il suono non l’avevo previsto
il punto esatto è un colpo
sordo che disfa ogni lato
smussa la punta agli zigomi
poi si pensa alle preghiere
alla fuoriuscita dello stupore
che sembrate dire un sorriso
quella fossetta sulla guancia
così fumante
il suono non l’avevo previsto
il punto esatto è un colpo
sordo che disfa ogni lato
smussa la punta agli zigomi
poi si pensa alle preghiere
alla fuoriuscita dello stupore
che sembrate dire un sorriso
quella fossetta sulla guancia
così fumante

di certo stai aprendo le finestre
abbracci il cielo e chi presto
ti porterà le nuvole
è bello e giusto che sia così
che ci siano canzoni e danze
vessilli che ora coprono gli assilli
loro non devono aprire niente
...
vi mettiamo qui a lato
dove diciamo noi
al mondo si sta così
in sudditanza affamati
bombardati
ti chiediamo di stare
zitto abbandonare l’infinito
trattenerti i pezzi d’arti
sarà un attimo
un soffio l’esistenza
conferma se esisti
nel momento che esplodi
ci sarà un lato positivo
una rotazione colorata
una giostra disseminata
conferma se piangi
nel momento che ridi
e ti abbandona la normalità
che appartiene ad altri confini
e ti arrotoli tra il filo spinato
conferma che sei umano
nel momento che fai uno sguardo
che a nessuno sembra importare
che hai gli occhi le guance
avevi le anche e un pallone
dopo la fase di sterminio
avviene quella di appropriazione
che è già passata per l’umiliazione
prima ancora la privazione
potere che strana invenzione
unilaterale non serve avviso
non servono le preghiere non calmano
non serve nascondersi al cielo
ti stanano uccidono i poeti
calpestano forte i loro bisbigli
si nota la volontà affamata
la dignità offesa sferzata
dopo lo sterminio l’appropriazione
con il fumo tra gli orizzonti
e nessuna tela di ragno
da cui guardare gli arcobaleni
apprendere è un po’ appendere
le inclinazioni della voce
come tende rivolte alle nuvole
che sembrano del vento
ma senza sibilo solo
confidenza che lascia le cose
incompiute compiersi
e disfarsi ogni giorno che ti allontanano