Un tempo c’era uno spettro che si aggirava per l’Europa. Oggi nel mondo politico si aggira un paradosso: «Le disuguaglianze crescono, ma la domanda di redistribuzione diminuisce. Le classi popolari, storicamente legate alla sinistra, votano sempre più a destra».
Un paradosso amaro, dalle conseguenze potenzialmente incalcolabili. Ma da dove nasce? «Quando l’economia domina l’agenda, ci si divide in classi. Ma quando la cultura diventa più saliente – ad esempio per via dell’immigrazione o dei temi etici – ci si riconosce in gruppi culturali contrapposti». Insomma, la coscienza di classe di marxiana memoria è stata sostituita da un senso di appartenenza basato su principi etnici e religiosi: «Chi si definisce “bianco, cristiano, tradizionalista” è più ostile agli immigrati e meno favorevole alla redistribuzione, indipendentemente dal reddito».
Lo definisco “il paradosso del secolo” non perché è il più bello (come “il gol del secolo”, quello di Maradona all’Inghilterra), ma perché è il paradosso che caratterizza di più il nostro secolo.
Un esempio lampante viene dagli Stati Uniti: «Nelle zone più colpite [dall’impatto della concorrenza cinese sulle aree industriali], gli elettori culturalmente conservatori hanno ridotto la richiesta di redistribuzione e aumentato la domanda di politiche anti-immigrazione».
È un fenomeno ormai da anni sotto gli occhi di tutti. «E ha prodotto un risultato potente e duraturo: un’alleanza tra élite economiche e masse culturalmente conservatrici, che spiega l’ascesa dei populismi di destra anche in contesti di crescente disuguaglianza». Solo che poi la destra al potere attua politiche di destra.
Ahimè lo stesso si verifica da tempo anche in Europa. La destra (soprattutto quella più estrema e populista) ha avuto – e ha tuttora – gioco facile nel cavalcare questo fenomeno. E la sinistra? «La sinistra ha sottovalutato il fatto che la cultura può contare più del reddito».
Forse – aggiungerei io – una delle cause a monte è il fallimento dell’Unione Sovietica, che ha esautorato l’antico spettro, ha spuntato le armi ai movimenti socialisti e ha consegnato la torcia della rivoluzione nelle mani oscurantiste dei fondamentalisti religiosi: una manna per le destre di tutto il mondo.
Da qui una profezia funesta: «Finché la sinistra stessa insisterà a parlare solo di diseguaglianze, senza affrontare il terreno delle identità, continuerà a perdere proprio tra i suoi ex elettori».
Paradosso nel paradosso: gli autori di questa analisi così desolata – e di tutti i virgolettati che ho citato – non sono studiosi marxisti o nostalgici di Rifondazione Comunista, ma Nicola Gennaioli e Guido Tabellini, entrambi professori dell’Università Bocconi.