di Eugenio Monaco, pubblicato sul mensile Fogli, n. 392 aprile 2013, pp. 12-13.
Meriterebbe un pubblico più vasto, anche tra i lettori italiani, il saggio in forma di pamphlet, a firma di Paul Lockhart, Contro l’ora di Matematica. Un manifesto per la liberazione di professori e studenti (traduzione di Carlo Capararo, Rizzoli, Milano 2010, pp. 120, € 12,50).
A Mathematician’s Lament, questo il titolo originale dell’opera, era stato pubblicato nel 2009, dopo che una versione molto ridotta (circa 25 cartelle) era arrivata a Keith Devlin, matematico e scrittore noto nei Paesi anglofoni. Devlin ne era rimasto così colpito da dedicarvi il numero del mese di marzo 2008 del Devlin’s Angle, la rubrica che tiene per la Mathematical Association of America. La risposta entusiasta della comunità dei matematici e l’ampio movimento d’opinione che ne era scaturito avevano spinto Delvin a scrivere una seconda puntata nel mese di maggio 2008. Queste sono state le premesse della pubblicazione di ciò che fino a quel momento aveva avuto una circolazione informale, limitata ad alcuni ambienti matematici.
L’autore del saggio, un innamorato della matematica e un appassionato di didattica, vi espone una critica alle modalità più diffuse attraverso le quali viene insegnata questa materia nella scuola dell’obbligo. Non è un caso, infatti, che Paul Lockhart abbia insegnato matematica alla Brown University e alla University of California Santa Cruz e dal 2000 si sia dedicato all’insegnamento nella scuola secondaria. Si è trasferito a New York, in una delle scuole più prestigiose degli Stati Uniti, la St. Ann’s School di Brooklyn, fondata nel 1965, dove spiega la matematica in un modo che, a giudicare da ciò che scrive, risulta molto coinvolgente per gli studenti.
Secondo l’autore, gli attuali metodi didattici uccidono ogni piacere della scoperta e offuscano la natura creativa del pensiero matematico. «Formule da memorizzare», sintetizza bene la quarta di copertina, «procedure da seguire, definizioni da ripetere parola per parola, simboli astrusi da manipolare: è questa la matematica? No, è solo la triste caricatura cui l’ha ridotta la scuola. […] Perché la vera matematica è una sublime forma d’arte, è la creazione e l’esplorazione di un mondo immaginario abitato da creature fantastiche, è “poesia della ragione”».
Dopo aver descritto in modo gustoso l’ormai noto terribile sogno di due artisti (una traduzione di Fausta Zibetti era apparsa su X la Tangente, n. 10, luglio 2008), Lockhart scrive che «se io dovessi ideare un meccanismo che abbia lo scopo dichiarato di distruggere la naturale curiosità di un bambino e il suo amore per la realizzazione di forme», non avrei potuto ideare «una tale quantità di idee insensate e avvilenti che oggigiorno costituiscono l’insegnamento della matematica» (pp. 17-18).
Su quale sia il fine di tale insegnamento l’autore si interroga in alcuni passaggi in forma di dialogo.
«SIMPLICIO: Ma uno degli scopi della matematica non è di aiutare gli studenti a pensare in maniera più precisa e logica, e di sviluppare le loro capacità di ragionamento quantitativo? Tutte queste formule e definizioni non affinano le menti dei nostri studenti?
«SALVIATI: No, non è così. Casomai, il sistema attuale ha l’effetto di ottundere la mente. È risolvendo problemi per conto proprio che si affina la mente, non facendosi dire come risolverli.
«SIMPLICIO: D’accordo. Ma cosa mi dici di quegli studenti che vogliono seguire una carriera scientifica o ingegneristica? Non hanno bisogno della preparazione che fornisce il curriculum tradizionale? Non è per questo che insegniamo la matematica a scuola?
«SALVIATI: Quanti studenti che seguono lezioni di letteratura diventeranno scrittori? Non è questa la ragione per cui insegniamo letteratura, né quella per cui gli studenti la imparano. Insegniamo per illuminare le menti di tutti, non per preparare i futuri professionisti. E, in ogni caso, la capacità più preziosa per uno scienziato o un ingegnere è quella di essere in grado di pensare in modo creativo e indipendente. L’ultima cosa di cui chiunque abbia bisogno è di venir preparato» (p. 45).
Secondo Lockhart alcuni insegnanti di matematica non conoscono sufficientemente la propria materia. Molti di loro si affannano a rendere interessante una disciplina che lo è già di per sé.
Forse la ragione dell’insuccesso di molti studenti (che poi è un insuccesso dei docenti) sta proprio nel fatto che la matematica viene insegnata piuttosto che mostrata nella realtà.
Come scrive Devlin nella prefazione, «questo libro dovrebbe costituire una lettura obbligatoria per chiunque si occupi professionalmente di insegnare la matematica, per ogni genitore che abbia un figlio in età scolare e per ogni funzionario scolastico o governativo che abbia delle responsabilità relative all’insegnamento della matematica».
Concludiamo segnalando ai lettori la più recente fatica di Paul Lockhart, Measurement (Harvard University Press, settembre 2012), in inglese, reperibile su Amazon.
E.M.