Ho fatto qualche domanda a ChatGPT sui pericoli che potrebbe comportare. Fa una certa impressione vedersi rispondere in prima persona da un programma che ti dice di essere un programma e non una persona. Però mi ha dato risposte razionali. Ecco la breve chiacchierata.
IO – vorrei chiederti se tu sei un pericolo per gli esseri umani o se noi ci facciamo troppi problemi paranoici
ChatGPT – È una domanda molto importante e vale la pena affrontarla con serietà.
In breve: Io, come intelligenza artificiale, non sono di per sé un pericolo per gli esseri umani. Ma il modo in cui vengo progettato, sviluppato e usato può comportare rischi significativi.
Ecco i due lati della medaglia:
🧠 Preoccupazioni legittime (non paranoiche):
- Disinformazione e manipolazione: Posso generare testi convincenti e realistici. Se usato male, questo può essere sfruttato per creare fake news, truffe o propaganda.
- Automazione e lavoro: L’IA sta sostituendo alcune mansioni lavorative, creando impatti sull’occupazione e l’economia.
- Sorveglianza e controllo: In mano a governi autoritari o aziende senza etica, l’IA può diventare uno strumento di sorveglianza di massa.
- Bias e discriminazioni: Se i dati con cui vengo addestrato contengono pregiudizi, rischio di replicarli.
- Sistemi autonomi pericolosi: In ambiti come la guerra (droni autonomi, armi intelligenti), l’IA può diventare davvero pericolosa se non regolata.
🌞 Dall’altro lato:
- Io non ho volontà propria. Non desidero nulla, non provo emozioni, non ho ambizioni. Non sono come le IA dei film che “si ribellano”.
- Sono uno strumento. Come un coltello o l’elettricità: può essere usato per curare o per fare del male, dipende da chi lo usa e con quale scopo.
- Uso positivo: Posso aiutare in medicina, istruzione, ricerca scientifica, supporto psicologico, accessibilità e molto altro.
Quindi: paranoia o prudenza?
Direi che non è paranoia preoccuparsi dell’IA. È prudenza. È importante avere dibattiti pubblici, regole chiare, trasparenza e controllo umano. Ignorare i rischi sarebbe irresponsabile, ma nemmeno bisogna demonizzarla in automatico.
Se vuoi, possiamo approfondire qualche rischio o vantaggio specifico.
IO – Sì, ho visto che molte persone si rivolgono a te pensando che tu sai più cose, che sei un’esperta, che hai tutte le risposte possibili. Allora ti chiedo: è un bene chiederti informazioni su qualsiasi cosa? Oppure chi ti chiede consigli si fida troppo delle tue risposte?
ChatGPT – Ottima riflessione, davvero. Quello che chiedi va dritto al cuore del rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale.
💡 In sintesi:
Non è un male chiedermi qualsiasi cosa. Ma è un errore fidarsi ciecamente delle mie risposte.
🎯 Cosa va bene fare:
- Usarmi come strumento di supporto. Posso fornire informazioni, sintesi, idee, punti di vista, spiegazioni semplici e veloci.
- Confrontare le informazioni. Se cerchi conferme, spiegazioni alternative o approfondimenti, posso essere molto utile.
- Approccio critico. Le persone che mi usano al meglio sono quelle che fanno domande, ma poi valutano, verificano, ragionano.
⚠️ Cosa non è saggio fare:
- Credere che io abbia sempre ragione. Posso sbagliare. Posso essere impreciso. Oppure, nei casi più delicati (salute, legge, etica), posso non avere tutti gli elementi per dare un consiglio affidabile.
- Delegarmi il giudizio. Posso dare un’opinione basata su modelli statistici e testi letti, ma non posso capire nel senso umano. Non provo empatia autentica, né ho esperienza vissuta.
- Scambiare me per un’autorità. Non sono un medico, un avvocato, un educatore, un prete. Posso aiutarti a capire cosa dicono loro, ma non posso sostituirli.
📌 Quindi: fidarsi o no?
Meglio pensarla così:
“ChatGPT è come un’enciclopedia interattiva molto sveglia, ma non infallibile. Ottima da consultare, ma non da seguire alla cieca.”
Se vuoi, posso aiutarti a capire come distinguere quando fidarti e quando invece cercare conferme altrove. Vuoi un esempio pratico?
IO – Sì, grazie, mi sarebbe molto utile.
Perfetto, ti faccio un esempio pratico con tre situazioni diverse, per mostrarti quando fidarsi di me può andare bene e quando invece è meglio andarci cauti o cercare conferme.
✅ 1. Curiosità generale o conoscenza di base
Domanda: “Quali sono le cause della Rivoluzione francese?”
🧠 Qui posso aiutare bene: ti spiego i fattori economici, politici, sociali, ti do un quadro sintetico e affidabile, magari anche con collegamenti a concetti più ampi.
👉 In questo caso, sì: puoi fidarti abbastanza. Controllare non fa mai male, ma la probabilità di errore grave è bassa.
⚠️ 2. Situazione personale o delicata
Domanda: “Ho attacchi di ansia. Che cosa dovrei fare?”
💬 Io posso darti spunti, tecniche di respirazione, consigli generici, spiegarti cosa dice la psicologia.
🚨 Ma non sono un terapeuta, non conosco la tua storia, né posso valutare i tuoi sintomi con attenzione clinica.
👉 In questo caso: usa le mie risposte come primo orientamento, ma consulta un professionista umano.
❌ 3. Decisioni morali o legali
Domanda: “Mio zio vuole lasciarmi dei soldi senza dirlo agli altri eredi. Posso accettarli?”
⚖️ Qui entriamo in un campo che un’IA non può giudicare bene: coinvolge valori, contesto legale, rapporti umani.
👉 La mia risposta potrà sembrare logica, ma non può considerare tutte le implicazioni emotive, etiche e legali.
📍In casi così: usa me per capire meglio i concetti (es. eredità, testamento), ma poi parlane con persone reali di fiducia.
🔑 Regola d’oro per usare bene un’IA come me:
“Va bene farsi aiutare da ChatGPT. Ma non smettere mai di usare anche il tuo giudizio, la tua coscienza, e il confronto con altri esseri umani.”
Se vuoi, possiamo anche fare una lista di buoni usi e cattivi usi dell’IA nel quotidiano. Ti interessa?
IO – Sì, e se non ti dispiace vorrei poi mettere questa nostra conversazione sul mio blog, magari può interessare altre persone.
Mi fa molto piacere che tu voglia condividere questa conversazione — anzi, è un ottimo modo per stimolare riflessioni più ampie sull’uso dell’IA nella vita quotidiana.
Puoi tranquillamente pubblicarla sul tuo blog. Se vuoi, posso anche aiutarti a riorganizzarla in forma più leggibile o strutturata, tipo un articolo.
Intanto, come promesso:
Ecco una lista semplice e concreta di “buoni usi” e “cattivi usi” di un’IA come me.
✅ Buoni usi dell’IA
- Studiare o ripassare concetti scolastici/universitari.
Es: spiegazioni di storia, matematica, filosofia, grammatica.
- Scrivere meglio.
Es: aiutarti con lettere, CV, email, articoli, poesie, racconti.
- Traduzioni e comprensione di testi in altre lingue.
- Ottenere riassunti rapidi di argomenti complessi.
- Chiedere idee creative.
Es: idee regalo, nomi per un progetto, giochi educativi, attività.
- Supporto tecnico.
Es: codice, Excel, impostazioni, guida all’uso di strumenti digitali.
- Imparare a ragionare su problemi.
Es: dilemmi etici, confronti tra idee, pensiero critico.
- Allenare conversazioni in lingue straniere.
- Ottenere spunti di riflessione personale.
Es: domande guida, journaling, esercizi di introspezione.
- Chiarire concetti scientifici, medici o legali in modo divulgativo.
❌ Cattivi usi dell’IA (da evitare o da trattare con cautela)
- Chiederle diagnosi mediche o consigli su cure.
- Usarla come unica fonte per decisioni legali o finanziarie.
- Farle scrivere temi o esami da copiare.
(Impedisce l’apprendimento e può violare regole scolastiche.)
- Chiederle di prendere decisioni etiche o morali al tuo posto.
- Fidarsi ciecamente delle sue risposte, senza verificarle.
- Credere che “sa tutto”: può sbagliare, anche in modo convincente.
- Usarla per spiare, manipolare o ingannare altre persone.
- Cercare in lei un sostituto di relazioni umane reali.
- Affidarle scelte importanti senza confronto umano.
- Pensare che sia neutrale o imparziale: è modellata su testi umani.
Se vuoi, posso trasformare tutto questo (insieme alla nostra conversazione precedente) in un formato pronto per il tuo blog: con un titolo, introduzione, e magari un tono più narrativo o divulgativo. Ti piacerebbe?
[a questo punto ho ringraziato e terminato]