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Non ho difficoltà

se c’è tanta luce

o buio

o penombra

se voglio dormire

chiudo gli occhi

e mi ritrovo altrove

spesso succede

e visito altri mondi

incontro persone sconosciute

ma anche conosciute

alcune sono vive altre sono già morte

chissà perché da questa parte

sono ancora bambini

mi prendono per mano e andiamo

dove non so e non importa

ma sento di esser viva

viva come non sono al mio risveglio

Il sabato del viaggio

Avatar di cristina bovecristina bove

morte luna - by criBo

le strade in cui ci siamo sparpagliati
e tante volte ritrovati e persi
tra vuoti e pieni: misure insufficienti a farci eterni
_l’altrove ha i suoi quadranti da scoprire_
il mito e la domenica a venire
le saghe degli eroi non hanno fine
mentre per noi
ch’è sempre la vigilia di partenza
ci sono avvertimenti sui confini
_non separate il cielo dalla terra_
tanto si arriva tutti a quel traguardo
straccioni o miliardari

e nell’attesa dissertiamo a vuoto
di valori celesti e trascendenti
dimenticando d’essere accerchiati
da tutti i mali dell’umanità
mosche cocchiere in groppa agli ippogrifi
galli e galline
in corsa per olimpi transitori
mentre finisce il mondo

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E siamo…

ultime 143

troppo occupati noi

all’inseguimento dei fallimenti

si aggiusta il tiro

ma la freccia manca il bersaglio

è carenza di bilanciamento

non c’è peso

né scelta accurata di punta.

Si prosegue ugualmente

testardi

ignorando il profumo improvviso

delle mimose.

Solo poeti e pazzi visionari

dilatano il torace all’accoglienza

e sanno d’essere sempre stati

torneranno semi e poi di nuovo

ancora fiore                       frutto

Buongiorno Uomo

Poli

Troppe le ombre irrisolte

domande col lucchetto

tutto gettato in basso,

il verde degli occhi  s’annera

 

come il cercatore

fruga per l’oro nascosto

eternità di vita a rimestare fango

sperando

nel riscatto finale

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Per un attimo volgendo altrove  lo sguardo

sorprende  e dilania

l’insopportabile chiarezza

no, no, no

intingi le dita nel fango

e ghirigori tracciano scure scie

sulla tela vergine

luna del 22 giugno 008

tanto sfacciata sembrava
ieri notte
la luna dalle forme piene
ostentando
la sua nuda bellezza

non per un rossore improvviso
né per senso di vergogna
conscia della riprovazione
si è velata

Mudare

Mi cherent mill’annos
pro domare sas feras meas
traballu malu, costosu
de novas , de dolos
istocados e suportados
cada caminu una pedde iscorjata
e interrata, mai irmenticata

ca est pericolosu no tennere a mente
sos mostres chi ant abitau intre tie
e como chi miras
e bides
totu sos maschingannos in sos àteros
e cumpatis
como tue ischis su pressiu
de sa pedde de s’ogru
sa nudesa de s’innosséntzia

———————————–

Cambiare

Mi occorsero millenni
per imbrigliare le mie belve
un lavorio costoso
di eventi di dolori
inflitti e subiti
ogni cammino una pelle scuoiata
e sotterrata, mai dimenticata
che è pericoloso non ricordare
i mostri che hanno abitato te
ora che il tuo sguardo può
distinguere la moltitudine negli altri
e compatire
poiché tu sai quanto gli costerà
la pelle nuda dell’innocenza

Acqua

mi scorre
in rivoli diventati alluvionali
e mentre mi dilavano
da scorie millenarie
immobile, scolpita salgemma
da chissà che mano
non muto-forma
solo levigatezza
imprigionato il lucore attende
il frantumarsi
sacrificale obbligato per divenire
luce












- potrebbe sembrare meraviglioso-

così non è

                   c’è fango di palude qui

                   talmente denso che

                   risucchia tutto

 il blu

                  non è stato possibile tendere

                  un ramo

                  o navigare una palanca

                  per afferrarne un lembo

 

un piccolo frammento

che fissi  negli occhi

lo splendore

per non vedere altro

             e dimenticare

le sabbie mobili ferme

al ginocchio da un’eternità

Papavero pallido

 

 

 

 

 

 

 

 

 

non è che fosse rosa per scelta

di colore

cosa vuoi succhiare nella crepa

d’asfalto

 

lui da solo

e neppure un filo d’erba

a bordo strada

i filari degli antichi pini

un tunnel che fa scuro

niente che gli dia consapevolezza d’essere

solo l’aria smossa da eccessi di velocità

non è neppure vento

sconosciuto anche lui

come un raggio di sole o

goccia di pioggia

 

sfiorarne un petalo

per brivido d’esistere

anch’io

riflessa nel tocco

 

 

 

Hoya

HOYA 007

dimenticata sul traliccio a muro

da mani armate

che arrese ai parassiti

emisero la sua condanna

 

un colpo di cesoie

trancia di netto il tronco

restano tralci appesi

in attesa

 

passano mesi

l’anno passa e avanza

un’altra estate

e lei

ora è in piena fioritura

non si è  accorta ancora

d’essere morta

 

HOYA 006

 

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