LA MACCHINA DEL TEMPO

-Sai una cosa? mi dice un amico di lunga data-
non dire ancora niente però, è un segreto.
-Oh santo cielo cosa hai combinato? rispondo io, conoscendolo.
– Ho inventato un aggeggio che funziona da macchina del tempo pur non avendo l’ingombro di una macchina. Dimmi una data del passato che ti piacerebbe rivedere e ti porterò.
– Cosa? Non è che hai visto troppe volte “Ritorno al futuro “?
-No no guarda, sembra uno smartphone ma non lo è; premo il 1960 e… oh no, ho sbagliato!
-Che diavolo hai fatto ???

All’improvviso terribili versi animaleschi ci spaccano i timpani, siamo in mezzo al nulla, ecco un enorme dinosauro avanzare pesantemente verso di noi. Io urlo come una pazza, il mio amico pure, non mi è certo di conforto, non sappiamo dove nasconderci.
“Cosa volete ?”
Ma… il dinosauro parla??? Il mio amico gli risponde pure
-Amico, veniamo in pace.
Il dinosauro spalanca l’enorme bocca e scoppia in una risata gutturale, spaventosa.
– Ucci ucci sento odor di cristianucci
Il dinosauro conosce la storia di Pollicino e dell’orco???
Non ne posso più , sono terrorizzata, dico al mio amico
– Premi subito il 2025 hai capito??? Sbrigati!
Lui lo fa e finalmente siamo di nuovo qui, in questo mondo balordo quanto si vuole ma è il nostro.

Mi accascio sulla poltrona e minaccio di morte il mio amico
-Se mi fai passare ancora un simile guaio ti strozzo con le mie mani!

Prendo l’aggeggio infernale e lo calpesto sotto i piedi.

OMICIDIO IMPERFETTO

Grazie agli amici del gruppo NOI TRE… per aver votato il mio racconto 🧡❤️💚 eccolo:

” OMICIDIO IMPERFETTO”

INCIPIT
Era stata una giornata stranamente tranquilla al distretto di polizia e l’ispettore finalmente poteva tornare a casa per il meritato riposo.
Illusione durata un attimo….
L’ispettore sobbalzò al trillo del telefono, era da poco riuscito a prendere sonno. “Pronto” biascicò.

++++++++++++++
<Notte fonda. (Antefatto)
L’uomo uscì dalla casa con tre sacchi dell’immondizia neri.
Guardandosi attorno attentamente attraversò la strada, li gettò nel bidone della spazzatura e si allontanò velocemente. Finalmente si era liberato del suo acerrimo nemico. Aveva dovuto farlo a pezzi
e infilarlo nei sacchi neri. Filò via di corsa…>

———————
“Ispettore, c’è stato un omicidio, siamo già sul posto, una cosa terribile.”
“D’accordo, vengo subito”. Si alzò maledicendo gli assassini notturni, si vestì e si diresse al luogo del delitto. Le luci lampeggianti delle auto della polizia e quelle delle torce elettriche illuminavano sinistramente uno spettacolo orribile; sacchi neri della spazzatura contenenti resti umani sanguinanti e maleodoranti.
La scientifica era già al lavoro.
“Signore, disse un agente, abbiamo un testimone, una signora che abita lì di fronte”.
“Bene, andiamo”
La porta d’entrata era già aperta, un’anziana signora li stava aspettando, era ansiosa di riferire.
“Buona sera signora, vuole dirmi cosa ha visto?”
“Sì certo, deve sapere che io sono molto pignola per quanto riguarda la raccolta differenziata; poichè soffro d’insonnia, stavo guardando dalla finestra mentre bevevo una tisana, e l’ho visto!”
“Chi? Chi ha visto?”
“La persona che ha buttato dei sacchi neri nel bidone! Non si usano più i sacchi neri, lo sanno tutti. Approfittano del buio certi mascalzoni! Ho deciso che è ora che vengano puniti dalla legge”.
“Capisco, sarebbe in grado di descrivere la persona?”
“Certo, lo conosco, so dove abita”.
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Nel silenzio della cella di isolamento, l’assassino rifletteva sull’importanza della raccolta differenziata che aveva reso imperfetto un delitto perfetto.

L’INCIDENTE

Grazie di cuore agli amici del gruppo NOI TRE… per aver votato
il mio racconto. Grazie a Katya Marotta e Corrada Castelletti Cuzari per la bella grafica ❤❤❤
INCIPIT:
MARCO AVEVA FRETTA QUELLA MATTINA
USCI’ DI CORSA, NON SI ERA NEMMENO ACCORTO CHE PIOVEVA A DIROTTO, TUTTO INZUPPATO SALI’ SULLA SUA SMART, INGRANÒ LA PRIMA E PARTI’ VELOCE NONOSTANTE LA SCARSA VISIBILITA’ ERA QUASI ARRIVATO, QUANDO SENTI’ UN URTO E UN VELO CALO’ SUI SUOI OCCHI…
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Dopo un tempo interminabile li riaprì, non poteva muoversi, non si vedeva nulla dal finestrino, la pioggia era talmente forte; richiuse gli occhi.

-Marco, Marco svegliati tesoro

-Mamma, lasciami dormire, sono troppo stanco.

-No caro, devi alzarti.

-Non riesco, ho le gambe indolenzite, fai una bella cosa, sdraiati vicino a me e raccontami una storia, come facevi quando ero piccolo.

-Non è più tempo di storie amore, apri gli occhi, apri gli occhi, apri gli oc…

Marco spalancò gli occhi terrorizzato.

-Ma che succede, mamma dove sei, ma…

Era ancora nell’auto, sotto una pioggia battente, non c’era la mamma e non poteva muoversi. Allora capì, sua madre morta da un anno, era venuta a svegliarlo per salvargli la vita. Cosa aveva detto?

-Non è più tempo di storie, apri gli occhi…

Smise di piovere all’improvviso.

Riacquistò lucidità e con grande sforzo e dolore riuscì a liberare le gambe, telefonò al soccorso stradale che arrivò in breve tempo e lo trasportò al più vicino ospedale. Nella silenziosa stanzetta, disteso nel letto curato e medicato, ripensò a sua madre, lo aveva svegliato, perché non era ancora la sua ora, non doveva rinunciare a lottare.

Sussurrò -Grazie mamma, e finalmente poté riposare tranquillamente.

IL CASSETTO

*INCIPIT..LA DONNA STAVA FACENDO IL CAMBIO STAGIONE, ERA CONCENTRATA A TOGLIERE I MAGLIONI DEL MARITO QUANDO IN FONDO AL CASSETTO VIDE…
Continua tu… un luccichio. Incuriosita, Emma raccolse l’oggetto e restò immobile, senza capire. Era una spilla di antica fattura, molto bella, rappresentava una farfalla posata sopra un giglio. Sotto la spilla un biglietto ben ripiegato. Lo aprì ansiosa e subito le lacrime salirono ai suoi occhi:
“Mia cara Ester, sono al settimo cielo per averti conosciuta, sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Per suggellare il nostro bellissimo rapporto, desidero che tu conservi per sempre questa spilla appartenuta a mia madre. Ci tengo tantissimo. Tuo Renato”.
La povera Emma si sentiva mancare la terra sotto i piedi, le lacrime scendevano copiose, dunque suo marito la tradiva, come aveva fatto a non capire, le era sempre sembrato affettuoso e gentile.
Doveva sapere, glielo avrebbe semplicemente chiesto, non poteva restare nel dubbio.
Renato rientrò dal lavoro con un’espressione serena e sorridente, abbracciò Emma, che restò piuttosto rigida, e disse “Ti devo parlare”. Lei si sentì morire… Ecco stava per lasciarla, oh mio Dio!
“Tesoro, devo dirti una cosa molto importante, che mi ha reso tanto felice, ho aspettato a dirtelo perché ho voluto esserne assolutamente certo. Ebbene, dopo tanti anni ho trovato mia sorella, si chiama Ester, è figlia di mio padre, lui si separò da mia madre e sposò un’altra donna. Sono tanto felice Emma, non vedo l’ora di presentartela!”
La sorella, Ester è sua sorella, le tremavano le gambe, per fortuna non lo aveva assalito con la storia della spilla. Era un regalo per la sorella ritrovata. Lo abbracciò forte e stavolta le lacrime erano di gioia.
“Amore sono tanto felice per te, Ester diventerà anche mia sorella, le voglio già bene”.
Renato non avrebbe mai saputo che lei aveva visto la spilla e che aveva dubitato del suo amore.
Sarebbe rimasto il “segreto del cassetto”.

Man’s hand looking down to open drawer

IL SASSO IN TASCA

Graziella Dimilito

TEMA:
IL SASSO IN TASCA
Cosa ci rappresenta il peso di un sasso in tasca?

Pesava quella tasca
quel sasso la sfondava
lo odiavo in gioventù
quando pensavo mi frenasse
quando credevo mi tarpasse le ali.

È passato tanto tempo
ora so che non è vero
che quel sasso immaginario
mi ha protetto nella vita
con i validi principi
che vigevano in famiglia.
Ce l’ho ancora quel bel sasso,
lo conservo nel mio cuore,
e se ancora ci ripenso
sento emergere l’amore

LA CENA PERFETTA

TITOLO CON INCIPIT

“LA CENA PERFETTA “
*INCIPIT..Erano seduti al ristorante ,quando Veronica diventò rossa in viso,come se stesse soffocando…

“Mi vuoi sposare?”
Ecco la domanda che temeva, Veronica aveva accettato l’invito di Alfredo perché doveva parlargli seriamente. Lui era innamorato di lei, ma lei non provava nulla per lui. Era un caro amico e nient’altro, doveva assolutamente farglielo capire. Non era facile, lui era una persona sincera, buona. Alfredo vedendola così congestionata, rossa in viso, preoccupato le porse un bicchiere d’acqua. Dopo qualche sorso Veronica riprese a respirare normalmente.
“Va meglio cara?”
“Si Alfredo tutto bene”
“Veronica io ti amo e vorrei vivere per sempre con te. Vuoi sposarmi?
“Oh Alfredo, sono lusingata credimi, ma voglio essere sincera con te,
scusami ma io non sono innamorata di te, sei il mio più caro amico, ti voglio bene, ma niente di più”.

Questa volta fu lui a diventare rosso in viso, l’umiliazione era cocente.
“Hai un altro?
“No, nessuno”.
“Non ti credo”.
“Ma no, credimi, te lo direi”.
L’espressione di Alfredo cambiò di colpo, il suo sguardo divenne duro, severo, Veronica lo guardava stupita, non sembrava più lui.
“Allora perché hai accettato di uscire con me?”
“Per parlarti di questo, per dirti che fra noi c’è solo amicizia e…
“Finiscila! Non ti credo!” Le afferrò il polso stringendo forte
“Mi fai male Alfredo, lasciami” Ora Veronica aveva paura.
Lui lasciò andare il polso, sul viso un’espressione di rabbia.
“Sei solo una bamboccia viziata, non mi vedrai più, ora me ne vado e il conto lo paghi tu, stronza”.

Alfredo uscì dal ristorante, Veronica respirava a fatica, si era spaventata moltissimo. Pagò e tornò a casa in taxi, ringraziando il cielo di aver conosciuto in tempo il lato oscuro del carattere di Alfredo.

LA PORTA CHE NON C’ERA Proposta di Roberto Ernesto Pacis

LA PORTA CHE NON C’ERA

Renato era un uomo anziano ma felice, la sua vita era trascorsa in armonia tra la famiglia, gli amici ed i compagni di lavoro. Adorava i nipotini e grazie a Dio godeva di una buona salute.
Solo che, da un po’ di giorni gli pareva di avere la vista offuscata, anche se metteva gli occhiali c’era sempre come una nebbiolina davanti agli occhi. Si recò dall’oculista il quale gli prescrisse alcuni esami e nel frattempo gli diede dei colliri da mettere mattino e sera.
Con i referti in mano e il cuore in tumulto tornò dall’oculista. La diagnosi fu devastante! La sua maculopatia era degenerativa e incurabile; avrebbe perso la vista in breve tempo.

E così fu… Nel giro di un anno Renato diventò cieco. Piombò nella disperazione più cupa, non poteva accettare di dipendere dagli altri, di non poter più vedere i suoi figli, i nipoti, gli amici. I suoi familiari non sapevano come fare per confortarlo, lui diceva che ormai era inutile e voleva morire. Passarono così almeno sei mesi, finché un giorno la figlia entrò in camera per portargli la colazione, e lo trovò tranquillo e sorridente. “Ciao papà, come stai oggi?” “Oh figlia mia sei arrivata, sto bene, davvero”. La donna un po’ perplessa disse : “Bene, sono contenta di vederti così sereno”. “Sai figliola, sono davvero soddisfatto perché ho incontrato mia madre e ci siamo abbracciati stretti stretti, poi è arrivato anche papà e abbiamo fatto una bella passeggiata in mezzo al verde, ridendo e scherzando come non facevamo da tanto tempo”.
La figlia era sbalordita; cosa stava dicendo, i nonni erano morti da tanti anni. “Scusa papà, ma dove hai incontrato i nonni? Li hai visti?”
“Certo, io non lo sapevo, ma basta aprire quella porta e fai incontri fantastici, ho visto anche amici che credevo persi”.
“Quale porta papà?”
“Quella vedi? Prima non c’era, o forse non mi sono mai accorto io, ma è lì, guarda anche tu”.
A quel punto la figlia era seriamente preoccupata. Ne parlò con il resto della famiglia e consultarono il medico che prescrisse una TAC.
“Signori, disse il neurologo, purtroppo c’è stata un’ischemia che ha peggiorato la situazione”.
“Cosa possiamo fare? Lui dice che vede i genitori, gli amici, ma sono tutti morti, come fare per riportarlo alla realtà?”
“Il mio consiglio personale è di lasciare tutto come sta, per il suo bene. Vedete, vostro padre in un mondo parallelo riesce a vedere, quindi è felice, perché disilluderlo? Finchè durerà va bene così.”
“Lui dice che si apre una porta che prima non c’era, ma com’è possibile!”
“Sono i misteri della vita cari signori; lasciate che oltrepassi quella porta”.
Renato visse ancora un anno, finché un’altra ischemia mise fine alla sua vita. Ma fu un anno sereno per lui, ogni giorno viveva felice nel mondo oltre la porta che non c’era, era felice perché lì lui vedeva benissimo.

INSEGNAMI I COLORI DEL CIELO

Tema proposto da Roberto Ernesto Pacis Gruppo Noi tre…

Occhi miei
distaccatevi dalle miserie terrene
guardate il cielo e ditemi:
che colori vedete
oltre queste nuvole grigiastre
che promettono pioggia?
Cosa c’è oltre quel piccolo sprazzo d’azzurro?
Guardate con gli occhi dell’anima
vedete i colori dell’arcobaleno?
E che colore hanno le anime del Paradiso?
Occhi miei, se potete insegnatemelo,
che io possa riconciliarmi con questo mondo
in attesa di raggiungere il cielo ed i suoi colori.

Graziella Dimilito