Gerarchia di un’Ombra

La Poesia è tutto ciò che ti muore dentro e che tu, non sai dove seppellire. ( Isabel De Santis)

  • Senza perimetro

    Ardi Babele,
    ardi nel tuo dramma silenzioso
    come il cuore che non osa
    amare o un vecchio che ancora
    insiste nel voler lasciare
    impronte sul libro della vita.

    È una maledizione
    questo bosco che mi vive
    dentro perché là fuori il mondo
    esiste ma come dirgli che io brucio
    brucio di un Dio folle
    che ha messo l’inferno
    sotto la carne e l’ostinazione
    di esser puro nel peccato.

    Ardi Babele,
    ardi ed illumina questi
    orologi fermi della mia
    Memoria che io altro non so esser
    se non un cammino
    senza sentiero.

  • [ Diari Intimi ]

    Potessi,

    penetrerei le tue mani con la carne mia

    e ne farei un ricamo di poesia e silenzio.

  • Una parola caduta dritto nel cuore

    I pensieri sgocciolano ovunque,

    giro e rigiro le sensazioni fino ad intorpidirmi la mente.

    Non si quieta questa sensazione epidermica,

    di ardere da dentro.

  • Animali tristi questi uomini.


    Si muovono in cerchio come tigri ammaestrate, sorridono al comando come i pagliacci. Si vantano, come un pavone e battono petto come un gorilla ferito.


    L’anima loro invece, se ne sta in disparte, offesa ed umiliata, nuda e languida.
    Una triste puttana che nessuno osa toccare, tant’è alto il prezzo suo.

  • Mi ostino a sanguinare
    mentre affondo
    nel peccato
    di questa liturgia
    chiamata Vita.

    A volte basta un colpo,
    stare vicino alla lama
    alla mercè del dolore
    per scoprire le ossa
    e trovarsi nudo
    laddove
    la carne cede il passo
    alle ombre.

  • Тъм

    Più di tutto, io abito l’assenza.

    Appaio furtiva e leggiadra fino a quando riesco a nascondermi da me stessa, allorché io diventi farfalla dalle ali bruciate ma anche una tigre, messa a guinzaglio da conigli.

    Cammino in trasparenza fra le gocce dei giorni, speranzosa che la mia ombra possa abbandonarmi -finalmente- ed io, di conseguenza a sparire, nel cadere del tempo.
    Ahimè tentativi di fuga inutili, dispendiosi e massacranti perché nel mentre, la mia esile anima sembra rimbombare nel petto di qualcun altro che per un istante ha captato, il mio odore.
    Ma ecco che la luce inizia a tremare, rintocca la campana a lutto ed ogni profumo sparisce. Tutto torna al suo posto, tutto appare così noiosamente già conosciuto, già assaporato.

    [ È buio qua dentro e fa male.]

  • A.

    Farsi preda, l’ossessa.

    Chiedere all’amore, l’Amore.

    La furia di un’illusione.

  • [ messe domenicali ]

    La tua bocca,
    la splendida tua bocca ove frantumo ogni pensiero.

    Un inferno, di angeli liquidi e caldi rinnegati da ogni fede, gettati nel seme del piacere, condannati all’ossessione, alla furiosa mancanza.

    Nascere e morire, sempre nella tua bocca, così accogliente e così pericolosa.
    Tu dici parole, io piango in essa desiderio e tutte le mie paure.
    La bocca, quella tua bocca, ove cado come un uomo, e nasco come un Dio.

    Preghiera e dannazione.
    La tua bocca, calda e umida che mi mangia il cuore, da dentro.

  • Nero Sangue

    L’esperienza dell’abisso è una filosofia che non si spiega, ci si affeziona come ad una chiesa o ad un bosco. Nessun indizio di uscita, nessun indizio di fame.
    A volte un rito notturno, in altre diviene un taglio quotidiano ma, in entrambi i casi richiede dedizione maniacale, un certo livello di depravazione mentale e tanta nostalgia.
    Come scrisse Dante alle porte dell’inferno, bisogna dimenticare ogni speranza per chi decide di addentrarsi poichè se si cerca la salvezza, là dentro troverà solo tante ombre ad umiliare la carne che le contiene.
    -Ma quelli che poi decidono di accendere il buio dentro di sè, come vivono?
    -Male, instancabilmente male.
    Quelli li si riconosce dalle mani, mani di assassini che tagliando la giugulare del proprio sentire, se ne rimangono là, in contemplazione, godendo ed attendendo che l’ultima goccia di dolore misto vita se ne esca da quelle vene e finalmente l’animale gettato dinanzi ai loro piedi, morente, cessi di scalpitare.
    -E poi? Una volta che la bestia non si muove più, cosa accade? Finiscono i tormenti?
    -No. Lo risuscitano, per vederlo morire ancora e ancora.
    -E quando ha fine questo massacro? Chi, può far cessare questo dissanguamento?
    -Un assassino ancora più spietato. Quale?
    L’Amore.

  • Смърт

    Tamburi a lutto
    risuonano nel mio cuore
    -Ciò che fu roccia, ora è chiesa-
    e il dolore
    questa vecchia cortigiana
    riscrive nuove vene, da inseminare.

    Nessun Dio
    potrà mai capire
    la resurrezione
    dei miei occhi
    colati di prepotenza
    nella bocca
    dell’Amore.

    Questo, è il mio epitaffio:
    Ciò che duole, è ciò che porta il tuo nome.

    Ph. Personale
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