Lo sconosciuto mi si avvicina con passo lento e con modi pacati, si muove con una tale grazia che all’inizio sembra non avere peso. Ma ce l’ha e ha anche un buon profumo, e mi piace sedermi accanto a lui perché più è vicino più sa di buono. Mi chiede di parlargli di me e poi ascolta pure, ascolta ogni singola parola. Ricorda tutto e mi fa anche delle domande; vuole conoscermi. Lui vuole conoscere tutto di me. Qualsiasi cosa io dica, lui la trova interessante e mentre annuisce mi sorride con le labbra ma ancor più con gli occhi. Ha la stessa espressione di un bambino davanti alle giostre, quando le guarda impaziente di salirci su ma indeciso su quale scegliere per prima, quell’espressione che te lo fa immaginare mentre saltella e batte le mani. È talmente chiaro quanto è felice di essere lì con me che lo vedrebbe anche un cieco. Lo vedo persino io e non c’è proprio niente a cui possa appigliarmi per dire, come al mio solito, “ma no, forse mi sbaglio”. Lui mi vuole lì, è evidente. Per lui la mia presenza è importantissima e fa la differenza tra una giornata banale e una stupenda; non riuscirebbe a farne a meno e quindi non lo fa. Mi porta in giro per le strade del suo quartiere, mi spiega cose che non so e non smette un attimo di sorridere. E di guardarmi. Mi fissa con ostinata curiosità in cerca di un cambio di espressione, o semplicemente di un lieve rossore sulle guance. Sono imbarazzata, cammino guardando in avanti o per terra ma per tutto il tempo percepisco i suoi occhi su di me e non so come questo mi faccia sentire… Mi dice che sono al centro dei suoi pensieri ma fa qualcosa di più che dirlo: me lo dimostra. Giorno, dopo giorno, dopo giorno…
Lo sconosciuto mi parla di sé e della sua famiglia, dice che vorrebbe farmi conoscere sua nonna. Mi stringe sempre le mani, come se avesse paura di vedermi andare via da un momento all’altro e per questo dovesse trattenermi. E quando devo andare via lui è davvero dispiaciuto, poco importa che io gli prometta di farmi rivedere presto, lui inizia a sentire la mia mancanza sin dal momento in cui gli dico ciao.
Lo sconosciuto mi viene a trovare quando meno me lo aspetto e si ritaglia un posto all’interno della mia vita. Lui vuole esserci, lo pretende, e soprattutto vuole che io ci sia. Tutto e tutti vengono dopo di me, io sono la sua priorità. Quando non posso esserci mi chiama perché ha bisogno di sentire la mia voce e non si vergogna ad ammetterlo. È geloso, quando mi vede parlare con un altro uomo mi chiede cosa ci siamo detti. Non fa scenate, piuttosto fa qualche battuta per far vedere che non se l’è presa, ma siccome è pungente si capisce fin troppo bene che se l’è presa.
Lo sconosciuto sa che amo scrivere e sa che amo anche chi scrive, per questo lui stesso ci ha provato e ha scritto qualcosa per me. Sono impazzita di gioia.
Lo sconosciuto ed io camminiamo insieme per le strade di una città completamente nuova e né lui né io conosciamo il percorso. È sera, non è neanche troppo tardi, ma è buio e fa freddo. Mi prende un po’ d’ansia perché io ho un’irrazionale paura del freddo e non so perché – è irrazionale – sta di fatto che non vedo l’ora di arrivare a destinazione, così lo esorto ad andare più veloce e lui lo fa. Ridiamo. Abbiamo il fiatone ma ridiamo. Stiamo attraversando una zona piuttosto isolata, non c’è anima viva e tutte le luci sono gialle. Le uniche luci sono i lampioni e sono tutti gialli. Il colore di quella notte non mi è nuovo, è come se fossimo capitati in un film molto vecchio ma non so dire a quando risale.
Mi rendo conto all’improvviso che una parte considerevole della mia ansia è un’espressione di impazienza. Non vedo l’ora di arrivare a destinazione, è vero, ma con lui. Tutto ciò che desidero e a cui riesco a pensare è noi due abbracciati sotto le coperte, in quella fredda sera gialla. Non glielo dico, lo tengo per me ma mi volto a guardarlo e per un attimo sento che lui pensa alla stessa cosa. Questo ha l’effetto di affrettare ancor più il mio passo, a momenti spicco il volo e non sento la fatica.
Lo sconosciuto mi vuole e stranamente non ho dubbi su questo. Mi attira a sé con prepotenza e non mi chiede il permesso, non c’è alcun filtro tra la sua volontà e le sue azioni, una spontaneità animale, l’istinto. Ci addormentiamo nudi e nudi ci svegliamo, nessuno dei due se n’è reso conto e il risveglio è una sorpresa. Io sono stesa sul fianco sinistro in posizione fetale, lo sconosciuto è dietro di me, steso allo stesso modo, che aderisce al mio corpo completamente, con fare protettivo. Mi sta abbracciando, solo adesso mi accorgo che mi ha abbracciato per tutta la notte e in questo istante, per la prima volta in tutta la mia breve e lunghissima vita, io mi sento bella.
Lo sconosciuto mi venera, per lui io sono la persona migliore che esista, la più simpatica, la più intelligente, la più affascinante; gli dico che non è realistico ma mi risponde che per lui sono perfetta e inoltre ho la pelle più liscia che abbia mai toccato. Ride alle mie battute, anche a quelle stupide, dice che con me non riesce a restare serio mai, che lo farei ridere persino a un funerale. Quando siamo tra la gente è come se fossimo noi due soli, come se nessuno potesse vederci. Si disinteressa di quello che pensano gli altri perché gli altri non esistono. È attratto da me in una maniera che non riesce a controllare, si sente partecipe, si sente completo. Io mi chiedo come sia possibile mentre faccio silenziosamente i conti con la mia secolare incertezza e con il ricordo delle mie esperienze precedenti…
Com’è possibile? Mi chiedo senza sosta. Non lo so, ma sta succedendo e mi gira la testa.
“Tu sarai amato il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza, senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza.”
(Cesare Pavese)