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Quant’è che vi danno, per esibirvi sulle funi?

immagineNo, non mi piaceva lavorare. Avrei preferito poltrire e pensare a tutte le belle cose che si possono fare. Non mi piace lavorare – non piace a nessuno – ma mi piace ciò che nel lavoro è insito – la possibilità di trovare te stesso. La tua realtà – per te, non per gli altri – ciò che nessun altro uomo potrà mai sapere. Loro vedono soltanto l’apparenza e non sono mai in grado di capire che cosa realmente significhi’ […]

‘E’ quando dovete badare a cose di questo genere, ai piccoli incidenti che avvengono alla superficie, la realtà – la realtà, vi dico – si affievolisce. La verità interna si nasconde – per fortuna, per fortuna. Ma io la sentivo ugualmente; sentivo spesso la sua quiete misteriosa che guardava intenta i miei trucchetti, come guarda voialtri quando vi esibite sulle funi per – quant’è che vi danno? Mezza corona per ogni capriola’ […]

‘Chiedo scusa. Dimenticavo l’angoscia che è il resto del compenso. E poi che importanza ha se il numero è fatto bene? Voi i vostri li fate benissimo. E io non feci male il mio, dal momento che riuscii a non affondare con quel battello durante quel primo viaggio’.

Joseph Conrad, Cuore di tenebra

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Così, mi sa che è la mia vita

animalium_owls2Byron ancora si domandava perché l’altro rimaneva a Jefferson, quasi in vista e a portata d’orecchio della chiesa che lo aveva ripudiato ed espulso. Una sera Byron glielo domandò. <<Tu perché passi i tuoi sabati pomeriggio a lavorare all’officina mentre gli altri operai si divertono in città?>> disse Hightower. <<Non lo so>> disse Byron. <<Così, mi sa che è la mia vita>>. <<E anch’io, mi sa che è la mia vita>> disse l’altro. ‘Ma adesso so perché è così’ pensa Byron. ‘E’ perché uno ha più paura dei guai che potrebbe avere che di quelli che ha già. Si aggrappa ai guai ai quali è abituato piuttosto che rischiare di cambiare. Un uomo può parlare di come gli piacerebbe sfuggire alle persone vive. Ma sono i morti quelli che gli fanno più male. Sono i morti che se ne stanno belli tranquilli in un posto e non cercano di trattenerlo, quelli a cui non può sfuggire’.                         

William Faulkner, Luce d’agosto

 

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Quel che resta quando non resta niente

Enzo Mardirossian

Schermata 2018-07-14 alle 21.37.28Inutile nascondersi la verità. Non reagisco più come prima. Adesso faccio fatica a piangere. Dentro di me, intorno a me, qualcosa è cambiato. Le strade si sono svuotate, nelle città non c’è quasi più nessuno, e ancora meno nelle campagne e nelle foreste. Il cielo si è rischiarato ma resta cupo. La pestilenza delle grandi fosse comuni è stata lavata da innumerevoli anni di vento ininterrotto. Certi spettacoli mi addolorano ancora. Altri, no. Certe morti sì. Altre, no. Ho l’aria di uno sul punto di singhiozzare, ma poi non esce niente.

Devo andare dal regolatore di lacrime.

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Appunti

La palude dei bei sogni

“Dopo trentadue anni di miserabile calma piatta feci un sogno dove alcune persone mi assicuravano di aver incontrato recentemente Sophie Gironde. Mi aveva fatto soffrire molto durante i tre decenni appena trascorsi e, se volevo conservare qualche possibilità di non perderla di vista, occorreva che m’insediassi, a qualsiasi costo, all’interno di quel sogno e che lì l’attendessi”.Schermata 2018-06-07 alle 17.27.38

Antoine Volodine, Angeli minori, L’orma editore

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Il mostro

colombre“Stefano cominciò a navigare, dando prova di qualità marinare, di resistenza alle fatiche, di animo intrepido. Navigava, navigava, e sulla scia del suo bastimento, di giorno e di notte, con la bonaccia e con la tempesta, arrancava il colombre. Egli sapeva che quella era la sua maledizione e la sua condanna, ma proprio per questo forse non trovava la forza di staccarsene. E nessuno a bordo scorgeva il mostro, tranne lui”. 

Dino Buzzati, Il colombre

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Luca Bernardi – Medusa: “Storia di una mente in liquefazione”

Un romanzo graffiante ed elettrico che percorre le strade imprevedibili della follia ” (Tunué).

casalibri-medusa-luca-bernardi

Luca Bernardi – Medusa – Tunué

“Questa <<Medusa>> ha il potere di pietrificare il linguaggio”

Paolo Sortino, Il Giornale


di CasaLibri

Romanzo di formazione, noir, racconto post-adolescenziale o di fantascienza: trovare un genere letterario nel quale incasellare un libro come “Medusa” è una impresa pressoché impossibile. Il lavoro d’esordio del venticinquenne Luca Bernardi, edito da Tunué nella collana curata da Vanni Santoni, è infatti materia talmente viva da non adattarsi per nulla alle solite, asfissianti classificazioni di genere. “Medusa”, per usare le parole dello stesso autore, è soprattutto la storia di “una mente in stato di liquefazione“. Un ventenne ossessionato dagli extraterrestri e dall’idea di compilare un “Dizionario semiologico abissale” trascorre le vacanze estive con i genitori, sulla costa tirrenica. Gioca a ping-pong, fantastica sulle ragazze, “commercia” con gli alieni e tenta faticosamente di tenere a bada la sua psicosi. Durante una festa in casa dei ricchi zii, perso ormai il controllo, decide di partire verso la riviera romagnola in compagnia di tre amici d’infanzia cinici e irrequieti. Una fuga, o per meglio dire “un autoinseguimento” che finirà inesorabilmente per mettere il giovane protagonista a confronto con i suoi peggiori fantasmi.

“Ti insegniamo noi! Noi chi? Le amichette culi dislessici? I compagnucci analfabeti? Annaspo all’idea di quali orrori possano sprigionarsi da tre lettere. Di ogni parola sempre ho sospettato, diceva il mio mentore Scardanelli, ma su tutte quelle che risucchiano i più nell’uno. Noi amici, noi nemici, noi buoni, noi cattivi, noi neri, noi bianchi, noi maschi, noi femmine, noi scemi, noi svegli, noi padri, noi figli? Noi scarafaggi?”

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Recensioni

T.H. White – L’astore: il falconiere e il suo aguzzino. Una storia d’amore

Pubblicato per la prima volta nel 1951, “L’astore” di T.H. White è la storia di un uomo in fuga dal mondo che finirà per consegnarsi anima e corpo a un indomabile falco.

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T.H. White – L’astore – Adelphi

“Una storia d’amore, una farsa, un libro di storia medievale, una riflessione sulla violenza, il desiderio, il controllo di sé e il controllo degli altri, un saggio di storia naturale, uno sfoggio di cultura shakespeariana e una tragedia”.  

 Livia Manera, Corriere della sera


di CasaLibri

Scritto in forma di diario, “L’astore” -Adelphi- narra la storia di un uomo alle prese con l’educazione di un uccello selvaggio e indomabile. Il testo, sul cui sfondo aleggia lo spettro della seconda guerra mondiale, integra parti tecniche e divulgative, profonde riflessioni sul rapporto addestratore-animale e passaggi densi di considerazioni sulla vita e la civiltà occidentale. L’insieme, con tutti i limiti di un libricino pensato per descrive l’addestramento del falco Gos  -“un essere capace di progressi quotidiani “tanto graduali e sottili” che “solo il padrone, normalmente, era in grado di cogliere”- è tutt’altro che noioso.  Il lettore, anche il meno interessato a scoprire come si ammaestra un rapace, non potrà che apprezzare un racconto singolare e dagli sviluppi inaspettati.

“Gli astori erano Amleto, erano Ludovico di Baviera. Deliranti discendenti di deliranti antenati, nel pieno delle forze erano più che a metà folli”

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Recensioni

Emma Cline – Le ragazze: l’esordio letterario dell’anno

Per il suo primo romanzo, la ventisettenne Emma Cline punta sulla storia nera di un’adolescente “invisibile” in cerca di se stessa.

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Emma Cline – Le ragazze -Einaudi

“Le ragazze annuncia l’arrivo di una voce formidabile nella narrativa americana”.

Jennifer Egan


di CasaLibri

Salutato da buona parte della critica come “l’esordio letterario dell’anno”, “Le ragazze”, della ventisettenne Emma Cline, è uno di quei romanzi che si lasciano divorare fin troppo rapidamente. Il libro, edito da Einaudi nella traduzione di Martina Testa, narra la storia di Evie Boyd, una quattordicenne acuta ma “invisibile”, alla costante ricerca di qualcuno che sappia apprezzarla. Figlia di genitori separati e praticamente inesistenti, Evie tenterà senza successo di riconoscere un accenno di approvazione nelle amiche di scuola, nei ragazzi e persino nell’amante del padre. Un percorso disperato e doloroso che si risolverà solamente nell’incontro con Suzanne, una delle donne della comune -siamo nella California del 1969- in cui la giovane protagonista del racconto troverà, per qualche tempo, rifugio e considerazione. Trascinata in un vortice di sesso, droga e violenza, Evie arriverà a sfiorare l’orrore dell’omicidio, prima di riuscire a scoprire la propria identità.

“Quella fu la prima volta che vidi Suzanne: i suoi capelli neri ne segnalavano, anche da lontano, la diversità, il sorriso che mi aveva rivolto era diretto e aveva un’aria di valutazione. Non riuscivo a spiegarmelo, lo strappo che avevo provato guardandola. […] E cosa aveva visto la ragazza guardando me?”

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