Piano con l’Affetto

Per Damien

Stanotte non ho più consigli nè idee
mi restano poche sorprese
conto i secondi e li finisco così
questi attimi di lunghe attese
Trascinami di nuovo sui tuoi colli ispidi
ma prova a non precipitare per primo

Fermati ancora un attimo
e vacci piano sai piano con l’affetto

Piano con l’affetto
potresti uccidermi così
ti prego vacci piano
solo per il mio bene
potresti anche uccidermi

 

Venerdì stropicciato

Ho sonno…stamattina il cielo ero grigio quando sono uscita di casa, ora invece sembra proprio un giorno tipico primaverile.

Voglia di una limonata fredda nel giardino incantato di Simona, Rosaria e della signora Tina. Ricordo le meravigliose rose di diversi colori che aveva piantato Rosaria e i gatti che si rincorrevano e arrampicavano sugli alberi. I sonagli e le canne di bambù che tintinnavano al soffio del vento che muoveva anche le girandole colorate creando un’atmosfera di festa. Le limonate sempre troppo zuccherate ci tenevano compagnia durante le giornate d’estate. Mi son sempre sentita a casa mia nella loro casa. Mi mancano tutte e tre in un modo che non è descrivibile a parole. Sono morte una dietro l’altra a distanza di poco tempo, come se volessero raggiungersi nella vita dove sono andate ora. Non riesco neppure a volgere lo sguardo verso il luogo dove c’era la loro casa che ora è abitata da altre persone. Chissà com’è adesso quel giardino e dove trovano rifugio quei due gatti a cui portavo da mangiare nei mesi in cui Rosaria era a Genova e non immaginava che non sarebbe ritornata più a casa sua e io non avrei mai immaginato che quell’ultimo abbraccio prima della sua partenza sarebbe stato l’ultimo saluto. Non volevo scrivere un post triste, ma ha preso quella piega e lascio che vada così.

Domenica con la d minuscola

E’ da un pò che non scrivo, perchè purtroppo sono accadute cose negli ultimi mesi che mi hanno tolto la voce e la voglia di scrivere e di condividere. Quando sono cupa, preoccupata, stanca, esaurita non me la sento nemmeno di scrivere, che poi a chi potrebbe interessare di leggermi? Ieri mentre ero in auto e mi recavo a far delle commissioni, ho visto un mio ex che camminava per strada di spalle, l ho riconosciuto dalla sua andatura, gli ho fatto due colpi di clacson e lui mi ha chiesto di fermarmi, sembrava avesse visto un fantasma, l’espressione del viso sorpreso-felice-interdetto. Non mi sono fermata, perchè ero in un punto in cui era impossibile fermarsi senza creare problemi alle altre auto. Ovviamente ho pensato al perchè alcune persone mi ignorano per mesi, anni, e poi se mi vedono sembrano che hanno visto la Madonna. Ma che senso ha? Comunque dopo qualche ora mi ha mandato un messaggio in cui mi chiedeva dove stessi andando quando sono passata in auto. E quì sono io stata io ad essere meravigliata, ma che diavolo gliene frega? Ho scoperto in questi mesi che quando sei nella merda son davvero poche le persone che ti rimangono vicino e forse non ci voleva un genio della lampada per capirlo, ma chissà come mai io sento di averlo compreso davvero solo ora.

Ho capito che molta gente ha paura del dolore, anche di quello degli altri, come se fosse una malattia infettiva. All’inizio ho sofferto quando ho compreso questo, ma adesso non mi sento di condannare nessuno. E così, e lo accetto, ovviamente questo mi fa sentire completamente sola, ma anche questo deve essere affrontato da me. Vi lascio con una canzone che oggi mi risuona nella testa e nell’anima e che mi riporta ai pomeriggi assolati nella stanza di kostas quando il mio mondo ancora non era andato incontro ad un’eclissi totale.

La giornata mondiale dell’operatrice stronza

Avete mai pensato che ci vorrebbe una giornata mondiale per questo? per un operatore o un’operatrice di sportello che merita una legnata sui denti? Bè eccovi accontentati, oggi è proprio arrivato il fatidico giorno. Sono allo sportello. Io stessa sono un’operatrice di sportello al pubblico e una delle mie colleghe ha un appuntamento con una utente per aiutarla a modificare il curriculum, ad aggiungere delle informazioni e a cambiare formato. Ecco, questa cosa era stata programmata esattamente una settimana fa, io stessa ero presente quando le ha dato l’appuntamento per farla ritornare. Puntuale la ragazza si presenta con il curriculum cartaceo da modificare. La mia collega quando appura che la l’utente ha la versione del cv cartacea e non quella digitale, inizia a lamentarsi: “oh, ma non hai portato la versione digitale? e io adesso devo perdere due ore per modificarlo! fai una cosa, torna a casa e vai a prendere il portatile, così la modifichiamo velocemente!”

L’utente le fa notare che vive lontano, che è a piedi e che non ha nessuna intenzione di tornare a casa a prendere questo cv in versione digitale, anche perchè ha problemi ad avviare il portatile e questo incontro era stato programmato da una settimana. In più fa un caldo boia e noi siamo in un posto dove non ci condizionatori o ventilatori, si gronda e basta!

L’operatrice stronza insiste, non molla, con un tono scocciato le continua a dire che non può perdere tempo e che magari può ritornare un’altra volta.

Io rimango in ascolto, e dentro di me inizio a contare:

1- Marilù non sbottare adesso;

2- ora questa la smette di lamentarsi e aiuta l’utente;

3- ora l’utente la manda affanculo, e se non lo fa lei, lo farò io;

4- ora le strappo quell’espressione scocciata dal viso con un gancio alla Cassius Clay;

L’utente inizia a sentirsi a disagio e a non sapere più cosa ribattere, forse sta pensando di andarsene.

La stronza continua a lamentarsi e a dire che lei è oberata e che così non si lavora.

Ok, BASTA, ma che cavolo basta!

Dico alla ragazza che glielo faccio io il cv, le chiedo di sedersi a fianco a me lo facciamo, senza problemi. Finisco e mi ringrazia.

Nel frattempo sento la stronza parlare a telefono, non telefonate di lavoro, ma personali, la vedo andare avanti e indietro, uscire ed entrare dal balcone, e non ha altri appuntamenti e non ha un cazzo di niente da fare!

Attendo che l’utente va via e mi rivolgo all’operatrice dell’anno.

” Senti, una scena così, non la voglio più vedere! Ti sembra questo il modo di trattare un utente?”

E lei: ” Abbiamo due modi diversi di lavorare, tu fai la babysitter, io rendo gli utenti indipendenti, quella poteva farselo da sola il cv, io mica posso perdere una mattinata a farglielo?

Io: “La ragazza è venuta quì, non perchè non ha nulla da fare, ma per chiedere il nostro supporto, visto che facciamo questo di lavoro. Ma secondo te con il caldo che fa oggi, questa si è fatta tutti questi km per farsi trattare una merda da una che si è lamentata tutta la mattina, ma che non ha fatto un cazzo di niente se non pensare ai fatti suoi?”

Lei: ” Io faccio l’orientatrice, la formatrice, mica la babysitter!”

Io: ” Io faccio il tuo stesso lavoro ma a differenza tua non mi ergo su un piedistallo come se fossi un padreterno, non tratto male la gente, perchè mi rode il culo per qualcosa, ma rispetto le persone e e cerco di aiutarle quando chiedono il nostro supporto, e questo non vuol dire fare da babysitter, ma supportarle. Punto!

Lei continua a sbraitare, parla, parla, ma io ormai non l’ascolto più. Ci sono altre tre operatrici che mi guardano con gli occhi strabuzzati e nessuna ha proferito parola.

Allora mi chiedo: ma l’operatrice stronza sono io o lei?

Sei la mia coperta di Linus

Oggi una mia cara amica dopo che abbiamo trascorso più di due ore a parlare mi ha detto questa frase: Sei il mio angelo, la mia coperta di Linus.

Io non so che amica sono, ma oggi avrei voluto non piangere quando ci siamo salutate. Al posto di starti vicino in un momento come questo, mi si son riempiti gli occhi di lacrime. Ricordo come è nata spontaneamente la nostra amicizia, tu stavi seguendo un corso sull’orientamento al lavoro ed io lavoravo nello sportello a fianco a dove seguivi il corso e sentivo il tutor che vi parlava con passione e mi sono affacciata per curiosità e lui poi mi ha chiesto di partecipare e così subito è nato questo feeling tra noi, perchè quando mi sono presentata al gruppo e tu hai sentito il mio nome, subito ti sei animata perchè mi chiamo come tua sorella…e così è nato tutto. Ti voglio bene Simona. Stringi forte la tua coperta di Linus e lotta, non sarai sola mai.

Sono fusa e non aggiungo altro

Cosa capireste da questo messaggio?

Due giorni fa ho ricevuto questo messaggio dal mio commercialista. Io avevo capito che dovevo chiamarlo alle 7:30 pm, non so perchè, non so che giri strani ha fatto la mia testa, ma io avevo capito questo. E infatti ho atteso le 19:30 per chiamarlo e quando mi ha risposto, mi ha detto: ma ormai la tua pratica l’ho già messa a posto. Ed io gli ho chiesto: “ma non mi avevi chiesto di chiamarti alle 7 e 30 per info? ” E lui giustamente si è messo a ridere. Oh, ma vi rendete conto di quanto son fusa in questo periodo? Potrei mettere il latte nel serbatoio dell’auto. Aiutooooo! vi consiglio di stare lontani da me, mi rendo conto che il caldo mi ha sciolto quel poco di cervello che mi rimaneva.

Chi non si abbronza paga da bere

Se valesse la frase del titolo di questo post, io sarei la dispensatrice numero 1 di cocktail estivi per tutti. La notte scorsa ho dormito un pò più del solito, ma stamattina comunque ho dimenticato il cellulare a casa e questo mi fa capire che sono ancora molto stanca e distratta. Sonno sempre a scatti, scandito da spari di fuochi d’artificio ( d’estate c’è quasi ogni giorno una festa patronale nei paesi limitrofi al mio), altoparlanti e urla di ragazzini che stanno partecipando ad un evento estivo in cui gareggiano tutte le frazioni dei paesi del mio comune in più sport e spettacoli, cani che abbaiano e di rimando abbaia anche Dalì che dorme con me e che ha una voce squillante che sembra ancora più potente durante la notte quando fuori quasi tutto tace. Tra una settimana andranno tutti in ferie i colleghi del mio ufficio, tutti tranne me. Che non so perchè, ma mi ostino a prendere le ferie a settembre, anche se non ho in programma di fare nulla visto il casino in cui sto vivendo a casa. Certo, dovrei anche trovare il tempo per studiare, perchè avrei un esame a novembre e una pila di libri che mi aspetta, ma non riesco a concentrarmi neanche un nano secondo. Sarà strano venire quì, nelle prossime settimane, in una Salerno addormentata, i negozi di questo quartieri sono quasi tutti chiusi e sarò anche un’orsa ( e vi assicuro che lo sono), ma sono contenta sia così. Riesco a trovare parcheggio, perchè le scuole chiuse hanno tolto parte del traffico e delle auto che ci sono durante l’anno di solito. La scelta di non prendere le ferie ad agosto non viene compresa da nessuno intorno a me. Perchè il fatto che viva a 10 km dal mare, vuol necessariamente dire che devo essere una fan del mare e che quindi devo andare in spiaggia tutta l’estate e soprattutto ad agosto devo prendere le ferie per andare ad abbrustolirmi su una spiaggia. Peccato che per me non è così, mai stato così, da sempre. Il mare mi piace, ma non d’estate, non mi piace la calca di gente che si affanna a trovare un posticino su un fazzoletto di spiaggia, in realtà sono le persone che a volte rovinano praticamente tutto anche le cose belle come il mare. Sono bianca come il latte e così rimango, a parte il braccio sinistro che sporge dell’auto che per forza di cosa deve cambiare colore per il tempo che passo in auto per venire o tornare da lavoro. Per il resto vorrei augurare buone vacanze a tutti, a tutti quelli che sono in viaggio o stanno per partire, è sempre bello il momento in cui ci si ferma ad organizzare una partenza, la preparazione dei bagagli, e di tutto l’itinerario da seguire. Io resto quì, in ascolto e pronta a riaprire il canale. Magari mi ritorna la voglia di scrivere, in effetti sto già scrivendo, son solo pensieri stropicciati, ma cerco di tirarli fuori dalla testa bacucca che mi ritrovo in questo periodo.

Un mercoledì color carta da zucchero

Sono in ufficio, si sentono i rumori delle auto fuori, ho appena aperto la finestra e spento il condizionatore, perchè iniziavo a sentire freddo. Salerno è più silenziosa, con le scuole chiuse e la gente che è andata in vacanza, è tutto più lento. Ne hanno approfittato per fare lavori su tutti le strade, semafori alternati ad ogni dove e code e strade chiuse e deviazioni ovunque. Fa caldo oggi, ma il cielo è chiuso, sembra aver abbassato le palpebre sul mondo, non vuole vedere. E’ così che vorrei fare pure io. Vorrei chiudere gli occhi e per un attimo non avere questo affollamento di pensieri. Persone che muoiono, altre che si sono ammalate, quelle malate che stanno peggiorando, altre brutte notizie, la più recente ieri. Beh, direi che il fatto che abbia bucato la settimana scorsa è quasi una bella notizia paragonato a tutto questo dolore, alle preoccupazioni, a questa vita che sta scivolando via piano piano senza dare più peso al tempo, ai giorni che passano, ai consigli mai chiesti, ma che la gente si ostina a volermi dare. Tutti sanno cosa è meglio per me. Tutti, tranne me. Mi rendo conto che poco tollero le persone che vogliono dirmi quello che devo fare, adesso. Come se fossi incapace di agire o di prendere le decisioni più giuste. Una cosa è successa che non so spiegarmi: Ho iniziato di nuovo ad ascoltare la musica. E questo è un passo, non so verso dove, ma un passo che mi sblocca dall’immobilismo di questi anni, visto che non riuscivo più ad ascoltare nemmeno le mie canzoni del cuore. Un mio amico mi ha detto che ho costruito un muro per difendermi dal dolore che provavo e costruendolo mi sono divisa anche da me stessa, dalle emozioni, da tutto quello che son stata e che non ricordo più di essere. Penso abbia ragione Fabry, ci sto provando amico mio ad abbattere questo muro che mi separa dal mondo e da me, è lunga e dolorosa la strada da percorrere, ma ti e mi prometto, che ci proverò. Tra mezz’ora ho una videochiamata di lavoro. Vorrei accendere una sigaretta e soffiare via questa pesantezza. I want to roll my thoughts and smoke ‘em

Buona vita social club

E’ proprio nei momenti di difficoltà interiore, ma non solo, che si comprende quanto sia difficile spesso la comunicazione con gli altri. Credo fermamente di non essere una brava comunicatrice. Eppure nel mio lavoro è fondamentale la comunicazione con gli utenti. Io non sono una persona a cui piace raccontare i fatti propri a destra e a manca e penso di non essere sempre incline a confidarmi con gli altri. Poi capita che quando lo faccio, puntualmente sbaglio a farlo e poi ritorno a chiudermi di nuovo in me stessa. Quando si reputa di aver sbagliato ad aprirsi? Esattamente quando la persona con cui lo abbiamo fatto ci tratta una merda, nonostante tutto, dico, nonostante il periodo della tua vita allucinante che stai già vivendo. Ma non è che c’è una sorta di regolamento scritto a cui attenersi. Ognuno fa quel che sente e quando lo sente e a volte ci tocca anche prendere delle legnate sui denti anche se ci aspettavamo solo un orecchio pronto ad ascoltare e magari qualche parola di conforto o di consiglio. Il punto è: che ho torto marcio quando mi aspetto di essere compresa dagli altri, ma come fanno gli altri a capirti se non gli dici davvero come stai? Ho torto marcio uno: perchè non parlo, e due perchè già avere delle aspettative nei confronti degli altri è un passo verso la delusione. Poi se quella volta tanto che decido a parlare, ricevo una bella bastonata, e vabbè posso solo dire di meritarmela, perchè ancora una volta non ho capito come funziona il mondo. Confidarsi, condividere la proprio interiorità, mettersi a nudo a volte ci fa bene, ma non sempre le persone con cui lo facciamo ci stanno ascoltando. Mi capita sempre più spesso di avere la percezione che l’altra persona mentre parlo, stia pensando ad altro. Ecco. Anche questo mi scoraggia molto. Che poi ritorniamo sempre lì, colui che comprende i proprio problemi è solo la persona che li vive. Poi c’è da dire che per poco, ma per molto poco, vengo messa alla porta e anche questo dovrebbe insegnarmi qualcosa, ma secondo voi ho imparato la lezione? Ed ecco perchè ho intitolato questo post così. Perchè molte persone, ci mettono un nanosecondo a mandarmi affanculo elegantemente e per me augurarmi buona vita vuol dire esattamente questo: Vaffanculo Marilù. Ecco, direi che suona meglio, potete correggere il tiro, tanto il risultato è sempre lo stesso. La cogliona rimango sempre io che invece cerco sempre di capire, comprendere, chiarire. Esserci.

Fine dello sfogo. Semmai si fosse capito qualcosa, perchè mi è anche stato detto che non so scrivere e penso sia una grande verità.

E non mi sono appena contraddetta scrivendo questo post? All’inizio vi dicevo che non sono incline alle confidenze, eppure son quì a scrivere e potrebbe leggermi chiunque, ergo…sono un disastro in piena regola.

La rivolta dei libri

Oggi piove, Mi sembra che ogni venerdì che sono quì, al palazzo dei gatti, piova. Così l’ho chiamato io questo luogo, per la presenza cospicua di felini sia dentro che fuori le stanze di questo edificio. Di tutti i posti in cui lavoro o ho lavorato, questo è sicuramente il mio preferito. Era da tempo immemore che non aggiungevo un trilobita. Mi sono resa anche conto di aver interrotto molte rubriche del blog, lasciate lì, appese, sospese, mute. Fanno parte anche esse di percorsi di vita che sono mutati o si sono interrotti a volte anche bruscamente. Sto leggendo poco, da troppo tempo purtroppo. Vorrei poter imputare questa mia mancanza al poco tempo, vorrei poter dare una spiegazione a questo, ma non ci riesco. In fondo il tempo lo gestiamo noi ed io evidentemente lo sto facendo molto male. In questo periodo sto guardando molti film in compenso. La sera, dopo una giornata di lavoro e di altri problemi tra casa e famiglia, ho voglia di guardare, ascoltare, ma non di leggere. E a questa mia ultima frase mi sembra di vedere tutti i libri (che ho sparsi nelle varie libreria in casa) cadere dagli scaffali, alcuni li vedo proprio tuffarsi, altri si cimentano in salti acrobatici per poi scagliarsi con forza contro il muro e ricadere sul pavimento e cosi ecco che le loro pagine si animano e un vento invisibile li apre e li sfoglia velocemente come a cercar di toccare quelle parole incise nei fogli e a dargli voce e attenzione. Marilù ma vuoi prenderci? vuoi passare in rassegna gli scaffali e tirarci fuori di lì? Non lasciarci al buio, aprici, scoprici e sfogliaci, lasciati rapire da noi, fatti portare lontano dalle storie che conteniamo, lasciati accogliere e fatti emozionare.

La mia risposta è….

Non vi ho dimenticati o abbandonati. Ci sono. Sono lenta. Lo so. A volte sembro un’aliena persa da qualche parte. Qualcuno dice che sono cambiata. Ma io non credo di essere cambiata. Sono quella che devo e sento di essere in questo determinato momento della mia vita. Ho solo bisogno di aprire gli occhi su quelle pagine e di iniziare ad accarezzarne le parole. Ritornerò a farlo. Abbiate solo un pò di pazienza cari amati libri e non corrucciatevi, ho già mezzo mondo contro, almeno voi non mi vogliate male.

“E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo, Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.”

Siddartha – Herman Hesse

Trilobiti #257

Marilù