Contro la terra promessa

Fare l’amore e fare la guerra per l’uomo storico sono la medesima cosa. Si tratta della conquista della terra in quanto femmina, dell’appropriazione territoriale del corpo femminile. Per questo tra l’uomo storico e la donna, che è per sua natura a-storica, non può che esserci eterna battaglia, almeno finchè questi non torni ad accettare la propria condizione impermanente quale ospite del corpo terreo della donna, piuttosto che suo conquistatore e proprietario. L’uomo storico deve rielaborare l’impotenza della mortalità, ovvero la naturale e necessaria condizione di scaturire dalla terra, di errare inerme tra i suoi avvallamenti, e unirsi a lei permanentemente solo con la propria morte. Invece ha creato una forza maschile/un dio, detentore della terra, che la dona come promessa sposa, come vergine, che incita alla sua conquista per disporre di un ventre da poter ingravidare del proprio seme e da cui trarre infine immortalità e onnipotenza. La donna non sarà più disposta a farsi infilzare una bandiera nel ventre, la natura presenterà il conto per tutti i sacrilegi subiti da quella cultura della mascolinità che, nella storia, ha fatto coincidere la terra con la proprietà e la proprietà con la permanenza e il maschile con una “volontà divina” onnipotente. L’uomo storico deve tornare ad accettare che la terra è per natura vergine e meretrice, indifferente ai suoi affanni. L’uomo storico deve tornare ad accettare il luogo della terra come il luogo della propria morte. Solo qusta rassegnazione potrà acquietare il suo bisogno di distruggere, ora con eros, ora con thanatos, il corpo femminile.

avanzano gli agnelli 
ognuno incatenato alle proprie
arsità
pozzi secchi e inconsolabili
non cola più da nessun cielo
l'acqua santa nè il pastore
è nei paraggi.
avanzano gli agnelli
ignari della smisurata sete
non sanno che
i seni gli tolsero il latte
e insieme la saliva.

Bianca Bi













*

                                                      10/12/23
20:55

Che ne è del nostro passato? Tutto si incenerisce. Anche il domani ha un odore di fiamme affamate. Ma più di tutto ci dispera la quiete fredda che infine s'adagia sulla terra. La calma dei fumi...il liscio marmo che da sempre s'innamora del candore delle ossa.

Bianca Bi

La corda

A volte sciogleire il nodo non rivela l'intero perfetto della corda, ma il suo disfacimento, quando con atto di verità si disvela un'altra essenza del nodo: non punto cruciale ma disperata congiunzione tra due lembi spezzati. Allora il nodo più che il fulcro è la fine. 

Bianca Bi

Daniela Pes – Carme

Non posso non condividere questo brano della cantautrice Daniela Pes (anno 1992, Tempio Pausania). Brano che anticipa l’Album di esordio “Spira”. Arrangiamento e produzione di Iosonouncane (suo conterraneo). Colpisce l’uso di un “non-testo” che sembra però poter dire e rappresentare tutto in una lingua inafferabile, arcaica, che è già parola e non solo verso/suono ma che non vuole essere “senso”, al più forse solo sensorialità. Sono proprio i sensi che vengono travolti e liberati dall’ascolto di questo brano. Trovo l’arrangiamento molto raffinato e ne apprezzo il minimalismo. Una cantautrice sorprendente e talentuosa, troppo poco conosciuta e apprezzata. Vi invito all’ascolto!

Nascosto – nuovo singolo –

Uscirà a breve il mio nuovo singolo “Nascosto”. Di seguito il testo. 🙂

Resta nascosto
tutto si divela
ci dev'essere una porta
per rimanere chiusi.
Fai l'indifferente
se parlano altre lingue,
ci dev'essere una chiave
per rimanere chiusi.

Tutto si comporta
come se nulla fosse, 
anche la luna finge
di esser sempre piena.

E non sai più dove andare,
non sai più dove andare
ci dev'essere una porta 
per rimanere vivi.

Resta nascosto
tutto si confonde
e c'è poco da fidarsi
di chi illumina le ombre.
Tutto si comporta
come se nulla fosse,
ci dev'essere una colpa
per rimanere chiusi.

E non sai più dove andare,
non sai più dove andare.

Bianca Bi

*

quanto più intensa è la luce
tanto più nera appare l'ombra
così nelle ombre ce ne stiamo accucciati
dentro incavi angolari
tra fitte radici di piante incallite
che abbaiano al giorno la propria
insolenza.
dicono che siamo simili
come fratelli,
forse ci somigliamo
come si somigliano le notti.
eppure,
anche il sotterraneo, prima del calpestio
dei mille passi del mattino,
non s'illude forse di vedere il volto
aurorale del cielo?
ma è nell'angolo più buio
che noi lasciamo andare il pianto
delle nostre infanzie.
nulla lo deve illuminare.
forse ci somigliamo
come si somigliano due veleni. 

Bianca Bi

Se ora fosse ieri

se ora fosse ieri e ieri domani
mi sembrerebbe l'assenza
senza tregua
ma come so che ogni giorno
il sole sorge
accetterò la perenne nascita
e la perenne morte.
così la storia feconda
il presente e lo condanna
al divenire.
così il nuovo contiene il vecchio
così l'anima sempre nascente
ha memoria e preveggenza.
nella notte i suoi occhi 
guardano il sole.

Bianca Bi