
Il suo primo ruolo di un certo peso è nel film di Zampa Anni facili nel 1953. Eppure la giovane stella, nata a Roma il 2 gennaio 1935, aveva già preso parte a due film: La maestrina di Bianchi, nel 1942, e I bambini ci guardano di De Sica. Aveva sette anni allorché Bianchi ingaggiò una classe intera della scuola di Sant’Alessio: la classe, appunto, di Giovanna. In quanto a De Sica, scelse la piccola Ralli per metterla accanto a Luciano De Ambrosiis, il bambino che fu mirabile interprete di un classico del cinema italiano.
Dieci anni dopo, nel film Villa Borghese, regista Franciolini, l’attore De Sica ebbe al suo fianco Giovanna Ralli. Si trattava questa volta di una prorompente bellezza, una ragazza dal sangue bollente, e alla quale dedicava la sua spietata, anche se fortunata, corte di bellimbusto alla ricerca di avventure piccanti. Quello che De Sica non si rammentava è ciò che rimase impresso nella mente di Giovanna. Per tre giorni ella recitò ne I bambini ci guardano, per la somma non indifferente (allora) di 150 lire. Il quarto giorno, perché la madre le cambiò il vestito, Giovanna fu tolta dalla scena con suo grande dolore. Poi Giovanna ricorda le recite dalle «suore»: ella era sempre l’ultima ad allontanarsi dal palcoscenico quando, alla fine dello spettacolo, gli spettatori applaudivano generosamente. Doveva intervenire una suora per tirarla fuori, ormai sola, da quelle ovazioni che già solleticavano la sua vanità.
Dovevano passare diversi anni perché Giovanna riascoltasse quel suono confortante degli applausi. Nel 1949 Peppino De Filippo la scrittura nella sua compagnia per le recite di Piccolo caffè: era già, seppure appena quattordicenne, una ragazza florida e piacente, ogni sera cambiava i piccoli ruoli, fioraia o cocotte, o viceversa, secondo le circostanze. Una sera, comunque, Alberto Lattuada, con il suo occhio pratico, la individuò e la volle con sé nel film che stava preparando: Luci del varietà. Giovanna apparve in quel film in puntino, era una delle ballerine che formavano il piccolo corpo di ballo di quella compagnia scalcagnata di guitti, le cui vicende il regista seppe illuminare di colorita umanità. Così, l’altra sera, quando ci siamo rivisti, abbiamo ricordato con nostalgia, Giovanna e il sottoscritto, che era aiuto regista, quel tempo così felice del nostro cinema, le fatiche delle riprese, il pianto di lei che si presentò in puntino sul «set», mai vergogna fu più grande di quella che patì quel giorno lontano ma non dimenticato.
Da quei ricordì un po’ patetici, Giovanna ha facilmente riportato il discorso ad oggi. alle difficoltà in cui ci dibattiamo.
Così ci espone le sue idee che sono abbastanza ardite, non certo scontate. Ella è infatti del parere che per concorrere con il cinema americano non si devono realizzare film a basso costo, sul tipo, ad esempio, di Poveri ma belli, ma è invece necessario girare film ricchi, ben calibrati, pensati a lungo, con riprese pazienti e laboriose. «Solo con prodotti industriali che possano stare alla pari con quelli che ci giungono da Hollywood — ci dice Giovanna — sì può riconquistare il nostro pubblico, si possono creare opere degne. Se i produttori, che sono il vero male del nostro cinema, non capiranno questo, dovremo tutti chiudere bottega».
Giovanna ha la lingua sciolta, da buona romana l’eloquio non le fa difetto, per questo si è tanto infervorata nel suo discorso. Giovanna è una di quelle attrici, questo è certo, che fa il suo mestiere con passione e con partecipazione cosciente: sa quello che vuole e sa come raggiungerlo. Non si creda perciò che le sue parole ci siano sembrate, nella sua bocca, presuntuose o affrettate. Attrice del tempo di crisi, e, per questo, preoccupata del suo avvenire. A ventitré anni si ha, ben diritto di pensare seriamente alla propria carriera!
Semplice e schietta, dunque; una ragazza giovane, ma già matura. Tutt’altra cosa, potremmo aggiungere, di quella che può trasparire dal personaggio fondamentale che, fino ad oggi, ha portato sullo schermo. Cioè di quelle vivaci figurette, tutte intessute di calore popolaresco e di un linguaggio attinto dal vernacolo anche un po’ sboccato se occorre, tuttavia rese veritiere e attendibili per quel tocco moderno che ne precisa i contorni, e ne rende valida l’origine tipicamente romana, piccolo borghese. Da Anni facili, infatti, e attraverso gli altri film che seguirono, come La famiglia Passaguai e Papà diventa mamma di Aldo Fabrizi, Villa Borghese, Prima di sera di Tellini, Le ragazze di San Frediano (ancora un ruolo di ballerinetta di quartiere), I tre ladri di Lionello De Felice, Le signorine dello 04 di Franciolini, fino a La pelliccia di visone, di Pellegrini, a Tempo di villeggiatura, a Peccato di castità, Giovanna Ralli ha, di questo personaggio, offerto più e più versioni, fino a scavarlo nelle più riposte pieghe psicologiche, a seconda, si capisce, delle possibilità che le venivano offerte dai copioni.
Così, a questo punto, il discorso su Giovanna Ralli assume un particolare indirizzo. Lei stessa dunque, e ci tiene a ribadircelo, punta molto sul rinnovamento totale, coraggioso del proprio ruolo, anche se non ripudia, ovviamente, il suo passato. E il film sul pugilato, d’imminente inizio, sarà il primo passo e importantissimo.
(tratto da un’intervista di Massimo Mida, Pesaro, Agosto 1958)

