Ho immaginato di scrivere qui centinaia di volte, in questi quasi cinque anni di silenzio. Lo faccio oggi, dopo tutto questo tempo, quasi costringendomi a farlo, semplicemente perché ho bisogno di ritrovare una dimensione in cui mi sia facile esprimermi e, una volta, questa era la dimensione in cui mi sentivo più a mio agio.
Da qualche mese ho intrapreso un percorso, non facile, con una psicologa a cui ho chiesto aiuto per “ritrovarmi”. Mi sono semplicemente resa conto che negli ultimi anni non ero più io, che mi ero persa per strada e che non riuscivo più a ridere davvero. Continuavo a chiedermi quando mi fossi persa, di preciso. continuavo a chiedermi perché avessi lasciato che la vita mi portasse verso un modo di essere che non riconoscevo (e non riconosco) come mio.
In questi pochi mesi ho iniziato a unire, in modo quasi impercettibile, molti puntini che erano lì che mi guardavano da sempre. Molte altre volte, ho visto puntini che non avevo mai immaginato potessero esserci, capaci di dare un senso nuovo alla figura che stavo tracciando. So che è un percorso lungo, difficile, complesso, ma ho bisogno di affrontarlo per me, per superare tutti quei limiti che mi sono imposta da sola e che, paradossalmente, mi hanno allontanata da me stessa.
Torno qui, a scrivere, dopo cinque anni, per fare i “compiti per casa”. La mia psicologa mia ha chiesto di fare qualcosa di creativo e di farlo per me. E la cosa creativa che mi riesce meglio, da sempre, è scrivere. Al punto che è diventato il mio lavoro e che, proprio per questo, lo faccio solo per gli altri e mai per me.
Croce e delizia, questa necessità di vedere i pensieri diventare reali. Su uno schermo, come in questo caso, o su un foglio di carta, come non faccio più da troppo tempo. Scrivere mi ha sempre aiutato a mettere ordine, a prendere consapevolezza delle cose, a fissarle in modo che non fossero più soltanto mie, a esorcizzarle e a buttarle fuori. Mi rendo conto che avrei davvero tanto bisogno di farlo ancora, perché negli ultimi anni mi sono accartocciata in me stessa, rischiando l’implosione. E non escludo di essere implosa davvero, qualche volta. Il mio corpo me l’ha chiaramente fatto capire con segnali piuttosto espliciti. Dai mal di testa invivibili ai dolori di stomaco notturni, dalle improvvise sparizioni di voce agli attacchi di panico.
Ho bisogno di riprendere il contatto con me stessa, di ritrovarmi. E devo farlo nei posti in cui mi sono sentita davvero libera di essere nient’altro che quella che sono. Il “mondo blog” è sicuramente uno di quei posti.