Qualsiasi essere amato – anzi, in una certa misura qualsiasi essere – è per noi simile a Giano: se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1913/27
I confini segnano il limite di uno spazio. Il limite del confine segna un profilo che è traguardo, uno stare dentro, un” essere”, un’appartenenza, un “sentirsi “, un ” abitato”; tutte cose che si fondano su cultura , esperienza soggettiva sensibile, inesauribilità e mistero del senso. In questo senso ogni spazio seppur circoscritto detiene la proprietà di esplorazione potenziale infinita. Volendo dunque seguire questo presupposto, nell’analizzare una piccolissima parte di opere artistiche inerenti il volto , è più che evidente che di fatto, l’arte moderna sembra voler trascendere più che mai da un concetto propriamente finito di “volto-territorio noto” , come quello rinvenibile nell’estetica classica, e sancire invece la sua ascesa verso un’area mobile e illimitata ; uno spazio detenuto in un confine ovvero, che come una membrana elastica lascia assorbire tutti i discorsi possibili su di esso, rinunciando quindi non solo a regole e certezze, ma anche ad armoniche e rassicuranti rappresentazioni. Albert Camus nei suoi quaderni scrisse : ” Non posso vedere un quadro moderno senza rallegrarmi per la scomparsa della faccia “, ma a mio avviso nella dimensione della concezione dell’arte che va dai primi del 900′ al nostro secolo, si evince che la produzione artistica e quel suo assumere una sfumatura prettamente metamorfica, abbia voluto fortemente l’esplosione fuori da tutti i confini allo scopo di avventurarsi per territori sconosciuti agendo così dal profondo della forma e del sentire umano per affermare le sue smisurate capacità di interpretazione della molteplicità di costume e realtà intime e storico-sociali. I volti nell’arte oggi costituiscono così un emblema della trascendenza culturale, antropologica e sociale del nostro tempo, in cui propriamente il viso diventa simbolo della condizione umana, del costume, del ricordo, del sentire, dello stare, del concepire; esso ovvero oggi acquista attraverso la dimensione artistica la più ampia e capace disposizione a pensare il mondo in termini di contrasto: incanto-disincanto , mitizzazzione- demitizzazione, interpretando e rivelando il substrato complesso che al tempo stesso è chiamato, per vocazione ed autenticità, a custodire.
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