Buongiorno (o buonasera) amanti della lettura!
Eccomi di nuovo a voi con una nuova recensione! 📕
Penso di aver trovato il mio passo nel fare le recensioni e credo che continuerò così. Anche se sono a casa a tempo indeterminato, ammorbarvi ogni singolo giorno – come agli inizi – mi sembra un po’ troppo. Anche perché sembravo una macchinetta nel consigliarvi libri senza nemmeno darvi il tempo di rifletterci. Quindi, una volta alla settimana vi propongo un titolo in modo che abbiate il tempo sufficiente per valutare se fa per voi o no.
Ma bando alle ciance e iniziamo!
Oggi – come avrete potuto notare dal titolo – vi parlo di “Quello che abbiamo in testa” di Sumaya Abdel Qader, edito da Mondadori al prezzo di copertina di 17 €.
In questo 2020 le mie scoperte letterarie sono state parecchie, a partire dalle autrici afroitaliane che nel nostro Paese vengono considerate poco o niente, ma che invece offrono una voce fresca, nuova e inedita che non vediamo molto spesso in Italia.
Tra queste c’è proprio Sumaya Abdel Qader, nata in Italia da genitori giordani: quindi – per quanto mi riguarda ITALIANA (salvini e meloni fatevene una ragione). Tre lauree all’attivo in tre ambiti che tra di loro non potrebbero essere più diversi, ma che mischia al meglio nella vita di tutti i giorni. E dal 1999 si occupa di immigrazione, nuovi italiani, interculturalità-multiculturalità, processi culturali, culture, contrasto alla violenza e alle discriminazioni di genere, giovani, religioni, Medioriente. Una donna che voglio assolutamente conoscere. E lo farò il 19 dicembre alle 15 tramite un panel sul tema dello sguardo a cui lei sarà presente e che vi invito a seguire.
“Quello che abbiamo in testa” non è la sua prima opera, ma io l’ho conosciuta proprio attraverso questo romanzo: l’ho visto in un video, ma mi sarebbe caduto l’occhio in ogni caso vista la trama.
Anche se cambia nomi e professioni, è evidente che la storia narrata nel libro è quella di Sumaya: e forse è proprio per questo che mi è piaciuta un sacco. La protagonista è Horra, un’italiana di quarant’anni, figlia di giordani musulmani (come Sumaya), vive a Milano (come Sumaya) con il marito e le due figlie adolescenti che più diverse l’una dall’altra non potrebbero essere. La sua non si può proprio definire una vita monotona, anzi: è tutto il contrario. Horra divide le sue giornate tra la famiglia, il lavoro come segretaria in uno studio di avvocati, l’università, il volontariato, le preghiere e le discussioni in moschea. A dare un’ulteriore nota di diversità avviene un fatto apparentemente di poco conto che ha su di lei l’effetto di uno terremoto interiore. Una frase innesca in lei una riflessione che avrà conseguenze non solo su di lei, ma su tutte le persone che la circondano. E anche sul lettore: in Italia il significato del velo e dell’Islam sono stati influenzati in gran parte dagli scritti di Oriana Fallaci (pace all’anima sua) che però peccano di una cosa: non contemplano il punto di vista delle donne musulmane. Non sto parlando di quelle a cui è imposto per legge dai talebani, ma di quelle che scelgono di indossare il velo e che hanno persino creato associazioni femministe. Questo libro mi ha aperto un modo e lo consiglio a tutt* quell* che hanno l’apertura mentale minima per far passare dell’aria da un orecchio all’altro.
Si tratta di un romanzo leggero – anche se non sempre – che racconta una realtà di cui tutti parlano ma che pochissimi conoscono profondamente, un ritratto vivido e realistico di un’Italia contemporanea che non si può più ignorare perché ormai ci viviamo. Con buona pace di Merda..ops..Casa Pound e Forza Nuova che appendono striscioni con scritte del genere:
E per la cronaca: “musulmano” si scrive con una sola “s”.
Non mi resta quindi che consigliarvi vivamente questo libro e soprattutto incoraggiarvi a scoprire innanzitutto tutte le autrici del nostro paese, ma soprattutto quelle afroitaliane. Farete a voi stessi un piacere enorme.
Bene lettori, questa recensione finisce qui. Spero che vi sia piaciuta e chi vi abbia quantomeno stuzzicato l’interesse.
Vi aspetto alla prossima recensione
Nel frattempo: read, love, be a better reader AND WEAR A MASK!
Becoming a reader 🌻
































