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L’ultimo ma non l’ultimo
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il catalogo della mostra che non esiste
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storiella
La vera storia di Tino e Rina a loro insaputa.
Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano ma vicino a Busto Arsizio, c’erano venticinque soldatini di stagno. “Io non c’entro” disse subito Tito Stagno. “Neanch’io” disse Tito, che non aveva sentito che erano di stagno. “Miei?” chiese Stagno.
“Insomma, state ad ascoltare”.
Questi soldatini erano tutti fratelli, in generale figli unici di un Generale di Corpo d’Armata. Armata era il nome della moglie e mamma dei soldatini. Moglie e mamma erano la stessa persona (figlia di uno di Massa Carrara. Massa Carrara? Si, perchè solo a Massa Carrara possono chiamare una figlia Armata). “Oh! Dei soldatini di stagno“. Appunto, esclamò Francesco appena li vide dentro la scatola regalo che gli avevano regalato, appunto, per il suo compleanno. Per fortuna gli avevano regalato anche Driver 7 per Playstationdue, una pistola automatica finta che sembrava veramente vera e la maglietta di Del Piero comprata al mercato (ma questo Francesco non lo sapeva, è un segreto). “Oh! Dei soldatini di stagno” esclamò Francesco, cercando di attirare l’attenzione di papàemamma che in quel momento stavano leggendo le istruzioni di Driver 7 per Playstationdue. Subito il bambino li tirò fuori dalla scatola e li mise sul bordo del tavolo della sala, per poterli colpire con i pallini di plastica sparati dalla nuova pistola che sembrava vera. Solo uno non ne voleva sapere di stare ritto sull’attenti. Aveva una gamba sola. “Papà, papà” urlò il bambino, “Papa c’è un soldatino rotto“. “Il solito obiettore” obiettò il padre di Francesco. A guardarlo da vicino nessuno è normale, però al soldatino mancava veramente una gamba. Quella di sinistra, a guardarlo davanti. Quella di destra a guardarlo da dietro. Una gamba, comunque. “E’ già rotto?” chiese la mamma al figlio guardando il marito. “Non sono stato io, non sono stato io, non sono stato io” si mise a piangere Francesco, “Era già rotto…non sono stato io“, singhiozzò ancora “Non sono stato io” gli fece eco il padre. “Non sono stata io” singhiozzò la ballerina. La ballerina? Si, la ballerina, quella che viveva in un castello che era tutto tranne che dorato. Un castello di carta. Con le torri di carta, le mura di carta, il ponte levatoio di carta e il fossato pieno di carta bagnata. Comunque tutto molto pulito, di carta igienica. E quando la ballerina aveva le sue cose? Carta assorbente! Anche la ballerina era di carta (ma non di carta stagnola, altrimenti sembrava che erano parenti con il soldatino di stagno). La ballerina aveva le braccia alzate, come una ballerina, e teneva una gamba sollevata, come una ballerina con la gamba sollevata.
Siccome questa è una favola di favola, non tutto deve essere reale (anche perchè non si racconta di alcun re). Per esempio il papà e la mamma sono due personaggi di fantasia, senza riferimenti a persone reali. Sono due genitori generici di Francesco. Questo per dire cosa? Per dire che anche il soldatino di stagno e la ballerina possono avere dei pensieri. Il mutuo da pagare, i soldi che non bastano ad arrivare a fine mese, la macchina da portare dal carrozziere, il vestito da portare in lavanderia, la coreografia da provare ecc. Per questo, in questa favola, il soldatino pensò: “Che bella ballerina, chissà in quale programma TV lavora. Se facessi un poco di pr, potrei farmi invitare dalla De Filippi, o da Vespa…” pensava il soldatino che, per comodità da questo punto in poi chiameremo con il suo nome di battesimo: Tino. Così Tino decise di conquistare la ballerina che, per comodità da questo punto in poi chiameremo con il suo nome di battesimo: Rina.
Intanto si era fatta sera. La festa di compleanno di Francesco era finita. Gli amici se ne erano andati, Papà e mamma aveva rimboccato le coperte al loro piccolo mentre Francesco era in cucina a fare zapping tra le tivù private e buonanotte ai suonatori. E i giocattoli? Come dice il nome stesso, giocavano. L’unica cosa che non giocava a loro favore era il tempo, così, in men che non si scriva, fece capolino la mattina, con il suo oro in bocca (ma questa è un’altra favola).
Non si è mai saputo se il soldatino di stagno abbia tentato il suicidio, o abbia tentato la fuga da quel mondo, fatto sta che dopo aver viaggiato per il lungo e il largo in uno stagno (ironia della sorte) su una barchetta di carta, finì prima nello stomaco di un pesce (dove fece amicizia con geppetto) e poi sulla tavola da cucina della mamma di Francesco.
Per essere un racconto circolare alla fine tutto torna. E la ballerina? Scappata con Gerry Scotti.
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Metto in agenda
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Quando tutti dissentono.
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ARCA 2.0
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PECCATO ORIGINALE
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Life coach
Socrate: “Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, la peperonata dopo le 20“.
Mettila da parte
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Viaggiare nel tempo
Alla mia macchina per viaggiare nel tempo devo aggiungere una capote. Quando torno da un viaggio temporale sono tutto bagnato.
LA SCOPERTA DELLA PASQUA
Quando la colomba che aveva inviato tornò ricoperta di glassa, mandorle e granella di zucchero, Noè capì che era Pasqua.
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Perché il pollo ha attraversato la strada?
Per arrivare prima dell’uovo.
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“Credere al bugiardino è una questione di fede, nella scienza”
(Guido Penzo)
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“Il problema non è un problema, dire che c’è un problema è il problema“.
(Guido Penzo)
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Soggetti smarriti 2023
Pubblicato in creatività, guido penzo, satira, Soggetti Smarriti
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Soggetti Smarriti a Natale
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Occhio non vede quello che la mente… o qualcosa del genere.
C’è chi vede balene bianche inseguite da baleniere babilonesi, chi vede danzatori dervisci roteanti ma tanti tanti, chi vede saltimbanchi, chi saltinbocca, chi vede paesaggi albini, chi auto elettriche, chi autoabbronzanti, chi vede dita della mano chiuse a pugno, chi vede scalatori arroganti, chi fumi persecutionis, chi vede cerbiatti inseguiti da cacciatori di tori, chi vede anfratti, chi auto d’epoca…

Io sempre e solo batuffoli di cotone.
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Non subito
Invidio chi riesce a sintetizzare tutto in una riga.
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“Soggetti smarriti” di Guido Penzo in Amazon libri
Pubblicato in Soggetti Smarriti
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SOGGETTI SMARRITI in AMAZON LIBRI
Cosa hanno in comune Mosè e le regole del gioco del calcio, la scrittura cuneiforme dei Sumeri, Achille ed Ettore, “Batman” Romeo e “Catwoman” Giulietta, Gauss e Mendel, l’astronauta sovietico Gagàrin e lo statunitense Armstrong, compare Turiddu, i Puffi, il papà dei figli dei fiori, la teoria dei buchi neri ed un elenco di oggetti smarriti?
Niente.
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PROSSIMAmente
Non avete mai detto cin cin al momento del brindisi?
Non avete mai usato il tovagliolo per giocare a rubabandiera tra il dolce e la frutta o come bandana dopo il quarto bicchiere di vino?
Non avete mai masticato uno chewing-gum già masticato da altri?
Non avete mai toccato quel tasto?
Non avete mai usato lo stuzzicadenti al posto del cotton-fioc?
Non avete mai massaggiato i piedi, a tavola, con la scusa che “sono piatti”?
Non avete mai detto che “sa di tappo” anche se era Tavernello?
Non avete mai tagliato la frittata con lo stesso coltello con il quale avete appena minacciato il posteggiatore che vi chiedeva la mancia?
Non avete mai chiesto a chi lavora in banca quanto guadagna?
Non avete mai messo in bocca il cucchiaino del caffè dopo aver mescolato, lo stesso che vi chiede chi non l’ha ricevuto?
Non avete mai telefonato ad ore pasti con la bocca piena?
Non avete mai indossato la t-shirt con la scritta: Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto? Neanche a 50 anni? Neanche se siete un uomo?
Non avete mai messo il tovagliolo sopra il piatto, sotto le posate o sulla testa per proteggervi dal sole?
Non sapete che i vini bianchi secchi si abbinano con i molluschi, i rossi corposi con formaggi erborinati e la Coca Cola con tutto?
Non avete mai messo l’etichetta “analcolico” davanti alla caraffa dell’aperitivo “alcolico” e viceversa?
Non avete mai dato indicazioni, quando siete in ritardo, all’autista di un tram per prendere una scorciatoia?
Non avete mai usato un mazzo di carte, al ristorante, per decidere che “carta più bassa” paga il conto?
Fatelo prima di leggere questo libro!
Pubblicato in bon ton, guido penzo, humorismo
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Essere, tessere o tre esse?
Pandoro o pan per focaccia? Uva passa o uva resta? Canditi o conditi? Dolce o Gabbana? Dolce o Nera? Zucchero o Pausini? Zero o Qualcuno? Bianco o rosso? Babbo Natale o Mamma Befana? Crema o marmellata? Nudo e crudo? Crudo o cotto? Doccia libera o bagno occupato? La borsa o il marsupio? Dentro o sei fuori? Colbacco o senza bacco? Amare o B monti? Col trucco o senza inganno? Acqua fresca o aria fritta? Utilitaria o inutile suv? Incognita o cotonata? Altoatesino o basso napoletano? Introverso o col risvolto? Analcolico biondo o ossigenato? Cane o gattò? Single o duplex? Mano aperta o Pugnochiuso? Calzino corto o calzone farcito? Pantalone o Balanzone? Terno secco o ambo umido? Cugini di Campagna o Dino di città? Telecomando o teleobbedisco? Cowboy d’India o indiano d’America? Stella cadente o astro nascente? Superalcolico o Superman? Marina o carne montana? Alba o tra i monti? Un orso bipolare o un tic nervoso? Una rana pescatrice o un cinghiale cacciatore? Natale quando arriva arriva ma una telefonata di preavviso sarebbe gradita.

Così per dire.
Aumentano le pensioni?
Non mettiamo limite
alla previdenza!








































































