Zio Paperone e le caravelle spaziali (1994)

Da qualche settimana per conciliarmi il sonno di fine giornata mi sto leggendo la collana “Gli Astromondi di Topolino” e, nel quarto numero (agosto 2006), trovo questa citazione scacchistica, che il catalogo InDUCKS mi dice nascere originariamente sul settimanale “Topolino” n. 2008 (22 maggio 1994).

Le vignette che seguono aprono la storia “Zio Paperone e le caravelle spaziali“, scritta da Ennio Missaglia e disegnata da Comicup Studio.

L.

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Chicago Fire 7×01 (2018)

La scorsa settimana, per un numero imprecisato di giorni, questo blog è scomparso perché WordPress – nella sua infinita saggezza – l’aveva inserito nella lista di blog-spam da far sparire dalla Rete. Per fortuna l’amica Vasquez se n’è accorta e mi ha segnalato il problema: WordPress è veloce a togliere ma anche veloce a ridare, così è bastata una mail e il blog è ritornato perfettamente attivo in un paio d’ore.

Per festeggiarne il ritorno, presento una deliziosa sotto-trama scacchistica dell’episodio 7×01 (26 settembre 2018) – sceneggiato dal co-creatore Derek Haas – della serie televisiva “Chicago Fire“, che mi sto vedendo su Prime Video.

Il pompiere Brian “Otis” Zvonecek (l’azero Yuriy Sardarov) sta giocando a distanza una partita a scacchi con il collega Beto Ramirez (Eli Saucedo): i due fanno turni lavorativi opposti quindi eseguono le mosse in tempi diversi su una scacchiera nella stanza comune.

Dopo mesi, finalmente Otis vede l’occasione di sferrare la mossa decisiva:

«Sto per mangiare il suo Re!»
(I’m about to topple his king)

È una frase davvero strana, forse è un modo di dire di Chicago per intendere lo scacco matto: in originale il verbo topple indica “rovesciare” e in effetti allo scacco matto (o all’abbandono della partita) il giocatore perdente rovescia la pedina del Re, almeno stando ai film. Non è chiaro comunque se sia una vera espressione colloquiale o l’indicatore del fatto che lo sceneggiatore non abbia molta confidenza con il “nobil giuoco”.

«Ecco, ha allargato la difesa ma così ha spezzato la linea, è più vulnerabile: è scacco matto in otto mosse.»

A naso, questa descrizione sembra più attinente a una battaglia che a una partita a scacchi, con frasi come “difesa allargata” e “linea spezzata”, comunque l’entusiasmo di Otis viene raggelato dal suo amico e collega Joe Cruz (Joe Minoso).

«Se fai avanzare la Torre, in quattro mosse ti blocca la Regina.»

In realtà Cruz non conosce neanche le regole degli scacchi, l’ha detto solo per stuzzicare l’amico e farlo impazzire nello studiare ancora la partita. Otis ci casca, crede alla sicurezza con cui l’amico ha esposto la sua tesi e per il resto dell’episodio impazzirà per trovare la mossa da lasciare Ramirez.

«Mi sono studiato Glucksberg contro Najdorf e Byrne contro Fischer, e sono convinto che farò scacco matto… tra sette mosse.»

Altri colleghi si sono uniti al gioco e appena Otis si mostra sicuro di una mossa, tutti lo raggelano elencando falle nel suo ragionamento, tutte inesistenti ma capaci di far dubitare il giocatore.

Dilaniato dall’insicurezza, Otis passa la notte a leggersi il libro “Knight Takes Rook” di Michael Gilvary, Maestro internazionale di scacchi… ehm… in realtà anche qui il povero Otis è stato raggirato, perché Gilvary è il produttore esecutivo della serie TV che si è divertito ad apparire in copertina di questo pseudobiblion, un “libro falso” che millanta di raccontare «La storia delle sconfitte per k.o. negli scacchi» (A History of Knock Out Chess Closings).

Il povero pompiere si mette persino nella stessa posa dell’autore in copertina, sperando di acquisirne le capacità.

La situazione si sblocca quando al Molly’s, il locale di cui Otis è comproprietario e co-gestore, incontra Ramirez e scopre che il collega da mesi lavora in un’altra caserma dei pompieri: chi è allora che sta giocando a distanza con il nostro pompiere?

Il giorno dopo Otis trova un bigliettino sulla scacchiera: «Visto il mio cavallo, scacco matto in due ;-)» Purtroppo il doppiaggio italiano si perde per strada un «Don’t», peraltro visibile sul bigliettino in questione: il misterioso scacchista accusa Otis di non aver notato il Cavallo che ora in pratica gli ha fatto perdere la partita.

Visto che Ramirez non sta più giocando da mesi, e visto che nessuno della caserma è in grado di giocare a scacchi… chi è il misterioso avversario di Otis?

Per scoprirlo… dovrete vedervi il delizioso episodio! (Lo trovate su Prime Video, nel caso.)

Grazie alle inquadrature ho ricostruito le posizioni dei pezzi all’inizio dell’episodio e quelle a fine partita, quando cioè il povero Otis si ritrova sotto scacco matto: mi aspettavo pedine buttate a casaccio invece con mia sorpresa trovo una certa logica. Lo scacco matto infatti è davvero matto! C’è solo un Alfiere nero “ballerino”, che per essere una scenetta frizzante quindi senza importanza scacchistica è comunque un risultato accettabile.

C’è qualche scacchista che saprebbe ricostruire le mosse intermedie da una posizione all’altra? (A parte l’Alfiere nero ballerino, ovviamente.)

L.

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Attenti a quei due… ancora insieme (1979)

Oggi sull’altro mio blog, “Il Zinefilo“, parlo di un film la cui scena scacchistica presento qui: si tratta di “Attenti a quei due… ancora insieme” (1979), film italiano antologico che raccoglie due episodi dell’omonima serie TV, all’epoca molto famosa.

Nel secondo episodio, Una strana famiglia (A Death in the Family, 1×21, 12 gennaio 1972)) di Sidney Hayers, in italia dal 10 febbraio 1974, qualcuno sta uccidendo i membri della famiglia Sinclair e Lord Brett (Roger Moore) per fare il punto della situazione dei parenti trapassati usa le pedine di una scacchiera.

Non ci voleva certo il “nobil giuoco” per rendersi conto del problema, ma la scacchiera in video funziona sempre.

Arriva il momento di elaborare un piano, con l’aiuto dell’amico e socio Danny Wilde (Tony Curtis) e della cugina Kate Sinclair (Diane Cilento).

E dove lo vogliamo elaborare un piano machiavellico? Ovvio, alla scacchiera!

Come sempre, gli scacchi più che un gioco simboleggiano l’astuzia dei personaggi e i piani d’azione che questi dovranno elaborare nella vicenda, anche se qui stranamente le pedine sono poste fuori dalla scacchiera.

L.

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Superman II (1980)

Il 17 gennaio 2025 ho registrato da IRIS (Mediaset) la messa in onda di “Superman II” (1980) di Richard Lester per catturare schermate ad alta risoluzione della celebre scena in cui Lex Luthor (Gene Hackman) e il suo braccio destro Otis (Ned Beatty) giocano a scacchi nella galera in cui sono finiti nel precedente film.

Entrato in cella, però, il secondino scopre che i due… in realtà non ci sono!

Quello che vedeva, era solo un’immagine proiettata da un apparecchio sul soffitto.

Distratti dall’immagine di loro due che giocano a scacchi, nessuno si è accorto che sono evasi.

È una scena di pochi secondi ma come sempre è funzionale a descrivere i personaggi astuti e scaltri.

L.

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Sonic 2 – Il film (2022)

Lo scorso 14 dicembre 2024 Italia1 ha mandato in onda “Sonic 2 – Il film” (Sonic the Hedgehog 2, 2022) di Jeff Fowler, con il celebre personaggio protagonista di videogiochi d’annata, e così ho scoperto una deliziosa citazione scacchistica.

Stavo registrando il film per catturare la schermata del titolo, per il mio “Dizionario del Doppiaggio”, e così mi ritrovo davanti una scena brevissima ma al bacio.

Il dottor Robotnik (Jim Carrey) si ritrova naufrago sul Pianeta dei Funghi, perciò è costretto a fare tutto “a base funghesca”… comprese le pedine con cui gioca a scacchi da solo…

… guardandosi nello specchio per fare l’avversario di se stesso, cioè «l’unico avversario così scaltro da darci dentro».

L’unica mossa compiuta dal dottor Robotnik è la tipica apertura di pedone in D4…

… ma essendo un personaggio geniale decide di ribattezzare le pedine, e così esclama:

«Finferlo in D4»

Credevo fosse il nome di un qualche personaggio dell’universo di Sonic, il che tradisce la mia completa ignoranza in materia micotica: da Wikipedia scopro che il finferlo è un altro nome per indicare il fungo comune Cantharellus cibarius, infatti in lingua originale Jim Carrey dice «Chanterelle to D4».  Quindi il dottore ha ribattezzato “finferli” i pedoni?

Visto che il personaggio si fregia di essere geniale, era ovvio che venisse mostrato alla scacchiera come simbolo narrativo di ragionamento logico. Ma visto che il suo sé allo specchio è geniale quanto lui… chi avrà vinto la partita?

L.

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Spazio 1999 – Il dominio del drago (1975)

Nuova citazione dalla mitica serie “Spazio 1999“, che sto rivedendo grazie al viaggio dell’amico Sam Simon: questo Dragon’s Domain è noto come 1×08 o come 1×23 o come varie altre numerazioni, comunque è uscito in patria britannica il 23 ottobre 1975, in Italia dal 12 dicembre 1976 con il titolo Il dominio del drago.

Le serate su Base Alpha non sono proprio frizzantine, e qui vediamo il comandate Koenig (Martin Landau) giocare a scacchi con Kano (Clifton Jones), comportandosi non proprio in maniera signorile: subìto uno scacco, infatti, Koenig subito insinua che Kano, da tecnico informatico, si sia addestrato giocando con il computer.

«Speravo di fare una bella partita», commenta Kano, «e invece ho vinto sempre io». «Lo credo», risponde divertito (ma piccato) Koenig: «lo programma lei [il computer]!»

Purtroppo la posizione dei pezzi sulla scacchiera che vediamo nell’immagine in primo piano non corrisponde a quella poi del piano largo con i due attori, ma ad occhio temo che i pezzi mossi non seguano le regole del “nobil giuoco”, tanto l’importante è che Kano dia scacco matto al comandante Koenig, che sebbene la prenda a ridere si vede che ci sforma di brutto.

Chiudo ricordandovi la recensione di Sam Simon di questo episodio.

L.

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La rosa della vendetta (2023)

Come già raccontato, ho scoperto di provare un’insana passione per le telenovelas moderne, soprattutto quelle turche: hanno un gusto per la narrativa che reputo ormai estinto in ogni medium anglofono.

Conclusa Bitter Sweet, mi sono gettato su “La rosa della vendetta” (Gülcemal, 2023) diretta da Merve Çolak. Sin dal primo secondo mi ha acchiappato e non mi ha mollato più: sono ancora traumatizzato dall’aver scoperto che dopo soli 14 episodi si è conclusa la prima stagione tradotta in Italia, e chissà quando arriverà la seconda!

Nel quinto episodio (versione italiana), il protagonista Gülcemal (Murat Ünalmış, qui in alto nella schermata), accoglie la visita di (non ricordo il nome), ragazzo sulla sedia a rotelle che ignora quanto invece noi sappiamo: è il fratellastro di Gülcemal! Questi però non gli rivela nulla, e alle richieste che il giovane porta avanti risponde… che accetterà solo se verrà battuto a scacchi.

Il rapporto fra i due uomini è subito teso, perché Gülcemal vuole mettere in chiaro che lui vive secondo delle regole e non ammette eccezioni. Se a parole l’uomo non sa spiegarsi, alla scacchiera diventa tutto più facile.

«All’inizio gli scacchi mi sembravano da intellettuale, poi ho osservato i pezzi e riflettendoci alla fine ho capito: è come nella vita, se vuoi sopravvivere devi giocare secondo le regole.

Lo scopo di tutti questi pezzi è proteggerne uno. Come il visir, il pezzo più forte, un amico a cui affidarti. Una delle regole più importanti nella vita è avere un visir che ti protegga a costo della propria. E un castello è formato da torri: intorno a te avrai mura talmente solide che nessuno riuscirà ad oltrepassarle, come montagne.»

Si parla di Re, poi viene toccata la Regina ma si parla poi di visir…

Non sono riuscito a trovare conferma, ma credo che con “visir” si intenda il Cavallo, o l’Alfiere, mentre la Torre rimane uguale, a rendere la sua forza stabile.

Almeno la Torre è chiara

Incredibile come a pochissimi giorni di distanza io abbia trovato due scene pressoché identiche in due telenovelas turche. Anche qui il protagonista usa la scacchiera per “riassumere” quanto abbiamo saputo della sua organizzazione, facendoci capire come la sua mente stia eternamente a muovere pedine.

Com’era facile prevedere, Gülcemal vince la partita e così non acconsente alla richiesta del suo giovane ospite.

Ma è chiaro che il rapporto fra i due è solo iniziato: ora che sono chiare le regole, i due sapranno giocare molto meglio sulla scacchiera della loro vita.

La mossa che dà scacco matto

Una scena splendida, veloce ma densa e soprattutto potente perché profondamente legata alla vicenda, e anzi possiamo usarla per capire meglio l’agire del protagonista.

Un tempo scene così pregne apparivano nei film, oramai certe soddisfazioni arrivano solo dalle telenovelas.

L.

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Bitter Sweet – Ingredienti d’amore 64 (2017)

Per colpa di due chicche, che presento oggi qui e sull’altro mio blog, “Non quel Marlowe“, sono costretto a confessare pubblicamente un mio oscuro e sporco segreto: che Zio (il dio della serie Z) mi perdoni, ma ogni tanto mi piace immergermi in una telenovela!

Sono un divoratore seriale di film, i quali sono tutti mostruosamente carenti dal punto di vista narrativo: che siano buffonate di serie A o cialtronate di serie Z, il cuore narrativo è sempre arido come il terreno di sepoltura dei micmac (questa è una citazione alta per pochi!). I romanzi mi annoiano a morte se cominciano a usare più parole del necessario, non parliamo dei fumetti. Insomma, ogni tanto avverto la pesante carenza di vitamine narrative, e in pandemia ho scoperto una cura che mai avrei sospettato: le nuove telenovele!

Essendo io del 1974 ho assistito in diretta alle invasioni barbariche delle telenovelas dell’America latina che hanno invaso i canali locali, al fianco delle grandi soap americane che invece erano accolte dai canali nazionali di alto profilo. Mi preme ricordare come negli anni Ottanta il fenomeno è stato così enorme e dirompente che alla fine di quel decennio tutti i distributori italiani hanno chiuso la porta in faccia a tutti i registi italiani, cancellando per sempre un’intera generazione di cineasti, spazzando via di fatto il cinema italiano. Questo perché nessuno voleva più i filmacci che producevamo in Italia, tutti volevano solo ed esclusivamente produzioni televisive. Cioè volevano la narrazione, non l’intrattenimento.

Mia personale tesi è che sia stata una rivoluzione femminile, cioè tutte quelle donne che per decenni non avevano trovato alcun tipo di interesse nel cinema e in TV d’un tratto avevano praterie di prodotti molto più intriganti, essendo basati su trame complesse invece che su eroi maschi che conquistavano la bella di turno, o peggio ancora su protagonisti poco avvenenti che passavano l’intero film a cercare di copulare con la bella di turno. Ma sto ancora lavorando su questa tesi.

Tutto questo per dire che sono arrivato con trent’anni di ritardo alla scoperta che una telenovela è un prodotto ricchissimo di narrativa, perfetto per sopperire alle regolari mancanze del mio organismo di spettatore.

In pandemia ho scoperto l’altissima qualità raggiunta da questi prodotti: io ero rimasto a robe con attori improvvisati e doppiaggi fuori sincrono, ma gli anni Ottanta sono lontanucci. Mi sono appassionato alla spagnola Grand Hotel (2011) e alla turca Brave and Beautiful (2016): seguite i relativi link se volete sapere della mia esperienza. Ho scoperto prodotti vivi, vivaci, spumeggianti, con ogni puntata farcita di colpi di scena, trame nerissime fatte di segreti inconfessabili, omicidi, tradimenti, connivenze colpevoli e ogni altro elemento del noir classico. e io che mi aspettavo storielline d’amore sdolcinate!

Il cast del mio oscuro sporco segreto!

Purtroppo entrambe le serie sono state interrotte e poi, ripartite, non ricordavo più nulla e non avevo voglia di ricominciarle, né di vedere le nuove puntate senza sapere cosa stesse succedendo. Così ora, che mi è ritornata la fame chimica di narrativa, mi sono buttato su una nuova serie turca: “Bitter Sweet – Ingredienti d’amore” (Dolunay, 2017) diretta da Çağrı Bayrak.

Malgrado il titolo sdolcinato, di nuovo è un noir cupissimo intervallato da situazioni frizzanti e divertenti. L’unico difetto della serie è il protagonista, un tronco umano totalmente incapace di qualsiasi espressione: puoi dirgli che sta piovendo o che gli hanno ammazzato la madre e lui avrà sempre la stessa vuota espressione. Tutti gli altri attori sono bravissimi, peccato per un tubero nel ruolo più delicato.

Durante la puntata 64 (numerazione italiana), andata in onda su Mediaset nei primi di settembre 2019 e che è ancora disponibile su MediasetPlay, a sorpresa arriva una magnifica sequenza scacchistica.

Protagonista della scena è Hakan (il bravissimo Necip Memili), cioè ’o malamente della vicenda: è il super-cattivo, eterno cospiratore, orditore di piani nel suo cocente desiderio di veder cadere il buon protagonista, anche se purtroppo la sua ragnatela di bugie e intrighi troppo spesso si sfilaccia. Il personaggio è davvero ben scritto, ogni tanto gli scappa un po’ di “cattivo all’americana” ma poi mediamente è molto più sottile, mostrando una grande umanità che lo rende un personaggio vero, con cui lo spettatore può empatizzare.

«I’ song’ ’o fetente» (cit.)

In questa scena lui e il suo braccio destro (anche se è molto più simile a un tirapiedi) stanno aspettando un loro amico che si è vigliaccamente infiltrato nell’azienda del protagonista, e mentre aspettano al bar il discorso cade sugli scacchi.

Il tirapiedi non sa giocare, e così Hakan gli fa un corso rapidissimo di scacchi…

«Neanche io ci so giocare bene, ma nella vita reale sono piuttosto bravo, per cui non credo cambi molto.»

Come la narrativa ci insegna da sempre, il “nobil giuoco” è perfetto simbolo dei piani dei cattivi e delle intuizioni logiche dei buoni.

Basta essere cattivi nella vita, per saper giocare a scacchi

«Questi sono i pedoni: valgono poco, o meglio sono importanti solo perché difendono i pezzi grossi. Questo è il loro ruolo.»

Al che passa ad elencare gli uomini che hanno messo in mezzo nei loro loschi piani, tutti sacrificabili (e spesso sacrificati) per il “gioco” di Hakan.

Erano tutte “pedine”: capita la metafora?

«Ed ecco il Cavallo, insieme all’Alfiere.»

E via nel citare i nomi dei protagonisti che, nella vita vera, fanno ciò che i due pezzi fanno sulla scacchiera.

Davanti al tirapiedi stupito, Hakan riassume tutti i loro traffici spiegandoli sulla scacchiera.

Ovviamente la moglie di Hakan, Demet (una Aliona Bozbey dalla bravura stratosferica), è la Regina, non solo perché è la moglie del Re ma perché si può usare nel “gioco” per fare molti danni ai nemici.

Ogni pezzo nero rappresenta una delle pedine umane che Hakan ha mosso nelle decine di puntate precedenti, mentre i pezzi bianchi sono i “buoni” che sono stati colpiti dai suoi piani.

Da bravo Re, Hakan non inserisce mai il sentimento nel discorso: non gli importa dei pezzi in sé, finché sono utili alla sua partita.

Persino l’aver infiltrato una propria pedina nell’azienda avversaria trova spazio sulla scacchiera. «Direi che è stata una mossa alquanto strategica».

In pratica il personaggio riassume alla scacchiera le più di 60 puntate precedenti, con ogni porcheria messa in atto che trova perfetta proiezione fra le pedine.

Alla fine il tirapiedi pone la più ovvia delle domande: «Ma io quale pezzo sarei?»

Lo sappiamo tutti che è solo un tirapiedi che crede di essere un “braccio destro”, e che Hakan non impiegherebbe un secondo a far sparire se gli servisse, ma tocca tenercelo buono, e così il cattivo adotta la più classica delle tecniche scacchistiche: la menzogna!

«Bella domanda: tu saresti la nostra Torre, la più affidabile, la più robusta. La nostra roccia, ecco cosa sei.»

Non so se dipenda dal doppiaggio italiano o sia una sottigliezza originale, ma mi piace questo rimando alla roccia, presente nel termine che usano gli inglesi per indicare il pezzo, rook.

La scena è meravigliosamente scacchistica, una delizia che non mi aspettavo in una telenovela, genere che rivaluto sempre di più, essendo in grado di veicolare quella narrativa ormai pressoché scomparsa dagli altri medium, troppo impegnati a ripetere aridamente schemi fissi e asfittici.

L.

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Il Santo 2×09 (1963)

Lo scorso 16 giugno 2024 il canale in streaming ReteMia ha mandato in onda una puntata (Il re dei mendicanti) della serie TV “Il Santo” (The Saint) molto particolare: capito (non so come) che gli scacchi non sarebbero stati una semplice scenografia, me la sono vista e sono stato ripagato da una trama dove il “nobil giuoco” ha la sua bella parte.

Il protagonista Simon Templar (Roger Moore), nato dai romanzi di Leslie Charteris negli anni Venti del Novecento, lo troviamo niente meno che a Roma, e sebbene la puntata (2×09) sia andata in onda in patria il 14 novembre 1963 – cioè in quei razzistici anni Sessanta in cui il mondo aveva un’idea totalmente immaginaria dell’Italia – a sorpresa ci sono scene chiaramente girate sul posto.

Ah, la prima messa in onda nostrana sicura dell’episodio risale al 1° aprile 1980 su piccoli canali locali, quando la serie si chiamava “Simon Templar”.

Simon Templar, dicevo, mentre gozzoviglia a un tipico bar del centro della Capitale nota una povera mendicante aggredita da un bruto. Prontamente salva la donna, picchiando il bruto, ma poi si rende conto che quella non era una mendicante bensì la celebre attrice Teresa Mantania (Yvonne Romain), che stava provando “su strada” un personaggio che avrebbe dovuto interpretare a teatro.

Grazie al suo amico taxista romano, Marco Di Cesari (Warren Mitchell), Simon trova l’appartamento dell’attrice e la va a trovare, scoprendo nel suo appartamento una scacchiera con un gioco in corso.

In seguito Simon va a trovare la donna a teatro e anche lì, nel camerino, c’è una scacchiera. Teresa infatti è una appassionata di scacchi e gioca “a distanza” con amici dalla stessa passione.

Ogni volta che in scena c’è una scacchiera, vediamo Simon studiare attentamente le pedine, quasi volesse partecipare al gioco, ma l’unico commento in merito che gli sentiamo dire è che la Regina è ben sicura.

Il commento sarà un “filo narrativo” da tirare alla fine: quando verrà rapita, l’attrice avrà cura di portarsi via di nascosto la pedina della Regina, da lasciare come per Simon Templar, il quale capirà che… be’, ovvio, la Regina ora è in pericolo!

Ma chi è l’infame criminale che ha aggredito l’attrice ad inizio vicenda, poi l’ha rapita, poi ha picchiato Simon e infine da lui verrà malmenato? Chi è la carogna che incarna il male per tutto l’episodio? Quella mitica faccia da infame di Oliver Reed.

Un episodio delizioso, con strizzate d’occhio scacchistiche e una scena in cui Roger Moore applica tecniche marziali di judo a Oliver Reed: imperdibile!

Chiudo con un paio di schermate di scene scacchistiche dalla citata messa in onda di ReteMia.

L.

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Questa volta parliamo di uomini (1965)

Mi è capitato di vedere completo su YouTube un film d’annata che non mi era capitato mai davanti, come in pratica quasi l’intera filmografia di Nino Manfredi, attore completamente dimenticato dai palinsesti: si tratta di “Questa volta parliamo di uomini” (1965), film ad episodi scritto e diretto da Lina Wertmüller.

Nell’episodio Un uomo superiore Manfredi interpreta un altezzoso intellettuale che tratta con superficialità la sua “moglie trofeo” un po’ leggera, interpretata dalla celebre Margaret Lee che tanto è stata sfruttata dal cinema di genere italiano, in quegli anni Sessanta.

Per dimostrare quanto Raffaele (Manfredi) sia geniale… gioca da solo a scacchi ed è un osso duro per se stesso!

Il “nobil giuoco” credo sia stato scelto apposta per sottolineare la supponente altezzosità del personaggio, in una storia tagliente e satirica come purtroppo il cinema nostrano non è più capace di raccontare.

L.

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