Femmine o donne “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Epilogo

Tornammo da Londra appena dopo l’Epifania ed io, caparbia come sono sempre stata, mi recai in Questura per chiedere del tenente dell’Interpol, era assente, non si sapeva quando sarebbe rientrato.                                                                                                                    Non dovetti aspettare molto per sentirlo perché dopo una ventina di giorni fu lui a chiamarmi invitandomi in Questura. Mi ricevette nella stanza del questore, in quel momento assente, era abbronzatissimo e con un pizzico di fascino in più……mentre mi stringeva la mano mi sorrideva….che quel diavolo di poliziotto sapesse che io avevo saputo? E siccome la lingua mi bruciava fui io la prima a pronunciar parola “Trascorse belle vacanze in Australia, signor tenente?” Una risata fanciullesca si diffuse in tutta la stanza, poi, ancora ridendo ” Ci avrei giurato che il ragazzo incontrato a Sidney avrebbe subito riferito a Leslie e da lei, la notizia sarebbe rimbalzata a lei…..va bene, affascinante mamma, sono stato in vacanza con il suo adorato Giacomo, ma vede, io non posso dire dove vado, sono uno 007 dell’Interpol…quindi …..Giacomo sta benissimo, gli ho riferito tutto quanto e gli ho dato il suo biglietto da visita e lui, contentissimo del suo secondo matrimonio mi ha detto di riferirle che, per il momento non le telefonerà, quando sarà pronto lo farà…l’Australia gli è piaciuta talmente tanto che ha deciso per l’imbarco su navi mercantili australiane che girano per il Pacifico…..un giorno, mi ha detto, tornerà in Europa e verrà in Italia….merito un sorriso?”                                                                                Lo guardai affettuosamente e sì, certamente un agente come quello non può dire neanche ad un familiare dove vada, questo lo capivo perfettamente e mentre lo guardava sorridendo lui riprese la parola “Il suo affascinante ragazzo…da cotanta mamma non poteva uscire di meglio….mi ha dato un regalo di nozze ” e dicendolo aprì un cassetto e ne trasse una scatola rosa gioiosamente infiocchettata e me la porse.  L’aprii, conteneva un’ostrica bellissima e dentro vi era proprio una perla autentica… “Quella meraviglia l’ha pescata proprio il suo Giacomo, non l’ha comperata, io e lui ci siamo dilettati di pesca subacquea e a lui è capitato di pescare quest’ostrica perlifera…è straordinaria vero?”                                                                                                                          La guardava incantata  “Non ho mai visto niente di più bello in tutta la mia vita….è meravigliosa ”                                                                                                                 “Chiaramente l’ostrica  è stata pulita e trattata, altrimenti il puzzo sarebbe stato orribile, e dopo averla trattata, il suo Giacomo vi ha acconciato dentro su quei nastri di seta blu, il meraviglioso frutto….vi è anche un biglietto di accompagnamento, eccolo”                            E mi porse il biglietto “Ad una mamma speciale, con affetto Giacomo”                                   “Ma non è per questo che l’ho fatta venire qui, il regalo glielo potevo portare anche a casa, la ragione della sua presenza qui è un’altra, voglio ringraziarla in qualche modo dell’aiuto che ci ha dato nella svolta delle indagini……le voglio anticipare ciò che apparirà domani su tutti i quotidiani……abbiamo l’assassino del chirurgo, cioè la persona che materialmente ha iniettato il veleno……”  Lo guardai stupefatta, quell’uomo faceva tutto con una tale calma ed eleganza che sembrava recitasse.                                                              ” Dopo che lei mi ha riferito del colloquio con Marta, ho fatto alcune indagini presso la sede della Croce Rossa Italiana in Sudamerica cercando il nome di Dorina Costabile, appunto la figlia del vecchio primario……vero è che era una crocerossina, vero anche il suo lavoro come crocerossina in Sudamerica ma? Appena iniziato il nuovo anno aveva chiesto un’aspettativa per riposarsi ed è partita per l’Italia……e guarda caso dove è che voleva andare a riposarsi? Nella clinica del Damina, dove si è presentata con generalità false chiedendo di svolgere lavoro di volontariato essendo una crocerossina di passaggio in Italia……e, chiedendo al personale della clinica, era sempre presente, spesso anche la notte…nessuno la conosceva come figlia del vecchio primario, quindi il suo piano era perfetto….”                                                                                                                                             Lo interruppi ad occhi sbarrati “Una vendetta, ha voluto vendicare il padre che, chiaramente, le avrà detto del ricatto……”                                                                                      “La vendetta non c’entra niente, signora, assolutamente niente…….dopo che la Dorina partì, un paio di settimane dopo l’infarto del Damina……ma Dorina aveva già avvertito che si sarebbe fermata per due, al massimo tre mesi…..quindi nessuno si meravigliò…e poi, in quel tempo si parlava d’infarto e non di altro…..quindi quando partì andò a rifugiarsi in un convento di religiose alle porte della città…..vi era già stata una volta, erano state proprio le monache a introdurla nella Croce Rossa…….ma il bello viene adesso, faccio arrivare del caffè…”                                                                                                  Lo guardai con aria di gratitudine “Glielo stavo appunto chiedendo, grazie”                 Attendemmo il caffè e dopo il tenente ricominciò a dirmi di quell’intricata vicenda            ” Dorina, aveva appena 18 anni quando si invaghì pazzamente di un uomo che aveva il doppio della sua età, lo voleva sposare a tutti i costi, ma i genitori si opposero fermamente e la ragazza scappò di casa con il suo uomo. Dopo un paio d’anni la ragazza torna dal padre per chiedergli di operare al volto, cambiandogli i connotati, l’uomo che amava…..quell’uomo era un noto boss della mafia……quindi il povero primario non aveva operato spontaneamente il boss ma solo per evitare lo scandalo alla figlia che piangeva disperatamente ed aveva paura che lo catturassero! Il povero padre accosentì e cambiò i connotati al mafioso che si defilò appena il mattino dopo aver tolto le bende…solo il primario ebbe la possibilità di vederlo con il nuovo volto e, fotografarlo di nascosto! Il boss fece perdere le sue tracce senza neanche salutare la sventurata ragazza che andò a chiudersi in convento da dove poi partì per svolgere il lavoro di crocerossina altre due religiose andarono con lei  in Sudamerica.                                                                Adesso viene un piccolo “buco nero” perché non sappiamo ancora come il boss sia riuscito a sapere del famoso fascicolo che rimane introvabile…..e non si sa perché abbia pensato ce l’avesse Damina che all’epoca dell’operazione era ancora studente……dunque il boss ricontatta la ragazza per fermare il chirurgo  in qualche modo…..le da una boccetta dei veleno e le dice dove metterlo…doveva aver seguito e studiato le abitudini del chirurgo. La Dorina rifiuta ma il boss la costringe e la donna, molto debole di carattere, si fa assumere in clinica…..e compie il misfatto  con la speranza di riunirsi all’amato ma, ahimè, invano, perché il boss è ancora oggi il più ricercato al mondo! Abbiamo rintracciato Dorina nel convento dove si era ancora una volta rifugiata e dove voleva prendere i voti……l’abbiamo arrestata proprio nel bianco abito monacale delle novizie……adesso è in galera……rischia 30 anni anche se continua a dire…..che lui le aveva detto che l’effetto del veleno non era letale, doveva solo provocargli oblio, vuoti di memoria, dimenticanza ma non la morte…..chiaramente una bugia perché quel veleno non tocca la mente ma distrugge i tessuti….  Ho finito cara signora, se ho dimenticato qualche particolare, legga i giornali domani, sono sempre molto precisi in casi del genere.”                                                                                                                                             Ringraziai il tenente della cortesia concessami di saper tutto quasi 24 prima, uscii dalla Questura frastornata, come fossi ubriaca, raggiunsi correndo la macchina e via a casa….per fortuna Gigi era in viaggio, ero sola, andai a distendermi sul letto, mi sembrava di rivivere l’incubo di Ketty, dei genitori bancarottieri, dell’operaia assassina..mi addormentai e dormii fino al mattino, andai a far shopping ma non comprai un quotidiano, ne avevo fin sopra i capelli di quella storia, avevo messo la parola fine ai Damina e al loro dramma.

Purtroppo, come il tenente aveva previsto, Dorina fu condannata a 30 anni ma stette dentro solo due mesi, perché preferì raggiungere i genitori nella Casa Eterna…..si uccise in carcera ingerendo veleno per topi, veleno che aveva a portata di mano svolgendo lavoro di pulizie e di disinfestazione.                                                                                              Il boss, il vero responsabile di tutto, è  dopo anni, latitante, il fascicolo non è mai stato ritrovato…chissà forse verrà fuori un giorno, così, casualmente, sempreché Ubaldo non l’abbia distrutto….l’ipotesi più probabile.                                                                                     Io? Beh, io vivo come nelle favole, parto, viaggio, ritorno, riparto…..Gigi, dopo aver ceduto il laboratorio di orafo ai nipoti, ha accettato la rappresentanza di una prestigiosa casa di gioielli, e viaggia spesso, qualche volta lo accompagno talvolta mi piace restarmene a casa……a pensare al mio Giacomo guardando quella meravigliosa perla che mi ha mandato…..sono sicura, ormai, che un giorno lo riabbraccerò…lo sento!

 

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E’ finita un’altra avventura di questa donna straordinaria, e nel momento che termino la seconda novella, non ho ancora deciso se scrivere la terza, non so, perché  non ho ricevuto riscontri né positivi né negativi, quindi ho pensato sia un genere …quello di scrivere storie in un blog……che non piaccia e quindi, ritengo inutile continuare….per adesso prendo una pausa di riflessione, poi si vedrà……se continuare, se ne varrà la pena o sarà meglio dedicare il mio tempo al mio programma virtuale che ho alquanto abbandonato in questi mesi…..forse vi parlerò ancora di donne, senza dilemmi, se lo ritengo fattivo, vi parlerò di grandi donne….non toccherò di certo donne di spettacolo di qualsiasi genere….ne so molto poche di quelle signore, veramente molto poco e quindi non prenderò mai in esame loro e le lor vicende che tra l’altro mi interessano ben poco…appartengono ad un mondo diverso dal mio…molto diverso! Quindi ciao….. ma non so a quando…..buon ferragosto.                                                                                                                                                                                                                                      Anna Bonagura

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo Secondo                                                                                                                                 Parte Sesta

Il mattino seguente avevo appuntamento dal parrucchiere e, uno all’edicola…il tenente galantuomo chiudendo la porta di casa mia, mi aveva sussurrato di comprare un quotidiano l’indomani, vi erano novità…..ed io, nonostante fossero anni che non ne comperavo nessuno, mi fermai all’edicola che era sulla strada del parrucchiere….non ci fu bisogno di sfogliare il quotidiano per sapere “IL FAMOSO CHIRURGO PLASTICO DAMINA ASSASSINATO CON IL VELENO NEI SIGARI”….non sapevo che il medico fumasse e, siccome la mia curiosità non mi permetteva di aspettare di leggere l’articolo, decisi di far tardi all’appuntamento con il parrucchiere e di fermarmi al bar vicino all’edicola per prendere un caffè e leggere l’articolo.                                                                                                “Che roba, accidenti!” gli avevano messo il veleno nei sigari che fumava…..pare che, a detta dell’articolista, al dottore fosse stato fatto divieto di tenere sigari o sigarette a casa e lui, teneva i sigari nello studio della clinica. Tutti sapevano dell’abitudine del chirurgo di andare a fumarsi un sigaro dopo il pranzo nel suo studio e, quindi chiunque avrebbe potuto iniettare nei sigari quella dose di veleno, non letale subito, ma devastante nel tempo……La cosa più strana, e questo era stato rilevato anche dai medici americani che avevano rilevato il veleno nei tessuti, era che quel tipo di veleno era rarissimo, introvabile, perché veniva prelevato dalle ghiandole di serpenti della foresta amazzonica ed usato da bande di tribù del luogo per molti usi…non da ultimo intriderne le punte delle frecce per addormentare grossi animali…..un mistero! Chi aveva messo il veleno nei sigari doveva essere certamente in contatto con il Sudamerica, perché solo là era possibile procurarselo o doveva avere contatti o essere un esperto di serpenti…..e perché mai doveva poi lavorare in una clinica estetica? Bah! L’articolista terminava sulle indagini della polizia che avevano portato a questa importante scoperta e sulla direzione ormai scontata delle indagini…il personale della clinica. Si ipotizzava anche che il medico li avesse ricevuti già avvelenati…….ma era un’ipotesi da scartare subito perché il medico aveva comprato in Svizzera, durante le vacanze invernali, quattro scatole di sigari, che generalmente si faceva spedire direttamente da Cuba, infatti i sigari erano cubani mentre, entrando in una tabaccheria, lì in Svizzera, li aveva notati e comprati portandoseli in Italia……i sigari potevano essere stati avvelenati allora a casa degli amici di cui erano ospiti i Damina? Ipotesi più probabile ma da chi e perché? Da un esame del reparto scientifico della polizia che aveva esaminato i rimanenti della terza scatola….la quarta era ancora sigillata.e, aperta dalla polizia per estrarne uno, aveva dato esito negativo, mentre i rimanenti della terza erano stati tutti avvelenati…..il veleno era stato iniettato al centro dell’inizio del sigaro…..si concludeva che, diceva l’articolista, il veleno era iniettato dopo l’apertura della scatola e lì, proprio dov’erano riposti! Chiusi il quotidiano, pagai il conto e mi avviai dal parrucchiere, da dove ne usci dopo 3 ore, e sempre con il giornale serrato in mano andai subito a casa, volevo rileggere l’articolo….non so perché ma c’era qualcosa, forse un nome, che avevo sentito ripetere in quell’articolo. Non appena a casa mi svestii e mi immersi nel mio “scacciapensieri” un bagno di acqua calda con sali profumati, avendo ben cura di tenere i capelli appena fatti, al riparo dai vapori dell’acqua calda. E quasi mi addormentai in acqua, poi improvvisamente aprii gli occhi e balzai fuori dall’acqua, tanto velocemente che l’asciugamani avvolto a turbante in testa si sciolse, indossai l’accappatoio rapidamente e andai in cucina dove avevo il quotidiano……Sudamerica, era questa la parola, Sudamerica che avevo sentito nel giro di 24 ore più o meno…..da chi? Accidenti, Marta, sì, era stata Marta che mi aveva raccontato del primario della clinica, quello ricattato da Ubaldo…..sì, c’ero….la figlia era crocerossina proprio in Sudamerica…poteva esserci un legame con il serpente dal veleno letale a distanza? Decisi di chiamare il tenente ma mi rispose la segreteria dicendomi di richiamare fra una decina di giorni perché il chiamato era assente……mi chedevo se avessi detto al tenente della figlia crocerossina…sì, glielo avevo detto e…allora, forse, era arrivato alle stesse mie conclusioni…che fosse volato in Amazzonia? Bah? Quello che avevo potuto fare per aiutarlo nell’indagini l’avevo fatto, ora tutto dipendeva dalla Polizia. La data delle nozze si approssimava ed io non avevo più intenzione di pensare ai Damina, alla polizia e a quant’altro iniziato in quei primi mesi dell’anno e continuato all’estate e non ancora terminato.                                                   Mancava una settimana alle mie nozze con Gigi e tutto era stata programmato a puntino, avevamo deciso di non fare le consuete partecipazioni perché ai pochi intimi che volevano alle nozze avremmo inviato un’email di partecipazione con logo disegnato da un bravissimo analista programmatore amico di uno dei nipoti di Gigi …Carinissimo il logo, piacque a tutti.                                                                                                                           Non mandai quest’email alla vedova Damina, non mi sembrava il caso, le scrissi un’email molto semplice dicendole che nel nostro ultimo incontro non mi era sembrato il caso di parteciparla delle nozze….ma le inviavo l’indirizzo dell’hotel, se le avesse fatto piacere venire, magari con i bambini. Mi rispose pressocchè subito, doveva avere il cellulare tra le mani e, come avevo pensato si doleva, ma non se la sentiva ancora di partecipare a eventi mondani e mi faceva le sue più sincere congratulazioni…a mio parere un’email molto fredda nei toni, laconica……speravo che nulla fosse trapelato del mio incontro con Marta!                                                                                                                                                      E il 2 luglio mi vide ancora una volta a dire il fatidico “sì” anche se stavolta era davanti ad un pubblico ufficiale, e non ad un prete come il mio primo matrimonio, ed io non ero in abito bianco e velo come il primo, ma mille volte più elegante e tale era il mio sposo, in classico completo in lana fredda blu notte, camicia di seta bianca come la cravatta di un blu meraviglioso, appena appena ricamata con dei piccolissimi grappoli di fiori bianco, una rosa bianca all’occhiello della giacca, anche i due nipoti erano abbigliati come lo zio, molto eleganti, veramente eleganti. All’uscita dal municipio lanciai il mio meraviglioso bouquet di roselline bianche e rosa e…guarda caso, lo raccolse Leslie  presente in una strepitosa minigonna rosa con giacchino uguale e top bianco…il nipote più grande di Gigi non le aveva staccato gli occhi di dosso per tutto il pranzo…..dal canto  suo Leslie non aveva smesso di mangiarselo con gli occhi…..se il bouquet aveva ragione…sarebbero stati una gran bella coppia!….E sebbene i genitori di Leslie mi avessero promesso di essere presenti, dei noiosi contrattempi li avevano trattenuti in Sudamerica…..ancora sto’ Sudamerica…avevo dimenticato che il padre di Leslie lavorasse là.                                        Il viaggio di nozze durò circa due mesi….due mesi di  sogno trascorsi tra le isole incantate dei paradisi tropicali per poi passare per le Bahamas e attraverso le Canarie tornammo in Europa e in Italia.                                                                                            Qualche giorno dopo il nostro rientro telefonai a Marta per salutarla e sapere dei bambini e della loro mamma….”i bimbi stanno benissimo e la mamma è in viaggio da circa un mese con il suo nuovo compagno, torneranno per le festività natalizie” mi sentii rispondere all’altro capo del cellulare…..”Lascia soli i bambini per tanti mesi…ma è assurdo”  La voce stanca della governante “Che vuole che le dica, Rosy, ha detto che aveva bisogno di cambiare aria ed era stanca di stare chiusa in casa, tra l’altro, cara Rosy, ha lasciato il lavoro al laboratorio in modo definitivo, i soldi e le rendite che le ha lasciato il marito le permettono di vivere alla grande senza lavorare” Non seppi che risponderle, quelle notizie mi prendevano alla sprovvista….certo che la “signora” si era consolata presto della perdita del marito…..ma lasciare i bimbi soli, in quel momento…Bah….stavano bene e Marta li accudiva amorevolmente…..chissà che non fosse meglio che avere tra i piedi una madre insoddisfatta! Chiusi la comunicazione dicendo a Marta che sarei passata per un saluto molto presto. Ma non mantenni la promessa perché Gigi aveva organizzato un nuovo giro nelle capitali europee, giro che ci tenne lontano proprio fino alle festività natalizie.  All’estero compravo spesso i giornali italiani per sapere i risvolti del caso Damina ma, niente, la vicenda era come cristallizzata…..nessuno era stato incolpato dei sigari al veleno…..nessuno era stato trovato che potesse avere a che fare con quel veleno e nessuno colpevole fu trovato per i due scassi, alla villa e alla clinica.                                                                                             Tornammo a casa per l’Immacolata, dopo circa 15 giorni eravamo di nuovo su di un aereo diretti a Londra……la comitiva dell’anno precedente si riformava….e fu un Natale speciale, molto speciale……finalmente riuscivo a sapere dove era esattamente mio figlio Giacomo in quel preciso momento…..un ragazzo della comitiva del pub, amico di Leslie, tornava dall’Australia proprio in quei giorni e aveva detto a Leslie di aver incontrato Tornado al porto di Sidney insieme con un altro dei ragazzi che avevano fatto campeggio con loro…chiesi a Leslie di farsi descrivere l’altro ragazzo…..e non mi sbagliavo, era il tenente dell’Interpol che era insieme al mio Giacomo in Australia….adesso sapevo che mio figlio era stato informato del mio recente passato, del fatto che mi fossi risposata…..l’avevo detto al tenente…..e sapevo che aveva ricevuto quel bigliettino da visita con il mio cellulare…..lo sapevo, lo sentivo, ne ero certa…..da quei giorni, ogni volta che squillava il cellulare sobbalzavo……ma dovetti aspettare ancora tanti anni prima di risentire la voce di mio figlio.

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo Secondo                                                                                                                             Parte Quinta

Il mattino del mio appuntamento con Marta giunsi puntuale, come l’anziana governante che era già lì, all’angolo del mercato ad aspettarmi. Non parcheggiai l’auto e la feci salire. Non appena dentro, dopo i convenevoli, Marta preferì subito entrare in argomento “Rosy, quanto le dirò, dovrà restare tra me  e lei, la signora non ne deve sapere niente! Riguarda il periodo della gioventù del marito, le sue battaglie per continuare gli studi a medicina per laurearsi, per specializzarsi, il padre era un semplice operaio delle Ferrovie dello Stato, la madre cercava di portare qualche soldo in più in casa facendo le pulizie, ed io mi occupavo del piccolo Ubaldo. Io ero una parente della madre, abitavo con loro, e ricevevo solo vitto e alloggio, più qualche spicciolo che io non volevo, ma la mia parente insisteva nel darmi. La casa dove abitavamo alla periferia era in un gande rione di case popolari delle Ferrovie, riscattata dal papà di Ubaldo, per fortuna, quindi non pagavano l’affitto. Era veramente una bella casa, larga, spaziosa, luminosa, ed io mi ci trovavo bene poi mi ero affezionata al piccolo, rimasto figlio unico nonostante gli sforzi dei genitori per dargli un fratellino o una sorellina.Una famiglia modesta ma perbene, Rosy, il padre di Ubaldo ha fatto qualsiasi sforzo per vederlo laureato, anche se il giovane si industriava in mille lavoretti per non pesar troppo sulla famiglia. Ubaldo era attaccatissimo ai genitori e a me, tanto è vero che mi ha sempre voluto con lui, anche dopo la morte di entrambi i genitori. Le ho voluto fare questo, chiamiamolo cappelletto” per farle capire meglio chi fosse Ubaldo, una perla di ragazzo, un giorno, un lavoratore instancabile dopo…..le accuse che gli stanno muovendo sono inaccettabili! E vengo al dunque…Ubaldo si era laureato, aveva fatto la specializzazione prima in Italia poi negli States, era tornato con un curriculum eccellente ed il vecchio primario della clinica, l’aveva voluto subito come suo primo assistente. Era molto rispettato e ossequiato in clinica nonostante la giovane età. Erano passati circa cinque anni da quando Ubaldo aveva iniziato a guadagnare di suo come chirurgo plastico e a farsi un nome nell’ambiente, abitava ancora nella vecchia casa dei genitori, ormai sua, io ero con lui, di notte e di giorno condividendo con lui i malumori dell’inizio della carriera, le gioie dei successi poi, la sua ascesa professionale. Una sera di agosto, Ubaldo non era andato in ferie, le avrebbe fatte in settembre, era molto tardi, io mi ero già ritirata nella mia camera, e dormivo quando fui svegliata dal suono del citofono……guardai la sveglia…erano le due del mattino….chi poteva essere a quell’ora? Stetti un po’ per alzarmi e andare a rispondere quando sento la porta di Ubaldo che si apre e lui che        va a rispondere al citofono, lo sento parlare ed invitare a salire chi bussava dabbasso. Dopo qualche minuto sento la porta d’entrata che si apre e poi si richiude dietro un tipo che non avevo mai visto…..mi ero ormai svegliata e alzata,tenendo la porta della mia camera socchiusa potevo vedere fin all’entrata….. Indossava abiti eleganti, un completo in lino color panna, una camicia senza cravatta, ed insolitamente, visto l’ora, un cappello di panama della stessa tinta del completo, la visiera del cappello era tirata sugli occhi  forse per non essere riconosciuto? E….indossava dei grossi occhiali neri…..sembrava un gangester…ne fui impaurita e…..non appena i due furono entrati nello studio dei Ubaldo uscii sul balcone dove dava anche lo studio, le ante erano aperte e mi acquattai dietro una grossa pianta per ascoltare…Ubaldo poteva anche essere in pericolo…..dovevo essere pronta ad aiutarlo….in mano avevo una mazza da golf che avevo tirato fuori dal sacco posto proprio sul balcone. E sentii quello che mai avrei voluto ascoltare, da dove ero le voci arrivavano distintamente……la prima voce che sentii fu quella dello sconosciuto, una voce alterata, quasi gracchiante di un uomo anziano ” Ubaldo, non puoi farmi questo, ti ho fatto diventare un luminare quasi della chirurgia plastica, la tua professione  la devi a me e a me soltanto…dammi quel fascicolo, per l’amor di Dio, dammelo! ”  La voce di Ubaldo che seguì, era tagliente, cattiva, non l’avevo mai sentito parlare con quel tono ” Scordatelo, scordatelo, scordatelo…..e quanto alla mia professione? Mi hai sfruttato come un limone, la tua clinica non avrebbe mai acquistato la fama che ha con quel branco di incopetenti che vi sono, è solo grazie a me….solo grazie al mio lavoro che sei il “paron” della chirugia plastica, chiaro?” Senti lo sconosciuto….che a quel punto avevo capito perfettamente chi fosse….era proprio il proprietario e primario della clinica dove Ubaldo lavorava……..sentii l’anziano medico ribattere, adesso, con voce di pianto “Ubaldo, se vado a fondo….la clinica chiude….questo è chiaro…”                                                                                                                                               “Mi troverò un’altra sistemazione, non ti preoccupare……preoccupati per te, piuttosto….quel fascicolo ti porterà diritto in galera….e per molto anche, nonostante la tua età!”                                                                                                                                              “Cosa vuoi, delinquente, denaro? Quanto vuoi? 300, 400, 500 mila euro per darmelo? Quanto vuoi, dì una cifra, maledizione!”  “Voglio la clinica, trasferisci tutte le azioni in tuo possesso a mio nome e vattene……chiaramente devi far comparire una vendita da parte tua e non una donazione, questo mi sembra chiaro!”                                                      Quel racconto mi stava facendo sudar freddo…..mai avrei immaginato che dietro la fortuna del defunto medico ci fosse addirittura un ricatto…ma quel che più mi interessava era il fascicolo…allora c’era veramente un fascicolo “topsecret”, la polizia non si era sbagliata. Avevo lasciato che Marta raccontasse senza mai interromperla…e lei, dopo aver bevuto un sorso d’acqua dalla bottiglietta che aveva in borsa, continuò….nel frattempo eravamo arrivate a destinazione, una zona di campagna, e Marta mi aveva detto che era meglio fermare all’entrata del viottolo dove generalmente fermava il bus che lei prendeva solitamente, viottolo che portava ad una casa rustica di campagna.  “Rosy, sentire il mio Ubaldo che ricattava quell’uomo anziano…mi fece tanto male, ma tanto…..aveva lottato per arrivare, lottato per scalare quella montagna non facile della professione medica..ma il ricatto poteva giustificare la bramosia di arrivare alla cima….avere una clinica di proprietà, esserne il primario?…..Comunque il primario accettò il ricatto e disse che avrebbe proceduto alla vendita “fittizia” delle azioni a nome di Ubaldo…l’anziano chirurgo deteneva oltre il 50% del capitale azionario! Chiese ad Ubaldo il tempo di effettuare la transazione e Ubaldo gli rispose che non appena il tutto fosse stato a suo nome, gli avrebbe dato il fascicolo…..che il primario prima di andare via volle controllare se fosse completo e non mancasse nulla.                                                   “Tranquillo, è tutto a posto, tutti i tracciati preoperatori, la faccia del tuo operato, e il nuovo viso…..ma dimmi, questo boss della Mafia, quanto ti ha dato per l’operazione segreta?…….I soldi della tua ascesa sono di fonte……mafiosa? E’ vero che sono passati quasi 15 anni dall’ operazione, ma non tanti perché il mafioso non venga riconosciuto……e magari nei 15 anni gli hai fatto anche qualche altro ritocchetto?…”       La voce di Ubaldo era stata ironica, tagliente come non mai…..”Non mi rispondi? Ho colto nel segno……siamo della stessa pasta…non trovi…esimio dottore!”                                             A queste parole sentii la porta dello studio aprirsi e chiudersi violentemente, come la porta d’entrata. Ritornai subito nella mia camera e mi misi a letto….ma non fu una notte tranquilla…..appena possibile volevo andare via…quello non era più il mio Ubaldo, no, non lo era……appena possibile sarei andata via…ma quel momento, come vede, Rosy, non è mai arrivato!”                                                                                                                                      Doveva essere propria una cara persona, la Marta, fedele al suo piccolo diventato uomo, in tutto il suo divenire……..”Marta, ma la casa l’ha venduta? Quella dei genitori, intendo” Non l’ha mai voluta vendere, e l’ha sempre fittata a ferrovieri, forse per onorare la memoria del padre, gli era attaccatissimo, come le ho già detto…..e il fitto, a quanto ne so, è proprio irrisorio, visto il prezzo delle case, anche in periferia, nonostante tutto era un brav’uomo…chissà, forse quel ricatto è stata una punizione per il primario, l’ha voluto umiliare, punire…sì, deve essere andata proprio così!”                                                                 E nel dirlo, le si imperlarono gli occhi di lacrime, tanto il suo affetto per Ubaldo, da giustificarlo, nonostante tutto!                                                                                                         “E com’è andata a finire la storia del fascicolo…..la clinica è di proprietà di Ubaldo, quindi il trasferimento di azioni deve essere avvenuto…ma il fascicolo…….lo scasso alla villa e in clinica direbbero il contrario…….!”                                                                         Marta mi guardò con occhi stanchi, voleva dimenticare quella brutta notte trascorsa ad origliare, voleva cancellare quel ricordo, le aveva dato sofferenza l’avermelo raccontato, glielo leggevo negli occhi…..”Non so, Rosy, non so che fine abbia poi fatto questa storia…..l’unica cosa che possa dirle è che il primario morì circa 4 anni dopo e certo non in miseria…..era milionario e la cessione delle azioni della clinica non aveva intaccato minimamente il suo capitale…….morì lontano, in America Latina dove l’unica figlia lavorava per la Croce Rossa Italiana….la salma fu poi traslata qui, dove il primario ha una cappella e dove giace la salma della moglie……Rosy, più di tanto io non so, grazie comunque di avermi fatto sfogare su questi ricordi che ho sempre tenuto nascosto, neanche a mia sorella ho mai raccontato niente. E se, qualche volta passa da queste parti, specialmente il lunedì, mi venga a trovare, in quel giorno sono sempre qui, io e mia sorella non ci siamo mai sposate, e non abbiamo nessuno al mondo, la casa dove abitiamo era dei  nostri genitori che la ricevettero dai loro, dietro c’è un campicello con ortaggi e alberi da frutta, adesso coltivato da un contadino, perché mia sorella è ormai troppo anziana per farlo…tutto quello che ricava dal campicello ne da la metà a noi e il resto lo vende al mercato, mi sembra giusto per il lavoro che fa!….. Allora, ciao, Rosy, spero di rivederla presto!”                                                                                                                 Scese dall’auto e s’incamminò mogia mogia verso la casa, la guardai finchè non la vidi scomparire dietro il cancelletto d’accesso. Tornai a casa e, senza porre tempo a quello che avevo avuto fare dal momento che andavo ascoltando Marta, telefonai al tenente dell’Interpol che si disse pronto a venire nel pomeriggio, aggiungendo che per evitarmi pettegolezzi, veniva con una volante della polizia e due agenti, uno l’avrebbe lasciato in auto, l’altro se lo sarebbe portato con lui, e lasciato fuori dalla porta! Un tenente galantuomo, molto raro tra gente che fa quel mestiere, veramente una rarità…doveva essere di ottima famiglia!                                                                                                        Puntualissimo, nel tardo pomeriggio il tenente galantuomo era davanti a me nel salotto di casa a bere un caffè, gli raccontai tutto per filo e per segno……dopo circa due ore uscì, gli brillavano gli occhi, forse la traccia che gli avevo dato era molto importante…almeno lo speravo.

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo Secondo                                                                                                                                     Parte Quarta

Era in corso il bel mese di maggio ed io, tra sortite in Questura e i preparativi delle nozze…il 2 di luglio, avevo, come sempre, un gran da fare. Avevo già comprato l’abito, un completo gonna, top e giacchino in seta rosa pallido, scarpe e borsetta in seta bianca, per la pettinatura avevo optato di tagliare i capelli e fare un moderno e giovanile taglio corto a cui avrei adattato un piccolo baschetto ricamato, in seta rosa. Avevo già ordinato le bomboniere, una vera follia, ma il mio futuro consorte voleva fare le cose in grande e aveva voluto che scegliessi il meglio, un completo da colazione in porcellana per la mia madrina, chiaramente Matilde, e uno per il suo padrino, un carissimo amico di Gigi, per i pochi intimi, invitati alla cerimonia, delle zuccheriere sempre in porcellana con un cucchiaino d’argento.                                                                                                                         La cerimonia non era di  certo in chiesa, io e Gigi eravamo cattolici e non professanti, ci avrebbe unito in matrimonio il sindaco della città, quindi matrimonio civile in Municipio.                                                                                                                                                Il pranzo di nozze lo aveva prenotato proprio Gigi nel più elegante hotel a 5 stelle della città, un pranzo che partiva dal buffet con antipasti di ogni genere per andare attraverso vari primi e secondi e piatti di mezzo, frutta e la torta nuziale, questa,un segreto, solo Gigi e lo chef dell’hotel sapevano come sarebbe stata allestita.                                                    Trascorsi rapidamente una delle mie indaffarate mattinate, tornando a casa mi ero riproposta di andare finalmente a villa Damina per le condoglianze e, verso il primo pomeriggio mantenni la promessa fatta a me stessa e varcai il cancello della villa. Ad accogliermi la fedele Marta e il giardiniere che mi avevano aperto il cancello, li salutai entrambi con un bacio sulle guance e mi diressi da sola verso  il salotto dove mi avevano detto esserci la padrona di casa…avevo pregato Marta di non avvertire i bimbi della mia presenza, volevo stare un po’ da sola con la vedova…….non tanto per consolarla, non sono granchè in queste circostanze, ma volevo portare la conversazione verso  l’attività del marito per scoprire se ne sapesse qualcosa in più di operazioni segrete….lo dovevo al gentile  tenente dell’Interpol.                                                                                                               Trovai la vedova seduta sul monumentale divano al centro del salone, era abbigliata in un fresco abitino di primavera come me….e non mi sembrava poi tanto affranta, anzi la trovai distesa, ma pensosa, gioviale “Mi fa piacere vederti, Rosy, non sai quanto!” mi disse con voce soave, dolce.                                                                                                        “Scusami se ho impiegato tanto tempo, ma me ne mancava il coraggio, ed ero stremata dagli interrogatori della Polizia prima per lo scasso poi per l’omicidio…..perché ti hanno raccontato dello scasso, vero?”                                                                                    “Certamente, Rosy, certamente e come non potevano, io ero qui quando hanno ispezionato la casa per la seconda volta, cosa cercassero è stata per me una vera sorpresa…..la Polizia mi ha pregato insistentemente di ricordare se potesse esserci un’altra cassaforte, magari all’esterno, ma io non sapevo neanche esserci quella nello studio…..una cosa così spiacevole, ma così spiacevole che dopo l’uscita degli agenti da casa, ho dovuto prendere dei tranquillanti per la crisi isterica che era sopravvenuta!”     “Ti capisco perfettamente, io sono stata travolta dalle vostre vicende familiari perché “persona informata dei fatti” come si dice, e credimi, non ho preso tranquillanti perché non ne faccio uso…..quando vado “in tilt” mi metto in ammollo nella vasca da bagno tra profumi vari e torno a bilanciare le mie sensazioni…..ma dimmi, ti hanno detto in fin dei conti cosa cercavano effettivamente” Avevo tratto la palla al balzo per introdurre la conversazione che mi interessava.                                                                                                   “Una cosa assurda, ma veramente assurda, sai, perché cercavano un fascicolo riguardante un’operazione che mio marito avrebbe fatto segretamente, forse ad un grosso boss della Mafia…ma ti pare  possibile che Ubaldo si mettesse ad operare una persona del genere? Hanno anche detto che mio marito avrebbe potuto scannerizzare il fascicolo e avrebbe potuto portarlo in una “chiavetta” e giù a chiedermi se sapessi di posti in casa dove Ubaldo avrebbe potuto nasconderla…..follia, pura follia, Ubaldo usava il computer ma, credo, non avesse poi tanta dimestichezza con tanti aggeggi ad esso correlati….come una “chiavetta”…..io non so come sia potuto nascere tutto questo nelle menti degli investigatori, proprio non lo so!…..Un boss della Mafia, ma l’unica cosa che ci accomunava me e Ubaldo, era il ripudio delle associazioni criminali e della delinquenza in genere…..spesso si pensa che i ricchi siano, per il loro denaro, molto vicini a questi mafiosi, ma ti prego di credermi, Rosy, io e mio marito siamo sempre stati molto corretti nelle nostre rispettive attività e con i nostri collaboratori….follia, follia!”                         “Beh, vedi, anch’io sono contraria a quanto tu dici, ma spesso o forse, quasi sempre, questi “signori mafiosi” sono tra di noi senza che noi lo sappiamo, fanno parte proprio del tessuto della nostra società…mi ricordo che un mio vecchio amico, un notaio, quando leggeva un articolo che li guardava, e dell’intervento dell’Antimafia, dei Ros, sbraitava e diceva “L’Italia non potrebbe esistere senza la Mafia, e questa non avrebbe modo esistere senza l’Italia, è il seme stesso del nostro paese. Quindi, non ti angosciare di più, e piuttosto cerca di ricordare pure piccoli particolari, magari ti ha parlato di una qualche operazione, di qualche paziente più simpatico, uno meno……”                                                   Mi interruppe  “Rosy, io e mio marito non abbiamo mai, e ti ripeto mai parlato delle nostre rispettive professioni, è stata una promessa fatta un po’ prima di sposarci, quella di lasciare al cancello di casa, tutto quanto facevamo oltre quel cancello, quindi, cosa debbo ricordare se non ne ho saputo mai niente?”                                                                  Alle ultime parole fecero eco le festanti vocine dei bimbi che, scesi in giardino a giocare, avevano sentito la mia voce provenire da una delle finestre aperte del salone, mi corsero incontro e mi salutarono festosamente, in loro nessuna traccia del loro recente grave lutto, seppi poi perché. La mamma e Marta, insieme con le altre persone a contatto con i bimbi, avevano deciso di dire ai bimbi che il papà era rimasto in America per curarsi e che sarebbe rientrato quando fosse guarito, e quindi i bimbi non sapevano della morte del genitore. Mi intrattenni con loro e la mamma un’altra mezz’oretta, poi accompagnata da Marta, mi avviai all’auto parcheggiata nell’ampio spiazzo della villa. La fedele Marta mi accompagnava e non potei fare a meno di rivolgerle qualche domanda…..era stata la tata di Ubaldo, quindi chi meglio di lei lo conosceva?                                                                “Senta, Marta, lei che ha, praticamente, cresciuto Ubaldo, saprebbe dirmi se usava celare qualcosa in qualche parte della villa? O da altra parte? Sa qualcosa del chirurgo che nessuno sa, lei è quella che più ha vissuto con lui, più della stessa moglie, sa di qualcosa, magari successo in passato, prima che si sposasse, qualcosa che nessuno può sapere? E’ importante, Marta, molto importante, importantissimo sapere perché hanno scassinato la villa e, chissà, forse gli stessi, sono dietro l’omicidio di Ubaldo……potrebbero far del male alla vedova e ai bambini, allora, Marta…?”                                                                    “Cara signora, forse io so qualcosa, ma non so se ha a che fare con questa tragica famiglia. E’ troppo lungo spiegarglielo adesso, facciamo così, io domani ho il mio giorno libero e come sempre vado al paese a trovare un’anziana sorella, mi accompagni, parleremo lungo la strada, che ne dice?”                                                                                        Non potevo sperare di meglio “Ma certo che l’accompagno, certamente, viene lei da me o vuole che l’aspetti da qualche parte?”                                                                                                “Vediamoci al mercato, lì non daremo sospetti se ci incontriamo e se lei mi offre un passaggio, va bene?”                                                                                                                 Guardai con affetto quell’anziana signora e assentii, l’indomani ci saremmo viste all’angolo del mercato settimanale. La salutai e montai in auto, varcai il cancello con una certa calma ma un trillo, sinuosamente, suonava pacatamente nella mia testa, perché tanto mistero?

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Capitolo secondo                                                                                                                                    Parte Terza

Le indagini della Polizia sull’omicidio, così sottilmente perpetrato, iniziarono a tutto spiano, a partire dalla messa a soqquadro, praticamente, di villa Damina, era già la seconda volta, e della clinica, anche qui era la seconda volta.   Tutti coloro che erano stati in stretto contatto con il chirurgo furono chiamati in Questura…..dai domestici della villa agli assistenti del chirurgo, a tutti i paramedici, a tutto il personale amministrativo e gli inservienti dell’impresa di pulizia. Io fui una delle ultime ad essere convocata, la mia presenza in villa era troppo recente e, quanto alla clinica, non vi avevo mai messo piede. Fui ricevuta dal questore in persona, non so perché? Tutti gli altri con cui avevo parlato degli interrogatori erano stati ricevuti nelle varie stanze della Questura e avevano risposto alle domande di vari agenti ed ufficiali.                                                                            Con il questore trovai un tipo in borghese, mi fu presentato dal questore come un ufficiale dell’Interpol….addirittura entrava in scena l’Interpol, i fatti dovevano essere più gravi ed estesi di quanto si pensava.                                                                                                  Fu il Questore a prendere per primo la parola “Signora, lei è stata convocata perché ha frequentato la villa, anche se per breve periodo e, a detta del personale di servizio, ci è stata indicata quale persona molto cara e intima alla vedova Damina, è vero?”                     Onestamente non riuscivo a intendere quei termini “cara e intima” …mi chiedevo cosa effettivamente il questore avesse voluto significare…..spesso i soggetti appartenenti alle forze dell’ordine sono molto , diciamo impertinenti, ne vedono tante, è vero, ma?             Mi schiarii la voce ” Egregio questore, veramente i termini che lei ha appena usato “cara e intima” non sono del tutto corretti. La signora era spesso in burrasca con il marito e, un paio di volte mi sono trovata presente e, la signora per sfogarsi mi ha confessato alcuni particolari della sua vita coniugale, tutto qui.”                                                                              “Della burrascosa vita matrimoniale eravamo già stati messi a corrente dalla governante e dai domestici, ma, spero non se l’abbia avuta a male per l’uso dei termini “cara e intima”, mi creda, in essi non vi era alcun sottinteso, comunque le chiedo scusa. Superato il quanto, mi dica se, in questi suoi sfoghi, la signora le ha mai accennato a punti oscuri dell’attività del marito, mi spiego, se le abbia mai parlato di operazioni di plastica segrete, a gente anonima, per esempio?”                                                                                          “Non abbiamo mai parlato dell’attività professionale del marito, né della clinica, le ripeto io, trovandomi spettatrice delle scenate tra marito e moglie, sono stata resa “spalla” su cui piangere e sfogarsi dalla signora Damina, tutto qui!”                                                               “Va bene, signora, va bene e come mai, mi scusi, non è andata ancora a far le condoglianze?…Perché non c’è andata, vero?”                                                                               “Non, signor questore, non vi sono ancora andata, mi è mancato il coraggio, soprattutto di rivedere i bimbi a cui mi sono affezionata subito, mi sono ripromessa di farlo in settimana.”                                                                                                                                               ” E neanche i domestici e l’anziana governante le hanno mai fatto una qualche confidenza sull’attività del padrone?”                                                                                                Il questore era una persona dai modi gentili, forse è meglio dire affettati, somigliava a quei gattoni che ti fanno le fusa per carpirti una carezza, ma sono capaci anche di graffiarti dopo qualche secondo…ed inoltre, aveva un tono di voce sarcastica….doveva essere una distorsione professionale…cominciava a starmi antipatico…..ma placai le mie sensazioni “No, signor questore, prima perché non mi sono mai intrattenuta con il personale di servizio e la governante in conversazioni di qualsiasi tipo, secondo perché sono delle persone molto riservate e ossequiose dei padroni.”                                                “Per me può bastare” disse all’ufficiale in borghese che era rimasto in piedi accanto alla massiccia scrivania del questore e questo rivolto al collega “Ti spiace se chiedo anch’io qualcosa alla signora, qualcosa che non ha niente a che fare con il nostro caso?”               Il questore si alzò dalla monumentale poltrona che occupava il suo “povero sedere”…era molto magro….e si allontanò verso la porta, e schiacciando il pomello dell’apertura “Ho da sbrigare alcune faccende al reparto operativo, vi lascio soli, penso sia gradito un caffè?”                                                                                                                                                        “Sei gentilissimo, grazie, il caffè è graditissimo e per le, signora?”                                              “Oh, sì, sì, non sa quanto ne beva!” risposi mentre lo guardavo interrogativamente….”che cosa doveva domandarmi….. al di là del caso?”                                                                               “Mi dica una cosa, signora, lei ha un figlio di 30 anni? Vede, ho conosciuto un giovane che le somiglia in un modo strabiliante!”                                                                                                 Qualcosa cominciò a battermi nel cuore, sembrava “un cuore matto”…uno dell’Interpol che aveva conosciuto, forse, mio figlio……allora si era messo nei guai, magari era in galera….L’ufficiale si era accorto del mio stato ansioso e ridendo dolcemente ” Non l’ho conosciuto per arrestarlo, tranquilla, anche se è finito in una nostra retata ad Amburgo, ma lui non c’entrava niente……”                                                                                                         Un po’ rincuorata da quanto mi andava dicendo “Ad Amburgo?  Mio figlio è sparito 12 anni fa, e da allora non ne so più niente…tranne che, un’altra persona mi ha parlato di un certo “Tornado” che mi somigliava moltissimo,  ed era a Londra non ad Amburgo…quindi non è…..”                                                                                                                                               Non riuscii a finire la frase che si aprì la porta…..era un’agente in divisa che recava il caffè, salutò l’ufficiale ed uscì subito e il  tenente dell’Interpol, sempre con una espressione molto dolce sul viso ” Era, infatti a Londra, ed ha festeggiato il trentesimo compleanno insieme ad un gruppo di amici, in un camping, tra loro vi ero anch’io……come segugio……seguivo le tracce di uno spacciatore sfuggito alla retata ad Amburgo….ed fu allora che rividi “Tornado”…capisce adesso?”                                          “Giramondo, allora sa facendo proprio quello che diceva di voler fare da ragazzo, appunto, il giramondo…sempre che sia lui e lei che è un ufficiale di polizia, certamente saprà le sue generalità….me le dica, per favore.”                                                                         La mia voce era implorante e l’ufficiale mi sorrise benevolmente “Mi dica lei quale dovrebbero essere le sue generalità ed io le dirò se corrispondono o no”                              Lo guardai anch’io con benevolenza e con voce tremante “E’ nato il 5 agosto del 1989 e si chiama Giacomo Corrado, questo il cognome del padre, chiaramente”  e lo guardai come chi aspetta un miracolo dal cielo e il tenente  “Sì, Tornado è il soprannome con cui lo chiamavamo tutti, me compreso, a Londra e ad Amburgo, contenta?”                               Non ero contenta, era al settimo  cielo, era vivo….tante volte avevo pensato che non ci fosse più….. e l’ufficiale “Giacomo è veramente una perla di ragazzo, ne può essere fiera…molti ragazzi e ragazze lasciano la casa dei genitori e la maggior parte fa una brutta fine……mentre il suo Giacomo, oltre ad essere una persona di cuore, un amicone, è anche molto coraggioso…pensi che, quando mi rivide a Londra ed io gli chiesi di non rivelare la mia identità di ufficiale di polizia, si mise subito a mia disposizione, aiutandomi a cercare quello spacciatore che arrestai, proprio grazie a lui…..ma lei, mi raccomando, per la sicurezza del suo Giacomo, non riveli questi particolari a nessuno, okay?”                                                                                                                                                “Non c’era bisogno che me lo dicesse, tenente, quello che mi ha detto rimarrà chiuso a chiave solo e solamente nella mia memoria, grazie…e mi dica, per caso non le ha detto dove abitava?” gli chiesi sorridendogli.                                                                                         “Cara signora, mi rendo conto della sua voglia di mamma di rivedere suo figlio, ma vede, anche sapendone l’indirizzo non glielo direi…se non l’ha cercata, vuol dire che non è pronto a rivederla……mi spiego? A lei deve solo interessare che stia bene, e sta benissimo, non gli manca nulla, e che non si sia mai messo nei guai, di più non mi chieda!”                                                                                                                                              “No, non le chiederò di più, anzi, lei è stato gentilissimo…..non mi vuole neanche dire cosa fa per vivere, solo questo, la prego”                                                                                             “E va bene, mamma supplichevole, questo glielo dico, Giacomo è imbarcato su navi mercantili, fa le lunghe rotte, quando termina un viaggio sta per almeno un mese a terra e se ne va in giro. Si guadagna bene sulle navi mercantile e Giacomo ha incarichi di grossa responsabilità…..se non ricordo male si interessa delle merci, delle pratiche di stoccaggio, delle asscurazioni….contenta?”                                                                                  “Sì, contentissima, le posso dare un bacio?”                                                                                    “Ma sì che mi può dare un bacio, però, riguardo ai Damina, qualsiasi particolare, anche uno per lei insignificante, mi chiami a questo numero” e dicendolo mi porse un biglietto da visita che misi subito in borsa dicendogli “E, se a lei dovesse ricapitare di incontrare di nuovo il mio giramondo, gli dica che la mamma ha sempre lo stesso numero di cellulare di quando è partito e che, mi farebbe piacere rivederlo anche per qualche ora, non lo tratterei……glielo dirà e se lo ha dimenticato, questo è un mio vecchio biglietto da visita di quando ero in affari, il cellulare è sempre attivo?”                                                         ” Sì, hoseguito sui giornali quella tragica vicenda in cui si è trovata coinvolta e che, penso l’abbia portata in questa città……promesso, se dovessi incontrare di nuovo Giacomo, glielo darò.”                                                                                                                                          Chi mi avesse incontrato fuori dalla Questura quel giorno, avrebbe detto che avevo l’aspetto di una che ha vinto al Superenalotto, tanto ero raggiante nell’aspetto, ma soprattutto nel cuore.

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo Secondo                                                                                                                                Parte Seconda

La mia love-story viaggiava con il vento in poppa, io e Gigi trascorremmo le feste di Pasqua all’isola di Capri….che splendore, che meraviglia…..tutti gli innamorati dovrebbero andare in quell’isola incantata.                                                                     Avevamo incaricato Matilde di tutte le incombenze notarile dell’acquisto della casa, noi non avevamo tempo per quelle noiose pratiche……ma io non avevo potuto, ahimè, delegare alcuno a patire il dolore che sentivo per quella famiglia Damina che, seppur conosciuta da poco, aveva già un grande peso nel mio cuore….come avevano deciso erano volati negli States appena dopo Pasqua….ed io, al mio ritorno da Capri, la settimana dopo la Pasqua, mi ero recata a villa Damina per sapere notizie…ma né il giardiniere né le due domestiche, in contatto con Marta, avevano saputo niente.             Poi, un fulmine a ciel sereno sconvolse quelle miti creature che lavoravano al servizio a casa Damina…..una notte, senza che alcuno se ne accorgesse, avevano rovistato nello studio di Ubaldo, aprendo persino la cassaforte, celata dietro un quadro….avevano trovato lo studio con carte sparse dapperttutto e il laptop del medico era sparito…..la domestica era certa di averlo visto sulla scrivania sino al mattino come riferì ad agenti della Polizia….ma il fatto più strano fu che, anche lo studio in clinica del chirurgo era stata visitato, pressocchè contestualmente…..due squadre di ladri all’opera…per cercare cosa? Un vero guazzabuglio della Polizia che si trattenne a villa Damina quasi mezza giornata a caccia di impronte digitali ed indizi utili ad individuare gli scassinatori….altri agenti di polizia erano all’opera in clinica per lo stesso motivo….ed ancora una volta in circa sei mesi dovetti trovarmi davanti degli agenti…stavolta in azzurro…..che mi interrogavano, mi squadravano…..un tormento! Ero stata convocata in Questura perché frequentavo la casa e quindi, mio malgrado ero un’indiziata!…Tornando a casa dalla Questura….ripiombai in quell’angoscia che mi aveva attanagliata in ottobre…..”.Fato, Fato….ma che diavolo ti ho fatto?”                                                                                                    E gli eventi tragici non finirono qui! Brutte notizie arrivarono dagli States…..tragiche notizie…..il chirurgo era stata trapiantato ma, ahimè, il suo fisico debilitato aveva rigettato il cuore nuovo…era deceduto! Ma la tragedia ancora non era terminata…..prima di essere trapiantato, il chirurgo, chiaramente, era stato sottoposto ad esami clinici, ed esami istologici molto approfonditi, i primi servivano a dare l’okay al trapianto, i più profondi a indagare su strane tracce individuate …..e furono proprio questi esami a dare la mazzata finale a quella tragedia…..gli esami istologici approfonditi  avevano rilevato tracce di un potente veleno……..purtroppo, il cuore era arrivato un’ora prima dell’esito di questi ulteriori esami….troppo tardi per fermare il trapianto che evolse nel decesso.           I medici americani denunciarono i fatti e la procura distrettuale americana ordinò l’autopsia…..il collasso in Italia…era stato provocato da un lento e prolungato avvelenamento…..quindi, non morte naturale ma omicidio!                                                       La notizia giunse in Italia come una bomba…..titoli di scatola sui giornali…..la salma rientrò in Italia dopo una decina di giorni, insieme alla signora Damina, a Marta e ai bimbi…….chiaramente assaliti dai giornalisti al loro arrivo all’aereoporto e seguiti a casa. Finalmente i cancelli della villa furono chiusi e la famiglia potè rimanere sola…ma non per molto……la Polizia, già titolare dell’inchiesta per lo scasso, era stata incaricata di interessarsi del delitto del dottor Ubaldo Damina.

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo Secondo                                                                                                                                     Parte Prima

Il 7 gennaio, io, Leslie, Matilde e Gigi sedevano su una confortevole poltroncina del volo Alitalia per l’Italia, volo che partì in perfetto orario e atterrò con precisione cronometrica nella nostra terra….le nostre vacanze erano terminate.                                                           Mai mi era capitato di vivere delle vacanze natalizie in tanta pienezza e spensieratezza, erano state vacanze da sogno ed io…ero completamente sognante con il mio primo vero amore della mia vita…..neanche il mio ex marito, neanche le varie avventure dopo la fine del mio matrimonio, mi avevano fatto sentire in quello stato d’animo!                            Il soggiorno londinese si era brillantemente concluso con Gigi come “chaperon”……aveva fatto visitare a me e Matilde,  altri spendidi luoghi come Stonehenge, le famose pietre megalitiche che tanto mistero attirano intorno a loro…..poi, la arcinota cittadina universitaria di Cambridge, e il movimentato quartiere di Soho…..qualche volta si erano uniti a noi anche Sharon, il marito e gli amici americani…….avevamo formato una goliardica comitiva e c’eravamo scambiati email e numeri di cellulare per rimanere in contatto e, magari organizzare una gita insieme……io e Matilde li avevo invitati in Italia e Sharon ci aveva promesso che non appena di ritorno dal Sudamerica lei e il marito…stavolta Sharon avrebbe seguito il marito…certamente ci avrebbero fatto visita in Italia.                                                                                                                                                  E il mio Gigi? Accidenti non aveva bisogno di essere invitato….abitava proprio vicino casa, una ventina di chilometri, in un paesotto alle spalle della grande città, qui aveva un laboratorio di orafo, e abitava proprio sopra il laboratorio con due nipoti rimasti orfani dei genitori, a loro stava insegnando l’antica arte orafa…………..che gentiluomo……mai avrei sperato di trovare un uomo così! Una simbiosi perfetta tra uomo e donna, anche se spesso avevamo opinioni contrastanti, una simbiosi meravigliosa sessuale maschio e femmina che iniziò il week-end dopo il nostro ritorno…..Poi, iniziò a venire spesso a cena a casa fermandovisi sino al mattino, un week-end mi volle a casa sua per presentarmi la sua famiglia, appunto i due nipoti che costituivano tutto quanto rimanevano della sua famiglia.                                                                                                                                           Tutto era bello in quel gennaio, tutto meraviglioso, anche il mio lavoro da baby-sitter che avevo ripreso al ritorno a casa Damina……che sembravano meno in guerra tra di loro…..una pax-servanda?..E chi lo sa? Il bel marcantonio girava alquanto al largo… per fortuna…pare avesse allacciato una nuova relazione con una ragazza svizzera…che si era portato dietro in Italia!….Ma, purtroppo il Fato, unico e onnipotente “mazziere” dei destini di tutti noi, ancora una volta si divertì a rompere la mia felicità….pareva proprio che ce l’avesse con me!                                                                                                                 Come ogni Fine Carnevale i facoltosi coniugi davano una festa in villa e qui arrivava il “fior fiore” della città…alcuni mascherati, altri solo con una mascherina…….come seppi dall’eloquente Marta, la governante. Ero stata invitata ma Gigi, mi aveva detto che aveva da lavorare e poi detestava le feste in maschera e qualsiasi altro tipo di festa…come, del resto, io stessa. Come da sempre, il bel chirurgo che era un buongustaio e patito del mangiar genuino, aveva fatto ammazzare due maiali da cui si erano fatte salsicce, prosciutti, pancette e tutto quanto si può trarre da questo succulento animale….di cui, come si dice “non si getta niente!”…..e tutte queste grasse e succulente leccornie erano in parte per il banchetto del veglione di Carnevale, irrorato dall’ottimo vino che era alloggiato nell’ampia cantina della villa…per la festa si erano fatti arrivare anche quattro camerieri per meglio servir gli ospiti……Bene, tutto procedeva tra coriandoli, sghignazzi, giochi e scherzi……come mi raccontò Marta, quando, erano circa le due di notte, Ubaldo Damina, già mezzo ubriaco, inforcando l’ennesima salsiccia…si accasciò pesantemente sulla sedia , reclinando la testa sul tavolo…….fu chiamata l’autoambulanza che lo portò subito al vicino nosocomio……un infarto…era vivo per miracolo grazie alla bravura dei medici del 118 nel prestargli le cure immediate.                                                                          Il mattino dopo, quando arrivai, tutto era come alle due allorquando il padrone di casa aveva avuto l’infarto….piatti sporchi dappertutto, in giardino, nell’atrio, bottiglie aperte, bicchieri pieni e semivuoti…tutto seminato un po’ ovunque…..nel salotto trovai la signora Damina contornata di fazzoletti intrisi di lacrime…i due bimbetti erano di sopra con Marta…….Era in uno stato pietoso……mi avvicinai a lei e le cinsi le spalle….e lei ancora a piangere…..e singhiozzando “Hai visto, Rosy, il mio Ubaldo, il mio Ubaldo, un gigante ferito a morte…non aveva mai sofferto di cuore, sia io che lui facciamo un check-up ogni anno….come è possibile, come è possibile?……Non mi hanno neanche concesso di stargli vicina…è intubato……e…” ancora più singhiozzando ” e, pensa, Rosy, pensa che, i medici hanno detto che ha bisogno di un cuore nuovo….il mio Ubaldo ha bisogno di un cuore nuovo….lui, così atletico, vitale…deve avere un trapianto al più presto….” e giù a pianger  ….certo che una malattia fa dei miracoli….lo aveva chiamato “il mio Ubaldo”..bah…..se nona vessi visto l’Ubaldo in tener effusioni con la ragazza svizzera, spesso a casa, anche per la notte…..avrei detto che i coniugi Damina si fossero riconciliati.                                   Dopo l’uscita dal nosocomio, l’infartuato venne a casa per la convalescenza ma i biglietti per gli States erano già stati comprati……il Damina aveva molti amici nell’enclave dei chirurghi americani e preferiva farsi operare da loro…sarebbero partiti appena dopo la Pasqua…….ma, a partire su di una sedia a rotelle, non era più il marcantonio che mi aveva tanto emozionato quando l’avevo visto la prima volta….bensì un vecchio macilento e stanco, con il viso segnato dalle rughe e dalla sofferenza….Ubaldo aveva perso ben 20 kg ed era a dieta perenne……non poteva affaticare il cuore! Che brutta fine, veramente una gran brutta fine!                                                                                                     Io, chiaramente, fui licenziata, non avevano più bisogno di me, i bambini sarebbero andati con loro e a badare a loro la fedele Marta, governante da una vita in casa Damina, che, chiaramente li seguiva.                                                                                                         Non me ne addolorai più di tanto del licenziamento…ero troppo felice…..e, d’altronde Gigi non vedeva di buon occhio la mia attività da baby-sitter…….”quando ci saremo sposati non avrai più tempo di badare a nessun altro che a me soltanto”…mi diceva….eh, sì, perché avevamo deciso di sposarci in agosto, e per regalo di nozze, Gigi mi avrebbe comprato la casa dove abitavo e che piaceva moltissimo anche a lui….dagli States era arrivato l’okay a vendere ed io avevo il diritto di prelazione essendone l’inquilina……il sogno continuava…….”la casa sopra il laboratorio la lascio completamente ai miei due nipoti” mi diceva “e, presto mi metterò in pensione, e lascerò loro anche il laboratorio, ho un’assicurazione che mi permette di vivere l’età della pensione felicemente insieme a quei quattro soldi che danno per la pensione degli artigiani…..” e stringendomi le mani, portandosele al petto..”e voglio viaggiare…partire, viaggiare e tornare…e ripartire con te”

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo Primo                                                                                                                                        Parte Sesta

Il volo per Londra fu tranquillo, arrivammo in perfetto orario e, scese dall’aereo, ritirati i bagagli ci stavamo avviando all’uscita quando un attempato signore chiamò Leslie, era lo zio, venuto a prenderci, rinunciammo al caffè al bar dell’aereoporto e raggiungemmo il pulmino del bed and breakfast guidato dallo zio Chess, questo era il nome dell’omone dai capelli rossi e occhi azzurri.                                                                                                  Arrivati al bed and breakfast, la moglie di Chess ci accolse calorosamente e ci invitò a rifocillarci con un’abbondante “breakfast” ….io tanta roba non la mangio neanche a pranzo…di diverso avviso Matilde e Leslie che gustarono la colazione in tutte le sue portate…attingendo anche dalla mia che era restata pressocchè intatta. Salimmo poi alla camera che zio Chess aveva preparato per me e Matilde, Leslie, chiaramente sarebbe andata a casa sua. La cara ragazza ci accompagnò in camera per assicurarsi che fosse di nostro gradimento…e lo era tantissimo…poi ci salutò dandoci appuntamento nel tardo pomeriggio per un giro al centro.                                                                                                    Quel posto, dov’era il bed and breakfast, l’avresti detto più nei dintorni di un’amena località italiana che nei dintorni di Londra tanto l’aria era pulita, tersa, cristallina…e la nebbia…il famoso “fumo di Londra”…..che fine avevano fatto? Mi distesi su una delle due poltrone che erano ai piedi del letto girando lo sguardo intorno…era tutto perfetto, piccolo ma perfetto……giusto da passarci le notti delle nostre vacanze perché di giorno difficilmente vi saremmo state.                                                                                                     Disfacemmo le valigie e sistemammo il contenuto nell’ampio armadio, sistemammo i nostri beauty-case e la roba da bagno e scendemmo nel delizioso giardino dove erano sistemate poltrone, un’altalena, dei tavoli…..un’intimità in quel luogo che, onestamente, non mi sarei mai aspettata…..era come trovarsi a casa, in Italia!                                              Stemmo in giardino per un’oretta facendo amicizia con altri ospiti ….chiaramente era Matilde che conversava perché parlavano in inglese…..vi erano comunque anche una coppia francese e una tedesca, il bed and breakfast era pieno.                                                  Il bed and breakfast, contrariamente a quelli italiani, offriva la possibilità di pranzare e cenare, chiaramente non compresi nel prezzo della camera che comprendeva solo la prima colazione. Io e Matilde potevamo scegliere di pranzare e cenare lì o altrove, non bisognava avvertire….in verità era più una locanda che un bred and brekfast.                      Avendo fatto colazione sul tardi della mattinata non avevamo granchè fame e tornammo in camera a riposare…….ci svegliò la voce di Leslie che era venuta a prenderci…stava bussando alla porta “Ehilà, dormiglione, non sarete venute  a Londra per dormire, spero?”                                                                                                                                            Matilde saltò dal letto e le andò ad aprire……”Scusa Leslie, ma non avevamo appuntamento sul tardi pomeriggio, sono appena passate le sedici”…….e la ragazza, resa ancor più vispa dal trovarsi nella sua terra “E’ vero, Matilde, ma mia madre ha tanto insistito per conoscervi ed ha approfittato per venir a salutare lo zio che non vede dall’estate….vi aspetto giù…..dormiglione e…anche pigracce” e andò via ridendo come una bambina.                                                                                                                                           Ci preparammo e scendemmo in giardino dove un’esatta copia di Leslie ci attendeva sorseggiando un thè….quanto somigliava alla mamma, le avresti prese per due sorelle tanto la signora Sharon era giovanile d’aspetto….Leslie ci presentò e fece da interprete fra me e Sharon, mentre Matilde interveniva in un perfetto inglese poi si allontanò             andando a gironzolare per la locanda come una bimba che sta alle giostre….doveva mancarle molto l’aria di casa….Matilde non l’aveva mai visto così gioiosa, vispa….fece ritorno tra noi andando a sedere vicino a Matilde “A proposito, gentili signore italiane, come pensate di muovermi per Londra quando non dormite?”                                              “E dacci tu un consiglio, monella, dicci come è meglio muoversi, in taxi, in bus….?” la rimbeccai con lo stesso tono scherzoso della ragazza mentre Matilde faceva da interprete a Sharon . “Io penso che sarebbe meglio prendere un’auto a noleggio, non guidate entrambe?…Io o mamma potremmo anche accompagnarvi qualche volta ma, in queste festività, con gli ospiti che arrivano, diventa un problema averne il tempo, che ne dici Matilde, il noleggio non è una buona idea, sareste libere di andare e venire…”        Matilde la interruppe “Cara ragazza, io non ho mai guidato qui, non credo proprio sarei capace di adattarmi alla guida a sinistra e che dire poi del volante a destra…..mi ci vorrebbe almeno un anno per esercitarmi…e tu, Rosy, te la sentiresti?”                                 La guardai con occhi sbarrati  “Scordatelo, se a te ci vorrebbe un anno, a me ce ne vorrebbero due per abituarmici…..” risposi ridendo ” meglio il taxi, il bus, Leslie ci dovrebbe solo indicare dove trovarli, dove acquistare i biglietti, e darci il numero di telefono di qualche compagnia di taxi”                                                                                  “Okay, vi procuro qualche numero, ma…se non sbaglio anche alla reception ve ne sono…quanto ai biglietti….stasera andiamo un po’ in giro e compriamo due abbonamenti, così sarete più libere!” Ed uscimmo, accompagnate da Sharon che guidava con a lato Matilde mentre io mi accomodai dietro con Leslie….una chiacchierona, ma una chiacchierona di quelle grandi….era certamente la felicità di essere con la mamma e a casa.  Arrivammo nel centro della city in un traffico infernale, ma Sharon che era di casa, si districava in esso, perfettamente a suo agio, parcheggiammo all’inizio di Piccadilly Street e scendemmo a piedi verso Trafalgar Square ………una marea di giovani, di gente di tutte le età e nazionalità…..era travolgente trovarsi lì. Scendendo sulla sinistra passammo per una strana vetrina aperta, lì facevano capolino i “Beatles” …erano le loro statue in cera….non entrammo, si vedeva abbastanza dall’esterno e continuammo a percorrere Piccadilly arrivando in una piazza che sembrava un mare multicolore tanta la gente dalle facce gialle, olivaste, nere,bianche….  Guardando verso sinistra riuscii a scorgere a malapena la scritta “National Gallery” e proposi alle mie compagne di viaggio di visitarla…….non era tardi, doveva essere ancora aperta…..Fu Leslie a rispondermi che sì, era ancora aperta, ma la National Gallery era ricca di tesori d’arte e non ce l’avremmo fatta a vederli tutti……. “Meglio andarci di mattina presto se volete vederla tutta…comunque possiamo anche entrare…se volete…che dite?”                                              Io e Matilde ci guardammo interrogativamente e accettammo il consiglio di Leslie, certamente il giorno migliore era durante la settimana dopo S.Stefano e continuammo la nostra passeggiata “a spintoni” tra la folla.  Nell’intanto, senza che ce ne accorgessimo, si era fatta ora di cena, e lo stomaco bussava, decidemmo di entrare al McDonald che era sulla Trafalgar Square….non amavo molto questi luoghi di ristoro ma Matilde mi aveva assicurato che in Inghilterra era miglior che in Italia e….aveva ragione perché mangiai un’ottima “salade” mista di carne, pesce e verdure, anche le altre presero lo stesso. Uscendo, la folla, anziché diminuire per la sera umida che stava scendendo, era aumentata, salimmo a fatica la Piccadilly Street e partimmo in auto.                                   “Spero che il primo approccio londinese ti sia piaciuto, Rosy, o no? Matilde è già stata qui varie volte ma per te che è la prima volta…?”                                                                                  “Sono talmente frastornata, cara Leslie, che mi sembra di essere uscita da un tritacarne…comunque sì, sì, mi è piaciuto tutto tantissimo, ma spero che i nostri tour non siano tutti così……affolalati?”…….una sonora risata di Leslie si diffuse nell’auto….”Non ci sei abituata, ah, ah, ah……ma no, tutti affollati come questo no, comunque Londra è una delle città più cosmopolite e affollate al mondo….a proposito vi siete fatta una scaletta dei luoghi che volete visitare, vedere?…..io e mamma, da parte nostra, abbiamo deciso di portarvi a cena fuori la prossima settimana, in uno di quei ferry-boat che ci sono sul Tamigi……navigheremo e mangeremo…è molto divertente, vedrete…solo che il giorno preciso dobbiamo ancora deciderlo…vi telefono, okay?…Un’altra cosa, prima che dimentichi, la cena di Natale la verrete a passare a casa nostra….abbiamo degli ospiti ma sono dei simpaticoni e due di loro parlano, anche se malamente, la vostra lingua……vengo a prendervi in auto verso le 17…non dormite, ah, ah, ah….”                                          “Leslie, ma noi non vogliamo disturbare la vostra privacy proprio in queste feste, verremo in altra occasione…” ” Ma quale disturbare, Matilde, Rosy, voi siete per me delle persone di famiglia e…non accetto scuse…vengo a prendervi alle 17….avete la mattinata libera….ma quando arrivo voglio trovarvi sveglie, okay!”                                                            Eravamo ormai arrivate alla locanda e la turbolenta ragazza ci salutò dandoci un bacio ad entrambe, mentre Sharon ci salutò dall’auto.                                                                             Fino al 31 mattina, fu un continuo andare e scendere da bus e taxi, visitare e vedere, fotografare, girare con la web-cam e riporre nella mente le sensazioni che quella straordinaria capitale può trasmetterti…..per quelle non vi sono macchine fotografiche o web-cam……ci sono solo i nostri occhi a fotografare, registrare…riporre nell’archivio della mente.                                                                                                                                   Leslie e Sharon, comunque ci portarono a cena su un ferry-boat che risaliva il Tamigi…ma l’aria satura di olio e di alcool della sala da pranzo del ferry-boat ci impedì di gustare pienamente lo splendido scenario che si snodava ai lati …..un archivio storico unico……..comunque la cena a bordo la pagai io. Quello scenario visto dal barcone lo visitammo il giorno dopo a piedi…giungendo ai cancelli della reggia, passando sotto il famoso Big Ben che svetta proprio sul Tamigi e girando intorno alla monumentale cattedrale di Westminister…un vero capolavoro!                                                                     Ma, anche se entrambe amavamo molto l’arte, dopo l’ennesimo museo,  decidemmo di andare in Baker Street…..dove, su indicazione della vulcanica Leslie, avremmo visitato un luogo simpaticissimo….e nuovo per due italiane come me e Matilde…..ma, se ne doleva, ridendo, super affollato……e quanto era affollato…..quel luogo che altro non era che il museo di “Madame Tussaud”, il museo delle cere…..la cui sede principale è a Parigi, ma Leslie ci aveva assicurato che quello di Londra non aveva niente da invidiare all’originale e poi, all’interno, oltre al museo delle cere  ” vi troverete nella galassia del sole…ah, ah, ah….e potrete far per qualche ora ” il colonnello Bernacca”….ah,ah,ah…..non vi  dico di più per non togliervi le sorprese…ah, ah, ah”                                                              E le sorprese furono veramente tante, troppe per due signore di mezzetà come me e Matilde, non all’antica, di certo, ma abituate ad ambienti più pacati, sobri….entrammo nel museo delle cere…..ci saremmo aspettate di vedere delle cere appena entrate,macchè, dovemmo camminare per corridoi ed attraversare piccoli vani…..con immagini raccapricianti….vi era tutto un “macabro festival” delle pene capitali…..e le prime cere che vedemmo erano proprio i condannati a morte, i torturati con gli strumenti di tortura, cere che nella loro rappresentazione della morte, della sofferenza, della tortura erano così reali…da sembrare reali!                                                                                                               Io e Matilde ci guardavamo a vicenda domandandoci con gli occhi dove Leslie ci avesse spedito….finalmente dopo tutto quelle macabre cere giungemmo nell’anticamera delle cere dei personaggi famosi…..quelli di un tempo come Enrico VIII e le sue mogli…..una somiglianza strabiliante perché le avevo viste in alcune foto storiche…come strabilianti i costumi, fedeli all’originale in un modo incredibile…..e personaggi moderni…non poteva mancare Sir Winston Churcill….e anche sua santità Carol Wojtila…..identico, faceva paura talmente era identico….molti i selfie della gente che si accostava alle statue e mettendosi guancia a guancia si fotografava…..e tanti ma tanti…come l’intera famiglia reale….                                                                                                                                      Finalmente dopo circa due ore uscimmo dal museo delle cere vero e proprio ma non uscimmo da dove eravamo entrate perché il cammino interno ci portò ad un’ampia…è sbagliato dire ampia perché era galattica come quello che voleva rappresentare….la galattica sala era circolare ed aveva tanti posti a sedere in cerchio, il soffitto rappresentava una specie di volta celeste…eravamo al Planetarium come sentii dire da un ragazzo italiano seduto più avanti….le luci si spensero e la volta celeste iniziò a muovere nel senso proprio della galassia mentre uno speaker descriveva in inglese tutto quanto quella volta girevole rappresentava…..meraviglioso ma quando ne uscimmo, io e Matilde avevamo un mal di testa…di quelli galattici!…Seguimmo la fila di gente che si affollavano da tutte le parti e giungemmo in una sala soppalcata…sopra e sotto vi erano terminali con tutto quanto si necessita per fare il metereologo…..ma sia che Matilde non eravamo un granchè con quei meravigliosi strumenti…è vero che sia io che lei li usavamo, ma come dire….per nostro lavoro civile, commerciale personale…..mentre vicino a loro si andava assiepando una moltitudine di ragazzi e ragazze per vedere “in vivo” le correnti d’aria, le linee isobariche le isoipse..per aver risposte del tempo in quel preciso istante in una precisa parte del mondo……ci defilammo alla ricerca dell’aria aperta ed incontrammo un bar….non ne potevamo più, avevamo bisogno entrambe di almeno due caffè e di qualcosa da mettere sotto i denti………Fatto che fummo rifocillate andammo in cerca di un uscita, macchè, ci trovammo davanti a un lungo trenino nero di molti vagoni…dovevamo prenderlo per uscire da quel…labirinto e lo prendemmo……non lo avessimo mai fatto, quel trenino non andava certo dritto e tranquillo, sembrava di stare sotto terra sulle montagne russe, ci sbatacchiò a destra e sinistra tra le strette anse del corridoio che attraversava…poi, finalmente…sentimmo l’aria fresca venirci incontro…eravamo finalmente fuori……da quel labirinto!                                                        In strada fermammo il primo taxi intransito e dopo una ventina di minuti eravamo alla locanda….ritirate le chiavi facemmo quasi le scale di corsa e ci catapultammo sui rispettivi letti…che mattinata…che mattinata….mi addormentai pressocchè subito e in concomitanza con Matilde.                                                                                                                 Il giorno dopo era il 31 dicembre ed avevamo deciso di festeggiarlo fuori a cena: io, Matilde, Leslie, Sharon e Charles, il marito, tornato da poco dagli States, a noi si sarebbero uniti una coppia di americani arrivati in Inghilterra con Charles, alcuni amici di Leslie e due amici di Charles per farci da cavalieri a me e a Matilde….dopo cena si era organizzato di festeggiare in Trafalgar Square……di nuovo?…non potevamo rifiutare e accettammo l’invito…..                                                                                                                           Ma il mattino del 31 dicembre aveva portato anche una novità, che non sapevo, allora, quanto mi avrebbe segnato la vita……tornando dal giardino dove avevamo voluto far colazione, trovammo alla reception un affascinante uomo, vestito in modo sportivo con ai piedi del bagaglio…appena ci vide entrare ci salutò presentandosi “Sono arrivato appena adesso, mi chiamo Luigi, Gigi per gli amici….sono italiano e anche voi, non è vero? Chess mi aveva avvertito che quest’anno avrei trovato due connazionali e che connazionali!”                                                                                                                                       Lo guardai e nello stesso istante mi sentii alzare in volo da uno stuolo di amorini che mi svolazzavano attorno sorridendo……”Rosy, Rosy, ci sei?” era la voce di Matilde che mi scuoteva dolcemente il braccio…..”Oh, scusatemi, ieri è stata una giornata così stancante che ancora ne porto i postumi…” dalla bocca non mi usciva che quella banale scusa……e mentre Matilde si presentava e presentava me, Gigi incrociò lo sguardo con il mio……fino ad allora non avevo mai creduto alla cosiddetta “attrazione fatale” allo scambio chimico e bla bla bla….ma in quel momento non capivo più niente…ero assente, in un’altra dimensione astrale….si chiama colpo di fulmine….Dalla mente si cancellarono come una gomma cancella il segno della matita….il viso del bell’Ubaldo a cui qualche volta ero andata con la mente in quei giorni………….si cancellò il brutto presentimento della partenza…si cancellò l’ansia di sapere se quel famoso Tornado fosse effettivamente il mio Giacomo……avevamo domandato tanto di lui in giro ma nessuno aveva saputo dirci nulla….in una frazione di secondo tutto era stato cancellato e sulla carta pulita dalla gomma si era stagliato il volto di Gigi…….

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo Primo                                                                                                                                       Parte quinta

La prima settimana in casa Damina scorse velocemente, ebbi poco tempo per riveder il bel chirurgo plastico, ecco il perché sciorinava soldi così facilmente, addirittura la clinica in cui operava era di sua proprietà…..e pare che fosse anche molto bravo!                             Al mattino lui era già uscito quando io arrivavo e la sera io andavo via che non era ancora tornato e, lo rividi solamente il venerdì sera perché ritornò prima avendo i coniugi Damina una cena a casa loro…..solito sguardo ammiccante ma nicchiai ancora una volta e, mentre ero già pronta per andare via, sentii delle voci alterate che venivano dalla cucina….pare che le pietanze nel menù della cena non andassero bene al bel chirurgo che, con voce alquanto alterata inveiva contro la moglie, ritenendola una pessima “gourmet”! Ancora con la voce dell’Ubaldo strepitante, Manuela, la moglie uscì dalla cucina raggiungendomi nell’atrio “Scusaci, Rosy, ma mio marito ed io siamo in disaccordo su tutto, soprattutto quando abbiamo ospiti…..non gli va mai bene niente…vuole il massimo da tutti e…onestamente io non sono mai stata una grande gourmet…..è una vera lagna!  ” Le sorrisi garbatamente e le diedi appuntamento al lunedì.                                                                                                                                                    In auto, finalmente sola con i miei pensieri, non potei fare a meno di ripensare alle pesanti parole rivolte dall’Ubaldo a Manuela e me ne dispiacque molto…non le meritava, era una donna dolce, sensibile……con i soldi che aveva, il bell’Ubaldo, doveva optare per un “catering” quando aveva ospiti!…..Certamente tra i due il “menage” non era dei più idilliaci, avevo già notato una certa freddezza tra di loro…..e non credo che la colpa fosse da attribuirsi certo a Manuela.                                                                                                Arrivai a casa, dimenticandomi di tutto quanto e mi immersi nella vasca da bagno, poi mi preparai la cena. Avevo appena terminato che squillò il cellulare…era Matilde che mi invitava ad un week-end fuori porta in montagna ma non avevo voglia di veder gente per quel fine settimana e rifiutai. Ebbi appena il tempo di poggiare il cellulare sul tavolo che squillò nuovamente, era nuovamente Matilde “Rosy, scusa, ma avevo dimenticato di dirti che Leslie ha contattato quello zio  a Londra e ci ha prenotato una camera per 15 giorni dal 24 dicembre al 7 gennaio….” La interruppi   ” Ma, benedetta ragazza, ne avevamo solo parlato che…lei prenota subito…tu che dici, Matilde?” La radiosa voce della mia amica illuminò l’audio del cellulare “Ma io sono arcifelice di andare a Londra per le festività natalizie…..la ragazza avrà pensato di farti piacere a prenotare subito, dopo dove lo trovavamo un posto…..? Perché ti fa piacere ad andarci, vero Rosy…Leslie mi ha raccontato tutto….ti darò anch’io una mano, ho tanti amici a Londra….allora, si va a Londra?”                                                                                                                                                 “Okay, okay, andiamo a Londra, ma mi doveva dare almeno il tempo di liberarmi dai Damina, non so se partono…magari se vi dovessero essere degli intoppi posso  raggiungervi dopo?”  “Va bene , Rosy, ma sono sicura che i tuoi datori di lavoro non passano di certo le feste a casa, vedrai che sarai libera, ciao.”                                                Rassettai velocemente la cucina e il bagno e mi andai a sedere in terrazzo con un’ulteriore tazzina di caffè……mi addormentai lì in terrazzo, svegliandomi alle prime luci dell’alba del sabato…ero infreddolita, chiaramente, ma felice di svegliami lì…..mi sgranchii le gambe e le braccia e corsi in cucina a prepararmi la colazione che portai in terrazzo su di un vassoio…adoravo quella veduta….riempiva gli occhi, il cuore, tutta l’anima….e dopo la toilette, indossata una tuta, tornai ancora sul terrazzo con un vassoio con il caffè e un libro che avevo comprato…..un libro di una grande scrittrice, una psicologa, Erica Jung, il titolo era “Come salvarsi la vita”….La domenica sera, non ero riuscita a finirlo, erano circa 800 pagine ed io mi ero soffermata su molti passi di quel “vademecum”…lo definii…..per tutti coloro che inconsciamente sentono di aver bisogno di aiuto ma, esternamente non ammettono di voler essere aiutati…..un po’ il mio stato d’animo in quel momento!……Dopo aver chiuso il libro, però, corsi a letto, non volevo proprio buscarmi una polmonite!                                                                                                     Il lunedì arrivai, come mio solito, puntualissima e, stranamente il dottor Damina era ancora a casa, lo salutai educatamente andando in giardino dov’erano i bimbi a far colazione e lui…..mi seguì…. e si sedette al tavolo con i figli e la governante e me.…..ero agitata, e pregavo perché si accomiatasse per uscire, ma lui…..chiese ai figli a che gioco giocassimo …….                                                                                                                                   “E da quando ti interessi ai loro passatempi?” Era Manuela che era comparsa alle nostre spalle e la sua espressione non era delle più dolci….”Hai, forse, qualche intervento su qualche bambino? ”                                                                                                                          Lui si voltò elegantemente e guardando ironicamente la moglie ” Sempre acida, eh, non vai a lavorare oggi? Io, non ho da operare stamattina e mi è venuta voglia di stare un po’ con i miei figli…perché ti ricordo che sono anche figli a me e non solo a te!”                           Avrei voluta divenire invisibile in quel momento…stava per scatenarsi una furiosa lite, ne ero convinta e…….purtroppo non mi sbagliavo…..la Manuela, con voce sempre più ironica e nel contempo stizzita   ” Sono anche figli tuoi ma non sono dei giocattoli che ti diverti a usare e poi abbandoni per mesi….”                                                                     L’Ubaldo cambiò espressione, un ghigno cattivo si disegnò sul bel viso ” Io…io non tratto i miei figli come giocattoli, intesi, strega, maledetta strega e maledetto il giorno in cui ti ho sposato…..”                                                                                                                                          Tra quelle voci alterate si inserì la dolce e pacata voce di Marta, la governante “Vi prego, signori, non davanti ai bambini, per piacere…..”                                                                         Fu interrotta dalla voce di Lorenzo ” Papà, la mamma ha ragione…tu non ci sei mai, e fino ad oggi non hai mai giocato con noi….e poi, la mia mamma non è una strega!”           Il medico si alzò di scatto e si allontanò, dopo poco sentimmo sbattere la porta di casa e avviarsi il potente rumore della sua Ferrari.                                                                             Manuela corse via, forse a piangere, povera donna, la rividi all’ora della merenda dei bambini, era pallida, il viso tirato, mi chiese di seguirla in salotto, pregando Marta di badare ai bambini per una ventina di minuti  “Rosy, mi dispiace che tu abbia assistito ad un’altra delle nostre scenate, ma, come hai potuto notare, il nostro matrimonio, ormai, non esiste più, è finito appena dopo la nascita di Donatella……lui, troppo assente come marito e padre, io troppo diversa da lui……è un maniaco della bella vita, delle cose di lusso e del sesso! Corre appresso ad ogni “gonnella” che gli piaccia, preferisce le ragazze di cui potrebbe essere padre, ma non disdegna le belle donne di una certa età, come lei, per esempio…stia molto attenta perché è un vero demonio dell’affascinamento…..non la sto mettendo in guardia per gelosia…lungi da me…ma solo non vorrei che soffrisse….lei non mi sembra proprio il tipo di “un mangia e bevi”…mi capisce, Rosy?”                              La guardai con tanta benevolenza, anch’io ero passata per quell’inferno e Manuela, ancora con quella sua voce dolce, la stizza e l’ironia erano ormai svanite ” Credimi, Rosy, a letto è una vera bestia, senza tenerezza, senza rispetto dell’essere che giace con lui….è smaniosamente bestiale e questo è una delle tante ragioni del fallimento del nostro matrimonio…..”                                                                                                                      Sembrava che la signora fosse in vena di sfogarsi perché continuò nelle sue intime confidenze “Io, comunque, ho riempito i miei vuoti di femmina e di donna, ho una relazione con un collega, un brillante biologo e ne sono pazzamente innamorata….tanto da desiderare un figlio da lui…”                                                                                                      La interruppi, anche perché non ne potevo più delle sue confidenze “Manuela, pensaci bene, immagino che se non abbiate divorziato è per i bambini…quindi sono loro che ti devono illuminare in una decisione non facile….pensaci bene, molto bene…..se dovessi decidere per un altro figlio, non di tuo marito, allora sarai costretta a divorziare….”       Mi guardò, assentendo “Grazie, Rosy, grazie per i consigli e scusa per averti resa come      ” un prete al confessionale…” ma, perché non darci del tu, mi ispiri fiducia, sicurezza, quasi come quella sorella che non ho mai avuto…se ne è andata che aveva 20 anni ed è morta su un marciapiede in Olanda, con un ago nel braccio……le ero molto affezionata, era maggiore di me, e tanto cara…finchè non ha provato quella maledetta robaccia…”        I suoi occhi si illuminarono di lacrime alle ultime parole…..La vita di quella donna, nonostante l’agiatezza, non doveva essere stata granchè felice….poverina!                         Non assistetti ad altre scenate, fortunatamente, e ormai si avvicinava a grandi passi la festa di tutti i bimbi, in particolare, ma di tutti ai 18 ai 90 anni e più.                                        Mi preparavo a partire per Londra con Matilde e Leslie, ero libera proprio dal 23 dicembre al 7 gennaio, i coniugi Damina, per fortuna, andavano in Svizzera per le festività, e a villa Damina restavano solo Marta, l’anziane governante, le due domestiche, il giardiniere. Queste persone mi ero diventate tanto care per la loro affabilità, che li inserii nella mia lista di strenne insieme ai giocattoli per i bambini……Glieli diedi il 22 dicembre pomeriggio, e ne furono contetissimi…da parte loro mi augurarono ogni bene per il buon anno come Manuela che insieme alla prima paga aggiunse una deliziosa strenna: un piccolo bracciale di perle bianche, delizioso, veramente delizioso. Mi era diventata molto cara quella dolce signora, e avrei voluta esserle più vicina, almeno moralmente, ma non sapevo come!                                                                                                    Il 23 mattina salii insieme a Matilde e Leslie su un boeing dell’Alitalia……destinazione Londra….solo un neo in quella splendida giornata di sole…..improvvisamente ricordai Ketty e le sue tragiche vacanze natalizie….un brivido freddo lungo la schiena……poi, il rumore del portellone dell’aereo che si chiudeva e la voce del comandante che invitava ad allacciare le cinture……”Spero che sia un falso presentimento” mi dissi mentre l’aereo staccava le ruote dalla pista di decollo.

Femmine o donne? “Una nuova vita per Rosy” novella di Anna Bonagura

Capitolo primo                                                                                                                                      Parte quarta

Ed il sabato di quella terza settimana dal mio arrivo in città, sedevo in un elegante salotto, stile antico….ero a casa dei miei, forse, datori di lavoro….alla fine avevo scelto quel “succoso” lavoro ed avevo preso appuntamento con la signora Damina, la biologa, moglie del celebre medico. La padrona di casa era oltremodo affabile, non bella, ma molto fine. Dopo i soliti convenevoli tra sconosciuti, mi invitò a parlare un po’ di me, delle mie occupazioni precedenti ed io le parlai brevemente di me e del perché avessi  voluto lasciare la mia città d’origine. Mentre parlavo la vedevo compiaciuta di quanto andava ascoltando e, allorché ebbi terminato, chiamò la governante acchè portasse i bimbi di cui avrei dovuto occuparmi  “Bimbi, la signora è la vostra nuova tata, spero vi piaccia…” I due bimbetti mi si avvicinarono incuriositi e il maschietto ” Mi piace, però se ci fa fare tanti compiti come Liliana……la mandiamo via!” La mamma lo rimproverò per quella espressione da monello…                                                                                                         “Lo scusi, Rosy, Liliana era tanto una brava ragazza e ci siamo dispiaciuti molto quando  è andata via, purtroppo in altra città perché il marito lavorava altrove…..il risentimento di Lorenzo è diretto all’impegno di Liliana di fargli un po’ di scuola, insegnargli l’alfabeto, le prime paroline, i numeri…ma a Lorenzo a quell’orecchio non sente…vero Lorenzo…tu volevi bene a Liliana?”                                                                                                  Il bimbetto, un po’ con aria contrita guardò di sottecchi sia me che la mamma…” A me studiare non piace, ecco, Liliana mi piaceva quando giocavamo, ecco!”                               Lo guardai teneramente e domandai alla mamma come mai non frequentassero l’asilo e la signora Manuela, questo era il suo nome ” Mio marito è contrario a mandarli così piccoli, anche se in un asilo, ed è contrario alle scuole pubbliche…l’anno prossimo, quando Lorenzo compirà 6 anni, dovremo cercare una scuola privata per l’inizio delle scuole dell’obbligo….ma, Donatella, che fai tutta sola lì in fondo, vieni più vicino…. che hai piccola, hai male da qualche parte..’                                                                                            ” La bimbetta si avvicinò e mi diede un bacio affettuoso ” A me piace la nuova tata e mi piace studiare..” esplose la piccola. Fui commossa da quel bacio così spontaneo che quasi piangevo.                                                                                                                                         “Bene, bimbi” aggiunsi ” certamente giocheremo tantissimo, però con qualche lezioncina…piccola…piccola, ok, Lorenzo?”                                                                                    E il discolo sorrise e insieme alla sorellina scappò via perchè chiamati dalla governante…..mentre io e Manuela continuammo la nostra conversazione circa gli orari di lavoro e la mia disponibilità anche fuori casa ……                                                          “Rosy, mio marito è spesso fuori, anche all’estero per lavoro, qualche volta lo seguo, compatibilmente con il mio lavoro al laboratorio, e a quello di mamma a cui tengo tantissimo….qualche volta portiamo con noi anche i bimbi, ed è proprio a questo proposito che volevo chiederle se lei è disposta a seguirci, non obbligata, chiaramente, solo se le fa piacere, che ne dice?”                                                                                                      Le risposi di slancio, avevo sempre desiderato andare oltre confine, ma me ne era sempre mancata l’opportunità…come avevo detto anche a Leslie…                                          ” Ma, per me va benissimo, signora, non ci sono problemi….del resto, come è facile immaginarsi…non sono viaggi molto lunghi?”                                                                                 “Sì, infatti sono viaggi brevi, al massimo possiamo star furori per una settimana, non di più” mentre finiva di parlare entrò un marcantonio bruno, dagli occhi chiari e i capelli castani, in tuta da jogging …..notai la somiglianza del bell’uomo con la femminuccia, mentre il maschietto era marcatamente somigliante alla mamma….                                  “Oh, finalmente Ubaldo, temevo non arrivassi a tempo per presentarti Rosy, la nuova tata?”                                                                                                                                                      Mi lanciò un sguardo compiaciuto e ammirato…dovevo piacergli…e non credo che lo sguardo compiaciuto si riferisse alla tata!”                                                                                   Mi si avvicinò e mi strinse la mano “Piacere di conoscerla Rosy”… la voce non era da meno alla figura…un tono caldo, avvolgente  ” ma, saltiamo i convenevoli, quando prende servizio questa affascinante tata?”                                                                             Diventai rossa come un gambero e non seppi far altro che sorridergli…incantata…molto incantata, per fortuna Liliana intervenne “Rosy prenderà servizio da lunedì, abbiamo già discusso degli orari dalle 8 del mattino alle 18 del pomeriggio, va bene?”                                Il marcantonio mi rivolse un nuovo guardo “assassino” e  “Oh, per me va benissimo…scusatemi vado a cambiarmi…resta con noi a pranzo?”                                                           Mi sarebbe piaciuto, onestamente, ma dovevo darmi una scossa anti-marcantonio e mio malgrado rifiutai e ci congedammo.                                                                                                 Guidando verso casa, Ubaldo occupava tutta la mia visuale, era davanti al vetro dell’auto, forse lo riflettevo io dall’interno dei miei occhi dove si era installato….Per fortuna arrivai a casa subito, era sabato e la città era semideserta…..Aprii la porta di casa quasi con il fiatone e mi defilai subito in bagno per una doccia non proprio fredda ma tiepida…..e uscendo dalla doccia mi sentii un po’ meno “affascinata”….. avvolta nell’accappatoio raccolsi gli abiti che portavo e che avevo sparso qui e là nel bagno, li portai ina camera da letto e andai in cucina per mangiare almeno un boccone….mi preparai un’insalata con del pollo arrosto…solito caffè e, senza neanche rassettare mi andai a distendere in terrazzo…” Che mi stava succedendo? Era da tanto che non sentivo un’attrazione così forte per un uomo…..era pericoloso, perché trattavasi non solo del mio datore di lavoro ma del padre di due bimbi…..accidenti…che mi va a capitare….”                                           Mi alzai di scatto per andare a prendere il cellulare dalla borsa e di nuovo in terrazzo…trovai con piacere l’email che Leslie mi aveva promesso….con altre notizie di Giacomo….sempreché fosse stato lui veramente…..poiché avevamo interrotto l’argomento e non c’era stato più tempo di riprenderlo se non telefonicamente. L’email non mi dava buone notizie..Leslie aveva telefonato ad alcuni amici a Londra per sapere se qualcuno di loro sapesse un recapito di “Tornado”, ma, ahimè, nessuno ne sapeva niente, anzi, dopo il rientro dal campeggio, “Tornado” era sparito e da mesi non lo vedevano…è normale a Londra, i ragazzi vanno e vengono e nessuno sa da dove vengano e dove vanno…                                                                                                                            L’email terminava “Mi dispiace Rosy, mi dispiace averti dato una speranza e poi…Ma non ti preoccupare, il mese prossimo siamo chiusi per le festività natalizie ed io andrò certamente a trovare i miei…ehi, perché non cogli l’occasione a volo e non vieni anche tu con Matilde? Ho uno zio che gestisce un delizioso “Bed and Breakfast” e, se gli telefono adesso, certamente troverò due posti…è appena fuori Londra…e credimi, è delizioso come delizioso è il posto in cui è….pensaci, per l’intanto avverto anche Matile. Baci, Leslie”                                                                                                                                                     Non ero certo una cattiva idea fare una vacanza fuor dei confini italici, ma chiaramente dovevo parlarne con Manuela, magari andavano fuori per le feste anche loro……   L’email , comunque, era servita a fare da “detox ” antimarcantonio…però lunedì? Boh!