La verità è che ho passato troppo tempo a domandarmi cosa ci fosse che non andava in me e mai una volta mi sono chiesta cosa ci fosse che non andava negli altri.

La verità è che ho passato troppo tempo a domandarmi cosa ci fosse che non andava in me e mai una volta mi sono chiesta cosa ci fosse che non andava negli altri.

In realtà non volevo caricare questo pezzo, ma su Youtube non ho trovato la versione originale di “Yer Blues”, perciò… niente, ho ripiegato su quest’altro che proprio schifo non fa.
E poi iniziare l’anno con i Beatles è sempre una buona idea, a prescindere dal pezzo! 🙂
Buon anno a tutti!
Ho scritto qualche giorno fa che non ne potevo più di riempire il mio blog con post per ricordare la scomparsa di qualche personaggio famoso a cui ero legata.
So che è una cosa difficile da capire, ma sono cresciuta abbuffandomi di musica e cinema, ci sono artisti che fanno parte della mia vita da quando ho memoria.
Erano con me nelle mie gioie, nei miei dolori, nei miei momenti buoni e in quelli più bui; erano nelle mie lacrime e nei miei sorrisi; ed erano soprattutto nelle persone che ho incontrato e in quelle che ho perso lungo il cammino.
Sono stati delle specie di amici che non ho mai conosciuto, ma che insieme a me hanno costruito la mia vita.
Ho dei ricordi con loro. Letteralmente, RICORDI.
E ogni volta che mi è toccato dirgli addio, una parte di me se n’è andata con loro.
Ho anche scritto però, che il mio 2016 non è stato solo un anno di lutti e sofferenza ma anche di grandi gioie e novità, di incontri ed esperienze, di idee nuove e persone meravigliose.
Quindi vorrei chiudere quest’anno evitando post lacrimosi o pieni di rimpianti, ma ringraziando di cuore le persone che lo hanno caratterizzato e reso tanto speciale.
A Giuliano: perché pur essendo solo un conoscente, si è comportato come un amico.
A Max: perché mi ha aperto le porte di casa sua e della sua vita, senza pretendere niente in cambio.
A Noemi: perché ha fatto davvero tanto per aiutarmi.
A Francesca: perché è una vera amica.
A Mauro: perché essere colleghi e amici allo stesso tempo non è affatto facile.
A Gaspare: perché mi ha fatta sentire a casa.
A Giovanni e Carlo: perché quella settimana passata con loro è uno dei ricordi più belli che ho di New York.
A Tressa: perché è stata la migliore coinquilina che potessi sperare di avere.
A Henry: perché quando ho avuto bisogno di aiuto, c’è sempre stato.
A Brian: perché mi ha fatto tanto ridere, proprio quando ne avevo tanto bisogno.
A David: perché mi sento ancora il suo odore addosso…
E a tutti gli amici che quest’anno ho visto poco per via della lontananza: perché mi avete dimostrato che la distanza non brucia i legami veri, ma li rende ancora più forti.
A loro auguro uno splendido 2017, perché non è scontato riuscire a incontrare persone così.
E a tutti voi, auguro di cuore che l’anno nuovo possa portare nelle vostre vite persone meravigliose come quelle che ho incontrato io in questo strano, bizzarro, pazzo 2016 a due facce…
AUGURI!

Sono stanca di scrivere post per ricordare chi se n’è andato per sempre (da David Bowie a Leonard Cohen, da Gene Wilder a Bud Spencer, da Umberto Eco a Giorgio Albertazzi e poi Anna Marchesini, Dario Fo, Paul Kantner, Keith Emerson e Greg Lake, solo per citarne alcuni).
Sono stanca più che altro perché non sono brava a scrivere di morte, me la cavo meglio con la vita, anche quella che fa male, ma pur sempre vita… e a me questo 2016 ne ha regalata tanta, di vita.
E tu l’hai accompagnato tutta questa mia vita con la tua meravigliosa principessa Leia… May the Force be with you. Ciao Carrie
Buon compleanno a “17 Re” l’album dei Litfiba uscito nel dicemre del 1986, secondo capitolo della splendida “Trilogia del Potere”. Un capolavoro senza tempo.
È stato l’argomento musicale più chiacchierato degli ultimi mesi, tra incredulità, rabbia, sconcerto e curiosità.
Fatto sta che il licenziamento (o l’abbandono, non sono ancora chiare le dinamiche) dello storico frontman degli AC/DC Brian Johnson, affetto da gravi problemi di udito, e il successivo ingaggio di Axl Rose, storica voce dei redivivi Guns & Roses, ha creato uno scossone nel mondo del rock.
Se è vero com’è vero che sono ormai tanti (troppi) anni che non si vedono comparire sulla scena gruppi rock degni di questo nome, è altrettanto vero che questa ‘novità’ improvvisa e inaspettata ha creato intorno alle ultime date del tour ‘Rock or Bust’ una curiosità che con il buon vecchio Brian mancava.
Leggendo in Internet le varie reazioni alla spiazzante notizia, ho visto che i fan si dividevano in due gruppi:
1) gli inorriditi/disfattisti, quelli cioè secondo cui il connubio Axl/DC era una bestemmia e Angus Young avrebbe fatto meglio ad appendere la chitarra al chiodo per non rendersi ridicolo;
2) i dubbiosi/speranzosi, quelli secondo cui, nonostante la scelta bizzarra e non proprio ‘politically correct’ nei confronti di Brian Johnson, era giusto dare almeno una possibilità ad Axl Rose, riservandosi poi il sacrosanto diritto di demolirlo a cose fatte.
In mezzo a tutto questo terremoto mi ci sono ritrovata io (mio malgrado): sono ormai tre mesi che sono a New York e ieri sera era in programma un concerto della ‘strana coppia’ Rose/Young al Madison Square Garden.
Da qui il dilemma che mi ha accompagnata per due mesi e mezzo buoni: andare o non andare?
Le considerazioni sono state tante tra cui due, in particolare:
1) Se uno decide di andare a vedere il concerto di un gruppo, si aspetta di vedere QUEL gruppo, se non al completo almeno in formazione originale per 2/3.
Axl Rose NON è gli AC/DC (per quanto io sia una grandissima fan dei Guns & Roses con cui sono cresciuta) e rimpiazzare un frontman del calibro di Brian Johnson (che a sua volta era già un rimpiazzo del mai troppo compianto Bon Scott) pareva un’impresa davvero titanica.
2) Avevo visto gli AC/DC a Glasgow l’anno scorso e, a parte la loro straordinaria e indiscutibile bravura musicale, la performance in sé non mi aveva entusiasmata.
Brian Johnson sembrava l’ombra di sé stesso, stanco, affaticato e fiacco e diciamo che anche un leone come Angus ne aveva risentito (e non venite a dirmi che sono anziani perché settimana scorsa Bruce Springsteen ha regalato al pubblico di Philadelphia 4 ore di concerto senza pausa. Io, 35 anni, ne sono uscita distrutta e sui gomiti. Lui, 66 anni, ne avrebbe fatte altre 4).
Quindi, che fare?
Rischiare o evitare?
Alla fine, dopo mille dubbi, mi sono decisa e ho preso il biglietto.
Ho pensato che sarebbe stata una delle ultime occasioni che avrei avuto per vedere Angus Young dal vivo, visto che tutto l’entourage degli AC/DC continua a ripetere che queste saranno le ultime date live del gruppo che sta ‘salutando per sempre i propri fans’.
E allora via, o la và o la spacca.
Il risultato di questa mia scommessa musicale è stata (udite udite) una delle migliori performance rock a cui abbia assistito negli ultimi anni.
Axl Rose è un gigante (sì, lo so anche la stazza aiuta): voce pulita e mai una sbavatura, estensione vocale incredibile che si sposa perfettamente con il suono ruvido e graffiante degli AC/DC che rispetto al concerto di Glasgow sembrano vivere una seconda giovinezza.
Tenuta del palco perfetta, ma senza strafare: fa il suo dovere (e lo fa davvero bene), incita il pubblico e si aggira per il palco con grande tenuta scenica, ma lascia interamente il gioco in mano al drago sempieterno Angus Young, vero mattatore della serata, un ragazzino che saltella e si scatena regalando riff e assoli di chitarra che avrebbero fatto cadere le dita a chiunque altro.
Axl è suo agio con il sound degli AC/DC, sembra far parte della band da sempre ma sa anche che non è così e quindi fá, ma non strafá; si fa sentire (eccome!), ma non invade la scena; c’è ma non comanda.
E i fan in delirio apprezzano. Applaudono e urlano e cantano e si scatenano. E finalmente dimenticano le critiche, forse troppo dure e premature, che gli avevano riservato. (Anche quelle ad Angus Young che, in fondo, ha dimostrato di aver azzeccato in pieno la scelta. L’esperienza non è acqua!)
Non so di preciso cosa ne sarà di questa collaborazione improvvisata, nessuno sembra avere le idee chiare in merito: forse si concluderà con il tour, forse continuerà o forse tornerà Brian Johnson. Chi lo sa.
Nel frattempo, però…. ROCK ON AC/DC, COSÌ SI FA!
IL CUORE PUOI LEGARLO, FARLO TACERE, BENDARLO MA QUANDO TREMA C’È POCO CHE TENGA.
(IVO TUDGIAROV)