontanamento da quello stesso sentimento, la mia filosofia e persino il mio alcolismo, è tutto rinchiuso qui, fra alcune righe che portavo con me nel cuore e che desideravo inconsciamente di rileggere, per rivivere nuovamente quelle emozioni. Ispirata dal potere dell’amore, da quella frase… “cleaning my soul” dicevano i Frankie goes to Hollywood in “the power of love”, una canzone che mi ha dato tanto, compreso quel tocco di “figlia dei fiori” che mi serviva per purificare sul serio la mia anima, un’anima che non mi andava più bene, non mi apparteneva e non mi rappresentava più. Questa presa di coscienza mi ha portato ad esprimermi nella scrittura. Già, proprio io che, fino a quel momento, come mezzo di espressione conoscevo solo ed esclusivamente il disegno. Con l’influenza della letteratura russa – cibo quotidiano per la mia mente inesperta – sfornavo questi scritti su due piedi, senza pensarci due volte. Scrivevo, scrivevo, scrivevo… veramente con i piedi, ma scrivevo, e mi stava piacendo. Ecco perché sono tornata. Perché credo che potrebbe piacermi nuovamente, e spero che qualcuno, evidentemente con niente di meglio da fare, abbia voglia di interagire con me come un tempo.
Vi mando un grande abbraccio
-anastiadraw
Mi sono sempre chiesta che sapore avesse la libertà.
Marche, 10 novembre 2016. Una giornata di sole come tante, degna di alcuna nota, un cielo, un paesaggio già visti da chissà quanta gente. Per me invece è la prima volta. Il primo viaggio da sola, il primo mare sconosciuto, la prima volta che ho scelto di osare. Quante volte ho pensato di fare qualcosa, un viaggio, un dipinto, un corso di teatro, e subito dopo la grandissima cazzata di lasciare queste idee tutte lì, nella mia testa, a marcire in un mucchio di baggianate. Sta volta invece è stata la volta giusta. Mi sono alzata una mattina e, guidata dalla voglia irrefrenabile di tagliare questo dannatissimo cordone ombelicale che mi lega alla mia terra, ho fatto i biglietti di corsa e ora eccomi qui. Una giornata come tante, ma che con la musica, lo spirito e gli occhi giusti, riesce a divenire qualcosa di magico. È strano questo paesaggio, che tante volte vidi sui libri di scuola o in televisione ma mai assaporai con gli occhi della mente. Ed ecco, oggi, dinanzi a queste enormi distese di prati, in territorio marchigiano, ascolto una melodia sublime, e sento la magia che c’è nell’aria, che par quasi di trovarsi in una di quelle pubblicità campagnole, magari di una qualche passata di pomodoro, che sanno farti amare la vita contadina, le cose semplici e la tua terra. Beh si, credo che sia questo il sapore della libertà, capace di rivelare una bellezza indescrivibilmente autentica agli occhi di colui ch’è stato appena liberato dalle catene. E intanto la musica continua e io sto lì a fissare i fili dell’alta tensione scorrere e ondeggiare fra un palo e l’altro, paragonandoli nella mia testa alle corde di un violino, che par muoversi come sul pentagramma della melodia e unirsi all’orchestra che tanto allieta questa mia visione. Oh, quant’è dolce questa mia libertà!
Mood of the day.
I never thought I’d need so many people…
Pronti, partenza…
Non si ha mai voglia di fare le valigie quando arriva il momento. E non a causa della partenza. Il sol pensiero di prendere la propria vita e ficcarla forzatamente in una scatola rettangolare mette i brividi. Come si può scegliere cosa portare e cosa lasciare? Si corre il rischio di tralasciare qualcosa, magari di essenziale. Il fatto è che ogni singolo elemento è stato fondamentale per plasmare la vita. Senza un paio di scarpe, una matita, un fermaglio, un anello, questa vita non sarebbe stata la stessa. E poi il concetto più importante risiede nella totale impossibilità di portare con sé ciò di cui più si ha bisogno: l’amore, sotto ogni suo aspetto. La madre, il padre, il fratello, l’amica, il partner. Nulla. Tutto va lasciato lì, al suo posto, inevitabilmente. E questa, signori, è la più grande battaglia da combattere con se stessi. Odio fare le valigie, tutti lo odiano. Dimenticherò sicuramente qualcosa, ma che importa? Tutto quello che non potrei mai dimenticare non entrerà in valigia, e… vuol dire che mi toccherà far posto tra i ricordi.
Uova di cioccolato
Il concetto è semplice, più o meno come un uovo di cioccolato. Del cioccolato, un po’ di carta, un fiocco e una sorpresa. Si avvicina la Pasqua e si torna tutti un po’ bambini. È un’attesa speciale, unica, gioiosa, piena di speranza. Si aspetta la Pasqua con la curiosità di scoprire quale amore ci riserverà, quanto buono sarà quel cioccolato e quale sorpresa racchiuderà mai quest’anno. Perché ho scelto proprio quell’uovo, con quel giocattolino? Forse mi piaceva di più, aveva dei bei colori e quel fiocco non era sgualcito come gli altri. Magari un’altra sorpresa sarebbe stata migliore, ma pazienza, ci giocherò comunque. Adoro quel cioccolato. Non che non ne mangi mai durante il resto dell’anno, ma quello del mio uovo è diverso, è davvero unico. Cioccolato al latte, doppio strato bianco e nero, interamente mio. E sì, insomma, guardo il mio vestito nuovo, le mie mani sporche di cioccolata e mi sento felice più che mai. Vale davvero la pena di aspettare quel momento. Ogni pasqua è una rinascita, un motivo in più per sorridere tutto l’anno, per essere ottimista, sperare che la sorpresa sia ogni anno meglio di quella precedente e che l’attesa del prossimo uovo valga sempre la pena di essere vissuta.
I’m a weirdo
Fame di arte
La fame di arte arriva all’improvviso. Oggi vuole una melodia, domani chi lo sa, una parola su un foglio di carta, o magari al suo posto un bel volto scheletrico, oppure semplice manualità. La creatività è innata, come si può ignorare l’istinto primordiale? E come si può placare la fame se essa non viene soddisfatta? Rimane un vuoto, solo rabbia, assoluta intolleranza. La soddisfazione è sinonimo di pace e mangiare quando non si ha fame è sbagliato, così come creare senza alcuna ispirazione. E diffidate da coloro che vi presenteranno il paradosso dell’arte interessata. Gli interessi non fanno arte e l’arte esclude a priori qualsiasi forma di interesse. L’arte vera la riconoscerete e allora scoprirete che solo chi ne ha coltivato con purezza un ramo in fiore è stato degno di chiamarsi divinità.
Il sogno di una vita
Il sogno di una vita, che mandi al diavolo le leggi della fisica e della Costituzione, che lasci il mondo bruciare nella sua cecità e liberi i suoi occhi e le sue creazioni dai vincoli del mondo odierno. Lontana dai pregiudizi, dalle menti sigillate, dallo sparo di un fucile e dal sangue freddo, dalle ansie, le paure infondate, da chi ha scelto di non vivere credendo di non aver più nulla da imparare. Solo pace, serenità, una vita che va come deve andare perché sceglie da sé il proprio destino, amore, libertà, fiducia. E plasma il mondo questa mia vita perfettamente sregolata, la natura sarà favorevole.



