TONI MORRISON – Biografia

Nata a Lorain, in Ohio, nel 1931, Toni Morrison (Chloe Anthony Wofford Morrison) nutre sin da giovanissima un forte interesse per la letteratura, grazie anche alla sorella maggiore: <<Non ricordo la mia vita prima dei libri. Fu mia sorella Lois, di due anni più grande di me, a introdurmi alla lettura, prima delle elementari; a scuola c’erano solo due persone che sapevano leggere: io e la maestra>> (fonte “Wikiquote”).
È all’età di 40 anni che Toni Morrison pubblica il suo primo romanzo, “The Bluest Eye” (tradotto in Italia nel 1994 – “L’occhio più azzurro”). Fino ad allora, ha insegnato alla Howard University, ha lavorato come editor, come redattore, come critico letterario, ed ha “allenato” il suo talento creativo attraverso la lettura. Durante una conferenza, Toni Morrison ha dichiarato: <<scrivere è un processo lungo e costante di lettura. Leggere è un atto di resa; ci si arrende perché si entra completamente in un mondo immaginario. E’ completamente stimolante; richiede di usare la propria immaginazione. Esattamente la qualità che non è richiesta quando si guarda la televisione, perché lo schermo ti dà già tutto: i colori, i suoni, i dialoghi, le immagini. In un libro siete voi che lavorate, così si allarga il vostro pensiero, la vostra immaginazione e questo aumenta la vostra capacità di essere persone creative nel mondo>> (fonte “YouTube”).
La sua passione ed il suo talento, le hanno fatto conquistare diversi riconoscimenti; fra questi, il premio Pulitzer per “Amatissima” (1998), L’American Academy Award (1997) e, nel 1993, il premio Nobel per la letteratura, con la motivazione: “…che in racconti caratterizzati da forza visionaria e rilevanza poetica dà vita ad un aspetto essenziale della realtà statunitense”. (Fonte “Wikipedia”).
Al centro dei suoi romanzi l’esperienza dei neri americani, in particolar modo di sesso femminile, vittime di razzismo e maschilismo; diventando una denuncia per quell’identità persa e quelle parti di storia che molti sembrano aver dimenticato. Un impegno importante, quello di Toni Morrison, preso non solo attraverso la scrittura, ma anche attraverso l’insegnamento all’università e partecipando a conferenze.
In rete ho trovato diverse informazioni sull’autrice, soprattutto interviste e citazioni: ho scoperto una donna – oltre che intelligente e colta – elegante ed affascinante, che mi ha fatto vedere il problema della etichette razziali da un altro punto di vista. A tal proposito, condivido un video molto interessante pubblicato dal canale “Blogdispiccioli”, in cui Toni Morrison viene intervistata da Charlie Rose.
L’intervista è sottotitolata in italiano.
TONI MORRISON – “Sula“

“Sula” di Toni Morrison – Ed. Frassinelli
Recandomi in una biblioteca romana, decisa a prendere in prestito “Amatissima” (oltre a “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” di Audrey Niffenegger), resto un po’ delusa quando scopro che la biblioteca non ha più a disposizione proprio il libro di Toni Morrison. Chiedo informazioni e mi viene detto che molto probabilmente è stato tolto dal catalogo perché non era più in buono stato. Pazienza!
A mia disposizione ci sono, comunque, altri libri della Morrison così decido di prendere in prestito “Sula”, ispirata dalla presentazione in bandella.
Il romanzo è suddiviso in due parti; ogni capitolo è rappresentato da una data.
La prima parte del romanzo (1919, 1921, 1922 e 1923) descrive l’ambientazione e vengono presentate le protagoniste, Sula e Nel, ovvero, la nascita della loro amicizia e le vicende familiari che ne definiscono il carattere di entrambe; si conclude con il matrimonio di Nel e la partenza di Sula.
Siamo a Medallion, nell’Ohio e la popolazione nera vive in quello che, nonostante sia situato in collina, viene chiamato il “Fondo”, perché “[..] quando Dio guarda giù, per Lui è il fondo”. In realtà è il posto dove la comunità bianca emarginava la comunità nera: un posto dove, seppur sotto lo sguardo di Dio, un uomo che avesse voluto coltivare la sua terra, non avrebbe potuto farlo perché troppo in alto.
Sula e Nel: la prima, ribelle, cresciuta con pochi valori, in una casa in un cui regnava il caos. La seconda, più ortodossa, con una madre maniaca dell’ordine e molto attenta al giudizio della comunità.
La loro diversità non ostacola, comunque, la loro amicizia; anzi, si completano e si aiutano a vicenda.
Da tempo si erano rese conto di non essere né bianche, né maschi, e avevano capito che libertà e successo sarebbero stati irraggiungibili per loro; perciò avevano cominciato a costruirsi una nuova identità. […] La loro amicizia fu intensa quanto improvvisa. Si conobbero e si aiutarono.
Nella seconda parte del romanzo (1937, 1939, 1940 e 1965) il rapporto tra le due amiche cambia: al ritorno dal sua viaggio negli Stati Uniti, Sula è la stessa di sempre (era solo cambiato l’abbigliamento “[…] simile a quello di una stella del cinema”), ma Nel è ormai una donna sposata e perfettamente integrata nella comunità; la stessa comunità che spettegola (ho trovato un po’ di Jane Austen nel descrivere l’arte del pettegolezzo) e addita Sula ed il suo atteggiamento:
ma furono gli uomini a bollarla, a macchiarla definitivamente. […] Sula dormiva con uomini bianchi. […] Per loro, ogni unione tra uomo bianco e una donna nera non poteva essere che uno stupro: era letteralmente impensabile che la nera fosse compiacente. In questo modo, finivano per considerare l’integrazione con lo stesso disprezzo dei bianchi. […] però non fecero nulla per recarle danno. Come sempre, i neri osservavano il male con occhi assenti e lasciavano che facesse il suo corso.
In quest’ultima frase (“…Come sempre, i neri osservavano il male con occhi assenti e lasciavano che facesse il suo corso“), Toni Morrison, a mio avviso, non sta semplicemente evidenziando il fatto che nessuno, al Fondo, abbia punito Sula per quel “tradimento” verso la sua razza, ma pone una domanda: perché i neri hanno lasciato che i bianchi facessero loro tutto quel male?
“Sula” è un romanzo che va letto con molta attenzione, ma vi assicuro che ne vale davvero la pena. Non posso e non voglio raccontarvi altro, anche perché rischierei di dire troppo; posso, comunque, dirvi che dall’inizio alla fine avrei voluto sottolinearne troppe parti: vuoi per lo stile; vuoi per la capacità di Toni Morrison di dipingere, attraverso le parole, immagini tridimensionali a colori; vuoi perché fra quelle parole ho sentito anche la musica jazz…
Non so se questo redazionale vi ispirerà al punto da farvi leggere “Sula” o un altro libro di Toni Morrison, quello che so per certo è di non poter fare più a meno di leggere i suoi romanzi. Il prossimo? “Amatissima”, naturalmente.
Voto: 9
<<Mamma, ma tu ci hai mai amato?>> […] <<Hai mai giocato – capisci? – giocato con noi?>> […]
<<Giocato? Nessuno giocava nel 1895. […] Il 1895 era un anno assassino, ragazza. Le cose andavano male. I negri morivano come le mosche. Sei diventata grande lo stesso, o no?>>