IN ESTREMA SINTESI
Il romanzo d’esordio di Fulvio Origo, l’acclamato vincitore del premio letterario IMA2020
Dai campanili di provincia, all’America di frontiera, un romanzo contemporaneo ricco di emozioni, divertimento e suggestioni
Paolo si specchia furtivo nella penombra del suo appartamento. Ha quell’età in cui interessa solo passare il tempo con gli amici e vivere il presente. Presto però si accorgerà che sotto i campanili di Triviate, una laboriosa cittadina di medie dimensioni, ognuno conserva un segreto.
Tra vicende che la normalità rende surreali e situazioni involontariamente grottesche, Paolo ed i suoi amici, ormai cresciuti, verranno catapultati alle estremità del mondo in cerca di risposte.
In un susseguirsi di avvenimenti corali e di momenti intimi, i protagonisti riusciranno ad emanciparsi da un passato troppo invadente?

Le opinioni dei lettori
“Più si legge, più ci si immedesima nei personaggi!” – Marco, Responsabile Qualità
“Mi ha sorpreso la struttura narrativa” – Nicoletta, Account Manager
“E’ un romanzo corale. All’inizio mi chiedevo dove andasse a parare il racconto, poi mi ha sorpreso” – Alessandro, Promotore Finanziario
“Ci sono pagine che mi hanno emozionato. Forse perchè mi sono identificata nelle situazioni raccontate” – Roberta, Sales Manager
“Divertente! E’ come se alcune scene le avessi vissute di persona!” – Davide, Imprenditore
“Mi ha fatto immaginare luoghi che sogno di visitare da sempre” – Manuela, Amministratrice
Citazioni






Ambientazione
Il romanzo ha differenti ambientazioni. Da Triviate, che è la trasposizione rarefatta della città in cui vive l’autore, a Giappone, Grecia, Stati Uniti e Perù dove i protagonisti si troveranno per caso o per volontà ad affrontare il loro destino.
“Triviate era una cittadina di media grandezza come tante. Il fiume l’attraversava tagliandola in due e nella parte centrale uno sdoppiamento artificiale del corso dell’acqua una volta alimentava i mulini. Il Duomo impreziosiva il centro medioevale ricco di attività commerciali, mentre le periferie erano in continua espansione residenziale. Ogni quartiere aveva la sua chiesa di riferimento da cui prendeva il nome e i terreni incolti, che tappezzavano il territorio, nel dopo lavoro si trasformavano in campi che accoglievano interminabili sfide calcistiche.
Gli abitanti operosi e dediti durante la settimana ad accumulare risparmi per togliersi dalle paludi delle incertezze finanziarie, la domenica mattina vestivano eleganti per la messa di rito e gli Dei che venivano adorati nei templi, poco dopo sarebbero stati chiamati in causa sul tavolo dello Briscola. Tra una partita di carte e un bianchino, i vecchi dei quartieri pareva avessero le ricette giuste per rifondare il Paese.
Le cascine ricordavano a tutti le origini contadine e le ciminiere quelle operaie. La stazione era un viatico tra chi dai paesi intorno veniva a concedersi attimi di mondanità e chi il giorno dopo sarebbe andato in cerca di fortune economiche nelle fabbriche e negli uffici; tute blu e colletti bianchi sullo stesso treno, anche se su posizioni spesso contrapposte, pedine di un gioco più grande di loro. I monti, sentinelle visibili nelle giornate più limpide, completavano l’orizzonte e sembravano pronti col loro aspetto immutabile a lanciare il guanto di sfida al tempo che passava, rendendo le faccende quotidiane minuscole al loro cospetto.”
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