Chi ha scritto questa roba non si prende affatto sul serio e penso che dovreste tenerne conto mentre la leggete. So che fa schifo ma la pubblico comunque perché tanto la leggerete in cinque. Ciao.
Dopo quella che le era sembrata un’eternità, aveva ricominciato a fumare. L’unica cosa che l’astinenza le aveva insegnato era che il fumo è davvero un vizio- anche per lei- che alla fine non era stata diversa da tutti gli altri e ne era diventata dipendente. In alcuni momenti le era sembrato di impazzire- pensava che se solo avesse potuto fumare una sigaretta- allora sarebbe stata bene, tutto sarebbe tornato al suo giusto posto- oh, per una sola sigaretta! Per venti lunghi giorni non fumare le era sembrata la più grave violazione della sua libertà- così alla fine aveva deciso che era venuto il tempo di ripristinare un suo diritto fondamentale- visto che non si poteva più festeggiare (e festeggiare cosa, in ogni caso?), non le rimaneva che ricominciare a fumare- e così aveva comprato un pacchetto di Camel Blue. Eppure le cose non erano andate meglio- la sola differenza era che le sue dita sapevano di nuovo di sigaretta.
Sebbene la Realtà e il Presente avessero fatto una drammatica irruzione nella vita di tutti, sentiva che la sua mente aveva cominciato a mettere in atto meccanismi fin troppo familiari- la cara vecchia fuga dalla realtà. Forse era troppo giovane per lasciarsi vivere, ma come giudicarla, quando non trovava altre cure, altri appigli che le impedissero di spezzarsi? Poi, con il tempo, le notti passate a stringere il vuoto si erano fatte più calde e più dolci- e lei aveva cominciato a sentire la necessità di alleggerirsi, di tenere l’indispensabile e lasciare andare il resto. Negli ultimi tempi non era stato facile, tutto era stato ampiamente al di sotto della soglia della mediocrità- si era chiesta se fosse possibile cadere più in basso di così. Aveva cominciato a soffrire di certe curiose amnesie: la sera spostava un oggetto ai piedi del letto e la mattina dopo si svegliava convinta di averlo lasciato sulla scrivania; entrava in bagno per lavarsi i denti ma, chiusa la porta dietro di sé, non ricordava più perché vi fosse entrata. L’unica soluzione era stata tappezzare le pareti di post-it per colmare i vuoti della memoria:
“Ricorda che hai spostato le scarpe nell’ultimo cassetto del mobile in legno”
“ore 14.30 lava i piatti”
“3/05 spesa+appuntamento con S.+PASSA A RITIRARE IL LIBRO!”
“Ricordati di non annegare”
Il più delle volte, le severe indicazioni dei post-it riuscivano nel loro scopo, ma non sempre. Capitava che si dimenticasse di leggerle.