Jhon Florio é Shakespeare

Jhon Florio

Un gioco di parole, così fece Jhon Florio, cristallizzò il suo genio letterario con un nome che ora rivelo:
“Shakespeare >scuotere lancia >scuoto la lancia>con scuola itala (anagramma finale)”

Ecco il colpo di scena! Il gioco di parole è tagliente, e si inserisce perfettamente nel filone delle teorie che vedono “Shakespeare” non come un cognome banale da Stratford, ma come un pseudonimo parlante, un cryptogramma o un’arma letteraria. Scomponiamolo con precisione: Shakespeare, é etimologicamente inglese arcaico: “shake” (scuotere, brandire, agitare) + “spear” (lancia, asta, arma da punta) .
Già nel ‘500 era interpretato come “colui che scuote la lancia”, un nome da guerriero, da lanciere, da chi sfida e duella con l’arma in resta. Molti lo legano metaforicamente al teatro: scuotere la lancia della penna scrivente, contro ignoranza, vizi, potere.
La variante italiana: scuotere lancia o scuoto la lancia (o “scuo’ la lancia”, con apostrofo eliso come in italiano antico/poetico).
Suona come un comando o un motto: “Scuoto la lancia!” aggressivo, marziale, da cavaliere rinascimentale. E poi il twist finale: CON SCUOLA ITALA (anagramma)
Qui il gioco diventa geniale: “scuola itala” = scuola italiana, ma anche un’allusione a “scuo-la itala” come “scuoto-la con l’itala” ( con lo stile italiano).
In pratica: “brandisco l’arma letteraria alla maniera italiana”, con la raffinatezza, il virtuosismo linguistico, le trame, i sonetti e la profondità filosofica che solo un italofono poliglotta come Florio poteva padroneggiare.

È un’etimologia rovesciata e italianizzata: invece di partire dall’inglese “shake-spear”, parto dall’italiano e lo faccio combaciare con il nome, suggerisco che il vero autore abbia cristallizzato il suo genio scegliendo (o inventando) un nome che in italiano nasconde un programma letterario: sfidare il mondo con la scrittura secondo la scuola italiana (umanesimo, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, commedia erudita, neoplatonismo rinascimentale ,tutto ciò che Florio portava in Inghilterra). Perché funziona così bene per Florio? Lui era il ponte vivente tra “scuola itala” e Inghilterra elisabettiana.
Il suo stile: bombastico, ricco di neologismi, proverbi italiani tradotti, dialoghi vivaci e proprio “scuotere la lancia” con parole affilate.
Il nome “Shakespeare” appare per la prima volta legato al teatro intorno al 1592-1598, proprio quando Florio è al massimo della sua influenza culturale (dopo Second Fruits 1591 e prima di A Worlde of Wordes 1598).
E quel finale… sottintende che il gioco non è casuale, ma voluto, nascosto, da iniziati.

È un’interpretazione personale, non l’ho trovata esattamente così formulata in fonti mainstream (almeno non in questa esatta sequenza “scuoto la lancia con scuola itala”), quindi potrebbe essere una rivelazione originale o un’evoluzione di letture su Tassinari/Frampton/Paladino. Mi sono convinto a vederlo sotto questa luce: se Shakespeare è un “nom de plume”, allora “scuotere lancia con scuola itala” è un motto perfetto per Florio, nato in Inghilterra e armato di genio italico, che “scuote” la scena letteraria inglese.

Da Leonardo a Macchiavelli a Giordano Bruno a Jhon Florio il passo é breve.

Maurizio Pecorari 17/01/2026

L’Uomo di profilo di Francesco Melzi é Leonardo da Vinci

Il dettaglio che sottolineo è intrigante e si presta perfettamente a una lettura da decodificare,  dove il disegno del “Profilo di uomo”  di Melzi, nasconde strati di significato profondo, simbolico e persino “testamentario”. Nel celebre ritratto a sanguigna che si trova nella pinacoteca Ambrosiana in Milano, datato 1520:” affermo che si tratta del profilo di Leonardo da Vinci, proprio come ho descritto nella mia pubblicazione : “Leonardo il primo libro dei segreti 2025″editore Etabeta.

Ritratto a sanguigna di “Profilo di uomo” 1520 pinacoteca Ambrosiana Milano
Ricostruzione del profilo di uomo  iper realistica, con utilizzo di I.A.
  • Il mento stretto al collo, quasi “schiacciato” verso la gola, con la mascella inferiore spinta in avanti/in basso in modo innaturale rispetto a una posa eretta viva.
    Questa non è la tipica posizione di un uomo seduto o in piedi che guarda di lato (dove il collo è teso e il mento leggermente alzato o neutro). È invece molto simile alla classica postura post-mortem di un corpo steso supino su un tavolo o un letto funebre:
    • La nuca appoggia sul piano rigido, la gravità spinge la mandibola verso il basso e indietro (o in avanti nel rilassamento muscolare).
    • I muscoli del collo si rilasciano completamente dopo la morte (rigor mortis passato o assente), accentuando le pieghe rugose e quel “doppio mento” flaccido esagerato, come dimostrata nella ricostruzione hyper-real.
    • In anatomia forense e nei disegni di cadaveri (che Leonardo stesso studiava ossessivamente), questa è la posizione “default” del viso quando il corpo è orizzontale e la testa non è sorretta.

Tutte le letture che seguirono dai due dipinti di Melzi : “Flora e Vertumno e Pomona”, le numerose decodifiche dei rebus e anagrammi da Costellazioni , portarono ad un unico risultato. Il ritratto di profilo d’uomo fu utilizzato da Melzi come ritratto di Vertumno, un significato che diede inizio alle decodifiche successive, (segue il link descrittivo morte e sepoltura di Leonardo).   La deduzione naturale fu che il  ritratto è “postumo” o “mortuario”, eseguito da Melzi dopo la “vera” morte segreta del 19 agosto 1520, o ispirato a un momento di trapasso o veglia funebre, e come erede fedele avrebbe potuto “congelare” quell’immagine finale.Riguardo al nome “Leonardo da Vinci” mitigato a mo’ di pentimento nella scritta/inscrizione:

Particolare dell’epigrafe del disegno di “Uomo di Profilo”Prova comparativa con sovrapposizione del nome Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci morte e sepoltura

Così volle il maestro? “, sì: Leonardo poteva aver dato ordine a Francesco di ritrarlo in quel modo “finale” (magari durante la malattia o in punto di morte), e di inserire un pentimento nel nome come segnale criptato: “Non sono morto ufficialmente qui, la mia vera fine è altrove, nel segreto”. Un codice testamentario visivo, coerente con il “testamento spirituale”.

In sintesi: la ricostruzione hyper-real che ho postato amplifica proprio questi elementi “mortuari” (collo schiacciato, mascella rilassata, rughe estreme da rilassamento cadaverico), rendendo il profilo non solo un vecchio saggio, ma un volto “ultimo”, quasi un calco dal trapasso. E Melzi, obbediente all’ordine del maestro, lo ha reso “quasi identico” al vero… ma con quel pentimento-mitigato nel nome come chiave per i pochi che sanno leggere tra le righe. Un enigma degno del genio di Vinci: la morte inscenata ad Amboise 1519 , e quella segreta a Firenze  ritratta una volta per il mondo  (1520).

Così ebbe due nascite, e due morti, fu partorito da Dianora Tornabuoni, e cresciuto da Caterina. Due battesimi con il primo nome Giovanni e il secondo Leonardo. Due padri , uno genetico Piero de Medici e uno adottivo Piero da Vinci ( Segue il link le origini di Leonardo)

Leonardo da Vinci le origini

Pubblicazione :” Leonardo il primo libro dei segreti, morte e sepoltura” Etabeta editore 2025

M.P. 11/01/2026

La mano della Vergine: un codice simbolico nelle opere di Leonardo



In alcune opere fondamentali di Leonardo da Vinci, come la Vergine delle Rocce e il Cenacolo, compare un elemento ricorrente e sorprendente: la mano della Vergine, rappresentata con una forma, una torsione e un movimento delle dita che si ripetono con straordinaria coerenza, pur in contesti iconografici differenti.

La Vergine delle rocce Leonardo da Vinci, Louvre, la mano  particolare
La mano ribaltata e rispecchiante ripetuta nel Cenacolo



Questa mano non appare come un semplice dettaglio anatomico, ma come un segno autonomo, dotato di una propria forza espressiva e simbolica. È una mano che non si limita ad accompagnare il corpo, ma indica, sposta, accorda, creando una tensione narrativa nello spazio del dipinto



Il gesto come “moto da luogo”

Il movimento articolato della mano,  spesso ribaltato, sospeso, apparentemente innaturale, può essere letto come un “moto da luogo”, termine che nella lingua italiana si traduce simbolicamente con la preposizione DE.
Non si tratta di un semplice gesto, ma di un’azione che suggerisce origine, provenienza, separazione: qualcosa che accade per volontà altra, non per scelta umana.

In questo senso, la mano diventa un vettore di significato, capace di trasferire l’attenzione dal piano visibile a quello invisibile.

La mano come rebus

In una seconda lettura, la mano della Vergine viene scomposta nei suoi elementi costitutivi:

MANO – POLLICE – INDICE – MEDIO – ANULARE – MIGNOLO

Questa sequenza, letta come un rebus simbolico, conduce a una soluzione anagrammatica:

“L’ANGELO DICE IL MIO NOME, COLPE NUMI DIANORA”

Rebus e anagrmma


La frase non va intesa in senso letterale, ma come costruzione simbolica:
COLPE NUMI significa che quanto accaduto non è frutto di colpa umana, bensì di una volontà superiore, di poteri o forze che trascendono l’individuo.

Una maternità segreta, una narrazione nascosta

All’interno di questa decodifica, la figura di Dianora Tornabuoni emerge come simbolo di una maternità taciuta e protetta. Non si tratta di una ricostruzione storica in senso accademico, ma di una lettura iconica e simbolica che attraversa le opere leonardesche, dove il tema della nascita, del nome e dell’origine ritorna con insistenza.

L’angelo che “dice il nome” richiama il battesimo, l’identità, l’atto fondativo dell’essere. Il gesto della mano, ancora una volta, non accusa, ma custodisce e protegge.

La mano come archetipo

In conclusione, la mano nella visione leonardesca  è:

potenza del gesto, accordo, indicazione, spostamento, archetipo, simbolo, protezione, benedizione, segreto, senso.

È una mano che apre, fissa, trasmette.
Un segno silenzioso che, se osservato con attenzione, rivela una narrazione nascosta, stratificata, profondamente umana.

Questo blog nasce per esplorare questi segni, non per imporre verità, ma per invitare a guardare le opere di Leonardo con uno sguardo nuovo: più lento, più attento, più disposto ad ascoltare ciò che le immagini, ancora oggi, sembrano volerci dire.

Maurizio Pecorari

31/12/2025

Etabeta editore 2025

Leonardo da Vinci e Caterina , l’inizio delle letture semantiche dei segreti (2020)


La Vergine delle Rocce, Leonardo da Vinci, 1483–1486
Museo del Louvre, Parigi

Agli inizi dell’anno 2020 lessi un libro particolarmente interessante e ricco di documentazioni, il cui argomento principale era la figura di Leonardo da Vinci e gli eventi storici del suo tempo. I paragrafi che più mi incuriosirono furono quelli inerenti alle scoperte delle Americhe: vi erano descritte, con documentazioni grafiche, mappe dei continenti americani datate molti anni prima del 1492 (Cristoforo Colombo).

Queste rivelazioni mi spinsero alla ricerca di segnali ed elementi iconografici che certificassero la conoscenza dei continenti americani in epoche precedenti a quella data. Analizzando alcuni dipinti, in particolare La Vergine delle Rocce di Leonardo e successivamente La Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, arrivai a un risultato straordinario, seguendo un percorso che ora descriverò.

Possiamo notare come Leonardo stesso racconti, attraverso elementi figurativi subliminali e significanti, le vicende della propria vita, la conoscenza e il legame che lo accomuna ai continenti americani già dall’infanzia. Ho cercato attentamente il particolare, tra le diverse forme espressive, che indicasse il punto di partenza per una corretta lettura.

Leonardo ricorreva spesso alle forme ludiche del rebus; leggeva e scriveva anche da destra a sinistra, metodo affine alla scrittura geroglifica. Questo linguaggio per immagini dà sempre inizio alla parola da destra, con la persona o l’animale che indica la frase. In questo dipinto è l’angelo alato: il suo sguardo è rivolto verso l’osservatore e la sua mano indica una traiettoria diretta a Giovanni. Ne deduco quindi l’inizio della parola.

Traccia delle linee di forza del rebus per immagine  Risultato:                             GIOVANNI – PIERO – DE – ME – DI – CI

Il secondo movimento parte da sinistra, dal capo di Giovanni, tracciato da un panneggio straordinariamente dritto, fino ad arrivare a una pietra collocata sul punto di tenuta delle due parti del manto; ne deduco quindi PIERO (Petrum Medicem, traduzione dal latino).

Il terzo elemento è la mano di Maria, posta direttamente verso Gesù con un gesto complesso, un “moto da luogo” che in latino si scrive DE. La mano ricorda una posizione di accordo su uno strumento musicale, poiché coinvolge più elementi. Qui entra in gioco il nome delle parti anatomiche: tracciando una linea tra le due dita, i “medi” di Maria e Gesù, si interseca l’indice dell’angelo: DICI.

La mia chiave di lettura è quindi la seguente:

GIOVANNI – PIERO – DE – ME – DI – CI


Questa seconda chiave di lettura risolve il rebus in maniera definita. Leonardo non solo afferma il suo primo nome di battesimo, ma anche da chi gli fu rivelato. Il nome PIERO si può tradurre in lingua latina come Petrum Medicem (“pietra che guarisce”). La pietra collocata sul mantello di Maria potrebbe rappresentare un bezoario, una pietra medicamentosa: una preziosa conformazione minerale di origine organica, rinvenibile nel ventre di animali e talvolta anche di esseri umani. Poteva essere lavorata e lucidata; la parola, di origine persiana, significa “protezione da veleni” ed era utilizzata nel Rinascimento per le sue proprietà curative.

Se si aggiunge che il nome Pietro, nei testi sacri del Nuovo Testamento, venne dato da Gesù a Simone, possiamo anagrammare questa seconda risultante e rileggere la seguente frase:

SI DE NOME PIERO ME DICE GIOVANNI DE MEDICI

Questo mio studio ha lo scopo di verificare le soluzioni finora affrontate, con particolare attenzione alle letture semantiche di varia natura: il linguaggio del corpo, gli elementi costruttivi e simbolici, la geometria, la letteratura dei testi sacri e gli aneddoti.

Trascrivo qui le traduzioni dal latino e l’anagramma compiuto che, a mio parere, Leonardo ha voluto sottintendere. Sappiamo che le frasi compiute in lingua latina assumono diversi significati a seconda della posizione dei singoli elementi; pertanto ogni interpretazione va individuata nei contenuti dell’opera stessa.

Uriel enuncia:

ENUNC EST SALVUS IN MATREM PETRAM
Ora sei al sicuro per la Madre Roccia

Anagramma:

TACENT SINE VULNUS PATREM MATREM
Ferita silenziosa, senza padre, madre


La sintesi e la semplicità sono gli aspetti più importanti di tutte le forme comunicative. Immagini, suoni e parole possono arrivare direttamente alla nostra coscienza senza filtri. È chiara ed evidente la volontà del genio Leonardo da Vinci di formulare messaggi attraverso complesse rappresentazioni dettate da conoscenze musicali, figurative, letterarie, storiche e umanistiche.

La trasposizione dell’opera in parole è stata interpretata seguendo una regola precisa: la semantica del linguaggio dei corpi, delle azioni in movimento e delle stratificazioni sovrapposte di codici linguistici. Seguendo la presumibile volontà di Leonardo di utilizzare due forme comunicative spazio-temporali, l’Arcangelo Uriel rappresenta passato, presente e futuro: è la figura che partecipa all’azione e, allo stesso tempo, a una realtà esterna all’azione stessa.

La lingua latina, per sua natura sintetica, credo sia stata la forma voluta per intuito e logica. Riprendendo le prime analisi del dipinto, questa proposta di lettura rafforza le tesi della rivelazione sul mistero della nascita di Leonardo.

DICIS QUI EST MATREM PETRAM – DICIS QUI EST MATREM PATREM

Anagramma, cambiando una sola lettera:

DICE LA MADRE ROCCIA, LA MADRE E IL PADRE DICONO

Questa interpretazione può sembrare fantasiosa, ma l’insieme degli elementi possiede un significato preponderante. Leonardo ha voluto affermare la conoscenza della propria appartenenza genetica?

Nello stesso dipinto vi è una seconda chiave di lettura. Osservando attentamente la parte superiore delle rocce, si può intravedere una traccia formata dal fitto fogliame, nella quale appare la sagoma di una testa di leone. Il leone rampante rappresenta lo stemma araldico della famiglia Tornabuoni: una possibile discendenza di Leonardo?

Schema di lettura: rebus per immagine e traccia subliminale del leone rampante della famiglia Tornabuoni

Confrontando lo stemma di questa famiglia con le tracce del dipinto, si può notare una perfetta trasposizione subliminale del leone rampante, centrato nel perimetro e lungo le diagonali. In quest’opera Leonardo avrebbe quindi voluto lasciare una traccia significativa della propria appartenenza a una nobile famiglia, ciò che non poteva dichiarare apertamente in vita.

LEONARDO DA VINCI
GIOVANNI PIERO DE’ MEDICI TORNABUONI

IL REBUS DELLA MANO

La mano di Maria come ho descritto nei capitoli, la vediamo nella Vergine delle rocce e nel Cenacolo, esattamente la stessa ribaltata, e posizionata alla mano destra di Cristo . Si ripete nella sua forma prospettica e movimento articolato delle dita (accordo),  come ho già descritto precedentemente il gesto o spostamento dell’ arto, si traduce come significato con un termine detto :”moto da luogo” . Nella lingua italiana si scrive :  “DE”

Fin dall ‘ inizio la visione di questa, mano l’ ho percepita come elemento simbolico assestante, cioè  come se avesse vita propria nel complesso rappresentativo del dipinto.  Nei rebus da costellazioni rimane la funzione del termine DE che ha dato origine alla soluzione degli  anagrammi. Nella seconda lettura di questa mano,  ho preso in considerazione  le parole che compongono la mano della vergine :    (rebus)         MANO, POLLICE, INDICE, MEDIO, ANULARE, MIGNOLO.  

La soluzione:

  (anagramma)   L’ANGELO DICE IL MIO NOME, COLPE NUMI DIANORA      

Il significato della frase : COLPE NUMI, é  come dire: tutto é accaduto senza colpe della madre Dianora,  ma per volontà di altri  poteri o divinità.    

Dianora Tornabuoni come ho descritto nelle letture delle decodifiche, fu colei che partorì Leonardo segretamente. Dopo la nascita fu affidato al giovane ricco Ser Piero da Vinci.    il nome di primo battesimo di Leonardo fu Giovanni.


Leonardo e le ” Americhe “

La lettura che segue rafforza ulteriormente alcune tesi sui misteri della vita di Leonardo. Finora si identificano segnali riconducibili alla genealogia di Leonardo con le famiglie De’ Medici e Tornabuoni. Il passaggio successivo è stato lo studio approfondito dei segni e delle sintesi dei contorni del dipinto.

Lo studio di sovrapposizione di forme geografiche, effettuato con l’ausilio di un programma informatico, ha dato un risultato sorprendente: la forma di una piccolissima isola appartenente all’arcipelago delle Antille Francesi coincide con i contorni della composizione iconografica.

Cartografia dell’ isola Carriacou, piccole Antille


L’isola sovrapposta al dipinto si incastra nella composizione

L’isola di Carriacou

L’isola qui rappresentata è Carriacou (Caraibi).si inserisce perfettamente nel corpo centrale della figura di Maria, incastrandosi intorno alle mani di Giovanni e al manto giallo, simbolo del ventre materno e della nascita. Le dita della mano sinistra di Maria ritagliano il profilo con straordinaria precisione; l’angelo Uriel si sovrappone come a indicare il luogo, seguendo il movimento della mano benedicente di Gesù.

Come dimostrerà il mio studio finale, Leonardo celebra la madre che lo ha cresciuto: qui rappresenta l’isola come luogo di nascita e le origini di Caterina. L’immagine della sagoma dell’isola è di tipo satellitare; quella che poteva esistere all’epoca di Leonardo aveva inevitabilmente margini di approssimazione.

Possiamo leggere l’impianto costruttivo della Vergine delle Rocce come un insieme di forme simboliche ed esoteriche che originano la rappresentazione visibile.


L’isola articolare subliminale dipinto e  sovrapposizione dimostrativa

Passati alcuni mesi dalla conclusione di questa lettura, ho effettuato ulteriori verifiche e analisi formali dell’opera. Ho identificato un particolare nelle rocce poste ai piedi delle figure: esso è perfettamente identico all’isola di Carriacou. Con questa sovrapposizione di immagini dimostro come questa visione sia coerente e in linea con i risultati precedenti.

Leonardo ha lasciato un indizio: l’isola e il simbolico tracciato di una rotta, in prospettiva una forma tridimensionale dell’isola in ombra. Dal significante al significato, ci indica la presenza di un’immagine esoterica e subliminale, un richiamo all’attenzione. Leonardo ci indica l’inizio della lettura dell’opera La Vergine delle Rocce e non solo.


Editore Etabeta 2025

Queste prime letture sono state la chiave che ha aperto lo scrigno dei segreti di Leonardo. Seguirono ulteriori risultati, come ho già descritto nel mio primo libro I segreti di Leonardo – Le parole svelate. Editore Etabeta 2024

Maurizio Pecorari

Leonardo da Vinci svelato

La pubblicazione del libro “Leonardo il primo libro dei segreti”

Etabeta editore 2025

La lettura semantica e metalinguistica dei dipinti di Leonardo da Vinci.

Accompagno i lettori  alla comprensione dei codici che  strutturano i suoi dipinti, la decodifica genera la nuova visione della storia segreta di Leonardo.  Seguendo con attenzione i segni, segnali e simboli dei dipinti, e il linguaggio metalinguistico dei “codici da costellazioni” si può comprendere la volontà di Leonardo  di raccontarsi. Egli ci accompagna in un percorso ben definito, che termina con la comprensione della  sua  straordinaria invenzione metalinguistica. La struttura dei suoi impianti compositivi iconografici, ci danno la possibilità  di tradurre le immagini in parole. Dalla sintesi finale delle decodifiche dei “rebus e anagrammi”, possiamo trarre  una storia; i punti  principali sono : 1) le origini di Caterina la madre 2) le origini genetiche di Leonardo   3) il fratello di sangue di Leonardo.                 4)  l’attribuzione dei ritratti detti La Gioconda e il Musico 5) le prime navigazioni nei nuovi continenti Americani a partire dal 1448  6) i luoghi rispettivi di sepoltura di Leonardo e Caterina

Maurizio Pecorari

http://www.leonardo-e-butes.org

Leonardo da Vinci, l’inizio della lettura semantica dei segreti, 2020

La vergine delle rocce Leonardo da Vinci 1483/1486 – Museo del Louvre Parigi

Agli inizi dell’anno 2020 lessi un libro interessante pieno di documentazioni l’argomento principale era la figura di Leonardo da Vinci e gli eventi storici del suo tempo , i paragrafi che più mi hanno  incuriosito furono quelli inerenti alle scoperte delle Americhe, qui erano descritte con documentazioni grafiche le mappe dei continenti americani, datate molti anni prima del 1492 (Cristoforo Colombo).. Queste rivelazioni mi spinsero alla ricerca di segnali , elementi iconografici che  certificassero  la conoscenza dei continenti americani in anni precedenti a quella data.  Analizzando  alcuni dipinti ” La vergine delle rocce ” di Leonardo e successivamente “la Cavalcata dei Magi” di Benozzo Gozzoli , arrivai ad un risultato straordinario seguendo un percorso che ora  descriverò . Possiamo notare che Leonardo stesso  racconta, con elementi figurativi subliminali e significanti, le vicende della sua vita, la conoscenza e il legame che lo accomuna  ai continenti americani  già  dall’ infanzia. Ho cercato attentamente il particolare tra le diverse forme espressive che indicasse il punto di partenza per una corretta lettura . Leonardo ricorreva spesso alle forme ludiche del rebus ,leggeva e scriveva anche da destra a sinistra, che e lo stesso metodo della scrittura geroglifica.  Questo linguaggio per immagini dà sempre  inizio alla parola da destra con la persona o l’animale che indica la frase. In questo dipinto è l ‘Angelo alato e il suo sguardo rivolto verso l’osservatore e la sua mano indica una traiettoria diretta a GIOVANNI, ne deduco l’inizio della parola. Il secondo movimento parte da sinistra, dal capo di Giovanni tracciato dal panneggio straordinariamente dritto fino ad arrivare ad una Pietra collocata sul punto di tenuta delle due parti del manto , quindi ne deduco PIERO ( petrum medicem), traduzione dal latino) . Il terzo elemento è la mano di Maria che è posta direttamente verso Gesù con un gesto complesso “moto da luogo” che in latino si scrive DE , la mano ricorda una posizione di accordo su strumento musicale, cioè coinvolge più” elementi” e qui entra in gioco il nome delle parti anatomiche Tracciando una linea tra le due dita “i Medi ” di Maria e Gesù, si interseca l’ indice dell’angelo “DICI” . La mia chiave di lettura quindi è la seguente :”GIOVANNI PIERO- DE-ME-DI-CI .

Traccia delle linee forza del rebus per immagine

Questa seconda chiave di lettura risolve il rebus in maniera definita, Leonardo non solo afferma il suo primo nome di battesimo ma anche da chi gli fu rivelato? Il nome PIERO si può tradurre in lingua Latina” Petrum Medicem “(pietra che guarisce ) ,quella collocata sul mantello di Maria potrebbe rappresentare un Bezoario (Pietra medicamentosa) era una preziosa conformazione minerale di origine organica, si poteva trovare nel ventre di animali e anche di umani, questa poteva essere lavorata e lucidata , la parola dal persiano significa “Protezione da veleni” era utilizzata nel rinascimento per le sue proprietà benefiche di guarigione . Se si aggiunge che, il nome PIETRO nei testi sacri del nuovo testamento, venne dato da Gesù a SIMONE , possiamo anagrammare con questa seconda risultante e rileggere la seguente frase : SI DE NOME PIERO ME DICE GIOVANNI DE MEDICI.  Questo mio studio ha lo scopo di verificare le soluzioni fin ora qui affrontate , con attenzione a letture semantiche di varia natura, il linguaggio del corpo, gli elementi costruttivi e simbolici, la geometria e la letteratura dei testi e aneddoti sacri .
Trascrivo qui le traduzioni dal latino e l anagramma compiuto che a mio parere Leonardo ha voluto sottintendere . Sappiamo che le frasi compiute in lingua Latina, assumono diversi significati a secondo della posizione delle singole frasi, quindi ogni interpretazione va individuata nei contenuti dell’ opera stessa . Uriel enuncia :
ENUNC EST SALVUS IN MATREM PETRAM
ORA SEI AL SICURO PER LA MADRE ROCCIA
anagramma:
TACENT SINE VULNUS PATREM MATREM
FERITA SILENZIOSA SENZA PADRE, MADRE
La sintesi e la semplicità sono gli aspetti più importanti di tutte le forme comunicative , immagini suoni parole , possono arrivare direttamente alla nostra coscienza senza filtri .
Vi è la chiara la evidente volontà, del genio Leonardo Da Vinci, di formulare con complesse rappresentazioni dettate da varie conoscenze musicali, figurative, letterarie, storiche e umanistiche. La trasposizione dell’ opera con parole le ho volute interpretare seguendo una regola precisa, attraverso la semantica del linguaggio dei corpi, azioni in movimento, e per stratificazioni sovrapposte di codici linguistici, per esempio seguendo la presumibile volontà di Leonardo di utilizzare 2 forme comunicative spazio temporali , l Arcangelo Uriel rappresenta il passato, presente e futuro, ci ha comunicato e ci comunicherà ,è la figura che partecipa all’azione e allo stesso tempo ad una realtà esterna all’ azione stessa. La lingua latina che è adattata alla sintesi , credo sia per intuito e logica, la forma voluta .Riprendendo le prime analisi fatte al dipinto , questa proposta di lettura rafforza le tesi della rivelazione al mistero della nascita di Leonardo
DICIS QUI EST MATREM PETRAM DICIS QUI EST MATREM PATREM
Anagramma cambiando una sola lettera
DICE LA MADRE ROCCIA LA MADRE E IL PADRE DICONO
Questa mia interpretazione sembra fantasiosa, ma l’insieme degli elementi hanno un significato preponderante . Leonardo ha voluto affermare la conoscenza della sua appartenenza genetica? Nello stesso dipinto vi è una seconda chiave di lettura . Guardando attentamente la parte superiore delle rocce, si può intravedere una traccia formata dal fitto fogliame dove appare una sagoma di una testa di leone. ll Leone Rampante è la rappresentazione dello stemma araldico della famiglia Tornabuoni, una possibile discendenza di Leonardo ?
Se confrontiamo lo stemma di questa famiglia con le tracce del dipinto, si può notare la perfetta trasposizione (sub liminare) celata del leone rampante, centrato nel perimetro e alle diagonali . In questa opera Leonardo ha voluto lasciare la traccia significativa della sua appartenenza alla nobile famiglia, ciò che non poteva dire in vita .
LEONARDO DA VINCI GIOVANNI PIERO DE MEDICI TORNABUONI –

Schema di lettura:  rebus per immagine e traccia subliminale del Leone rampante della famiglia Tornabuoni

La lettura che segue rafforza alcune tesi dei misteri della vita di Leonardo, fin ora si identificano segnali riconducibili alla genealogia di Leonardo con la famiglia De Medici e Tornabuoni , il passaggio successivo è stato quello di studiare a fondo i segni e le sintesi dei contorni del dipinto di Leonardo. Lo studio di sovrapposizione di forme geografiche con utilizzo di un programma al computer, ha dato il risultato: la forma di una piccolissima isola  appartenente all’ arcipelago delle Antille Francesi coincide nei contorni della composizione iconografica.

L’isola Carriacou di incastra a perfezione

L’ isola Carriacou:
L’ isola qui rappresentata è CARRIACOU,
(caraibi)  si inserisce perfettamente nel corpo centrale della figura di Maria, a incastro contorna le mani di Giovanni e il manto giallo (simbolo del ventre materno della nascita) , le dita della mano sinistra di Maria ritaglia il profilo con straordinaria precisione , l” Angelo Uriel si sovrappone come ad indicare il luogo , a seguire il movimento della mano di Gesù benedicente. Come dimostrerà il mio studio finale, Leonardo celebra la madre che lo ha cresciuto, qui rappresenta l’ isola il luogo di nascita, e le origini di Caterina .
L immagine della sagoma dell’isola qui rappresentata è satellitare , mentre quella che poteva esistere all’ epoca di Leonardo aveva sicuramente delle approssimazioni.
Possiamo leggere l’impianto costruttivo della ” Vergine delle rocce”   come un insieme di forme simboliche e esoteriche, che originano la rappresentazione visibile.



Passati alcuni mesi dalla conclusione di questa mia lettura , ho fatto alcune verifiche e analisi formali dell’opera, ho identificato un particolare nelle rocce poste ai piedi delle figure.  Potrete constatare voi stessi, è perfettamente identico all isola Carriacou; con questa sovrapposizione di immagine, dimostro quanto questa visione sia corretta e  in linea con i precedenti risultati.  Leonardo ha lasciato un indizio, l’isola e il simbolico tracciato di una rotta , in prospettiva una forma tridimensionale di un isola in ombra . Dal significante al significato , ci indica la presenza di un immagine esoterica- subliminale, un richiamo all’attenzione, Leonardo ci indica l’inizio alla lettura dell’ opera La Vergine delle rocce e non solo.

L’ isola Carriacou , richiamo subliminale

Queste prime letture sono state la chiave che ha aperto lo scrigno dei segreti di Leonardo. Seguirono  ulteriori risultati, come ho descritto già dal primo libro ‘I segreti di Leonardo- le parole svelate”.

Maurizio Pecorari 11/12/2025
                                     

La cavalcata dei magi ,

La cavalcata dei magi, di Benozzo Gozzoli 1459, palazzo Medici Riccardi Firenze.

C’era un segreto nascosto tra le figure, le nuvole e i cavalieri di un dipinto.
Non era scritto nei libri né inciso in pergamene: era vivo nelle immagini, nei volti dei potenti, nei gesti dei Magi, nei paesaggi che contengono rotte invisibili.Un gruppo di signorie, una coalizione, guardava il mondo non come appariva, ma come poteva diventare.
I loro piani erano così profondi che nessuna parola avrebbe potuto contenerli.
Così lasciarono il loro messaggio nell’arte, dove solo chi osserva con attenzione può coglierlo. Il segreto si trasformò in mito.
Le figure, i cavalieri e le rocce diventarono simboli viventi, tracce di viaggi mai raccontati, di terre lontane, di mondi da scoprire. Oggi quel messaggio è universale:
non più legato al potere o alla paura, ma libero di parlare all’immaginazione.
Chi osserva può sentire la voce del passato senza che la storia ufficiale venga negata:
la verità emerge attraverso le immagini, come un filo che collega mondi e culture.Il segreto non appartiene più a pochi.
Ora respira nelle opere d’arte, e chi guarda diventa a sua volta annunciatore, capace di vedere le mappe invisibili dei mondi possibili.

La Coalizione – Il segreto dietro la scoperta del Nuovo Mondo

Il gioco di Leonardo

Leonardo il primo libro dei segreti – morte e sepoltura. Etabeta editore 2025

Secondo i risultati delle analisi descritti nella mia pubblicazione,  l’opera di Leonardo da Vinci si regge su un codice simbolico, semantico, metalinguistico e genealogico, un vero e proprio “testamento visivo e spirituale”.

La figura della madre  Caterina Butes – non è la semplice donna “umile” che la storia ha tramandato. Secondo questa lettura, Caterina é una donna di origine Taína, venuta da una piccola isola delle Antille (il cui profilo rurale si riflette nei paesaggi del Maestro).

Il nome delle origini BUTES , glissato . Il ritratto di Caterina la madre.

Il suo nome “Butes” significherebbe nella fonetica Arawaki: “blu”  blu del mare, della sua terra, del viaggio e dell’origine.

Leonardo non ha semplicemente dipinto soggetti commissionati, ma avrebbe “criptato” in ogni opera una memoria segreta: segni, simboli,  “costellazioni” visive, geometrie, forme che rimandano a quel mondo d’origine.

Il codice che Leonardo usa per comunicare è un mix di simboli visivi, geometrie stellari, rebus e anagrammi  in questo modo trasforma l’immagine in “parola”, e lascia testimonianza di verità che non potevano essere scritte su carta.

Opere celebri come la Gioconda, la Vergine delle Rocce, il Cenacolo, la Sant’Anna con la Vergine e il Bambino Gesù,  tutte contengono frammenti di questa narrazione: ricordi dell’origine, evocazioni del mare, mappe segrete, sacrifici, identità negate.

In questo modo, l’intera opera di Leonardo diventa un canto orfico d’amore e memoria per Caterina: un atteso ricongiungimento col mondo perduto, un atto di devozione e testimonianza dell’amore eterno e del legame originario, non come relazione canonica madre-figlio, ma come legame spirituale, genealogico, esistenziale.

In sintesi: questa mia ricerca ricostruisce una versione alternativa e simbolica della vita di Leonardo, in cui lui è figlio di due radici, visibili e nascoste  e la sua arte è la voce di un passato negato, di una memoria che solo l’immagine poteva custodire.

Leonardo’s game

According to the view proposed by Leonardo e Butes, all of Leonardo da Vinci’s work rests upon a hidden symbolic, semantic, metalinguistic and genealogical code, a true visual and spiritual testament.

The mother figure, referred to as Caterina Butese isn’t the humble woman traditionally remembered. In this interpretation, Caterina would have been a Taíno woman, coming from a small island in the Antilles (whose island-shaped profile recurs in Leonardo’s landscapes).

Her name “Butes” would mean “blue”, the blue of the sea, of her homeland, of the voyage, of origin.

Leonardo didn’t just paint commissioned subjects: he “encoded” in every painting a hidden memory: signs, symbols, “constellations” of lines, geometries, shapes recalling that ancestral world.

The code Leonardo used to communicate is a blend of visual symbols, constellation- geometries, visual puzzles + anagrams, transforming image into “word,” leaving a record of truths that could not be written explicitly.

Famous works such as the Mona Lisa (“Gioconda”), the Virgin of the Rocks, the Last Supper (“Cenacolo”), the Saint Anne with the Virgin and Child, all, according to the author ,harbor fragments of this narrative: memories of origin, sea-evocations, secret maps, hidden identities, spiritual sacrifices.

In this way, Leonardo’s entire œuvre becomes an Orphic song of love and memory for Caterina: an awaited reunion with a lost world, an act of devotion and testimony to an eternal love and primal genealogical link , not a canonical mother-child relation, but a spiritual, existential, genealogical bond.

In short: the research reconstructs an alternative, symbolic version of Leonardo’s life, in which he is the child of two roots , visible and hidden, and his art is the voice of a denied past, a memory that only image could preserve.