
Ultimamente penso spesso e con un po’ di rimpianto alla stagione in cui i blog letterari avevano un ampio seguito e rappresentavano luoghi vivaci di discussione e confronto, di approfondimento e polemica; o, prima ancora, a quella in cui la pagine culturali dei quotidiani erano un faro per i lettori, avevano una reale incidenza sul mercato e di tanto in tanto innescavano dibattiti aperti e significativi che travalicavano i confini dell’ambito culturale. Oggi non più, le edicole chiudono, i giornali vengono solo sfogliati e da sempre meno persone e ci stiamo persino disabituando a leggere qualunque cosa richieda poco più di una rapida occhiata. Anche Facebook, l’unico social che in qualche misura talvolta cerca(va) ancora di trasmettere dei contenuti, di veicolare un pensiero, di giocarsela con le parole e non con le semplici immagini o con brevi filmati, continua sempre più a spopolarsi. Diventa allora inevitabile interrogarsi sul futuro dei libri.
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