Paradossi geografici / 4

19 gennaio 2026

Succedono cose strane, in Canada. Per oltre un secolo, tra la fine dell’Ottocento e il 1999, i Territori del Nordovest comprendevano tutta la fascia settentrionale del Canada, tranne il vero e proprio nordovest.

Ma proprio in quel periodo si è sfiorato un caso ancora più paradossale. Nel 1866 un deputato del Massachusetts, Nathaniel Prentice Banks, sottopose alla Camera degli Stati Uniti una proposta per annettere tutta l’America settentrionale britannica, cioè in pratica il Canada (ogni riferimento all’attualità è puramente casuale).

Il progetto prevedeva anche la divisione amministrativa dei nuovi possedimenti. Allora come adesso, il Canada era diviso in province (le aree più abitate) e territori (le più spopolate). In seguito all’annessione, tre grandi territori avrebbero mantenuto il loro status, mentre le province sarebbero confluite in quattro nuovi Stati degli Stati Uniti: New Brunswick, Nuova Scozia (Nova Scotia), Canada Est e Canada Ovest. Solo che i quattro Stati erano limitati alla porzione orientale del Canada, quella più abitata: così anche il cosiddetto “Canada Ovest” rientrava nell’est del Canada.

Venti di novità

9 gennaio 2026

Il più antico utilizzo umano dell’energia eolica – e forse delle fonti rinnovabili in assoluto – è la navigazione a vela: svariati millenni prima delle imprese di Colombo, Vasco da Gama e Magellano, gli egiziani solcavano il Nilo con le loro imbarcazioni sospinte dal vento.

Suona quindi un po’ incongruo e involontariamente comico il tono trionfalistico con cui è stata salutata di recente la “prima nave a propulsione eolica”. Con tutta l’ammirazione per l’innovazione ingegneristica, non si può non condividere l’arguto commento di Daniele Gewurz: «Avrei detto che navi che si muovono grazie all’energia del vento, intercettata grazie ad alcuni cosi larghi e alti eretti sul ponte, non fossero esattamente l’ultimo grido in campo tecnologico».

Il buio e la luce

22 dicembre 2025

Si chiamava Gautama Siddharta: il termine Buddha, con cui è universalmente conosciuto, indica “colui che ha raggiunto l’illuminazione”. Con una certa approssimazione, è simile il concetto di illuminazione per i sikh e i gianisti: la liberazione dall’eterno ciclo della vita e l’unione con la divinità. Per il taoismo invece l’illuminazione consiste nel seguire l’armonia con la natura e l’ordine naturale del cosmo.

Anche nella tradizione occidentale l’illuminazione consiste essenzialmente nel cogliere la verità. Per le religioni rivelate, questo significa accettare appunto la rivelazione (contenuta in genere nei libri sacri). L’esempio più noto e paradigmatico è quello del Vangelo di Giovanni (3, 19), in cui l’evangelista deplora il mancato riconoscimento della verità: «E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce» («Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι µᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς» nell’originale greco).

Insomma, come sintetizza argutamente il filosofo americano Benjamin Cain, «quello che conta come illuminazione dipende da chi distribuisce le tessere di iscrizione [al club]». E, tipicamente, chi ritiene di vivere nella luce tende a guardare gli altri con un misto di pietà e disprezzo.

Nel Settecento, in Europa, il concetto di “lume” cambia di senso: per la prima volta si riferisce non più all’accettazione di una verità fideistica, ma alla ricerca della verità con l’ausilio – “il lume”, appunto – della sola ragione. Questo principio ha portato a estremi teorici paradossali come pure a derive politiche sanguinarie all’epoca della Rivoluzione Francese, ma è ancora oggi un caposaldo del pensiero laico.

Lo sapeva bene Giacomo Leopardi che, sebbene si dimostrasse spesso e (forse) volentieri romantico nei modi poetici, era fermamente materialista e razionalista di formazione e di convinzioni. Perciò la poesia che più di ogni altra si può considerare il suo testamento spirituale, La ginestra, porta in esergo la citazione del vangelo di Giovanni. Solo che intesa in senso opposto: quello che per l’evangelista era la luce, per Leopardi è il buio, e viceversa. Ancora una volta, tutto dipende da chi dà le carte.

Parole intraducibili in italiano: Privacy

18 dicembre 2025

 


(Grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione)

Senza parole

10 dicembre 2025

(Grazie a Nico Pisanelli per la segnalazione)

 

Trump alla guerra dei media

3 dicembre 2025

Quando un politico compie un gesto (o rilascia una dichiarazione) imperdonabile, come prima cosa deve scusarsi. In genere però non basta e spesso finisce con il dimettersi. Ma se un leader ogni giorno commette diverse azioni ognuna delle quali in un altro contesto richiederebbe a gran voce le sue dimissioni, allora il principio non è più valido. Anzi, per lui non valgono proprio più le regole stabilite, salta il tavolo da gioco: è quello che si potrebbe chiamare “metodo Trump”, una versione riveduta e aggiornata del padre di tutti i paradossi.

Ed è frutto di un disegno molto chiaro. In un’intervista del 2019 Steve Bannon, allora consigliere più stretto di Trump, rivelava la sua strategia comunicativa: «I Democratici non contano niente. La vera opposizione sono i media. Ma i media sono stupidi e sono pigri, sanno concentrarsi davvero solo su una cosa alla volta […]. Quindi tutto quello che dobbiamo fare è inondarli. Ogni giorno tirare fuori tre cose diverse. Si attaccheranno a una ma faremo le altre due. E andremo avanti ogni giorno così, bang, bang, bang. Non si riprenderanno. Ma dobbiamo iniziare a tutta velocità».


Vi ricorda niente? L’idea del fascismo era nata in Italia ed era stata poi ripresa tragicamente in gran parte d’Europa e oltre. Ed ecco ora il metodo Berlusconi alla Casa Bianca.

Il rosso e il blu

28 novembre 2025

Anche il sangue dei nobili è rosso (ovviamente): l’espressione “sangue blu” risale al Medioevo, quando i lavoratori passavano molto tempo all’aperto ed erano quindi abbronzati, mentre gli aristocratici avevano la pelle chiara e quindi risaltavano le loro vene azzurre.

Proprio per il rimando al colore del sangue, la bandiera rossa era in origine un simbolo di battaglia: indicava la disponibilità a combattere, il contrario della bandiera bianca. A partire dalla Rivoluzione Francese, e soprattutto dalla Comune di Parigi del 1871, è passata poi a simboleggiare le lotte di classe, fino a diventare il vessillo del socialismo e del comunismo.

Ancora oggi, quando in politica si vogliono assegnare per semplicità i colori ai partiti, il rosso denota quelli di centro-sinistra (come il PD in Italia e la SPD in Germania), mentre per esempio Forza Italia è contrassegnata con il blu.

Negli Stati Uniti invece, dove le lotte di classe (e la sinistra) non hanno mai attecchito più di tanto, il rosso è il colore del partito di destra (Repubblicano), mentre il blu è quello del Partito Democratico.

Se l’abbinamento dei colori rosso e blu con i partiti è in buona misura arbitrario, in altri casi ci sono dati oggettivi, eppure le contraddizioni non spariscono, anzi.

Non è chiaro perché nei rubinetti il rosso indica l’acqua calda e il blu quella fredda (forse in relazione con la lava e i ghiacciai?), ma l’astrofisica afferma il contrario. Le stelle rosse sono le più “fredde” (o meglio meno calde): hanno temperature in superficie di “appena” 2500 gradi, cioè pochissimo rispetto ai 40.000 gradi delle stelle blu. Ma chi per primo ha pensato ai rubinetti di certo non lo sapeva.

Collezione di ossimori / 15

19 novembre 2025

Un santo ateo (García Márquez), una grave leggerezza (notevole questo!), sordido meraviglioso (Michel Tournier), cultura americana, tirocinio di ricerca (grazie a Monia per la segnalazione), un galleggiante sottomarino, nuovissima tradizione, meravigliosa schiavitù (Stanisław Lem), piacevolmente infestante, spiriti materiali (Leopoldo Lugones), ingegnoso candore, bocce quadrate (esistono!), sicura speranza (grazie a Enzo Romeo per la segnalazione), grazia rustica (detto del primo sestetto di Brahms), Tarocchi per evolvere (titolo di un webinar [!]), zombi vegani (dai Simspon), una tragedia ottimista (detto della decima sinfonia di Šostakovič), un horror solare, dolci tormenti (Santa Caterina da Siena), La verità delle menzogne (libro di Mario Vargas Llosa), fulgore tetro (Pirandello), pallor bruno (ancora Pirandello), una birra chiara torbida (detto della Apostel), fede nella ragione (riferito agli illuministi, è uno dei miei preferiti), sinora irreversibile (detto della Brexit), amaramente divertente, determinismo statistico, sobria ebrietas (Sant’Ambrogio – grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione), uno sciopero simpatico, mitissimo urlo (detto del poeta Adelelmo Ruggieri), autentica bufala (parlando di mozzarelle).

Socrate, Platone e l’intelligenza artificiale

7 novembre 2025

Secondo un antico mito egiziano, il dio Thoth ha regalato agli uomini la scrittura. Il saggio re dell’Egitto Thamos, però, non la ritiene una buona idea: secondo lui la possibilità di reperire facilmente le informazioni nei libri rischia di impigrire i lettori, che eviteranno così di fare lo sforzo di impararle.

E in un certo senso è vero: prima che ci fossero i libri la conoscenza era appannaggio di chi sapeva le cose; in seguito, anche un intellettuale come Umberto Eco ha affermato: «Per me l’uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone, ma colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti».

La leggenda di Thoth e Thamos è raccontata nel dialogo di Platone Fedro, esposta dal protagonista (Socrate). Ora, che Socrate si facesse portavoce di questa critica è comprensibile, dato che discorreva di filosofia solo a voce e non ha lasciato niente di scritto. Platone invece i suoi dialoghi li scriveva. Quindi questo suo elogio di Socrate – e indirettamente di Thamos – è a dir poco incongruo.

A noi moderni, Thoth ha fatto un secondo dono: la possibilità di reperire le informazioni ancora più facilmente sui motori di ricerca e ora con l’intelligenza artificiale. Come scrive il saggista americano Spencer Klavan, «potete immaginare la biblioteca di Alessandria come una versione antica di un cloud server nei dintorni di Palo Alto, che contiene la totalità di tutte le conoscenze scritte, così che l’umanità non deve preoccuparsi di ricordarle».

Oggi, secondo la definizione di Eco, tutti sarebbero colti: per sapere la data di nascita di Napoleone non solo non serve averla memorizzata, ma neanche sapere in quale libro andarla a cercare. Il rischio – direbbe Thamos – è che le nuove tecnologie portino la gente a non voler più fare lo sforzo di leggere. Chi se ne lamenta è un nuovo Socrate, e tutti quelli che lo fanno sul web si prestano allo stesso paradosso di Platone.

Antiserendipità

28 ottobre 2025

Fra tutti gli errori commessi dagli esseri umani in millenni di storia, quello di Cristoforo Colombo è il più famoso e il più importante. Il motivo è ovvio: si è rivelato incredibilmente fruttuoso, tanto da segnare un punto di volta nella storia stessa (e questo è già banalmente un paradosso). È anche l’esempio canonico della serendipità, che consiste nel trovare una cosa imprevista mentre se ne stava cercando un’altra.

Se il suo trionfo per sbaglio è celebrato in tutto il mondo, pochi si soffermano però a pensare all’effetto contrario. Quando Colombo chiese alla regina Isabella di Castiglia i finanziamenti per la sua spedizione, il consiglio dei saggi di Salamanca cercò di impedirlo: non solo sapevano come Colombo che la Terra è sferica, ma sapevano meglio di lui che è troppo grande per consentire alle navi dell’epoca la traversata dall’Europa all’Asia orientale.

Anni prima, Colombo aveva presentato lo stesso progetto al re del Portogallo, ma in quel caso il consiglio reale dei geografi (fra i quali Diogo Ortiz de Vilhegas, José Vizinho e maestro Rodrigo) era riuscito a bloccarlo.

Ora lo sceneggiatore Domenico Matteucci ha immaginato un altro personaggio: Bernardo de Almaviva, il più grande geografo del tempo. Nella sua finzione, raccontata nella pièce Il quarto geografo, è la superiore conoscenza di Bernardo, insieme alla sua sicurezza, a far pendere la bilancia contro l’idea folle di Colombo. Di conseguenza, dopo la “scoperta” dell’America, al trionfo immeritato di Colombo corrisponderà la disgrazia (altrettanto immeritata) di Bernardo, che il sovrano portoghese accuserà prima di arroganza e poi addirittura di alto tradimento, fino a farlo incarcerare e a causare la morte dell’amatissima figlia.

Per di più, il re decreterà per il sapiente geografo la damnatio memoriae: sarebbe questo – nell’opera di Matteucci – il motivo per cui nessuno lo ha mai sentito nominare. Solo un contadino, pochi anni fa, avrebbe scoperto per caso in un campo una cassetta con dei fogli risalenti all’inizio del Cinquecento, con la triste vicenda di Bernardo de Almaviva scritta dal suo segretario personale: un esempio perfetto di antiserendipità, di infelicità e rovina causate dalla sfortuna di essere nel giusto.

Le campane si sono dovute far venire dall’Italia

10 ottobre 2025

Il bue che dà del cornuto all’asino è un caso da manuale per i collezionisti di paradossi, e questo blog non fa eccezione: uno degli esempi recenti più fulgidi è dovuto a Giorgia Meloni. In generale è in politica che se ne trovano a bizzeffe, ma qualche perla affiora più nobilmente anche in ambito musicale.

Un caso eclatante riguarda i due più famosi registi teatrali italiani: in occasione di un allestimento della Traviata alla Scala nel 1955, Franco Zeffirelli non si è vergognato di commentare: «Luchino ne fece uno spettacolo eccessivamente e pesantemente decorativo».

Prima ancora, la dialettica del bue e dell’asino aveva coinvolto addirittura due fra i più importanti compositori dell’inizio del Novecento. Gustav Mahler era (ed è) famoso per l’uso massiccio di percussioni anche metalliche nelle sue opere sinfoniche: è frequentissima la presenza in organico di triangolo, piatti, sonagli, Glockenspiel, eccetera, e ancora più significativo è il loro ruolo. Già nella Seconda Sinfonia, poi, fanno la loro apparizione tre campane gravi, seguite, nella Terza, da quattro (o sei) campane accordate o tubolari. Una new entry arriva con la Sesta: alle due campane si affianca addirittura un campanaccio, che ricompare – insieme alle campane tubolari – nella Settima. Nell’Ottava e nella Nona infine si torna alle “normali” campane.

Ora, non c’è dubbio che Mahler fosse un compositore più raffinato di Puccini, ma stupisce l’accanimento con cui, in una lettera alla moglie, sottolineava ripetutamente (e ingenerosamente) una trovata di cattivo gusto nella Tosca: «Nel primo atto, solenne processione con un continuo scampanio (le campane si sono dovute far venire dall’Italia). Nel secondo atto un tale viene torturato tra urli orrendi e un altro pugnalato con un acuminato coltello da pane. Nel terzo atto di nuovo immenso scampanio su una veduta di tutta Roma dall’alto di una cittadella – di nuovo un’altra diversa serie di campane – e un tale viene fucilato da un plotone di soldati».

(I grassetti sono miei; la lettera di Mahler alla moglie è del 1903, quindi proprio il periodo in cui stava cominciando a comporre la Sesta).

(Grazie a Giovanni Stegel per la segnalazione)

Casa, dolce trasferta

2 ottobre 2025

Girava un tempo una battuta: «Qual è il colmo per un calciatore che gioca in casa? Giocare in pantofole».
Non è propriamente esilarante, ma farebbe ridere i giocatori del Football Club Kuressaare, squadra della località estone di Kuressaare, capoluogo dell’isola di Saaremaa.

La squadra è composta da semiprofessionisti, molti dei quali, per studio o lavoro, vivono nella capitale Tallinn (a circa 200 chilometri da Kuressaare). Per comodità, quindi, gli appartenenti a questo sottogruppo si allenano regolarmente a Tallinn, per ricongiungersi ai compagni di squadra in occasione delle partite di campionato (questo comporterà – immagino – notevoli problemi per la tattica, ma vabbe’, non sono professionisti, magari giocano tutti palla lunga e pedalare).


In occasione delle partite casalinghe, quindi, questi giocatori devono sobbarcarsi una trasferta in traghetto (e anche piuttosto lunga, su scala estone). Viceversa, spesso sono loro a giocare “in casa”: su dieci squadre del campionato nazionale, cinque sono dell’area metropolitana della capitale. In sintesi, i giocatori del Kuressaare residenti a Tallinn giocano in trasferta le nove gare “casalinghe”, ma in compenso restano in pantofole per cinque trasferte su nove.

(Grazie a Francesco Pagani per la segnalazione)

Parlare di scienza

25 settembre 2025

«È curioso che chi basa tutto sul consenso e sul principio della dittatura della maggioranza, quando si parla di scienza decida invece di affidarsi a studi improbabili condotti da quattro signori che contestano l’intera comunità della ricerca».

«Utilizzano tutti i giorni tecnologie derivanti dalle missioni spaziali per dire che non siamo mai andati sulla Luna, che non abbiamo mai esplorato il cosmo…».

(Complimenti a Federico Ferrazza per la prima parte e a Rodolfo Baroni per la seconda. Solo il titolo è mio)

Paradossi alimentari

17 settembre 2025

(Grazie ad Alfredo Pasin per la segnalazione)

Il paradosso del secolo

9 settembre 2025

Un tempo c’era uno spettro che si aggirava per l’Europa. Oggi nel mondo politico si aggira un paradosso: «Le disuguaglianze crescono, ma la domanda di redistribuzione diminuisce. Le classi popolari, storicamente legate alla sinistra, votano sempre più a destra».

Un paradosso amaro, dalle conseguenze potenzialmente incalcolabili. Ma da dove nasce? «Quando l’economia domina l’agenda, ci si divide in classi. Ma quando la cultura diventa più saliente – ad esempio per via dell’immigrazione o dei temi etici – ci si riconosce in gruppi culturali contrapposti». Insomma, la coscienza di classe di marxiana memoria è stata sostituita da un senso di appartenenza basato su principi etnici e religiosi: «Chi si definisce “bianco, cristiano, tradizionalista” è più ostile agli immigrati e meno favorevole alla redistribuzione, indipendentemente dal reddito».

Lo definisco “il paradosso del secolo” non perché è il più bello (come “il gol del secolo”, quello di Maradona all’Inghilterra), ma perché è il paradosso che caratterizza di più il nostro secolo.

Un esempio lampante viene dagli Stati Uniti: «Nelle zone più colpite [dall’impatto della concorrenza cinese sulle aree industriali], gli elettori culturalmente conservatori hanno ridotto la richiesta di redistribuzione e aumentato la domanda di politiche anti-immigrazione».

È un fenomeno ormai da anni sotto gli occhi di tutti. «E ha prodotto un risultato potente e duraturo: un’alleanza tra élite economiche e masse culturalmente conservatrici, che spiega l’ascesa dei populismi di destra anche in contesti di crescente disuguaglianza». Solo che poi la destra al potere attua politiche di destra.

Ahimè lo stesso si verifica da tempo anche in Europa. La destra (soprattutto quella più estrema e populista) ha avuto – e ha tuttora – gioco facile nel cavalcare questo fenomeno. E la sinistra? «La sinistra ha sottovalutato il fatto che la cultura può contare più del reddito».

Forse – aggiungerei io – una delle cause a monte è il fallimento dell’Unione Sovietica, che ha esautorato l’antico spettro, ha spuntato le armi ai movimenti socialisti e ha consegnato la torcia della rivoluzione nelle mani oscurantiste dei fondamentalisti religiosi: una manna per le destre di tutto il mondo.

Da qui una profezia funesta: «Finché la sinistra stessa insisterà a parlare solo di diseguaglianze, senza affrontare il terreno delle identità, continuerà a perdere proprio tra i suoi ex elettori».

Paradosso nel paradosso: gli autori di questa analisi così desolata – e di tutti i virgolettati che ho citato – non sono studiosi marxisti o nostalgici di Rifondazione Comunista, ma Nicola Gennaioli e Guido Tabellini, entrambi professori dell’Università Bocconi.

Parole bugiarde / 2

19 agosto 2025

1) “Abbreviazione” ha 13 lettere

2) “Lungo” e “corto” sono lunghe uguali (e anche “breve”)

3) “Sinonimo” non ha sinonimi

4) “Monosillabo” ha cinque sillabe

5) “Tronca” non è tronca (altrimenti sarebbe troncà)

La santa e la strega

23 luglio 2025

È passata alla storia come una delle prime donne matematiche, ma la sua vocazione principale era quella religiosa: cattolica fervente e allo stesso tempo seguace dell’Illuminismo, poliglotta spigliata ma schiva e dimessa, Maria Gaetana Agnesi ha passato buona parte della sua vita dedicandosi alle opere di bene nella Milano del Settecento.

Nella sua principale opera matematica, scritta a scopi divulgativi, si occupò fra le altre cose di una curva algebrica che un altro matematico italiano, Guido Grandi, aveva chiamato “versoria”: il termine latino che indicava la cima legata all’estremità di una vela, utilizzata per le virate, e che la scrupolosa Agnesi italianizzò in “versiera”.

Il suo libro, coronato da un grandissimo e duraturo successo, fu presto diffuso anche all’estero. Solo che il primo traduttore inglese, pur esperto della lingua italiana, non aveva mai sentito la parola versiera: la confuse con il termine arcaico “adversiera”, cioè avversaria (sottinteso “di Dio”) e lo tradusse quindi con “witch”. Così ancora oggi, nei Paesi anglosassoni (ma anche altrove, per esempio in Francia e in Svezia), il nome “Agnesi” è associato alla parola “strega”, anche nell’immaginario comune.

Il colmo è un brano del gruppo heavy metal Hex Clock intitolato appunto “The Witch of Agnesi”, compreso in un album del 2022 dedicato alle leggende sulle streghe del Tennessee (quelle del film The Blair Witch Project). La musica è satanica e in copertina campeggia una strega circondata da strani simboli e formule matematiche. La pia e devota Agnesi per fortuna non l’ha mai saputo.

Il mestiere del giornalista

16 luglio 2025

«Vede, per quanto mi riguarda, io ero uno che diceva la verità. Non sono mai riuscito a dire una bugia. Solo da quando ho trovato questo impiego e vengo pagato per comunicare la verità, mento».

Joseph Roth, L’Anticristo

Negazionisti autolesionisti

11 luglio 2025

È logico pensare che, di fronte ai grandi pericoli, la gente si affidi agli esperti in cerca di soluzioni efficaci. Non tutti però la vedono così. Sappiamo fin troppo bene, ahimè, di tutti quelli morti di covid per non essersi vaccinati. E lo stesso – anche se in modo meno appariscente, data la maggiore lentezza del fenomeno – succede con l’altro grande complottismo, quello che nega i cambiamenti climatici.

La piccola isola di Tangier, al largo della costa della Virginia, potrebbe presto essere sommersa a causa dell’innalzamento del livello del mare. I suoi abitanti, però, appartengono quasi tutti a una confessione cristiana particolarmente oscurantista e antiscientifica, vicina al partito repubblicano. Così non solo non hanno inscenato manifestazioni ambientaliste, ma anzi sostengono apertamente il campione del negazionismo climatico, Donald Trump: se le loro case sono in pericolo, la causa è da attribuire interamente all’erosione naturale (o direttamente alla volontà di Dio). La soluzione? Un rimedio improbabile “alla Trump”: costruire un muro intorno all’isola per bloccare l’acqua, un po’ come quello al confine con il Messico per fermare gli immigrati.

La diffidenza verso i matrimoni omosessuali – lo spauracchio agitato del pastore della chiesa locale per spingerli a non votare il partito democratico – è più forte del timore di finire sott’acqua.

(Tratto dal mio Piccolo atlante delle curiosità del mondo, Alphatest, Milano 2024)

Il bullo che è in tutti noi

3 luglio 2025

Si sente spesso affermare che i social tirano fuori il peggio di ognuno. Un episodio che sembrerebbe avvalorare questa ipotesi è avvenuto di recente a Lecco e ha avuto un certo risalto anche sui giornali nazionali.

In un gruppo Facebook dedicato all’amministrazione comunale, una discussione animata è sfociata – come purtroppo spesso succede – in una serie di insulti rivolti da un account anonimo a un cittadino che si era lamentato – sembra – per alcune piastrelle malmesse.

Niente di particolarmente strano, se non fosse che in seguito si è scoperto chi c’era dietro a quell’anonimato: gli epiteti ingiuriosi (fra cui “ritardato” e “analfabeta”) erano opera dell’assessora Alessandra Durante, impegnata politicamente… nel contrasto al cyberbullismo.

Sembrerebbe un caso simile a quello di Francesca Gino, licenziata dalla Harvard Business School per un caso di plagio in una ricerca sull’onestà. E in effetti le analogie sono notevoli. La differenza sta nel seguito della vicenda: mentre la studiosa italo-americana ha fatto causa alla sua università, tirando in ballo anche presunte discriminazioni di genere, l’assessora lecchese ha dimostrato ben altra onestà intellettuale, presentando le dimissioni al sindaco e chiedendo pubblicamente scusa.

«È doveroso che io faccia scuse pubbliche nei confronti di un cittadino a cui ho risposto in maniera molto prepotente e maleducata, scendendo anche nel personale, e facendolo in anonimato all’interno di un gruppo Facebook sotto un post dove veniva chiesto un intervento di manutenzione», ha dichiarato. «In quanto amministratore pubblico, è doveroso che io mantenga il corretto distacco rispetto a queste situazioni. Cosa che questa volta non ho fatto, sono riuscita a farlo tante volte ma questa volta non l’ho fatto e non l’ho fatto in maniera anche piuttosto maleducata e prepotente. Per cui, rinnovo le mie scuse in particolare a lui, ma anche a tutti i cittadini con cui ho lavorato in questi anni su queste tematiche».

Oltre alle sue colpe, ha riconosciuto lei stessa l’aspetto paradossale della situazione: «Sono caduta esattamente in quei comportamenti che invece analizziamo come da limitare o da eliminare proprio dall’arena social».

Un comportamento ammirevole che, secondo alcuni esponenti politici locali, dovrebbe convincere il sindaco a respingere le dimissioni e a confermare l’assessora al suo posto nonostante questo «scivolone».


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