È difficile

Vita rotta, come un gancio che si spezza a un’alpinista.

L’ingiustizia è una morsa che non cala.

Le giornate come gocce nella fiala.

La mattina è un gigante che mi affronta

Sono ferma e sono pronta.

Passo oltre, con la mia, aria distinta.

Gioco a fare sui biglietti le mie liste.

Il caffè, poi la doccia e vestirmi per andare non so dove 

con milioni di combinazioni finte.

Vorrei dire a chi amo che è lei la mia impronta

perché io e me stessa siamo sempre in minoranza.

Qualche volta come un’energia che incanta

altre volte disperata come vetreria infranta.

La felicità è questa

Io mi alzo, tu rimani.
Mi piace vedere cambiare il tuo sorriso sul cuscino,
dalle labbra scivola un muso da bambino.

Non sei sola.
Vado a fare le cosine: due candele, il caffè, un mandarino.
Torno presto, sulla fronte un bacino.

Mentre mangi il biscotto e i nocciolini,
chiedo: “Che facciamo oggi, amore?”
La giornata da inventare,
quel tempo più normale del mattino sul divano,
dove l’anima si placa,
una sponda senza lati,
senza meridiani, paralleli o confini cartesiani,
in completo pigiamino,
con la mano nella mano.

La mia casa sa ancora di una cena profumata,
le pantofole spaiate,
vado in doccia, torno presto…
sulle labbra, ancora un bacio.

La felicità è questa:
un comune, elegante, senso pieno.
Io + te… sembra uno.


Vite interrotte

Il tè che fuma di notte,

la mente che batte,

il pacchetto pieno di sigarette.

Il tempo che essicca,

come la colla dentro i tubetti.

Il giorno che arriva,

io come nocciolo dentro l’oliva.

Da domani ricomincia l’avventura

Il paesaggio che scorreva,
come un film in bianco e nero,
in un viaggio no parole,
dentro il cuore che si nega.

Il tramonto appiccicoso sullo scoglio che pungeva,
il tuo viso, sempre teso,
su una smorfia di chiusura.
E la Luna a vegliare su una scena di paura.

Notte fonda.
Dormi, amore…
mentre il nastro ci riavvolge,
e la ruota che ci vira.
Da domani, ricomincia l’avventura…

Con la luce sulle ciglia,
la tazzina tra le mani,
e il sole che sbadiglia
sulla piega della riva.
Il mare verde menta alla caviglia,
sul materassino rosa che ci scivola e ripiglia.
Come il vento sulla faccia,
nella barca alla fine della Puglia.

Nella doccia in terrazza:
io che ballo, schiuma, baci…
e ti amo, per fortuna.
Vino fresco, cime e rape,
e l’argento della Luna
su quel letto senza tetto.


Dormi, amore… sono qui.
Non tremare.

Da domani ricomincia l’avventura.


E’ arrivata la morte

Quella di chi scriveva come stai… sempre uguale, vengo a trovarti… ma non c’era più tempo per fermarsi.

Quella di chi faceva nella tua vita come la lingua sul palato, un tocco di tatto salato. No, non l’ho accettato.

Quella che non è morte, ma è vita che non resta. Anzi, scappa e calpesta.

Quella che non ce la faccio, ti detesto. E insegno anche come basto.

Quello che era ieri. E oggi non è più. 

Quella che sussurra conviene e con le mani perse soffoca l’emozione.

È arrivata la morte. 

Ma domani calmo, disordinato, identico il sole risorge…

Caro Babbo Natale, voglio…

Voglio ancora fantasia e guarire l’intenzione dal sospetto.

Consegnare l’alchimia su un vassoio di finezza.

Voglio un verbo sensuale e delicato che seduca e accarezzi.

Voglio andare nel futuro abbandonato, 

senza esami né misure, senza somme da tracciare. 

Voglio i quando da incontrare e un dove da abitare.

Voglio un sogno che non scegli e una vita che non svegli.

La fiducia che non sbaglia e inventare un altro nome a “speranza

Quell’ignaro istintivo abbandono dei segnali senza margini e confini

Che ne dite di “abbastanza”?

Ed infine darei un termine a pazienza e un tempo ad obbedienza.

Si lo voglio, caro Babbo, per favore, per Natale dai un senso all’esistenza.

La carrozza milleuno

Salgo e siedo al finestrino, sopra un tetto vedo 

perdersi il pallone che giocava col destino.

La carrozza milleuno ha il sedile consumato da abrasioni 

e di legno già bruciato il profumo.

La carrozza milleuno, sa di lacrime e di fumo

con quel cupo sospirare del futuro, come un cardine che salta dal motore.

La carrozza milleuno… la metafora di me, ricordiamo:

“Quel vagone solitario mai entrato in stazione 

che sognava di staccarsi dal convoglio… e sparire”.

Il ciglio del senso

Sul comodino, pastiglie che sedano nuclei in battaglia.
La vita si tace, il corso s’impiglia
in ore cadenti,
di questa versione dei giorni, che non mi somiglia.
Con questa Luna, che al mattino spiega
come il buongiorno non serva.

I passati interrotti, senza un domani,
diventano esonero al tempo concluso.
Sfatano gli anni mediocri,
innalzano templi sui semi di karma appena dischiusi:
una commedia al presente, incapace.

Seconda al rimpianto,
dietro la colpa,
in cima alla fila del lecito avanzo...
non ce la faccio.

Taglio un respiro nel piatto
e guardo la foto di un giorno in vacanza.
C’era la luce, col tuo sorriso perfetto di fianco.
Poi, sul display, il tuo nome sul bianco.

Amore, mi scrivi...
e avviti l'uncino sul ciglio del senso.
No, non rispondo.
Attingo al silenzio
per dirti: rimango.

Girandole

Non voglio una vita che mi sveglia la mattina in pigiama con la faccia da amuchina. 

Piedi scalzi in cucina con un solo cucchiaino senza fondo di tazzina.

Non voglio uno sfondo ad acquerello, una tela ch’è sbiadita, da rifare col cervello.

Non voglio nessun resto della festa

Del glucosio voglio essere insulina, del cammello la sua cruna.

Quel miracolo palindromo di chi ama e viceversa… la mia Atlantide sommersa.

E l’amore che fa l’onda e la tempesta.

Aggiorniamo l’app “TEMPO”, senza illuderci di averne più di tanto.

Riavviamo la lusinga del momento dondolando dolcemente

Come fanno le girandole col vento

Non credo più

Vita che non ho prenotato, svelami il disegno, tu che menti e doppiezza poi ci insegni.

Sei il cielo in una stanza di torture, porta via le tue cure.

Ti ringrazio, ma non credo alle tue sfumature.

Riprendi anche la magia della notte, che nel buio metti solo luci rotte.

E finisci d’inventare interi e mezzi, crei soltanto illusioni. Vanno in pezzi.

Prendi anche la felicità, è un trucchetto per cambiare tutti i sogni in realtà.

Non ci credo alle grandi verità.

Lascio qui anche le ali che qualcuno riaprirà. E tieni pure la mia età…

Non dire più ti aiuterà.

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