“Allora Sarah, cosa mi racconti di bello…? …..Dopo il ferragosto di fuoco mi sarei aspettato un secondo round, invece sei proprio sparita. Siete.”
“Potrei dire lo stesso di te, ma dai sappiamo come vanno le cose: impegni, cose varie, e passano i mesi che nemmeno ci se ne accorge…”
“Io veramente un paio di messaggi te li ho mandati, ma non avendo ricevuto risposta… insomma, essere insistente non fa parte di me…”
“Comunque mi sono fatta viva adesso. E considerando quanto sei porco, qualcosa di bello da raccontarti ce l’ho…”
“Uh, la cosa si fa interessante… sentiamo”
“Immagino tu non abbia più sentito nemmeno Silvia, altrimenti me l’avrebbe detto. Ecco, del nostro super-ferragosto le ho raccontato tutto, nei minimi dettagli. E il racconto l’ha eccitata parecchio, l’ho sentito da come abbiamo fatto l’amore subito dopo…e poi è tornata sull’argomento altre volte, con lo stesso esito: eccitata come una cagna in calore…ahahahah …Allora, l’altra sera stavamo facendo un gioco di dominazione e mentre la scopavo con lo strapon ha cominciato a ronzarmi nella testa un’idea…”
“Sentiamo cos’ha partorito la tua mente malata…”
“Non è più malata della tua. Comunque si tratta di questo: voglio servirtela su un piatto d’argento. Premessa: lei è raro che abbia rapporti completi con maschi. Fa giochi con le mani, con la bocca, si fa leccare, ma sempre in situazioni in cui ci sono anche io. Quando è il momento di scopare sono io a farlo, lei in quei momenti guarda o si fa leccare e toccare.
L’idea è questa: te la faccio trovare in camera, con mani e caviglie bloccate, bendata e col ball gag. Prima del tuo arrivo le farò il clistere e le farò indossare il plug. Ma attenzione attenzione…non dovrà sapere che sarai tu a farla godere. Ne prima, ne dopo. Filmerò la situazione a sua insaputa. Poi qualche giorno dopo, le proporrò di invitarti a cena e… dopo cena, magia, apparirà il video che guarderemo tutti e tre insieme. Che te ne pare? Ah, ovviamente tu non dovrai dire mezza parola durante il sesso, altrimenti il gioco è rovinato. Potrai farle quello che vuoi, anzi se le torturi i piedi come piace a te vedrai come impazzirà.. e poi, avrai capito che mi piacerebbe vedere come la scopi dietro…io te la preparo, poi vedi te. In caso fai con cura perché lei non è me…”
“Dio, sei una porca malata… Guarda mi hai fatto venire una voglia che se non fossimo in un locale pubblico… L’unico dettaglio che mi convince poco è il video, farmi riprendere non mi va molto. Più che altro non mi va che tu abbia una ripresa del sottoscritto che fa sesso. Però mi rendo conto che togliendo la ripresa video il gioco perde almeno il 50%…”
“Togliendo la ripresa video l’idea muore, quindi non c’è compromesso. Prendere o lasciare, se lasci mi deludi molto. Ma è impossibile che lasci, e almeno accavalla le gambe che hai un bozzo nei pantaloni che lo vedono tutti… ahahahahah…”
“Prendo. Mai fatta una cosa simile…. Però prometti che il video lo vedremo solo noi tre.”
“Ahahahahah…. ero sicura! Facciamo domenica pomeriggio alle tre? Sii puntuale e non citofonare. Ti aprirò alle 15 precise. ”
“Va bene”
“Allora a colazione mangia tre uova, che voglio che la copri di sperma in grande abbondanza… ahahahah…”
Tornai a casa, quella sera, tanto eccitato che dovetti masturbarmi due volte di fila. Ero costantemente eccitato anche nei giorni successivi, non riuscivo a levare il pensiero dalla situazione che di lì a poco avrei vissuto.
Domenica pomeriggio. Come concordato alle 15 scattò l’apriporta e salito all’ultimo piano trovai la porta di casa socchiusa; Sarah indossava corsetto nero e scarpe decolletè con tacchi alti, anch’esse nere, e guardandomi negli occhi mi fece segno di fare silenzio e mi diede un foglio. C’era scritto: ‘Spogliati completamente qui, non fare il minimo rumore nemmeno per respirare, raggiungi la soglia di camera mia. Entrerai senza fare nessun rumore solo quando ti farò cenno, quando comincerai a toccarla potrai far sentire il tuo respiro, ma solo quello. Dopo essere venuto potrai fare una doccia veloce, poi torna in soggiorno, rivestiti e vai. Ti chiamo domani.’
Eseguii le prime istruzioni. Giunto all’ingresso della camera, vidi Silvia sistemata sulle ginocchia su un pouff posto ai piedi del letto col busto appoggiato al materasso, il sedere alto, la schiena ben inarcata. Indossava: benda in seta nera agli occhi, ball gag, manette ai polsi posizionati dietro la schiena, cavigliere in pelle nera agganciate a una barra in ferro che determinava l’apertura delle gambe, e un elegante plug anale. Notai anche due piccole telecamere puntate su di lei da punti di ripresa complementari.
Cominciò Sarah, come previsto. Prese una frusta in cuoio arrotolata sul materasso e la fece schioccare nell’aria due volte: non un innocuo flogger, non uno scudiscio, ma una frusta di circa un metro e mezzo di lunghezza con la quale avrebbe potuto domare un cavallo. La maneggiava con disinvoltura, e posizionatasi a favore di telecamera cominciò a colpirle le natiche senza nessuna pietà. Gli intervalli tra una frustata e l’altra rendevano la situazione eccitante e allo stesso tempo drammatica; gli urli di Silvia, filtrati dalla sfera che le riempiva la bocca, risultavano suoni sordi e il mio cazzo, come il mio stomaco, a ogni colpo aveva un sussulto. Quando le natiche furono sufficientemente rosse e segnate, fece un passo indietro e con un gesto della mano mi invitò ad avvicinarmi a lei.
Mi chinai e notai subito che la fodera in pelle del pouff brillava di umori e schizzi di urina. Cominciai leccandole le labbra e il clitoride lentamente, mentre Sarah aveva preso una delle due telecamere per riprendere dettagli della scena. Scesi con la lingua lungo le gambe fino a raggiungere le increspature delle piante dei piedi, e iniziai a concentrarmi lì: leccavo un piede e solleticavo delicatamente l’altro, e poi il contrario, mentre Silvia si dimenava mugolando e spruzzando altra pipì. Gli odori del suo corpo e del suo sesso mi avvolgevano facendo presa sull’istinto più profondo: mi alzai in piedi e indossai il preservativo. Prima di penetrarla giocai con il plug, tirandolo lentamente fino ad aprirle l’ano, poi facendolo scivolare dentro, poi dandogli movimenti circolari e tirandolo di nuovo verso l’esterno; intanto cominciavo a farle sentire la cappella sulla fessura, introducendola lentamente ed estraendola per portarla a solleticare il grilletto. Fu durante questo preludio che Sarah sedette sul letto e le slacciò il ball gag, e Silvia potette dare pieno sfogo ai suoi gemiti. Affondai all’improvviso. Il canale vaginale risultò molto stretto e i gemiti si trasformarono in un lungo urlo: “oooohhhhddddioooo… chi è… chi è…. diooo..chi è…. sei una troia Saraaaah….”, mentre l’amica le accarezzava la testa rassicurandola in modo dolcemente perverso. Cominciai a scoparla in profondità, e lei a urlare come posseduta dal demonio, mentre Sarah girava intorno a noi riprendendo da ogni possibile angolazione. Dopo il primo violentissimo orgasmo di Silvia, l’amica le tolse le manette, la sdraiò supina, si portò dietro la sua testa e tirò le sue braccia a sé. Afferrai la barra metallica alla quale erano agganciate le cavigliere, le alzai le gambe e ricominciai a scoparla. Lei ricominciò a godere intensamente insultando Sarah e me, e continuando a chiedere chi fossi. Quando sentii i testicoli entrare in ebollizione saltai fuori, gettai il preservativo e aiutandomi con la mano riversai il mio orgasmo coprendole ventre, seno e collo.
Uscito dalla doccia, Sarah la stava accarezzando dolcemente spalmando lo sperma sul suo corpo, Silvia tremava ancora. Mi rivestii in soggiorno e andai.
Il giorno successivo Sarah mi telefonò complimentandosi per la buona riuscita di quanto aveva progettato e dicendomi che anche le riprese erano venute molto bene. Terminato il montaggio avrebbe organizzato la cena.
Fu un paio di settimane dopo. Questa volta mangiammo in soggiorno: fu un convivio piacevole e divertente, nessuna allusione al ferragosto di qualche mese prima.
Terminata la cena Sarah ci fece accomodare sul divano e andò in camera a prendere il notebook. Lo collegò allo schermo della tv, annunciando divertita: “Signore e signori va ora in onda un fuori programma!” e si sedette alla mia sinistra.
Quando il video iniziò, Silvia capì subito di cosa si trattava e arrossì: “No, però non mi pare proprio il caso, Sarah” esclamò imbarazzatissima e nervosa. L’amica la fece tacere: “Non è mica un estraneo, su”.
Dopo la sequenza della frusta entrò nell’inquadratura il sottoscritto: guardai per un istante Silvia ed ebbe una vampata che le rese il viso paonazzo.
Il montaggio e il lavoro di post-produzione sulle immagini era di grande qualità, la visione mi stava eccitando. Rivivevo quei momenti da un punto di vista diverso, e lo stesso stava ovviamente accadendo a lei. Eravamo tutti e tre in silenzio, unici suoni nell’aria i gemiti e gli urli di Silvia riprodotti dai diffusori della tv.
Sentii la mano di Sarah appoggiarsi sulla mia gamba, poi salire lentamente fino al mio sesso e una volta saggiatane l’erezione cominciò a sbottonarmi i pantaloni.
Il filmato stava volgendo al termine: ora Silvia era stesa sulla schiena, trattenuta saldamente per le braccia da Sarah e, con le gambe alzate e aperte, scopata dal sottoscritto.
Sarah mi sfilò i pantaloni e i boxer, fece lo stesso con Silvia. “Spostati sulla poltrona” le disse. Silvia si sedette e aprì le gambe cominciando ad accarezzarsi, mentre l’amica si accucciò a terra iniziando a salire con la lingua dalla base dell’asta alla cappella. L’arte della fellatio, praticata senza tecnicismo e senza frenesia: godevo di piaceri sublimi incrociando lo sguardo eccitato di Silvia che al contempo si masturbava stimolando il clitoride con una mano e penetrandosi con due dita dell’altra.
Quando Sarah sentì che il mio respiro stava aumentando fagocitò la cappella e di lì a poco accolse il mio orgasmo fino all’ultima goccia, mentre anche Silvia si lasciava travolgere dal suo piacere.
Sarah si avvicinò a lei e si appoggiò al bracciolo della poltrona, la prese per il mento, le infilò la lingua in bocca e si persero in un lunghissimo bacio.
Quando si staccarono ci guardammo, Silvia scuotendo la testa con un mezzo sorriso disse: “Quanto sei troia, Sarah…”. “Eh.. non ha tutti i torti sai…” aggiunsi. Ci guardammo e scoppiammo a ridere.
“Va beeene, la troia sono io…. che ne dite di un limoncello e poi nanna?”