Racconti di pioggia e di Luna (Mondadori 2026)

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Seconda uscita, del 10 gennaio 2026, della collana “Tesori della letteratura giapponese” (“Le grandi iniziative edicola” Mondadori), una serie di 35 uscite settimanali dedicate alla narrativa giapponese.

La scheda di Uruk:

2. Racconti di pioggia e di Luna (雨月物語 / Ugetsu monogatari, 1768) di Ueda Akinari [10 gennaio 2026] Traduzione di Maria Teresa Orsi
– Shiramine (Il picco bianco) (白峯 / Shiramine)
– L’appuntamento dei crisantemi (菊花の約 / Kikka no chigiri)
– La casa fra gli sterpi (浅茅が宿 / Asaji ga yado)
– La carpa del sogno (夢応の鯉魚 / Muō no rigyo)
– La ghiandaia celeste (仏法僧 / Buppōsō)
– La pentola di Kibitsu (吉備津の釜 / Kibitsu no kama)
– La passione del serpente (蛇性の婬 / Jasei no in)
– Il cappuccio blu (青頭巾 / Aozukin)
– Dibattito su ricchezza e povertà (貧福論 / Hinpukuron)

La trama:

Apparso nel 1768, Ugetsu monogatari (Racconti di pioggia e di luna) è una raccolta di nove storie di fantasmi, nelle quali l’autore utilizza spunti tratti dalla letteratura cinese e motivi del folclore, del romanzo e del teatro giapponesi, per rielaborare racconti del tutto originali. Ma questi elementi sono solo parte dell’intuizione poetica e della capacità dell’autore di trasformare le sue «futili storielle» – come egli stesso aveva dichiarato con una modestia tendenziosa e poco convincente – in racconti dove il ricorso al soprannaturale è soprattutto in funzione estetica, la paura è mitigata dalla poesia e quando «cantano i fagiani e i draghi combattono» il brivido dell’orrore si accompagna all’emozione della bellezza.

Dall’Introduzione di Maria Teresa Orsi:

In una notte della tarda primavera del quinto anno dell’era Meiwa, finisco di scrivere quest’opera accanto alla mia finestra, mentre, cessata la pioggia, è apparsa la luna appena velata; perciò, nell’affidarla al tipografo, la intitolo Racconti di pioggia e di luna.

Con queste parole Ueda Akinari presentava nel 1768 la sua raccolta di racconti fantastici, Ugetsu monogatari, offrendo allo stesso tempo una prima e immediata giustificazione della scelta del titolo.
L’autore era nato e vissuto a Ōsaka, centro principale della vita economica del Giappone durante l’epoca Tokugawa (1603-1867), che aveva inaugurato un lungo periodo di pace dopo più di un secolo di guerre feudali. Verso la metà del XVIII secolo Ōsaka rimaneva inoltre, in una certa misura, un punto di riferimento anche per la vita culturale del paese, prima che tale privilegio venisse definitivamente assunto da Edo (oggi Tōkyō), sede del governo dei Tokugawa e ben presto sviluppatasi come una grande città, prospera sul piano economico e ricca di fermenti intellettuali. Il cosiddetto «secolo di Ōsaka», approssimativamente dal 1650 al 1750, che aveva visto il momento di maggior splendore della città, era stato contrassegnato da una fioritura straordinaria nel campo delle arti e delle lettere e dall’imporsi di una cultura popolare, attenta alla realtà contemporanea, che faceva propri gli ideali e le esigenze della «borghesia» chōnin concentrandosi sulla vita dei grossi centri urbani, con i loro mercati, negozi, teatri e quartieri di piacere, scenario principe, questi ultimi, di quel «mondo fluttuante» (ukiyo) di cui già nel 1661 uno scrittore, Asai Ryōi, aveva tentato di delineare spirito e atteggiamento di vita:

Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo.

Dalla Prefazione dell’autore:

Luo Guanzhong compose il romanzo Sul bordo dell’acqua e per questo motivo i suoi discendenti per tre generazioni nacquero sordomuti; Murasaki Shikibu scrisse La storia di Genji e per questo finì per un certo periodo all’inferno; per entrambi fu conseguenza delle azioni compiute. Ma se guardiamo la loro prosa, scopriamo che, creando forme rare in ogni particolare, avvicinandosi alla realtà in un’alternanza di silenzio e espressione, con toni ora alti ora bassi e sinuosi, essa fa echeggiare corde nascoste nell’animo del lettore. Qui si può veder rispecchiata una realtà lontana di mille anni.
Anch’io per caso possedevo alcune futili storielle e quando le ho buttate giù esse hanno creato un mondo fantastico, dove cantano i fagiani e i draghi combattono. Per quel che mi riguarda, penso non abbiano alcun fondamento, ma chi li legge non deve assolutamente pensare che si tratti di storie vere; non vorrei che per questa colpa i miei discendenti nascessero senza naso o con il labbro leporino.
In una notte della tarda primavera del quinto anno dell’era Meiwa, finisco di scrivere quest’opera, accanto alla mia finestra, mentre, cessata la pioggia, è apparsa la luna appena velata; perciò, nell’affidarla al tipografo, la intitolo Racconti di pioggia e di luna.

L’incipit di Shiramine:

Ottenni il permesso dalle guardie della barriera di Ōsaka e iniziai il mio viaggio; mi fu difficile lasciare alle spalle gli aceri gialli delle montagne ormai visitate dall’autunno, ma proseguii. La baia di Narumi, dove i gabbiani lasciano le loro impronte sulla sabbia, il fumo che si alza dalla vetta del Fuji, e quindi la piana di Ukishima, la barriera di Kiyomi, le insenature di Ōiso e Koiso; e ancora, la pianura di Musashino dove fiorisce il murasaki, l’alba tranquilla a Shiogama, le capanne dei pescatori a Kisagata, il ponte di barche a Sano, il ponte sospeso di Kiso, tutti questi luoghi, senza eccezione, hanno lasciato una traccia nel mio cuore; pure, volevo visitare le regioni occidentali che le poesie hanno reso famose e, nell’autunno del terzo anno dell’era Nin’an (1168), superata Naniwa dove cadono i fiori del giunco, rabbrividii al soffio del vento che spira sulla baia di Akashi e di Suma; infine, giunto ad un luogo chiamato Hayashi, a Miozaka nella regione di Sanuki, posai per un poco il bastone da viaggio. Non era per riposarmi delle fatiche del lungo cammino, ma per trovare un rifugio dove poter praticare la meditazione.
Mi fu detto che poco lontano, in un luogo chiamato Shiramine, vi era la tomba dell’imperatore Sutoku e, pensando di visitarla, all’inizio del decimo mese, salii sul monte; pini e querce crescevano folti e anche se nuvole leggere si dilungavano nel cielo sereno pareva cadessero gocce sottili di pioggia. Alle spalle sorgeva la vetta scoscesa del Chigogadake e dal fondo delle valli profonde centinaia di metri giungevano folate di nebbia che mi impedivano di distinguere il cammino e mi rendevano insicuro.
Alla fine, in una piccola radura fra gli alberi, vidi un alto tumulo di terra, tutto sepolto fra rovi e rampicanti, sul quale tre pietre erano state poste una sull’altra; mi chiesi se quel luogo così desolato fosse davvero l’augusta tomba del sovrano ma il mio cuore afflitto non riusciva a capire se fosse sogno o realtà. Quando infatti avevo visto Sua Maestà nelle sale della sua residenza privata o in quelle dove badava agli affari di stato, cento funzionari rispettosi eseguivano ogni suo ordine con timore e considerazione; anche quando aveva rinunciato al trono a favore dell’imperatore Konoe, era vissuto nel suo palazzo simile al bosco di gioielli o al monte Hakoya. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe stato sepolto sotto i rovi, in una montagna sperduta, dove si vedono solo le orme dei cervi e dove nessuno sarebbe andato a fargli visita? Anche se possedeva diecimila carri, il karma della vita precedente lo ha raggiunto e non ha potuto sfuggire agli effetti delle sue colpe. Come è effimero il mondo! Così pensando, non riuscivo a trattenere le lacrime. Decisi di trascorrere la notte a pregare per il suo spirito; e, seduto in meditazione su una pietra levigata davanti alla tomba del sovrano, recitai con voce sommessa un sūtra; poi aggiunsi una poesia: «Il mio signore che, come le onde di Matsuyama, pensavo non avrebbe mai mutato aspetto, è ora scomparso».
Ripresi quindi devotamente la preghiera. Fino a che punto fu la rugiada della notte a bagnare le mie maniche? Il sole era tramontato e l’oscurità fra le montagne aveva qualcosa di irreale; la pietra su cui sedevo e le foglie degli alberi che mi servivano da coperta erano gelide, la mente era limpida, il freddo penetrava fin nelle ossa ed una strana sensazione di terrore invadeva il mio cuore. Era apparsa la luna, ma il folto degli alberi non lasciava filtrare la sua luce; immerso nell’angoscia di quella oscurità profonda, come in sogno, mi parve di udire una voce che mi chiamava: «Saigyō, Saigyō!»

L’autore:

Ueda Akinari (1734-1809) è uno dei rappresentanti più raffinati e originali della cultura del Giappone premoderno; buon conoscitore di letteratura cinese, sensibile filologo ed esegeta del patrimonio giapponese classico, è anche autore di racconti dove l’erudizione si intreccia alla fantasia, dove cronaca, storia e leggenda sono mescolate con mano sicura e anche gli elementi più drammatici e macabri acquistano una nuova raffinata coloritura grazie al gioco sapiente di allusioni e riferimenti alla grande pagina letteraria di epoca classica. Come scrittore ha legato il suo nome, oltre che all’Ugetsu monogatari, allo Harusame monogatari (Racconti della pioggia di primavera) scritto nel 1808, una raccolta di dieci racconti che spaziano dalla riproposta di eventi storici a libere elaborazioni di fatti di cronaca, leggende e tradizioni, rivissuti alla luce di un’immaginazione che accetta il fantastico e il soprannaturale come parte integrante dell’esperienza umana.

Maria Teresa Orsi ha insegnato lingua e letteratura giapponese all’Università di Napoli «L’Orientale» e all’Università di Roma «La Sapienza». Dal 2012 ha il titolo di Professore Emerito. Per la Letteratura universale Marsilio ha curato Racconti della pioggia di primavera (20103) di Ueda Akinari, Sanshirō (20188) di Natsume Sōseki, Sotto la foresta di ciliegi in fiore (20112) di Sakaguchi Ango e I demoni guerrieri (20092) di Ishikawa Jun. Nel 1991 ha ricevuto il Premio della Fondazione Okano per aver contribuito alla diffusione della cultura giapponese in Italia, nel 2002 il Premio «Antonio Feltrinelli» attribuito dall’Accademia Nazionale dei Lincei, e nel 2013 uno dei Premi Nazionali per la traduzione istituiti dal Ministero dei Beni Culturali.

Il piano dell’opera:

1. Il paese delle nevi
2. Racconti di pioggia e di luna
3. Storia di un tagliabambù
4. La vergine eterna
5. Racconti del crimine. Volume I
6. Sanshirō
7. Diario di Murasaki Shikibu
8. Una notte sul treno della Via Lattea
9. Sotto il segno del drago
10. Neve di primavera
11. L’oca selvatica
12. I racconti di Ise
13. Otogizōshi: le fiabe giapponesi di Dazai Osamu
14. Al giardino delle peonie e altri racconti
15. Maschere di donna
16. La principessa di Sumiyoshi
17. Racconti del crimine. Volume II
18. Lampi
19. La belva nell’ombra
20. Le memorie della dama di Sarashina
21. Il futon
22. Diario di Izumi Shikibu
23. La bella storia di Shidōken
24. Racconti fantastici
25. Yoshino
26. Cronaca della luna sul monte e altri racconti
27. Ricordi di un eremo
28. Matasaburō del vento e altri racconti
29. Sotto la foresta di ciliegi in fiore
30. Ore d’ozio
31. La morte d’oro
32. Kojiki. Un racconto di antichi eventi
33. La lanterna delle peonie. Storia di fantasmi
34. La monaca tuttofare, la donna serpente, il demone beone
35. La strana storia dell’isola Panorama

da “Sorrisi e Canzoni TV” del 30 dicembre 2025

da “Sorrisi e Canzoni TV” del 30 dicembre 2025

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