Silenziose donne in un bar. Composte nel loro lino molle, sgualcito. Fuori, fuori ogni muro, i compleanni a dolere. Fuori. Sedute, come ci fosse uno sposo, un subbuglio in attesa. La camicetta in morbidezza sui seni. Le dita nel tuffo panna, crema al cioccolato. È un viaggio di pose necessarie: guardare l’orologio, destinarsi agli sguardi. Altre donne entrano. Bevono un caffè senza girare lo zucchero, come un fuggir di bocca. Vanno col tempo nelle spalle, le donne. Uomini distratti, spiccioli assenti lasciano. La cassiera, dall’ombra, stana un sorriso sottile. Il neon fredda gli occhi di Marta? Natalia? Come si chiamano le donne col semplice trucco di pesca immatura, gli orecchini che dondolano, curiosi? Dora non ha sopracciglia. Marta si guarda attenta. Forse Natalia borbotta un ritornello, secco, dal mattino. /Ci si sveglia, a volte, con la punta d’una nota che insiste /. Rosa dimentica borsette. Accompagna memorie negli gli zainetti. Marta lascia dondolare braccialetti sulle tazzine, ossicini di pensieri accanto ai cucchiaini. A volte, a fuoco lento, lei s’abbrustolisce d’amore, bacia in bocca gli uomini nelle fotografie. Natalia gioca con mani d’anelli, s’appunta bagliori sui seni. Indossa eccentriche giarrettiere e fine palato di aromi. Per. Quando il bar chiude. O, solo, quando le tendine ballano nella pioggia. E i rumori restano. In semicerchio di tuoni. Nel dietro nuca. Dolori a figliare.
foto: André Gilert Schmucki.