Habitants – Alma

Disco dalla lunga gestazione (il primo singolo risale al 2020), “Alma” conferma la forma degli Habitants come gruppo solido e maturo, a suo agio nel proporre una forma di rock alternativo di umore dolceamaro, soffice negli arrangiamenti, sognante nelle atmosfere.
La formazione olandese, capitanata dalla coppia Géma Perez e René Rutten, ha dalla sua soprattutto il contributo alla produzione di un vecchio amico: Attie Bauw, che aveva già lavorato ad alcuni album dei Gathering, ovvero “How To Measure A Planet?” ma soprattutto “Home”.

I suoni limpidi e riverberati, in particolare, si riallacciano proprio a quest’ultimo, con cui vi sono alcune affinità non solo in termini musicali ma anche tematiche, e soprattutto del modo con cui l’introspezione psicologica si accompagna alla rappresentazione sonora: “Alma” (anima in spagnolo) si incentra sul concept di una donna che lotta contro le proprie debolezze, alla ricerca di una propria identità e di un proprio posto.
La chitarra di Rutten rappresenta l’aspetto maggiormente significativo del disco, con i suoi fraseggi inconfondibili dal timbro dolcissimo che pennellano questo contrasto tra vulnerabilità e forza. Le differenze, invece, si intravedono negli arrangiamenti, che in “Alma” sono maggiormente rarefatti e onirici, preferendo l’atmosfera al dinamismo.

Per esempio, l’iniziale “Highways” suona caparbia, come quando si inizia a intraprendere un viaggio pieni di motivazione ed entusiasmo, ma si tratta di una presa di coscienza in risposta al timore della solitudine (“I want to find courage in the lion’s growl but the silence is unbearable in the forest only the thunder rolls”). “Youth” cattura ed emoziona con il suo piglio trascinante di basso, le atmosfere che oscillano tra la malinconia e la grinta, i gorgheggi di chitarra melodica sullo sfondo.
In contrasto, i tenui rintocchi elettronici della lenta “Cod Fishing” e gli effetti celestiali di “Morgen” sono l’apice dell’aspetto più delicato del disco. La voce di Anne van den Hoogen, che sovente alterna momenti più decisi e d’impatto ad altri in cui interpreta tonalità soavi (proprio “Morgen” è forse la sua prova migliore), svetta per limpidezza, purtroppo apparendo anche talvolta limitata per estensione e versatilità canora.

Il disco cresce nella seconda parte, dalla title track placidamente in stile Mogwai all’emozionante “If I Knew” che combina dream-pop e chitarroni distorti, fino alla conclusiva ed evocativa “The Waiting Room”, che sfocia in un ambient-rock. Emerge anche il tema dell’amore, che provoca tanto emozioni positive quanto sconforto e disperazione.
Nell’edizione limitata del disco è disponibile un rimaneggiamento del precedente singolo “Bury The Earth”, intenso e suggestivo nei suoni, leggiadro ma consapevole nei vocalizzi, un incrocio tra Tori AmosCocteau Twins e Gathering.

Hooverphonic – Fake is the new dope

 

Ritornano i fiamminghi post-reunion con Geike Arnaert, con il loro familiare stile. Purtroppo per la maggior parte il disco sembra una collezione di B-side dai precedenti album, con pochi spunti incisivi ed eccessiva ripetitività. Le melodie chitarristiche sono drammaticamente carenti, le tastiere fungono più da riempitivo e il lato ritmico è insipido. Solo la voce di Geike mostra qualche bagliore di luce grazie al suo timbro meraviglioso, ma viene diluita dalla carenza di idee generale. Curiosamente, anziché nei momenti piu malinconici ed emotivi, sembra trovarsi più a suo agio in quelli più ballabili… ma si tratta di brani “pop-corn”, orecchiabili sul momento ma che scorrono via senza pretese, privi di mordente, di una vitalità che lasci il segno. Proprio quando il disco dovrebbe risultare più emotivo e atmosferico, subentra la carenza di idee del gruppo che non sembra avere molto da dire.

(approfondimento)

 

 

Best of 2023

Questi sono i 20 dischi usciti durante il 2023 che mi sono piaciuti di più tra quelli che ho ascoltato fino a ora, ordine solo alfabetico:
  • Asake – Work of Art (afropiano fuji, gospel) Nigeria
  • Caroline Polachek – Desire, I Want to Turn into You (art pop, alternative pop, electronic) USA
  • Cicada – Seeking the Sources of Streams (post rock, neoclassical new age, chamber ambient) Taiwan
  • Delia Meshlir – Bring Back the Light (cantautorato, psychedelic folk) Svizzera
  • EABS meets Jaubi – In Search of a Better Tomorrow (fusion jazz, spiritual jazz, indo jazz) Polonia + Pakistan
  • Katatonia – Sky Void of Stars (alternative metal, dark rock) Svezia
  • La Vida Bohème – Caribe Caribe (dance punk, alternative dance, indie rock) Venezuela
  • Mabel Matiz – Fatih (art pop, electropop, Anatolian rock) Turchia
  • Matmatah – Miscellanées bissextiles (progressive rock, alternative rock, electro-folk, Breton Celtic folk rock) Francia
  • Monika Roscher Bigband – Witchy Activities and the Maple Death (experimental big band, avant prog, art pop, fusion jazz, zeuhl) Germania
  • Motorpsycho – Yay! (psychedelic folk, acoustic rock, progressive rock, psychedelic pop) Norvegia
  • Ninet Tayeb – קמתי לרקוד (alternative rock, cantautorato) Isredacted
  • Parannoul – After the Magic (shoegaze, indie rock, post rock, emo, indietronica, neo-psychedelia) Corea
  • Petra Hermanova – In Death’s Eyes (neoclassical darkwave, drone, avant-folk) Cechia
  • Restive Plaggona – Ennemi (industrial techno, EBM, space ambient) Grecia
  • Sangre de Muérdago – O Vento Que Lambe As Miñas Feridas (neofolk, Galician folk) Spagna
  • Slowdive – Everything Is Alive (alternative rock, dream pop, shoegaze) Inghilterra
  • Sofia Kourtesis – Madres (deep house, Latin electronic, microhouse, organic house) Cile
  • Tenhi – Valkama (dark folk, Nordic folk) Finlandia
  • Циферблат [Ziferblat] – Перетворення [Peretvorennya] (art pop, progressive pop, synth funk, sophisti-pop) Ucraina
Statistiche strambe:
Durante il 2023 l’artista che ho ascoltato di più è stato: Depeche Mode (1252 scrobbling), è anche l’artista che ha pubblicato qualcosa nel 2023 che ho ascoltato di più.
L’album che ho ascoltato di più è stato: 24 Grana – Loop, del 1997 (497 scrobbling)
L’album uscito nel 2023 che ho ascoltato di più è stato: Katatonia – Sky Void of Stars (258 scrobbling)
Il brano che ho ascoltato di più è stato: God Within – Raincry [Spiritual Thirst mix], del 1993 (109 scrobbling)
Il brano del 2023 che ho ascoltato di più è stato: Katatonia – Opaline (89 scrobbling)
La scoperta che ho ascoltato di più: La Vida Boheme (211 scrobbling)
Il primo brano che ho ascoltato durante il 2023 (GMT+1) è stato: Vangelis – West Across the Ocean Sea
L’ultimo brano che ho ascoltato durante il 2023 (GMT+1) è stato: Katatonia – Opaline
La tag più frequente tra i miei ascolti: electronic, seguita da rock, trip-hop, soundtrack
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In totale ho eseguito oltre 30000 scrobbling, in media 84 al giorno. Oltre 1600 album sono stati scrobblati (non sono più accurato con i numeri in quanto alcuni sono ripetizioni dello stesso album ma con tag diverso, esempio remastered). Il giorno con più scrobbling è stato il 27 gennaio (236).
Il tempo totale di ascolto è stato di 94 giorni e 6 ore, sufficiente per registrare su 1540 audiocassette o volare fino alla Luna trenta volte.
In media, durante la giornata ho ascoltato maggiormente alle ore 23. Il giorno settimanale in cui ascolto di più è stato sabato.
Ho ascoltato maggiormente musica proveniente dal decennio: anni ’90.
Il mio tasso di ascolti mainstream è stato del 50%. Il 51% dei miei ascolti ha consistito di nuovi artisti mai prima scrobblati.
Ho ascoltato 178 brani con la parola “love” nel titolo.
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Tenhi – Valkama

Tornano i Tenhi dopo 13 anni dal precedente Saivo. Il nuovo disco Valkama come da tradizione è arrangiato con delicatezza, tendendo al minimalismo, fattore che conferisce un retrogusto funereo, ma senza rinunciare alla varietà di strumenti finemente dosati tra percussioni, archi, flauti e chitarre. Se le fondamenta del disco sono rappresentate dall’elemento acustico, le colonne portanti che conferiscono emozione e atmosfera sono però soprattutto gli interventi di pianoforte, intensi e sempre evocativi. Emozionante e malinconico: così si può riassumere questo Valkama, consigliatissimo a tutti gli appassionati di dark folk.

(approfondimento)

Marta & Tricky – When It’s Going Wrong

La costante della nuova collaborazione tra l’eclettico artista britannico e la cantante polacca è l’assoluta carenza di idee nei brani, che sembrano poco più che demo. Gli arrangiamenti sono scarnificati, ma lungi dall’apparire minimalisti, suonano più come delle basi elettroniche appena abbozzate e a malapena messe in fila con scarsa varietà e inventiva. Le atmosfere tentano di risultare fumose, ma difettano di suadenza. La voce è monotona e troppo simile a quella di Billie Eilish. A peggiorare le cose, la durata media sui 2 minuti per ciascun brano lascia una sensazione di incompiutezza. Gli spunti su cui lavorare ci sono, ma sembrano incisi tanto per, e in ciò mancano di pathos.

(approfondimento)

Sangre de Muérdago – O Vento Que Lambe As Miñas Feridas

 

Il nuovo album del gruppo di Pablo Ursusson conferma lo stile dei precedenti lavori, giocando sul contrasto tra dolce e amaro, e realizzando la colonna sonora ideale di una fiaba medievale. È una musica sì malinconica, ma anche scorrevole, financo accessibile eccetto che per il possibile limite della lingua gallega, incentrata sugli intrecci di fiati, archi e strumenti tradizionali a sostegno della chitarra acustica e del canto evocativo. Se apprezzavate già i precedenti dischi dei Sangre de Muerdago, questo è “more of the same”.

(approfondimento)

In Flames – Foregone

 

Gli In Flames sembrano quasi rispondere al progetto Halo Effect e, riprendendo alcuni elementi melodic death metal mescolati a singulti emotivi e melodie radiofoniche, confezionano quello che tutto sommato è il loro album più ispirato da 15 anni a questa parte. “Foregone” riduce i difetti di “I, the Mask” – la ripetitività e superficialità sia nel lato catchy che in quello più duro – per concentrarsi sui suoi elementi di forza, come la teatralità e l’intensità. La sintesi tra le due anime del gruppo suona stavolta più genuina e nei momenti più pestati rimanda addirittura a “Come Clarity” del 2006, pur senza la stessa grinta e ispirazione compositiva. Il disco non deluderà i fan dell’ultimo corso, e non convincerà chi non li ha apprezzati nel nuovo millennio. Gli In Flames sono così: un mix di leggerezza e pesantezza, sia in senso buono che cattivo.

(approfondimento)

The Halo Effect – Days of the Lost

Gli Halo Effect sono un supergruppo svedese formato da ex-membri degli In Flames, su tutti il chitarrista fondatore Jesper Strömblad (che poi li lasciò nel 2010 per divergenze artistiche), per i quali si percepiscono l’entusiasmo e la spontaneità nel nuovo progetto; e dal cantante-leader dei Dark Tranquillity, Mikael Stanne, che si mostra significativamente più incisivo del collega Anders Fridèn. Il disco recupera i canoni del melodic death metal persi dagli In Flames, pur concedendosi molte aperture melodiche e alcune influenze più moderne. Il risultato alla fine è un divertissement godibile e orecchiabile, grintoso, divertente, che a volte cita brani del passato per nostalgia. Il suo limite è proprio di non avere pretese e non raggiungere la profondità emotiva e il dinamismo dei due gruppi di origine nei loro periodi migliori. Ma può bastare così.

(approfondimento)

Katatonia – Sky Void of Stars

Titolo tetro, e forse anche un po’ banalotto: Sky Void of Stars. Confesso che non mi aspettavo granché ma mi sono dovuto ricredere. Il songwriting si mantiene in linea con lo schema dell’ultimo decennio, incentrato com’è su melodie malinconiche ma accattivanti, in cui il senso di dolore viene posto al servizio dell’atmosfera e dell’effettistica sonora. Gli arrangiamenti però si fanno più pesanti e distorti, senza rinunciare alla radiofonicità e alla cura per i dettagli. Il lavoro si destreggia con equilibrio su queste coordinate tramite canzoni oneste, personali, piacevoli (solo in alcuni momenti un pochino sottotono), su cui svetta l’espressiva e trascinante voce di Renkse. Ma chi già non apprezzava il corso recente troverà i Katatonia auto-indulgenti.

(approfondimento)

Best Music of 2022

In ordine sparso:

  • Joel Ross – The Parable of the Poet
  • Melissa Aldana – 12 Stars
  • Lomepal – Mauvais Ordre
  • Beach House – Once Twice Melody
  • Anteloper – Pink Dolphins
  • King Hannah – I’m Not Sorry, I Was Just Being Me
  • Fantastic Negrito – White Jesus Black Problems
  • Röyksopp – Profound mysteries
  • Solar Fields – Formations
  • Kikagaku Moyo – Kumoyo Island
  • Hatchie – Giving the World Away
  • Elisa – Ritorno al futuro / Back to the future
  • Marillion – An Hour Before It’s Dark
  • Stromae – Multitude
  • Weiland – Vices
  • Balungan – Kudu Bisa Kudu
  • Hikaru Utada – Bad Mode
  • Just Mustard – Heart Under
  • Cairokee – Roma
  • Della Zyr – Vitamins and Apprehension
  • The Offering – Seeing the Elephant
  • Disillusion – Ayam
  • King Buffalo – Regenerator
  • Lisa Gerrard & Marcello De Francisci – Exaudia
  • Zbigniew Preisner & Lisa Gerrard – It’s Not Too Late
  • JD Allen – Americana Vol. 2
  • C’Mon Tigre – Scenario
  • Gaye Su Akyol – Anadolu Ejderi
  • Nits – Neon

Come al solito, chissà quanti dischi che mi piacerebbero un sacco non ho ancora ascoltato e scoprirò in futuro.

Secondo Last.fm, ho ascoltato musica maggiormente di sabato e dalle 21 alle 22. In media ho ascoltato 103 brani al giorno, quello più attivo è stato il 10 dicembre con 255 brani ascoltati. I miei ascolti sono classificati come al 54% mainstream, l’artista meno oscuro è Kanye West (ascoltati 20 brani), l’artista più oscuro è Юлия Борзая (ascoltato 1 brano).

I cinque gruppi che più ho ascoltato a livello di somma di singoli brani ripetuti sono stati:

  • The Gathering (2011) —> record annuale,
  • Hooverphonic (960),
  • Massive Attack (721),
  • Go_A (573),
  • Cocteau Twins (547).

I cinque album sono stati:

  • Go_A – #Ідиназвук (567),
  • The Gathering – Home (558),
  • Massive Attack – Mezzanine (333),
  • The Gathering – Souvenirs (321),
  • Bowery Electric – Lushlife (294).

Da notare che i Go_A sono ucraini e i fatti di cronaca di quest’anno hanno influenzato la mia voglia di conoscere artisti locali, sono stati perciò una sorpresa dettata dal corso degli eventi.

Le cinque canzoni:

  • Blue Foundation – My Day (94),
  • Ishome – Ken Tavr (84),
  • Go_A – Намалюй (67),
  • Go_A – Жальменiна (61),
  • Go_A – Намалюй – Акустична Версія (57).

Nota bene che ascoltare ripetutamente una singola canzone inflaziona il conteggio dell’album da cui proviene.

I tag più comuni associati a ciò che ho ascoltato sono: Electronic, Trip-hop, soundtrack, Rock, Progressive rock, Ambient

Non ho usufruito delle statistiche di fine anno su Spotify, anche perché non terrebbero conto di ciò che ascolto su Winamp, YouTube o CD, ma soprattutto perché vengono create solo a inizio dicembre e non posso più consultarle mentre Last.fm mi crea una libreria automaticamente cui posso accedere in ogni momento.