Oggi ho portato i miei saluti ad una persona che è stata molto presente nella mia prima adolescenza. L’ho salutata per l’ultima volta e così sono ritornata lì, in quella traversa della mia vita, in quei luoghi dove da ragazzina ho trascorso ore ed ore a sognare, ridere, piangere e… crescere.
Il papà di Lucia era ciò che per tutti rappresentavano i genitori degli altri: la severità, la dolcezza, la pazienza, la fine dell’infanzia. Così mi sono ritrovata lì con loro, con i componenti di una famiglia raccolta nel dolore e che da anni non avevo ritrovato più insieme…
Mi sono passati davanti agli occhi momenti belli e brutti, lutti improvvisi e troppo giovani da affrontare, amori persi nei pensieri e forse mai realmente espressi, esperienze assurde che con Clorinda, Lucia, Antonella, Antonio, Franco… ed ancora Gianni, Alfredo, Gino, Attilio, Andrea le vivevamo senza nemmeno accorgercene, quasi ognuno nel soffio silenzioso dell’altro, vite concatenate ma singole in tutto… Dall’altro lato, invece, loro: i genitori pronti a chiamarci perché ora di cena, pronti a riprenderci perché eravamo “fuori di testa”, pronti a far volare mani e pantofole per riportarci sulla retta via.
Una parte di loro è già andata andata e oggi ho salutato un altro di questi genitori mentre la mente volava un po’ ovunque ritrovandomi negli sguardi invecchiati della mia infanzia…
Ho rubato uno spazio alla poesia per rivivere, qui, ciò che la vita tante volte non mette in rima.

foto web