atipicə contro il lunvenismo
16 gennaio 2025

dal Collettivo ACL – Atipicə Contro il Lunvenismo – riceviamo e volentieri pubblichiamo
in un’epoca come l’attuale, di strenua attenzione alle differenze e di lotta alle discriminazioni, di concerto e in sinergia alle azioni volte a sviluppare un lessico inclusivo, a superare il gender gap e combattere razzismo, sessismo, ageismo, body shaming e reflusso gastrico, il nostro collettivo di lavoratorə atipicə ritiene sia venuto il momento di dire basta all’uso estensivo dell’espressione GIORNI LAVORATIVI, la cui genericità offende tutti i lavoratorə atipicə, autonomə, occasionalə e figuriamoci disoccupatə
imprenditorə, bracciantə, vigilə del fuoco, cassierə, rider, spacciatorə, infermierə, pescatorə di frodo, portierə notturnə, parcheggiatorə, maniscalcə, social media monkey, violoncellistə, metronotte, bottanə, casellantə, agentə dei servizi segreti, canarə e altre mille figure professionali, artigianali e/o marginali, tutte persone accumunate da un’esperienza asincrona, fluida o sincopata della cosiddetta “settimana lavorativa”, come la definisce la maggioranza lunvenista e novediciassettista
il collettivo ACL dichiara aperta la lotta contro l’offesa insita in espressioni all’apparenza innocue come “mancano XX giorni lavorativi a Pasqua / Natale” oppure “prendendo solo XX giorni di ferie si può fare un ponte di XX giorni da San Teobaldo a Sandalo” e ricusa fin da ora l’ovvia obiezione che ci pare già di ascoltare: “ma si capisce che stiamo parlando di orari standard, no? suvvia, un po’ di elasticità”
elasticità un par di ciufolə, signorə mie: anche il maschile sovraesteso inglobava maschi, femmine e cantanti, ma a un certo punto abbiamo deciso che questo uso del linguaggio non era rispettoso ed eccoci qui a sbatterci tra schwa, asterischi e pronomi tronchi, dunque non vediamo dove sia il problema a superare l’odiosa espressione GIORNI LAVORATIVI sostituendola con queste possibili alternative:
- giorni lavorativi lunvenisti
- giorni lavorativi standard
- giorni isolavorativi
in alternativa, potrete sempre dire “MI mancano xx giorni lavorativi…” e così, con un semplice pronome, mostrerete di non presumere che la vostra bolla, per quanto grande sia, rappresenti il mondo intero
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ad mentula canis
26 novembre 2024

mi ha incuriosito e vorrei analizzare questa illustrazione (definirlo logogramma mi pare eccessivo)
abbiamo dei mattoni, chiaro riferimento alle costruzioni, abbiamo un richiamo al drappo tricolore, a significare Italia, e nel mezzo abbiamo un pitbull incazzato: mi riesce difficile trovarvi un nesso con l’innovazione, e dunque cosa rappresenta la torva fiera? mi vengono in mente tre ipotesi
- l’innovazione che l’artigiano propone è incentrata sul versante della sicurezza: se questa era l’idea, è un tantinello ardua da cogliere;
- il messaggio sottende un’innovazione di cui ci si può fidare, donde il cane: se le cose stanno così, un simpatico retriever avrebbe reso meglio il concetto, comunque fumoso;
- al tipo che sfurgoneggia così gagliardo piacciono i cani cazzuti, e ha messo in bella mostra questo testone dalle orecchie tagliate, retaggio di tempi più maschi e pugnaci: anvedi l’innovazione…
quale che sia la ragione di questa scelta grafica inesplicabile, gradita forse a chi crede che… Molti mattoni, molto onore, possiamo concludere che, se questo artigiano lavora come si comunica, allora è probabile che costruisca e innovi come da titolo di questo post
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il poeta le sa tutte
13 aprile 2022
la mia dichiarazione di poetica preferita è di P. B. Shelley: i poeti sono i non riconosciuti legislatori del mondo
in quanto poeta in proprio, forse amo questa sentenza perché mi consola: scrivere versi non porta pane, ma piuttosto ci rende imbarazzanti oggetti demodé arrivando a suscitare, talvolta, aperta irrisione
eppure io credo davvero nella funzione sociale del poeta e credo anche che Shelley avesse ragione a ritenere, 200 anni fa, che se non fosse per i poeti gli scienziati non potrebbero né teorizzare né inventare
queste considerazioni mi sono tornate in mente leggendo un interessantissimo articolo dove si ipotizza che viviamo in una simulazione: sembra che il destino della ricerca in campo fisico sia dimostrare che la realtà non esiste e che non sia un problema nemmeno interrogarsi sull’esistenza o meno di Dio
leggendo, mi sono ricordato di un altro poeta che amo, Eugenio Montale, che guarda caso, 100 anni fa, diceva esattamente questo: se non avete tempo di leggere il lungo articolo sopra, ma siete comunque arrivati fin qui, ve lo riassumo coi suoi versi
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto
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la normalità mascherata
6 aprile 2020
tra tutte le retoriche che questo momento inusitato suscita per esorcizzare lo sgomento collettivo, quella che mi lascia più perplesso e sovente irritato è: ne usciremo migliori
certo, come no, infatti non ci sono i delatori da balcone, non si pratica la ricerca del caprio espiatorio, si è estinta la meschinità che porta a cercare privilegio e sotterfugi…
mi son chiesto se questa mia insofferenza verso la speranza che l’umanità imbocchi finalmente la strada per imparare dai propri errori ed evolvere nasca dal mio innato e coltivato cinismo, dunque mi sono imposto un esercizio: crearmi una visione positiva
che cosa, in futuro, potrebbe renderci davvero migliori? ok, proviamo: siamo nella fase 2, quella in cui gradualmente riprenderanno le attività produttive, i luoghi di aggregazione – tra mille cautele – saranno nuovamente frequentabili e infine, ultimi della fila, riapriranno parrucchieri ed estetisti (le categorie più colpite, insieme a mignotte e spacciatori, che però riprenderanno prima lo smercio)
allora, si dice, andremo tutti in giro con la mascherina: interagire con metà fisionomia sarà la nuova norma per un pezzo
qui vedo aspetti positivi, il primo essendo che dovremo (re)imparare a comunicare con gli occhi e, avendo più o meno tutti la stessa faccia, indossando la stessa costrizione, potremmo forse prendere coscienza di essere una cosa sola, una moltitudine di manifestazioni di un’unica entità
and the world will be as one, come cantava John Lennon? speriamolo, anche se dubito che Lennon avrebbe previsto di arrivarci a ‘sto modo 🙂
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arredare il nulla
26 luglio 2016
“Tradurre in realtà l’esperienza italiana della doccia, grazie ad alchimie esclusive interpreti degli stili di vita più attuali, espressioni di emozioni sensoriali nelle quali le persone ritrovano il proprio benessere giorno dopo giorno”
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ora e sempre resilienza
6 gennaio 2016
ho un post monco da qualche parte, il fermo proposito – disatteso causa culo peso – di commemorarne tipo il “279° giorniversario” da – metti – settembre…
e nessuna voglia di esprimere per iscritto quanta invece di vivere nell’intimo e condividere nei giorni, negli incontri, quella data di passaggio
di quel che è successo fa un anno domani, di sicuro conservo solo due dati:
- mi ci sono giocato un amico
- non ho più cambiato la cover FB
due fatti incommensurabili, mi rendo conto, ma la vita si diverte a rendere significativi i segni più vari
per me il 7 gennaio 2015 è un discrimine
moriva un uomo che ammiravo – Wolinski – che non solo non immaginavo lavorasse ancora, ma avrei detto già defunto; aveva l’età di mio padre e quel giorno ho capito che voglio arrivarci anch’io, alla loro età, sempre più aperto, accogliente, attento ai miei simili, vigile, consapevole
non so spiegarlo meglio: è il mio modo di fare la mia parte e #restareCharlie
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tra i servizi del Kindle brilla una gemma nascosta dedicata agli ossessivo-compulsivi: la notifica errore contenuto, che si raggiunge, dopo aver evidenziato una parola o una frase, dalla tab “altro” dell’overlay che connette a dizionario e Wikipedia, proprio in fondo all’elenco delle funzioni di evidenziazione, annotazione, condivisione e traduzione
con la notifica errore contenuto è possibile segnalare “refuso”, “immagine”, “formattazione” e “altro” (di nuovo?)
per un rabdomante di refusi come il sottoscritto, una manna: infatti ne faccio uso sovente
ma ho la netta impressione che sia tratti di una supercazzola consolatoria, altrimenti come spiegare il fatto che, anche in assenza di connessione dati, appaia sempre il messaggio di ricezione, che ci rassicura circa la sollecità presa in carico della segnalazione da parte di un addetto?
devo credere che il Kindle abbia una cache dedicata e che queste segnalazioni vengano inviate una volta recuperata la connessione wi-fi? mi pare improbabile, temo che sia soltanto un placebo per far sentire coinvolti i lettori
c’è qualcuno là fuori che sa come funzioni la faccenda? sarebbe bellissimo credere che davvero aggiornino le successive edizioni degli e-book grazie al lavorio dei fanatici come me, ma sarebbe altrettanto consolatorio sapere che non sono l’unico che si prende queste brighe e si fa questa domanda
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che quando ti chiamo sento che mi sento a disaggio
29 novembre 2014
la violenza di genere è un problema da tempo considerato e per il quale la società civile si dota di strumenti in continua espansione ed evoluzione: attivo dal 2006, il numero nazionale di pubblica utilità 1522 permette alle donne di ricevere ascolto e assistenza
a Torino si è deciso di affrontare anche l’altro lato del problema, offrendo sostegno al maschio violento, aiutandolo a riconoscere il disagio e a non sentirsi solo nel labirinto della propria rabbia: lo sportello d’ascolto è gestito da privati ed esiste dal 2009
ho scoperto questo servizio al maschile grazie alla coincidenza di due affissioni parallele che mi sono trovato sotto casa
ora, io capisco che un servizio nazionale abbia buon gioco ad avvalersi di un numero breve e di facile memorizzazione, mentre un servizio locale debba giocoforza appoggiarsi alla rete telefonica ordinaria, tuttavia
tuttavia mi chiedo quanto sia ragionevole che, ove una donna contusa e infelice possa con quattro ditate chiedere aiuto, il maschio in overdose d’adrenalina, con le dita ancora tremanti, debba mettersi a ravanare la tastiera per comporre dieci cifre impossibili da memorizzare
parità vo cercando, ch’è sì rara
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1 after 99
23 novembre 2014
dice qui il contatore che è finita la quarantena, registro il fatto scrivendo qualche riga, diciamo un bilancio
di questi quasi cento giorni, di buono è successo che, per la prima metà, ho letto parecchi libri, quasi tutti sul Kindle
dopo, la vita s’è premurata di riempire il vuoto con crescenti impegni di lavoro e di famiglia che sinceramente mi fanno dubitare che tornerò bello trullo allla mia vita social di prima
gli altri buoni propositi che avevo, massime esercitare la calligrafia, sono andati in vacca come bene o male m’aspettavo, conoscendomi: sono un testa di cazzo che antepone sempre il dovere al piacere, che si dedica prima ai bisogni altrui che ai propri; a essere del tutto onesto sono una testa di cazzo che nel dedicarsi agli altri convoglia la nevrosi del non sapere disciplinarsi per un risultato di lungo periodo, senza garanzia di riuscita, su qualunque impegno mi veda sì bravino, ma non che mi venga facile buona la prima
il solito finto pigro, evviva
parlando di social, dove bene o male ho bazzicato sottotraccia, vuoi per lavoro (Plik) vuoi per augurare buonicompleanni, la cosa più bella che mi è successa è che, senza accorgermi di contravvenire al mio impegno, ho ripreso a postare in surripedia, a comporre lemmi idioti
questo mi piace, se lo abbino al fatto di aver accumulato, per il rientro sui social immaginifici, soltanto una sedicina di foto: sono ancora sempre un uomo di parole
non ho sentito il bisogno di mostrare sguardi che ho avuto, scorci che ho nel cuore, mentre qualche buffoneria urbana m’è capitato di raccontarla a un collega, anziché scattarla, riquadrarla, lavorarla, pensare a un motto di spirito per accompagnarla
però il primo posto dove sono tornato è Fontli, oggi al parco coi cagnussi, seduto solo e ormai al buio su una panchina
e sono anche soddisfazioni, quando stai via tre mesi bondanti e trovi 52 nuovi follower ,-)
disciplinatamente ho prima visitato tutti i nuovi arrivi, ne ho messi tre a seguire, ho risposto a un commento, dato un occhiata in timeline, scoccato qualche cuoricino e poi ho postato la foto di una fiancata di bus granturismo, presa tipo quattro mesi davanti l’albergo prospiciente la mia fermata per il tram del lavoro
e domani vediamo
e ci vediamo
mi farà piacere salutare più di qualcuno, ma è stato anche bello averci mangiato, nei giorni passati, con alcuni di voi ,-*
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sah sah, prova sabbatico
15 agosto 2014
mi prendo una pausa dalla rete, poco più di tre mesi, e qui spiego il perché
premessa cronologica: a gennaio 2005 apro il mio primo blog, a ottobre 2006 mi vince la frustrazione e lo chiudo, anzi socchiudo, aggiornando molto saltuariamente fino ad aprile 2008
il 15 agosto 2007 – sette anni fa – sbarco su Tumblr e in poco tempo mi trovo coinvolto in progetti collettivi, canali privati e spin-off fino a raggiungere il ragguardevole numero di diciassette
è la mia più lunga e produttiva stagione online, che dura fino a marzo 2010, quando i casi della vita mi fanno rallentare (da allora la mia attività su Tumblr sarà centellinata, mai davvero interrotta ma nemmeno altrettanto frenetica)
in quei due anni e mezzo ho conosciuto persone fantastiche che sono ancora il fondamento delle mie relazioni (la mia compagna innanzitutto) mentre scrivevo parecchi post classici (leggi pallosi) e cominciava a delinearsi la forma di pubblicazione frammentaria, multimediale, citazionista e partecipativa che, complice la struttura e le funzionalità del tumblelog, ha trasformato molti blogger della prima e seconda ora in futuri socialmediaddicts
a fine 2011 altri casi esistenziali – nella fattispecie una formazione professionale sul web – mi fanno aprire questo blog, che uso poco e male, oltre ai vari approdi social che cominceranno a occupare seriamente il mio tempo, per diletto e poi per lavoro, grazie anche all’acquisto – marzo 2012 – di uno smartphone
da quando sono connesso in mobilità ho ripreso a pubblicare parecchio, un frammento via l’altro, ma sono a tutti gli effetti un blogger in disarmo, come molti qui in giro
qualche link su Facebook, di rimbalzo da Twitter, un motto di salacia o d’indignazione destinato a un rapido consumo, mentre cresce la tendenza a esprimermi per immagini, complici i due spazi che amo e frequento di più: Instagram e Fontli, il socialino dei tipornografi
sto riflettendo da tempo su cosa questo significhi: serve? se sì, a cosa? non certo a strutturare il mio pensiero per condividerlo; allora cosa sto condividendo? foto decentemente composte da un wannabe grafico, scatti belli come tanti, piuttosto narrativi, certo, ma rappresentano anche punti di vista significativi?
altra riflessione importante: l’uso del tempo che i social network plasmano
fantastica la possibilità di connessione interstiziale (durante la pausa sigaretta, in viaggio sul bus), molto meno l’inerzia con cui a sera, per “rilassarmi”, correggo i miei scatti e ripasso la timeline di FB per fare due chiacchiere invece, magari, di leggere un libro
insomma approfondisco meno, cicaleggio di più, con l’aggravante della tendenza ossessivo-compulsiva che ho traslocato para para dalla rifinitura delle mie sterminate postesse all’editing delle immagini, con tanto di strategia di pubblicazione (no, non mi riesce quasi mai di essere spontaneo: accumulo attimi in funzione narrativa, quindi le mie foto sono quasi tutte asincrone)
qualche tempo fa mi sono imbattuto nell’iniziativa / provocazione 99 days of freedom e ho cominciato a riflettere sul periodo che sto attraversando, su dove voglio andare, cosa voglio fare
della necessità di tempo lento, applicazione e disciplina su un obiettivo che tanto amiamo quanto ci sfugge, qui tra noi internauti si parla assai ma, infine, alla sera ci troviamo tutti su FB a sgranocchiare le ultime briciole dell’ennesima giornata
ho deciso di fare questo esperimento, estendendolo: esclusa la gestione lavorativa, m’impegno a trascorrere 99 giorni senza Facebook, Twitter, Tumblr, WordPress, Instagram e Fontli
non ho motivi contingenti, temo che durerò fatica a stare zittino, può darsi pure che non mi riesca l’esperimento e torni prima, di sicuro mi mancheranno gli aggiornamenti sulla vita di molti amici, le loro immagini, i loro motti di spirito
però non vado a ritirarmi su un’isola: molti di voi qui fuori hanno il mio telefono e, siccome non si tratta di un rigurgito luddista contro le tecnologie, continuerò, oltre a postare per lavoro, a leggere online, collezionare link, usare email, Hangout, WhatsApp ; terrò attive anche le notifiche di FB Messenger, contravvendendo al dettato dell’esperimento
insomma, nessun ritorno alla natura: mi prendo una pausa, senza progetti precisi; di certo leggerò, sperabilmente tornerò a fare un po’ d’esercizio strutturato di scrittura
e questo è quanto: ci si rivede in rete prima di dicembre, magari nel frattempo parliamo o mangiamo insieme
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