Rekopis znaleziony w Saragosie (1965) – Wojciech Has / Polonia
Si intuisce fin da subito quanto districarsi all’interno di quest’opera non sia affatto cosa semplice. Un labirintico delirio, un delirante labirinto a dischiudere l’ennesimo labirinto, preda dell’ennesimo labirinto e così via. Wojciech Has qui ha preso l’opera omonima, celebre caposaldo della letteratura polacca, cercando di renderle quanto più possibile onore. Purtroppo, non per sua colpa, l’opera originale vanta talmente tanti, vasti scenari, interpretazioni ed approfondimenti – letterari e non – da renderne difficoltoso il compito. Nonostante ciò, più di tre ore di filmato scorrono straordinariamente lisce e fluide, come al contempo emozionanti e burrascose correnti di un fiume in piena, e giunti al termine ci si chiede solo per qual motivo non se ne abbia altrettante ancora.
Anni or furono, un misterioso manoscritto venne ritrovato. L’opera tratta delle avventure narrate nello stesso, segue cioè il capitano Alfonso van Worden nel suo tentativo di raggiungere Madrid. Giunto infine tra le impervie valli della Sierra Morena, egli si ritrova invischiato in tutta una serie di spettrali, grottesche disavventure. Più ci si addentra nel cuore della vicenda e meno ci si raccapezza. Eppure, non tutto è come sembra ed una verità ben più comprensibile si cela a monte delle apparentemente astruse vicissitudini alle quali il povero protagonista viene continuamente sottoposto.

Non che per questo tutto quanto osservato diventi perciò comprensibile o più precisamente logico, ma sicuramente viene giustificato. Come matrioske o scatole cinesi infatti l’opera vive di storie che ne racchiudono al loro interno altre, finendo così facendo per allontanarsi considerevolmente dalla linea temporale principale, seppur in qualche modo infine tutte quante finiscano col ritrovarsi assieme nel medesimo scenario. Assurdo vero? Ad esempio, cosa ci faceva il padre del protagonista, immerso in un duello all’interno dell’ennesima vicenda raccontata all’interno dell’ennesima vicenda? Questo perchè il fulcro dell’opera risiede proprio nella molteplicità degli sguardi che propone. Ma non è tutto. Ogni racconto, ogni punto di vista, ogni vicenda viene narrata o per meglio dire rientra in un genere a sè stante, andando così a formare un corollario di esperienze assolutamente uniche. Passeremo infatti dall’horror all’erotico, dal romantico al fantastico, dall’avventura al romanzo picaresco e così via.
Ma ancora non è tutto, in quanto a distinguere ulteriormente ogni racconto vi è anche una personalità, un profilo psicologico ogni volta differente. Le medesime vicende vengono infatti osservate da personaggi che ne rappresentano un aspetto, un’ottica differente. Pensiamo infatti ad un matematico che ad un certo punto dell’opera conferisca una chiave di interpretazione aritmetica alle vicende udite, o ad un cabalista che ne deliri e complichi le conseguenze e ancora ad un sultano, un filosofo – per poi tornare al protagonista, che risucchiato in questo vortice di insensatezze mostri unicamente il proprio coraggio nel non farsi abbattere dalle stesse. Come intuibile, quest’opera non punta particolarmente ad una morale o a contenuti particolarmente nobili per quanto avrebbe sicuramente potuto (il film comincia infatti nel bel mezzo dell’ennesima battaglia napoleonica; tra i tanti vediamo anche svolgere il proprio ruolo un gruppo di folli dell’Inquisizione spagnola): il valore dell’opera risiede nel saper intrattenere attraverso la virtuosità di un linguaggio filmico tanto coraggioso quanto poliedrico, sfacciato come il miglior Bunuel (che pure lodò l’opera), comico, divertente ma mai banale, in una parola: geniale.
In definitiva, l’autore confeziona qui un superbo esercizio di stile la cui unica pecca se vogliamo è quella di non riuscire a reggere la grandiosità dell’originale letterario. Un film straordinario, che non ci si aspetta considerata la vena generalmente più astrusa e seriosa dell’autore. Per chiunque non tema di cimentarsi in visioni come questa che potrebbero far storcere il naso dall’apparente superficialità o mancanza di una vero e proprio fondamento materiale. Ma dunque perchè non poter volare sulle ali della follia di tanto in tanto?

Voto: ★★★★/★★★★★













