The pen is on the table.
La lingua inglese è da sempre un ostacolo insormontabile per il popolo “italianofono” che per vicende legate anche ai dei fenomeni di migrazione verso l’America, ha conquistato la posizione di particolare genus ibrido, a cavallo tra Dean Martin e Al Capone. Il nostro inglese tricolorato è spesso vittima di derisioni globali dagli stessi anglofoni che ci ascoltano arrabattare tra i vari <<ehmmm…. ehmmm mmmm ….aehmmm>> con un misto di derisione e simpatia.
Non è un caso, e lo ammetto per esperienza personale, che i nomi di persona molto in voga nella City, siano spesso Francesco, Francesca o Carlo; e non è parimenti casuale che da qualche anno, sia di moda per gli snob dei quartieri alti come Chelsea, di salutarsi con un italianissimo “ciao”. Il web è costellato di scherni sul nostro personalissimo modo di esprimerci, condito di suoni alle volte cacofonici o melodici e con l’ausilio di gesticolazioni marcate specialmente nel centro-sud.
Fatte queste premesse, vi sarà chiaro il collegamento a cui intendo dirigervi: la performance di Renzi a Venezia che esplode in un inglese maccheronico e storpiato, alternato a numerose balbuzie e alle ben note comiche espressioni facciali che assume
Il sito Vice si è divertito, seppur con qualche imperfezione, a discernere i momenti salienti della gaffe renziana in dieci punti, sottolineando come i costrutti siano stati sgrammaticati e incomprensibili a tutti i presenti. Dopo un attento ascolto tuttavia, mi preme scagliare una lancia a favore del premier.
La conoscenza della lingua inglese, seppur imperfetta, poiché non lingua madre, c’è ed è palese. Chiaramente ci si aspetta da un politico di tale carica che i discorsi pubblici siano ineccepibili, ma Renzi non è stato il primo a misurarsi con una figuraccia del genere. (cvd)
Anche in questo caso, hanno padroneggiato gli aspetti di “vendita della notizia” piuttosto che di “qualità della notizia” diffusa. Vista in un’altra ottica, essendo tutti perfettamente consapevoli che il nostro inglese parlato medio sia viziato da cacofonie simili, lo scalpore suscitato è decisamente esagerato.
Pensate a Shultz, Friedman o a quanti si cimentano nella nostra lingua…e provate a intercettare le difficoltà che incontrano nell’esprimersi, in rapporto alla comprensione totale di quanto dicono.
A me non sembra che il discorso sia incomprensibile al punto tale da costargli il demerito rispetto al ruolo che ricopre; piuttosto mi sembra ridicolo dare in pasto a una popolazione generalmente e mediamente ignorante in materia, una siffatta notizia (che poi notizia non è) posta in questi termini e che contribuisce solamente ad acuire lo scontro elettorato/casta.
Vista da qui, la gaffe ci sembrerà meno grave di come sia stata posta. Chi si è trovato a lavorare all’estero, forte della propria acquisita conoscenza della lingua straniera nel paese di nascita, conosce perfettamente le difficoltà espositive per cui difendo il premier.
In ogni caso, l’esposizione mediatica è incontrollabile e a questo punto l’endorcement renziano dovrà pensare a come uscirne illeso quanto a popolarità, consenso e apprezzamento dell’elettorato, che per via dei social network, sembra sempre meno disposto a perdonare l’errore del politico. La reazione dovrà essere tempestiva, sebbene già si sia giunti alla fase in cui l’intero discorso sia stato segmentato e rielaborato per renderne virali le scene più balbettanti e comiche. Questo circolo di diffusione virale si mise in moto per esempio anche negli States, durante la campagna di Howard Dean. La costante riproduzione di spezzoni drammatici della gaffe gli costò l’intera campagna elettorale.
Il potere distruttivo di queste pratiche è di tipo riflessivo: si attorciglia su se stesso e ogni internauta ha facoltà di aggiungere un pezzo comico del puzzle in più, con semplici programmi di editing e piattaforme social.
La latenza della distruttività di una gaffe pubblica può essere interrotta solamente reagendo in maniera intelligente.
Le possibili soluzioni si rifanno tutte all’idea secondo la quale, esorcizzare una figuraccia ponendosi in prima posizione nell’autocritica scherzosa e leggera, ha il potere di attenuare la reazione sdegnata del vulgus…
Oppure tacere.
Inserirsi nel dibattito in posizione polemica e di difesa del proprio operato già sentenziato dal pubblico come sbagliato, avrebbe il doppio risvolto negativo di allungare i tempi in cui il fatto cadrà nel dimenticatoio, ovvero i tempi del ciclo della notizia.
Perciò… the pen is on the table but Renzi in not unable. :)




















