i sandali col calzino no, non li ho visti. non sono riuscito a capire se il calzino dalle scarpe si deve vedere oppure no. e i colletti della polo alzati quanti ne vuoi. i carrozzini sono sempre comunque uguali, sembrano le borse delle signore. marroni o giù di lì e con una sigla che vale un pacco di soldi. anche di soldi se ne vedono parecchi, ma solo in prossimità della gelateria. accanto, il povero venditore di vestiti per bambini fuma quasi quanto me, e credo che la differenza la faccia il numero di sigarette rimaste nel mio spiaccicato pacchetto. troppo poche. e il tabacchi… troppo lontano, almeno un isolato. no, non credo di farcela. fumo un po’ più lentamente.
prego, si accomodi. sì, sono anche io meridionale. no, italiamia2 non l’ho mai visto, ma lo cerco su youtube. mi dispiace, non c’è campo. lo vedo a casa, promesso. la signora russa? sì, nel senso della nazione, non del nitrire notturno. a lei, arrivederci, è stato un piacere.
poi la ragazza coi pantaloncini più corti della mia camel è già tre volte che passa. secondo me lo cerca e non lo trova. aveva belle idee per la serata. ma mi sa che niente.
ma certo, si accomodino. ma perché sua moglie scappa? la fobia felina davvero non l’avevo mai sentita. e sì, fa caldo, povero piccolo, forse è il caso di portarlo a casa. arrivederci a voi, buon proseguimento.
non mi pare di aver visto prima quella coppia, ma da come si scrutano sono lì almeno da venti minuti. mi avrà distratto il cantante neomelodico con la moglie russa, che ripassa e mi saluta con la mano.
prego, mi sposto. ma le dà fastidio il fumo? mi spiace. appena finisco questa non fumo più fino a quando non vi alzate. lo so, è la frittata di pasta che ammazza ogni bieco tentativo di apparire magra. poi, vabbè, signora mia, cinquant’anni e almeno il doppio dei chili… no, la frittata di pasta da sola non ce la fa. poi i bambini corrono, e lei continua, perché il caldo è troppo per la tiroide, e il rischio di ulcera alle gambe è dietro l’angolo. sarà per questo che il marito non dice una parola. o avrà i tappi? dieci giorni a Ischia? no, io solo tre. possono bastare. le salite mi uccidono. una volta sola sono arrivato in fondo, e al ritorno mi sono seduto qui. non sono pigro. ho solo un’altra idea di vacanza. e poi la panchina mi fa conoscere gente. tipo lei, signora. ma ora proprio devo andare. perché sì, sono pronto a tutto per presidiare la mia agognata panchina. ma tu, signora cinquanta per cento no, non puoi toccare il mio ginocchio e dirmi quanto siano importanti i massaggi drenanti.
no, cammino cento metri. camel light morbide. s’è fatta ora.
vuoi conoscere un popolo? aspettalo sulla panchina.








