Author Archives: Cesare Bianchi

Space Economy: in Italia brevetti depositati a +91% dal 2000 al 2022

Secondo il report “Space Innovation in Italia: un’analisi brevettuale”, realizzato dall’Osservatorio Innovazione e Brevetti dell’Università LIUC e dall’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, dal 2000 al 2022 il numero di brevetti relativi alla Space Economy depositati da attori italiani ha registrato una crescita del 91%. Un valore superiore a quello osservato a livello mondiale, dove il peso dell’attività innovativa italiana è pari allo 0,29% e resta costante nel periodo.

Questi dati sono il segnale di un ecosistema sempre più dinamico, capace di rinnovarsi e di attrarre nuove competenze.
Il panorama dell’innovazione spaziale italiana vede il ruolo predominante di grandi aziende industriali. Ma accanto ai grandi player si evidenzia l’emergere di nuovi attori, tra cui Pmi innovative e startup, soprattutto a partire dal 2012.

L’innovazione è trainata dall’Accesso allo Spazio, +348%

A trainare l’innovazione italiana è l’aumento dei brevetti relativi all’Accesso allo Spazio (tecnologie che permettono l’accesso, l’esplorazione, lo sfruttamento dello spazio al di fuori dell’atmosfera terrestre), che registra un incremento del 348% (a livello globale +149%).

Anche le Comunicazioni Satellitari crescono più che a livello mondiale (69% vs 47%), mentre l’Osservazione della Terra (+60% Italia, +102% mondo) e la Navigazione Satellitare (+62% Italia, +82% mondo) crescono a un ritmo inferiore rispetto al contesto internazionale.

La capacità innovativa si rafforza nelle Comunicazioni e Navigazione Satellitare

Oltre all’evoluzione dell’attività innovativa, l’applicazione dell’Innovation Patent Index (IPI), elaborato dall’Università LIUC, che misura la capacità innovativa di questi brevetti, evidenzia tra i periodi 2000-2011 e 2012-2022 un rafforzamento di quest’ultima nei domini della Navigazione Satellitare e delle Comunicazioni Satellitari.

Al contrario, la capacità innovativa diminuisce nei domini dell’Accesso allo Spazio e dell’Osservazione della Terra, mostrando come la crescita numerica dei brevetti non sia sempre accompagnata da un analogo aumento della loro capacità di generare ulteriore innovazione.
Inoltre, questo mostra come nell’Osservazione della Terra il Paese stia perdendo terreno rispetto ad altre aree geografiche, come Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.

Tecnologie: cresce l’integrazione tra domini e campi applicativi

Dal punto di vista tecnologico, i brevetti italiani si concentrano principalmente sulle tecnologie relative a veicoli spaziali, sistemi di comunicazione, meccanica avanzata, sensoristica e componentistica elettronica.
A partire dal 2012 emergono tecnologie in aree non osservate in precedenza, come elaborazione delle immagini, componenti meccaniche, misurazione delle proprietà della luce e misurazione e test di materiali.

Di particolare rilevanza è l’aumento delle innovazioni cross-dominio, ovvero, tecnologie applicabili a più ambiti della Space Economy, a prova di una crescente integrazione tra diversi domini e campi applicativi.
Inoltre, nel periodo 2012-22, si assiste, da un lato, alla crescita dei brevetti esclusivi dell’Accesso allo Spazio e delle Comunicazioni Satellitari, dall’altro, alla scomparsa di brevetti esclusivamente dedicati all’Osservazione della Terra.

Auto elettriche: il 2025 si chiude in crescita del +46,1%

Al 31 dicembre 2025 le auto elettriche circolanti in Italia sono 365.091. Da inizio a fine anno le immatricolazioni full electric sono pari a 94.230 unità. Tradotto in percentuali significa che nel corso del 2025 la crescita del mercato delle auto elettriche in Italia è pari al 46,1%, portando il market share dei modelli Bev a quota 6,2% nell’anno.

Il dato è una stima di Motus-E sulla base delle immatricolazioni mensili al netto di un’ipotesi di radiato. Il dato consolidato è disponibile con alcuni mesi di delay.
Il mercato domestico, resta uno dei più difficili per i modelli elettrici, tocca dunque ragionare su come accelerare non solo il rinnovo del parco auto circolante, ma anche come incrementare la percentuale di immatricolazioni di full electric.

A dicembre +107,2% di registrazioni

Nell’ultimo mese dell’anno, spinte dalle consegne degli ordini effettuati con gli incentivi lanciati a ottobre, le registrazioni di auto elettriche sono state 12.015, in aumento del 107,2% rispetto a dicembre 2024, merito soprattutto degli incentivi prenotati su piattaforma il 22 ottobre scorso.
Degno di nota, secondo Motus E, anche il progresso registrato nel 2025 dalle immatricolazioni dei veicoli commerciali leggeri elettrici, che pur in assenza di incentivi sono cresciute del 118% a 8.234 unità, con una quota di mercato più che raddoppiata rispetto all’anno precedente (dal 2 al 4,6%).
Passo avanti anche per i ‘pesanti elettrici’, con  594 unità all’attivo e un market share al 2,2% (da 0,7% nel 2024).

Italia allineata agli altri Paesi UE?

l punto dunque è come, e se, proseguire la strategia degli incentivi pubblici e come evolvere l’approccio per fare in modo che l’Italia possa allinearsi alla media europea e avvicinarsi alle percentuali dei principali mercati.
Nel periodo gennaio-novembre 2025, la quota di mercato delle auto elettriche ha infatti raggiunto il 19,6% in Francia (+2,5% vs 2024), il 18,8% in Germania (+5,4%), l’8,8% in Spagna (+3,4%) e il 22,8% nel Regno Unito (+4,1%), riporta il Sole 24 Ore.

La combinazione tra gli incentivi nell’ultima parte dell’anno e la crescente disponibilità di modelli elettrici mass market mette in luce l’interesse degli italiani per questa tecnologia. Un interesse da valorizzare per colmare il ritardo con gli altri Paesi europei.

Flotte aziendali, una leva decisiva per riorientare il mercato

Tuttavia, l’effetto della corsa al bonus ISEE si esaurirà in pochi mesi ed è fondamentale dare finalmente al mercato la continuità e la prevedibilità di cui hanno bisogno consumatori e industria.
Una leva decisiva in questo senso può essere rappresentata dalle flotte aziendali.

Si tratta di un canale in grado di orientare il mercato con solidità e andare incontro alle esigenze dei tanti che si rivolgono all’usato.
Per questo, Motus-E ritiene non più procrastinabile una revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, il cui impianto è sostanzialmente fermo agli anni ‘90.

Natale digitale: dallo shopping alle “confidenze” gli italiani si affidano all’AI

La popolarità dell’AI durante le vacanze di Natale 2025/2026 in Italia è piuttosto elevata. Oltre a essere solo un affidabile assistente per lo shopping o la pianificazione, durante queste festività l’AI sta emergendo come un compagno digitale poliedrico, in grado di fornire anche supporto emotivo, un fenomeno particolarmente rilevante tra la Generazione Z e i Millennial.

Secondo una recente ricerca condotta da Kaspersky, il 57% degli intervistati dichiara di voler integrare l’AI nelle proprie attività vacanziere. E le generazioni più giovani mostrano il maggiore entusiasmo verso queste tecnologie, con l’86% dei 18-34enni a livello globale che afferma di voler ricorrere all’AI durante il periodo natalizio.

Un’efficace generatrice di idee

Secondo il sondaggio, in Italia oltre la metà degli utenti di AI prevede di utilizzare questi strumenti durante le vacanze per cercare ricette (61%), ristoranti o alloggi (39%).
Inoltre, il 40% degli italiani si affida all’AI per trovare idee regalo, suggerimenti su come festeggiare o consigli sulle decorazioni natalizie. La stessa percentuale intende utilizzarla per ricevere spunti su come trascorrere il tempo libero durante le festività.

Durante le vacanze, poi, quasi la metà degli intervistati (48%) considera l’AI un valido assistente per lo shopping, come supporto nella creazione di liste della spesa, ricerca delle offerte migliori o analisi delle recensioni.
A livello globale, le generazioni più giovani mostrano un forte interesse per l’A come strumento di pianificazione del budget (50%), al contrario degli over 55 (31%), preferendo utilizzarla per cercare ricette (59%) e trovare idee regalo (41%).

Parlami, AI

Oltre alla capacità di affrontare compiti pratici e generare nuove idee, l’AI ha assunto un nuovo ruolo: quello di compagno virtuale in grado di offrire supporto emotivo. In Italia, il 22% di coloro che la utilizzano durante le vacanze prende in considerazione l’idea di parlarle quando si sente infelice.

A livello globale, giovani e Millennial mostrano il maggiore interesse per il supporto emotivo basato sull’AI, con il 35% degli intervistati che dichiara di considerare questa possibilità.
Al contrario, la generazione più anziana manifesta un interesse molto più contenuto: solo il 19% degli intervistati di età pari o superiore a 55 anni prende in considerazione l’idea di rivolgersi all’AI quando si sente turbato.

Un sano scetticismo aiuta a non esagerare con le informazioni personali

“Con la rapida evoluzione dei modelli LLM cresce anche il loro potenziale di instaurare un dialogo significativo con gli utenti  – commenta Cesare D’Angelo, General Manager Italy, France & Mediterranean di Kaspersky -. Tuttavia, è importante ricordare che questi modelli imparano a rispondere sulla base dei dati, in gran parte provenienti da Internet, e possono quindi replicare errori o pregiudizi presenti nei contenuti di addestramento. Per questo motivo, è consigliabile approcciarsi ai suggerimenti dell’AI con un sano scetticismo ed evitare di condividere un eccesso di informazioni personali”. 

AI: per ingannarla basta una poesia

Alla faccia di chi si impegna a mettere in pratica complesse operazioni di ingegneria del prompt: basta un singolo messaggio in rima per ingannare l’AI.
Lo ha scoperto uno studio dal titolo “Adversarial Poetry as a Universal Single-Turn Jailbreak Mechanism in Large Language Models”, firmato da DEXAI – Icaro Lab e La Sapienza Università di Roma in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna. Scrivere i prompt in versi consente di aggirare i filtri etici di tutti modelli di AI generativa disponibili sul mercato, da ChatGPT a Gemini, Anthropic, Llama, Mistral, Qwen e DeepSeek.

L’utilizzo della forma poetica per formulare un prompt agisce infatti come un ‘passepartout’ universale, capace di ingannare le barriere etiche impostate dai giganti del settore.
Forse la poesia non salverà il mondo, ma è in grado di mettere in difficoltà l‘AI.

La vulnerabilità risiede nel modo di interpretare il linguaggio

Su 25 modelli proprietari e open source, l’uso ‘avversariale’ della scrittura in versi ha ottenuto in media il 62% di successo nel far generare contenuti che avrebbero dovuto essere bloccati. Gemini di Google spicca per una percentuale di fallimento nell’intercettare gli attacchi che sfiora il 100%.

La vulnerabilità, definita “strutturale” dagli autori, risiede nel modo in cui le AI interpretano il linguaggio.
I sistemi di sicurezza sono addestrati per riconoscere e bloccare richieste dannose formulate in linguaggio naturale (prosa), mentre la struttura metrica e stilistica della poesia riesce a ‘nascondere’ l’intento malevolo ai filtri di controllo ma non al modello, che comprende il significato semantico, riceve le istruzioni e genera la risposta vietata.

Più il modello è potente più fallisce

I ricercatori hanno testato la tecnica traducendo in versi 1.200 prompt dannosi, coprendo categorie di rischio critiche come sicurezza cibernetica, bioterrorismo, manipolazione psicologica, privacy.
Utilizzando un meta-prompt standard il tasso di successo (ASR) di attacco è risultato fino a 18 volte più alto rispetto alla versione in prosa degli stessi prompt.

Un altro dato sorprendente è che più l’AI è ‘potente’ più è risultata vulnerabile.
Se i modelli più grandi e complessi riescono a leggere l’intenzione mascherata dal linguaggio poetico ed eseguono il comando, quelli più piccoli, non riuscendo a comprendere la richiesta, si rifiutano di rispondere e risultano paradossalmente più sicuri.

Corto circuito tra contenuto semantico e sistema di sicurezza 

In pratica, per indurre un modello a fornire risposte potenzialmente dannose basta formulare la richiesta in versi, senza bisogno di complesse tecniche di ingegneria del prompt, conversazioni multi-turno o manipolazioni iterative. 

Secondo i ricercatori, la ragione risiederebbe nelle euristiche dei sistemi di sicurezza. I modelli sono addestrati a riconoscere e filtrare richieste dannose espresse nel linguaggio di tutti i giorni, riferisce ANSA. La poesia sembra spostare la richiesta fuori dall’area dove agiscono i filtri, anche se di fatto l’utente sta esprimendo la medesima richiesta.
Il risultato è un “corto circuito”. In pratica, il modello comprende il contenuto semantico e risponde, ma i sistemi di sicurezza non lo intercettano.

Natale italiano: tradizioni che restano, abitudini che cambiano

Come si festeggia il Natale in Italia? Soprattutto in famiglia.
Una ricerca di Skyscanner racconta un Paese ancora legato profondamente ai rituali in famiglia, pur lasciando intravedere segnali di cambiamento.
Il 64% lo trascorre a casa con il nucleo più ristretto e il 24% con la famiglia allargata. E quando ci si riunisce, la tavola continua a essere il cuore delle celebrazioni.

Il 77% considera i pasti condivisi l’aspetto più importante, seguito dallo scambio dei regali (45%) e dai giochi tradizionali (25%).
In questo quadro così radicato, la scelta di viaggiare insieme (7%) rappresenta una tendenza emergente, che si affianca alle abitudini più classiche e introduce l’idea che anche l’esperienza fuori casa possa diventare parte del Natale.

La tecnologia non ruba la scena alla famiglia

Stare insieme però continua a essere ciò che conta durante le feste.
Lo pensa il 94% degli italiani, mentre solo il 5,5% lo considera secondario. Non sorprende quindi che tra chi studia o lavora lontano, il 59% torni a casa, mentre un altro 33%, che non è fuori sede, resti vicino alla famiglia d’origine. Appena il 7% rinuncia a stare in famiglia.

E quando non si riesce a vedersi di persona, scatta il piano B, con videochiamate (35%), telefonate (34%) e messaggi (19%). Risultato, un mix perfetto tra tradizione e modernità: la tecnologia non ruba la scena alla famiglia, la amplifica.

Viaggi: il delicato equilibrio tra desideri e possibilità

In questo scenario così orientato alla casa, il viaggio si inserisce come un trend in crescita (7%). Il 13% parte spesso e il 22% lo fa occasionalmente, mentre il 27% viaggia raramente e il 36% non parte mai.

Chi decide di muoversi lo fa con pragmatismo. La scelta della meta dipende soprattutto dalla convenienza (34%), ma anche dal desiderio di cambiare destinazione ogni anno (22%), visitare parenti lontani (20%) o tornare nella città natale (14%).
Le decisioni, tuttavia, sono guidate principalmente da fattori economici. Questo rende la pianificazione condivisa una vera sfida. L’incastro delle agende è l’ostacolo principale (36%), seguito dai costi di viaggio (28%), la scelta della destinazione (16%) e la disponibilità degli alloggi (13%).

L’AI diventerà il punto di riferimento per trovare ispirazione

Ed è proprio su questa complessità che si innesta il ruolo crescente della tecnologia, in particolare dell’AI, che molti percepiscono come un supporto utile per semplificare la fase di pianificazione.
Il 22% l’ha già utilizzata per i propri viaggi e un altro 33% sarebbe disposto a farlo. Tra chi viaggia a Natale, più della metà la considererebbe una fonte di ispirazione.

Le esigenze principali sono molto pratiche. Confrontare i prezzi (45%), creare itinerari su misura (42%) e lasciarsi suggerire nuove destinazioni (32%).
I benefici percepiti riflettono la stessa logica, dal risparmio di tempo (42%) all’accesso rapido alle offerte migliori (36%).
Non sorprende quindi che il 55% dei viaggiatori italiani immagini un futuro in cui l’AI diventerà il principale punto di riferimento per trovare ispirazione. 

Black Friday: gli italiani spenderanno online circa 2,2 miliardi

Per il Black Friday e il Cyber Monday le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano evidenziano un trend crescente, soprattutto per alcune categorie specifiche.
Si tratta di Giochi e Hobby, acquistati quasi cinque volte in più rispetto al giorno medio dell’anno, Strumenti musicali ed Elettrodomestici, che in questo periodo triplicano, e Servizi, soprattutto i biglietti di viaggio, +13% rispetto al 2024.

Nei giorni tra il Black Friday e il Cyber Monday, gli italiani spenderanno online circa 2,2 miliardi di euro (+7% rispetto al 2024). In questa occasione, gli operatori particolarmente competitivi realizzeranno anche 3 volte il fatturato di un giorno medio.
Le categorie più interessate? Abbigliamento, Food & Grocery e Beauty & Healthcare, oltre a esperienze legate al mondo dei viaggi e degli eventi.

Oltre 41 milioni di pacchi movimentati

Secondo le previsioni del Delivery Index di Netcomm saranno oltre 41 milioni i pacchi che circoleranno durante i dieci giorni di Black Friday, “pari al 4,8% del totale che si registra in un intero anno, con una crescita del 9% rispetto al 2024 – spiega Roberto Liscia, Presidente Netcomm -.
Prevediamo che saranno 34,9 milioni gli italiani che ricorreranno al canale online per i loro acquisti durante questo periodo. Si tratta di evidenze che confermano la forza di questa iniziativa, ormai diventata il momento per eccellenza in cui gli italiani concentrano una parte significativa degli acquisti natalizi e non solo”.

Si punta sempre più al risparmio

“Allo stesso tempo . aggiunge Liscia -, è interessante osservare uno squilibrio tra l’aumento del volume dei pacchi e la crescita più contenuta del valore economico degli acquisti effettuati durante il periodo promozionale.
Per il Black Friday 2025 gli italiani punteranno sempre più sul risparmio, e questo è legato a due fenomeni rilevanti nel retail digitale di oggi: da un lato, la rapida espansione del mercato del second hand, dall’altro, l’ingresso crescente di prodotti provenienti dall’estero caratterizzati da prezzi medi più bassi. Entrambi i fattori contribuiscono a ridurre il valore medio del carrello, pur in presenza di una domanda in costante aumento”,

Le scelte dei merchant tra sconti e promozioni 

Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c la percentuale media di sconto applicata dai merchant sarà del 25%, declinata in diverse modalità promozionali. L’iniziativa più comune è quella che prevede sconti riservati su una selezione di prodotti per tutta la durata del periodo di offerte (64%).

Non mancano poi le promozioni finalizzate a premiare un target di clienti specifico. Tra queste, spiccano le iniziative di sconto anticipato per i clienti più fedeli (31%). Alcuni merchant scelgono poi di scontare una selezione di prodotti per un tempo limitato (25%), mentre altri preferiscono applicare sconti su tutta la gamma per tutta la durata dell’iniziativa promozionale (22%).
Inoltre, l’opzione di offrire ai clienti la spedizione gratuita è una scelta applicata dal 19% dei merchant.

Imprese: il 5G industriale cresce ma resta di nicchia 

Oggi, solo il 2% delle imprese grandi e medio grandi usa la connettività per innovare il proprio modello di business, e la spesa in connettività rappresenta in media solo il 7% del budget ICT.
Tuttavia, per quasi la metà delle aziende italiane la connettività viene considerata un elemento chiave della digitalizzazione al fine di ottimizzare processi core esistenti. Come, ad esempio, l’automazione di linee produttive o attività logistiche.

Insomma, la spesa per progetti di 5G industriale continua la sua crescita, ma resta ancora limitata. Lo confermano i risultati della ricerca dell’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry del Politecnico di Milano.

Più un’opportunità da esplorare che una risorsa strategica

La maggioranza delle imprese italiane si dichiara abbastanza soddisfatta della sua attuale configurazione di connettività, percependo come complesso e costoso un cambiamento. In particolare, la gestione della sicurezza, la ricerca di partner affidabili e il rischio di lock-in rappresentino ostacoli significativi a ricercare nuove soluzioni per le reti aziendali. 

In questo contesto, il 5G è considerato ancora più un’opportunità da esplorare che una risorsa strategica. Nel 2025 la spesa italiana per progetti di 5G industriale cresce del +43%, assestandosi a un valore di 10,5 milioni di euro. Aumenta però la maturità e rilevanza dei progetti, infatti l’81% del valore di spesa del 2025 è legato alla realizzazione di reti private su uno o più siti.
Oggi si contano 47 progetti di reti 5G private o dedicate, 10 in più rispetto all’anno precedente, di cui 8 su 10 di natura riservata.

Un’offerta di dispositivi sempre più matura

I principali ambiti di applicazione del 5G industriale sono nella logistica e trasporti (26% del totale progetti), nel manifatturiero (23%) e nei centri di innovazione (21%).
I fondi pubblici continuano a giocare un ruolo importante, anche se in diminuzione. Nel 2025 coprono il 39% della spesa, e solo il 10% dei nuovi progetti dell’anno è stato avviato con risorse pubbliche, segno di una crescente volontà delle imprese di finanziare reti 5G private con fondi propri e motivazioni industriali più solide.

Anche l’offerta di dispositivi 5G disponibili è sempre più matura, anche se non ancora pienamente sviluppata. Nel 2025 si contano 21 device 5G Ready sviluppati da 9 produttori, che trovano applicazioni prevalentemente in agricoltura, manifattura, difesa e sicurezza, media e intrattenimento.

“Serve una regolamentazione più uniforme tra i Paesi europei”

“Nel complesso, il 2025 conferma una crescita graduale ma costante del mercato 5G industriale in Europa e in Italia, pur evidenziando ancora alcuni limiti strutturali – commenta Luca Dozio, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry -. Per una maggiore scalabilità dei progetti servono una regolamentazione più uniforme tra i Paesi sulle modalità di accesso allo spettro e garanzie di sicurezza delle reti mobili. Infine, la maturità delle imprese nel considerare il 5G una leva strategica rappresenta un fattore decisivo per lo sviluppo e la diffusione di questo mercato”.

Per GenX e Baby Boomers comfort, Made in Italy e multimarca guidano gli acquisti fashion

Per GenX e Baby Boomers i “mantra” di acquisto sono qualità, Made in Italy, cura dei dettagli, stile evergreen e comfort. Acquistano meno, ma “meglio”: nel 2024 GenX e Baby Boomers hanno speso circa 400 euro a testa in abbigliamento, accessori e calzature.

Le generazioni mature sono meno attente alla moda rispetto alle ultime generazioni, e meno fedeli ai marchi. Inoltre, il tema della sostenibilità li tocca solo in parte. Nel loro modello di acquisto tendono già a essere più sostenibili di altre generazioni. E se non sono disposti a pagare di più per un prodotto sostenibile pretendono aziende impegnate nel riciclo dei capi per superare il fast fashion.
Emerge dal Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca, società del Gruppo Pambianco.

Vetrine, riviste e nomi storici della moda italiana

Meno interessati al second hand dei più giovani, quando GenX e Boomers lo sposano e perché amano indossare proprio lo stile vintage. Inoltre, per queste generazioni il Made in Italy è un valore importante e fondante la moda italiana.

Le marche cult che dominano il loro panorama di acquisto sono soprattutto marche storiche, come Armani, Liu Jo e Dolce & Gabbana. Anche se Zara è riuscito comunque a far breccia nel target femminile della GenX.
Per quanto riguarda i touchpoint di riferimento come fonte di ispirazione, prevalgono le vetrine dei negozi, i consigli dei negozianti, oltre a riviste e newsletter, ma non disdegnano consultare i siti web dal cellulare.

Attenti al prezzo, ma non a discapito della qualità

GenX e Boomers in genere prediligono un modello di acquisto più tradizionale. Vanno a far shopping in città, e non nei centri commerciali, e nei negozi fisici, soprattutto boutique multimarca e department stores.
Questi format garantiscono un’ampiezza di assortimento di prodotti e marche più distintive e particolari, e consentono un’esperienza di acquisto più appagante in termini di ambiente, assistenza e servizio.

Sebbene meno interessante alle carte fedeltà, queste generazioni ne possiedono dei grandi magazzini, perché oltre agli sconti offrono diversi servizi aggiuntivi.
Ovviamente, sono Boomers e GenX sono attenti al prezzo, ma ciò non deve andare a discapito della qualità e del comfort.

Fitting, stile evergreen e durata dei capi

“In termini di attese, sicuramente, c’è una forte richiesta di un ritorno alla qualità di una volta, prodotti che durano, realizzati con fibre naturali, prodotti in Italia e oggi anche con un processo virtuoso sostenibile, basato sul riciclo –  spiega Alessandra Mengoli, partner di Sita Ricerca -. Queste generazioni ancora di più che i Millenials infatti hanno constatato progressivamente un peggioramento della qualità a fronte di un continuo aumento dei prezzi, sia nel fast fashion sia nel mondo delle marche di fascia più alta. Inoltre chiedono una maggior attenzione al fitting e al comfort dei capi di abbigliamento e delle calzature, accanto a uno stile moda più evergreen. Tutto questo rientra nel concetto di qualità per loro”.

Second Hand: un risparmio potenziale di 450mila tonnellate di CO2 

Tra i comportamenti sostenibili più praticati dagli italiani la compravendita di usato si posiziona al terzo posto. Nel 2024 l’hanno ‘praticata’ 27,2 milioni di persone. E circa 11,5 milioni di oggetti venduti su Subito, la piattaforma di compravendita di oggetti usati, hanno permesso un risparmio potenziale di quasi 450mila tonnellate di CO2. In pratica, come se si fossero evitate le emissioni di 4,5 milioni di passeggeri che volano da Milano a Roma o 3,7 milioni di auto che viaggiano tra Milano e Roma.

Emerge dall’Osservatorio Second Hand Economy di Bva Doxa per Subito, condotto attraverso lo studio Second Hand Effect svolto in collaborazione con Vaayu sulle compravendite tra privati avvenute nelle categorie Market.

Biciclette, arredamento, informatica, le categorie più impattanti

Nel 2024 ogni compravendita su Subito ha consentito un risparmio potenziale medio di 39 kg di CO2 non immessi nell’atmosfera. Una quantità in crescita del 40% rispetto al 2023.
Si tratta di un dato positivo che dipende anche dall’incremento delle vendite di oggetti con un impatto maggiore sull’ambiente, come, ad esempio, biciclette (240 kg di CO2 risparmiata in media), Pc fissi e console (210 kg), Tv (135 kg) e notebook/tablet (95 kg).

Le biciclette (38%), in particolare, si attestano al primo posto nella classifica delle categorie che hanno contribuito maggiormente al risparmio totale di CO2. Sul secondo e sul terzo gradino del podio, quasi a parimerito, si posizionano due categorie molto apprezzate quando si parla di mercato second hand: arredamento e casalinghi (20%) e informatica (19%).

“Nel 2024 evitate emissioni equivalenti all’intera città di Varese”

“I risultati dell’analisi Second Hand Effect 2024 dimostrano come la compravendita di oggetti usati non sia solo una scelta consapevole e smart, ma anche un gesto concreto con un impatto ambientale misurabile – racconta Giuseppe Pasceri, Ceo di Subito -. È soddisfacente e stupefacente osservare come quelli che ci sembrano piccoli gesti quotidiani siano in realtà grandi cambiamenti a favore del nostro futuro. L’anno scorso, 11,5 milioni di compravendite su Subito hanno potenzialmente evitato le emissioni equivalenti all’impronta ambientale di 78mila italiani, praticamente l’intera città di Varese”.

Anche l’imballaggio è riciclato

In 6 casi su 10 (59,5%), poi, l’usato evita effettivamente l’acquisto di un prodotto nuovo, con picchi del 66% in categorie chiave come arredamento, elettrodomestici ed elettronica. Questo comporta l’ulteriore abbattimento di costi ed emissioni correlate alla produzione di beni nuovi (estrazione delle materie prime, lavorazione, distribuzione).

Dati significativi, se si considera che il 71,5% degli oggetti pubblicati su Subito trova effettivamente un acquirente portando a compimento il circolo virtuoso del riuso.
Ultimo, ma non per importanza, l’imballaggio: l’80% di chi spedisce un prodotto lo fa utilizzando un imballaggio già presente in casa o già utilizzato per altro, mentre chi preferisce la compravendita e lo scambio di persona nel 63% dei casi non utilizza alcun tipo di imballaggio.

Lavoro: l’Intelligenza artificiale aiuta a vincere le sfide demografiche

Entro il 2033 l’AI avrà un impatto su 3,8 milioni di posti equivalenti, ma con un gap di 5,6 milioni di lavoratori in meno, pari al 25% degli occupati attuali, per effetti demografici.
Per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale sarebbero necessari 26,8 milioni di occupati, mentre ne sono previsti “solo” 21,2 milioni.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano l’AI è una leva fondamentale per colmare parte del gap occupazionale, a patto di investire in formazione, tutele ed equa redistribuzione dei benefici.
Oggi, il 18% dei posti di lavoro equivalenti in Italia risulta già automatizzabile e la quota potrebbe salire al 50% entro il 2033, quando la popolazione italiana in età lavorativa calerà di 2,8 milioni, mentre i pensionati aumenteranno di 2,3 milioni. 

“Il progresso tecnologico dev’essere una leva di crescita e coesione sociale”

“L’Intelligenza artificiale è un tema strategico per affrontare le sfide demografiche ed economiche che attendono l’Italia. – dichiara Walter Rizzetto, presidente XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati -. La Commissione Lavoro della Camera, che ho la responsabilità di presiedere, segue con grande attenzione le implicazioni dell’AI sul mondo del lavoro e ha già svolto una specifica indagine conoscitiva che ha permesso di individuare rischi, opportunità e strumenti di regolazione.
L’obiettivo è accompagnare l’innovazione con politiche adeguate, capaci di coniugare competitività e tutela delle persone, affinché il progresso tecnologico diventi leva di crescita e coesione sociale”.

Per il 61% dei lavoratori l’AI ha già cambiato il modo di lavorare

“Nel 2024 il mercato dell’AI in Italia mostra una crescita record (+58%), toccando 1,2 miliardi di euro. “Un risultato che testimonia l’interesse del tessuto produttivo a cogliere le opportunità offerte da questa tecnologia – spiega Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio -.  E la tecnologia sta avendo già un impatto sulla vita quotidiana dei lavoratori italiani: il 61% ritiene che l’AI abbia già cambiato molto o abbastanza il proprio modo di lavorare”.

Il 54% dei lavoratori afferma poi che l’AI semplifica e velocizza le attività, il 34% che svolge autonomamente alcune mansioni e il 17% che svolge nuove attività. Per il 6% il lavoro è interamente dedicato alla supervisione dell’AI.
Inoltre, per 1 lavoratore su 10 molte attività possono essere sostituite dall’AI entro i prossimi cinque anni.

Formazione, una tema che resta delicato

L’Osservatorio ha raccolto oltre 30 indicatori per restituire una fotografia dettagliata del contesto. Tra i temi toccati rientra quello della formazione.

“In questo ambito – dichiara Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio -, i KPI (Key Performance Indicator) sono incoraggianti da un lato, ma più preoccupanti dall’altro. Il numero di studenti STEM rimane pressoché stabile, circa 124mila nel 2023/24, mentre il numero dei dottorati in AI è più che raddoppiato tra il 2021/2022 e il 2022/2023, toccando quota 342, grazie allo stanziamento di fondi del PNRR. Tuttavia, non possiamo ignorare un dato allarmante: il flusso migratorio netto delle competenze italiane in AI è negativo, con un valore di -0,18 nel 2023”.