I suoi genitori sono divorziatissimi. Ma proprio issimi, nel senso che si odiano e si fanno i dispetti, come da cliché.
Lui è il classico enfant terrible, un puledro impazzito. Non si fa mancare niente, a scuola. Ritardi, assenze, sfumacchiate in bagno, canne durante l’intervallo. L’anno scorso doveva essere pure entrato in un giro losco perché era sempre in giro con rotoloni di banconote di grosso taglio. Chiedendo qua e là abbiamo saputo che era stato coinvolto da gente molto più grande di lui in un giro di scommesse clandestine. Eppure, nonostante questo, ha un non so che di indifeso, di sperduto. In fondo è bambinone, una sorta di paperotto alla ricerca disperata di una mamma papera. Che poi per lui mamma papera sia di volta in volta l’amico più grande, lo scommettitore d’azzardo o dio sa che altro, questo non fa la differenza. Gli manca una guida, un riferimento, qualcuno che gli indichi l’orizzonte e lo aiuti a esorcizzare il caos che ha dentro. Ma è solo. A nessuno frega niente di lui, nel vero senso della parola.
Quei michioni dei suoi genitori sono pieni di soldi e non gli fanno mancare l’Iphone di ultima generazione, i vestiti firmati, lo scooter. Ma se ne strafottono altamente di lui. Il padre vive altrove e non l‘abbiamo mai visto. La mamma è giovane, bellissima e appariscente (arriva ai colloqui vestita da strappona, minigonna inguinale e stivaloni fino a metà coscia, tacco 12 e abbronzatura perenne) e, evidentemente, vuole godersela fino a quando il fisico tiene. Si è trovata un altro uomo danaroso e con lui viaggia molto, lasciando sto ragazzetto scapestrato da solo per giorni interi.
L’anno scorso io e lui ci siamo scontrati più di una volta. Un giorno che per il troppo casino ho sospeso l’assemblea di classe mi ha dato della zoccola (non direttamente, altrimenti l’avrei preso a sberle). Si è fatto persino bocciare, per le assenze e per le insufficienze. Un totale disastro. Un ragazzo perduto.
Ma quest’anno forse qualcosa sta cambiando. All’inizio dell’anno aveva detto chiaramente alla preside che avrebbe frequentato la scuola fino al compimento dei 16 anni e poi se ne sarebbe andato per la sua strada, quindi era inutile che noi prof. pretendessimo di interrogarlo o di fargli fare lezione. Il messaggio era chiaro: sono qui solo perché ci sono costretto, e non me ne fotte una minchia di nessuno di voi.
Poi ci sono stati dei piccoli miracoli. Due, per la precisione.
Un giorno, all’inizio della lezione, mi chiama “Prof., guardi. Ho comprato un quaderno”. Mi avvicino, lo apro. “Quaderno di Inglese” c’era scritto. Sotto gli occhi allibiti della nuova classe in cui si trova l’ho abbracciato e gli ho sussurrato all’orecchio “Lo sai quanto questo sia importante per me, vero? E per te, anche”.
I suoi nuovi compagni non riuscivano a capire cosa ci fosse di tanto straordinario nel fatto che lui avesse un quaderno di inglese, come tutti loro. Vai a spiegare che nei due anni precedenti Puledro Impazzito non aveva mai neanche portato un libro a scuola, figuriamoci il quaderno. Quei pochi esercizi che si degnava di fare ogni tanto me li consegnava su dei foglietti a quadretti tutti spiegazzati. Poi da un mesetto ha cominciato ad esserci, a partecipare alle lezioni. Mi ha persino preso 6 al compito in classe. Anche in Matematica è successa la stessa cosa.
L’altro miracolo oggi. Eravamo in laboratorio.
“Prof. oggi sono riuscito ad alzarmi e venire a scuola alla prima ora”
“Cosa c’è di straordinario? E’ quello che facciamo tutti, no?”
“Sì ma io sto da solo e non ho nessuno che mi svegli”
“Come solo? Non c’è (quella zoccola di) tua madre?”
“No, è partita. E’ andata in Brasile.”
“E tu con chi stai?”
“A casa, per conto mio”
“E chi ti cucina?”
“Mi cucino io, ormai sono abituato”
“E cosa ti cucini?”
“Oggi pasta alla carbonara. Stasera vado in rosticceria a prendere le patatine. Domani pasta col burro”
“Quindi ti fai tutto il fine settimana da solo?”
“No, poi la sera organizzo cose a casa mia, vengono gli amici”
“Oh, non fare casini, eh?”
“No, prof., forse sto mettendo la testa a posto”
Forse. Speriamo.
non so quanto tu voglia o possa avvicinarti agli studenti, ma se fosse un mio ragazzo gli darei la mia email (ce l’hanno gia’, gli studenti?) e magari il cellulare (i miei studenti ce l’hanno da quando siamo andati in viaggio studio, ma sono un paio d’anni piu’ grandi e non l’hanno mai usato dopo la fine del viaggio) e dirgli, se hai bisogno io ci sono. Magari provera’ una volta, per vedere se ci sei per davvero. Ma se avesse bisogno, sapere che puo’ chiamarti puo’ farlo sentire meglio..
Gio (UK)
invitalo a cena…quando c’è Polpetta però.
io mi sono commossa. sarebbe bello se non mollasse.
Evvai, provarci e’ cruciale. e credo abbia ragione Giap, non sempre le guide sono i genitori, si trovano adulti di riferimento quando si capisce di averne bisogno.
Non mi sento proprio incline a fargli da mamma papera però un aggancio, un aiuto glielo posso dare, sì, anche se non credo lui lo voglia. Oggi aveva di nuovo l’aria sfatta dalle canne. Lo prenderei a schiaffoni.
ha solo sedici anni porcavacca
ma come fa sua madre a vivere???
e come mai nessuno si sia mai sognato di segnalare la cosa alle autorità?
no, solo per dire quanto è difficile essere un docente a volte…come se ci si limitasse a fare la lezione…sti pecoroni al governo dovrebbero leggerli certi post.
gli auguro di tener botta sulla strada della redenzione
magari incoraggiato da qualche buffetto?
fagli sapere che c’è chi fa il tifo per la sua riuscita, seppure da lontano
ciao
sono capitata qui per la prima volta. questo post mi commuove e mi fa molto riflettere…
che genitori! 😦
Ciao, Benvenuto/a qui, nel mio blog!
lo prenderei come fratello più piccolo..i genitori sono la rovina dei figli…
Ma sapessi quant’è vero! Qualche genitore è davvero la rovina del proprio figlio, roba da togliere di botto la potestà genitoriale. E comunque non è una novità che a volte le famiglie sono dei covi di risentimenti terribili.
(P.s. Benvenuta nel mio blog!)