sotto la neve
dormon semi e germogli -
il vento grida
Pace ☮️🙏
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Sotto ad un cielo che di piombo grida, sopra ad una terra che brucia e piange una coppa d’oro ornata s’infrange e ad un grigio suolo il sangue …
L’antica processione
Questo sonetto è stato composto in onore dei Saturnalia, celebrati con Communitas Populi Romani e Torre della Dea.
IO SATVRNALIA!!!
Pace ☮️🙏
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Ballando rider di tutta la corte
poteva, denudando anche il regente
senza temer la forca né la morte
spaventarle insieme al mondo apparente.
Ha però incatenato la sua sorte
ad un ritmo ruvido e prepotente
scattando come mille molle storte
in un pupazzo di cera cadente.
Il matto, come primo del bestiame
porta un giogo senza solco o rilievo
del quale stride le stonate lodi.
Intrappolati da infinite lame
senza d'una buona nota il sollievo
i fattori seminano aghi e chiodi.
Pace ☮️🙏
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“Dove sta? Come fa? Sono gli amici che l’aggiornano? Una microspia? Il telefono? È sporco, è tutto sporco, è come se delle fetide impalpabili mani toccassero tutto! Devo andarmene! Mi serve pace! Un posto sicuro… dove? Dove vado? Non so da dove viene questa merda! Non so dove andarmene… Non esiste pace, solo dolore! Sono all’inferno.”
Quest’epoca ha annacquato i confini, ci ha resi tutti agenti della Stasi che trapanano le mura, invadano, origliano, diffondono. [2]
“Sarebbe questo il tuo amore?”
Agenti senza un governo, anarchia della sorveglianza, una necrosi morale che si diffonde per tutto il tessuto sociale.
“L’eco delle mie parole per strada, sconosciuti, appestati. Hai appestato questa città.”
Ci inventiamo scuse, scomodiamo Catone per giustificare il nostro odio. Chiamiamo la violenza amore per farci consolare da amici complici. Crocifiggiamo l’amore per salvare noi stessi. Crocifiggiamo il prossimo per non esser noi quelli crocifissi.
“Mi guarda, mi sorride, ripete a macchinetta queste parole. Dovrebbero colpirmi? Chi sei per entrare nella mia vita? Come ti permetti? Non parleremo mai più…”
Abbiamo creato una nuova forma di possesso, il possesso dell’intimità. La violenza finale, totale, impalpabile ed assoluta. Al posto di usare formule per pregare gli Dèi, tentiamo di manomettere l’inconscio del nostro interlocutore. Tentiamo di violare la sua psiche affinché ci guardi, ci desideri, ci tema. Le parole son coltelli da affondare nel libero arbitrio. Il dialogo è un omicido di libertà ed arbitrio.
“Mi punisci? Ti credi Legge? Ti credi Dio? Dove sta il processo? Dove sono le prove? Qual è l’accusa?”
Condensiamo i fallimenti della nostra vita in bambole di paglia. Ci inventiamo scuse per aggredirle in pubblico e privato. Perché è più facile accoltellare che rivolgere l’occhio ad un cuore ormai marcio. [3]
“In questa città è nato il Diritto Romano. In questa città hai fatto morire i Diritti Umani. Hai ucciso il cuore di Roma.”. [4][5] [6]
Questo non è Amore, non è neanche passione. Non è socialità, perché, come in ogni regime totalitario la prima cosa che viene a sfaldarsi è il tessuto sociale. Non puoi fidarti del tuo vicino, quindi non gli parli. Non puoi fidarti di casa tua, quindi non parli. Non puoi parlare, quindi il dolore marcisce nell’oscurità, fino ad eruttare in un vulcano di purulenza…
“Non meriti parole, solo manette.”
Silenzio.
[4] – https://unipd-centrodirittiumani.it/it/temi/articolo-11-giusto-processo
[6] – https://unipd-centrodirittiumani.it/it/temi/articolo-5-senza-deroghe
Pace ☮️ 🙏