SENTIRSI VUOTI DENTRO

E’ la solitudine

che mangia

il mio cuore .

Giorno dopo giorno.

SENTIRSI NESSUNO

IN UN MONDO DI LUCI

è spaventoso.

Talvolta mi

par di stare

su di un ponte

in bilico,

E POI MI VEDO

ATTRAVERSARE MILLE STRADE

GRIGIE COME IL FUMO .

Che brutta sensazione

non avere più

uno scopo nella vita.

Quanto vuoto in me

e attorno a me.

Vorrei rivivere

quel tempo

in cui credevo

ai miei sogni.

Vorrei tornare

bambino

e ridere

senza motivo alcuno.

Oggi la mia vita ,

non so perchè ,

è solo tormento.

Non so se guarirò ,

se incontrerò

un amore salvifico.

Stasera

guardo la città

che pulsa ,

viva,

mentre io

sono già morto

Isabella Scotti giugno 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Le parole in neretto sono riprese dalla canzone di Luigi Tenco ” Ciao Amore ”

COME NON SO

Ci siamo amati

e ci siamo persi.

Come non so.

Le dolci parole

si sono spente

sulle nostre labbra

a poco a poco.

Labbra che non sanno

più aprirsi

ai sorrisi.

Raccolgo briciole

di un sentimento

che credevo eterno

ed era chissà ,

forse solo impossibile.

Ma ti ho amato,

tanto,

e con rimpianto

sento che

” VORREI DIRTI ORA

LE STESSE COSE ,

come se nulla

fosse cambiato tra noi,

” MA COME FAN PRESTO,

AMORE ,

AD APPASSIR

LE ROSE ”

Com’è triste ora

versare lacrime

sola ,

stretta alla mia malinconia

Isabella Scotti giugno 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

I versi evidenziati sono ripresi dalla canzone stupenda di FABRIZIO DE ANDRE’ ” La canzone dell’ amore perduto ”

Buonanotte a tutti con affetto dalla vostra Isabella

Amici e amiche carissime ogni tanto torno. Per la vostra gioia mi auguro.

Torno per regalarvi POESIA. Perchè mi pare possa far bene al cuore.

Credo che anche voi la pensiate come me.

Per questo oggi vi lascio senza troppe chiacchiere quello che ho scritto

ultimamente. Ovviamente qualcosa, non tutto, magari ogni tanto qualche poesia.

Oggi voglio regalarvi delle poesie scritte prendendo spunto da sei parole, prese

in prestito dall’ INFINITO di Giacomo Leopardi

e dalla poesia ” Una sorella ho in casa nostra ” di EMILY DICKINSON

Ecco ciò che ho scritto.

Le prime sei parole regalate dal Leopardi erano

Ero giovane

Amavo

un tempo

correre

con i capelli

sciolti

al VENTO .

Ero giovane,

e s’ agitava in me

un MARE

in tempesta.

Non solo

un PENSIERO

ma mille ,

frullavano

in testa.

Correvo

rifugiandomi

sul COLLE ,

dove ,

nascosti

tra le verdi FRONDE

di un albero,

si radunavano

a cinguettare

gioiosi passerotti.

Là,

felice

mi fermavo

trovando alfine

la mia QUIETE

Isabella Scotti maggio 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Al colle antico

Ricordo

del tempo andato

quel salire

al COLLE antico ,

ove dalla radura,

il MARE

potea vedere.

Spirava sempre

nei meriggi d’ allora

un VENTO leggero

che dolcemente

di te

il PENSIERO

portava .

Mentre

al riparo

di FRONDE ombrose,

chetamente

una strana QUIETE

inondava

il mio cuore

e ardentemente

ti bramavo.

Oh,

com’era allora

vivo in me

l’amore.

Isabella Scotti maggio 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

L’ ultima è questa :

Improvvisamente

Il MARE d’ inverno

ha una voce

possente

che grida

al cielo

tutta

la sua rabbia ,

mentre ora

che giunta

è l’ estate,

ha un canto

sommesso.

Le onde

lentamente ,

giungono

a riva ,

e amabile

è il mio andare.

C’è QUIETE intorno.

Quando improvviso,

un refolo

di VENTO ,

mi porta in dono

un PENSIERO ,

un ricordo…

Noi tutti insieme.

Il Duomo di

S. Maria in COLLE .

Le passeggiate

sotto gli alberi

dalle verdi FRONDE,

il Brenta.

Bassano

e la sua magica

atmosfera.

Come dimenticare

il tuo sorriso.

Ora silenziose,

senza freno,

scendono

lacrime

a rigare

il volto.

Come

ti vorrei

ancora qui,

con me,

con noi

Isabella Scotti giugno 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Un anno il 4 giugno dalla dipartita di mio fratello .

Queste dai versi di EMILY DICKINSON

LA TORTORELLA

Crebbi

senza avere

una SORELLA

Ne sentivo la mancanza.

Ma poi un giorno

percorrendo

la STRADA

di ogni mattina,

ne adottai una.

Si trattava

di una tortorella.

Sembrava

aver fatto un NIDO

sopra un lampione.

Là mi aspettava,

io la salutavo piano ,

per non farla scappare ,

con la MANO ,

e lei rispondeva

col suo tutu- tu

ogni volta

che passavo.

Mi fermavo ,

la guardavo ,

e lei mi fissava

muovendo a scatti

la sua testolina.

Che gradevole

ARMONIA

in quel suo saluto.

Diventammo così

sorelle.

Ogni volta

d’ estate

sapevo

di trovarla là,

nell’ aria fresca

del mattino,

quando la RUGIADA

imperlava

le rose.

Isabella Scotti giugno 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

A MARGHERITA

Mi manchi.

Come vorrei

poter prendere

la tua MANO

e insieme

nuovamente partire.

Per giungere là,

ricordi ?

nella mia casa

al mare

che fu

per una settimana

il nostro NIDO .

Come allora

partire

decise e felici

sapendo esattamente

quale STRADA

seguire

per giungere

in terra di Francia.

Sarebbe nuovamente

emozionante ,

perchè sì,

quelli

furono davvero

giorni memorabili.

Eri per me

come una SORELLA.

C’ era ARMONIA

tra noi.

Parlavamo

comprendendoci

al volo,

mentre

le nostre risate

cristalline e spontanee

raccontavano

della nostra amicizia.

La fresca RUGIADA

bagnava

le nostre mattine

in quel febbraio

freddo, ventoso,

che mi è rimasto

nel cuore

Isabella Scotti giugno 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Margherita morì mesi dopo per un tumore al seno . Una cara amica, cordiale, simpatica che non dimenticherò mai

Aspettatemi con altre poesie. Vi abbraccio tutti e tutte con affetto. E vedrete che passerò a trovarvi…

la vostra amica Isabella

FIORI DI PRIMAVERA

Lunghi gli steli

che sorreggono

petali trasparenti

di un colore vivo,

rosso sangue,

che il vento,

riconoscendone

la delicatezza,

sfiora appena.

I papaveri,

fiori di primavera

senza profumo,

sontuosi,

eleganti

si confondono,

tra i verdi fili d’ erba

come in un quadro

di Monet ,

per poi comparire

improvvisi ,

coraggiosi e

temerari

tra pietre,

lungo i bordi

di strade sterrate,

polverose.

Scintille di fuoco

che non brucia,

delicati

come una carezza.

E poi

disseminati

nei campi

sorridono

al cielo

assieme a leggiadre

farfalle

raccontando

con gioia

l’ arrivo

della dolce stagione

Isabella Scotti maggio 2024

copyright legge 22 aprile 1941 n 633

Disegno fatto dal mio nipotino Marco e poi da lui dipinto sotto la visione del nonno pittore

Amici carissimi per ora vi regalo una sola poesia. Le altre arriveranno nel tempo. Non ce la faccio a stare davanti al pc. Intanto mi auguro che questa sia di vostro gradimento. Vi abbraccio tuti e tutte augurandovi una notte serena. Baci, bacioni, bacetti

la vostra amica Isabella che non vi dimentica

Buona serata cari amici…

Mi piacerebbe che tutti voi stasera foste ben seduti su di un divano, rilassati , distesi , con la testa ben sgombra da qualunque pensiero negativo. Vorrei che questa sera, nessuno di voi pensasse alla guerra, che oggi pare inseguita da tutti, che nessuno di voi pensasse a questo mondo che va come non dovrebbe andare, ai propri problemi di salute, alla vita che si accorcia giorno dopo giorno, sempre di più. E immaginandovi quindi così leggeri nell’ animo, e pronti a recepire quello che voglio donarvi, ecco per voi qualche poesia e due sorprese , che mi sono state fatte e che mi hanno molto emozionata

Pronti a leggere seduti sul divano ? ( anche una poltrona va bene )

Carme alfabetico

Ancora vorrei tra le tue

Braccia trovar rifugio

Come non ci fosse altro tempo ma

Dove solo noi esistere

E restare, anche nel

Frastuono ma senza avvertirlo.

Gioia sarebbe ritrovata

Ho ancora in me la speranza dello stare

Insieme e che

La tua assenza si tramuti in presenza

Mormora sempre il ruscello

Nulla è cambiato qui

Ove insieme rapiti

Potevamo ascoltare

Quello scorrere dell’ acqua

Ridendo

Sdraiati tra i verdi fili d’erba mentre

Tra i rami nascosti cantavano i rondinotti e gli

Usignoli là dove il

Vento sussurrava una dolce canzone come se uno

Zufolo di legno suonasse per noi

Isabella Scotti aprile 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Poesia malinconica

E ripenso

all’ amore

di quei giorni…

Improvviso,

sul far della sera,

il ricordo di te

si fa più vivo,

mentre sale

e attanaglia il cuore,

una profonda amarezza

e un sentimento

di accorata nostalgia

Isabella Scotti febbraio 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Foto di Andrea Romani Venezia e la sua malinconica atmosfera

HAIKU

Rami di pesco

primo tiepido sole

gatto sul ramo

Isabella Scotti marzo 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

foto di Emanuela Bruni per gentile concessione

Ed ecco le sorprese . si tratta di due video realizzati per due mie poesie lette dalla voce straordinaria dell’ amico Rodolfo Lettor . Il primo è stato ideato dal caro amico, sensibile poeta Carlo Molinari. Il secondo dal bravissimo poeta e videomaker esperto Alberto Baroni. A loro va tutta la mia gratitudine per questo lavoro che mi ha molto emozionata.

Le poesie scelte, che già conoscete sono state, ” E’ là ” , già in antologia, ” La couleur d’ un poème – Inchiostri d’Amore ” dedicata a mio padre su video di Carlo

E ” Oh, Figlio ”, video di Alberto Baroni, ispirata dalla ” Pietà” di Michelangelo

Qualche notiziola sulla Pasqua

La Pasqua, nella religione cristiana, rappresenta il fulcro dell’anno liturgico ed è considerata la festa più solenne. La ricorrenza, come noto, si festeggia ogni anno in una domenica diversa – quella successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio primaverile – quindi ha una data mobile.

Le origini ebraiche

Il termine deriva dal greco, che si richiama, a sua volta, all’aramaico, e significa passaggio. Gli ebrei celebravano questa festa prima dell’avvento di Gesù Cristo. All’epoca, infatti, questo momento dell’anno era legato all’agricoltura e ai primi raccolti, a iniziare dal frumento. Successivamente la Pasqua divenne la celebrazione della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù sotto gli egizi. Per ordine divino, quella stessa notte gli stipiti delle porte delle famiglie ebree furono dipinti con il sangue degli agnelli – simbolo di purezza e innocenza – affinché l’angelo sterminatore mandato da Dio nell’ultima piaga che devastò l’Egitto, passando da quelle abitazioni risparmiasse i primogeniti, secondo quanto viene riportato nel Vecchio Testamento. Le famiglie, poi, dovevano consumare le carni arrostite dell’agnello sacrificato in un pasto frugale. Ancora oggi, la cena pasquale, per gli ebrei, è composta principalmente da cibi semplici e amari in memoria del periodo di schiavitù, prima della libertà ritrovata con l’esodo attraverso il Mar Rosso.

La religione cristiana

Gesù Cristo era a sua volta un israelita, un ebreo, e come tale stava celebrando il rito della Pesach, della Pasqua ebraica, quando, dopo il tradimento da parte del discepolo Giuda Iscariota, fu arrestato – con l’accusa di essersi paragonato a Dio – e crocifisso. Furono i sacerdoti del Sinedrio, la più alta autorità dei giudei, a puntare il dito contro di lui. Come noto, il prefetto romano Ponzio Pilato si chiamò fuori lavandosene le mani, espressione divenuta proverbiale e usata ancora oggi. Dopo una sofferenza atroce patita durante il lungo cammino della Passione, in cui Gesù fu percosso, frustato e umiliato dalla folla e dai soldati, costretto a portare una grande e pesantissima croce di legno in cima al monte del Golgota, dove poi morì, ad appena 33 anni, in un venerdì del periodo pasquale (ricordato ancora oggi nelle celebrazioni del Venerdì Santo). Il suo cadavere venne poi deposto in un sepolcro alle porte di Gerusalemme. La domenica successiva, Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salomè si recarono nel luogo per imbalsamare il corpo di Cristo, ma, giunte alla tomba, videro che il macigno in pietra che era stato apposto per sigillare il sepolcro era stato incredibilmente spostato. E il corpo di Gesù, lì, non era più custodito. Poco dopo apparve un angelo e diede un annuncio: Gesù Cristo, Figlio di Dio, era risorto. La Pasqua cristiana, dunque, rappresenta il momento in cui Gesù è tornato alla vita terrena sconfiggendo il male e cancellando il peccato originale, diventando redentore, ossia salvatore, dell’umanità, come viene narrato nei Vangeli (nel Nuovo Testamento).

Riti e Tradizioni

Ancora oggi le tradizioni pasquali che vengono riproposte anche da noi affondano le loro radici in tempi antichi. L’usanza di mangiare carne di agnello, come appunto è stato ricordato in precedenza, deriva dalla Pesach, la Pasqua ebraica. Nel Cristianesimo l’agnello sacrificato è diventato emblema del Cristo immolato per redimere le creature umane. Per quanto riguarda invece le uova, queste sarebbero un retaggio di alcuni culti pagani, come quello della dea Ostara, divinità germanica legata alla fertilità e al risveglio della natura.

Nella religione cristiana, poi, l’uovo è diventato un altro simbolo pregno di significato: all’esterno ricorda un sasso, come quello del sepolcro di Cristo, ma all’interno cela una nuova vita, quindi è anche legato alla rinascita e alla resurrezione. Tra i primi credenti vigeva il divieto di mangiare le uova nel periodo pasquale, oltre alla carne. E quelle che venivano depositate dalle galline, dunque, una volta bollite, erano colorate di rosso, per ricordare il sangue di Cristo, o decorate con le croci, in memoria del suo sacrificio.

Perché le uova sono diventate di cioccolato? La tradizione si deve probabilmente al Re Sole, Luigi XIV di Francia. Il sovrano si fece produrre un uovo di crema di cacao dal suo chocolatier di corte. Fu un successo la cui fama si propagò velocemente fino a divenire rito (e business d’oro, più che di cacao).

Dal web –

Quotidiano.Net

Auguro a tutti voi carissimi amici di passare una serena Pasqua nonostante il brutto, direi pessimo momento che stiamo vivendo. Tornerò per lasciarvi qualche poesia. Per ora auguro a tutti voi una buonanotte con il solito affetto

La vostra Isabella

Ascolta

Ascolta amore

come la notte canta.

Sommessamente

lasciandoci scivolar

una nelle braccia dell’ altro ,

mentre le nostre mani

s’ intrecciano strette.

Ascolta caro,

come il vento

piano,

sussurra

nel bosco,

tra le querce.

Senti come sale

fin qui

il profumo delle mimose.

S’ agitano appena

le fronde

Sembra il loro

un suono d’arpa

che nell’ aria dolcemente

si diffonde.

Ascolta il silenzio

che dopo l’ amore ,

intorno a noi

si fa unica voce,

dopo che

i nostri respiri e gemiti

si son chetati.

Ascolta,

mio amato,

come intorno ora

sia solo quiete.

Qui,

come nel bosco..

Nessuna sbavatura,

tutto è perfetto.

Dove regna Amore.

Isabella Scotti marzo 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

E’ passato S. Valentino…

senza ch’io vi facessi gli auguri. Ma dato che l ‘ Amore andrebbe festeggiato ogni giorno, voglio farvi un regalo lo stesso. Niente cioccolatini, solo poesia.

Un abbraccio da chi sempre vi pensa, anche se sembrerebbe il contrario

la vostra Isabella

Io non conosco ch’una gioia…

Io non conosco ch’una gioia al mondo,

ed è quando sul tuo seno di neve

chino la fronte, come sopra i molli

fiori del maggio ; o col desio ch’all’ore

della state furenti, in su gli appoggi

de ‘ morbidi guanciali il capo stanco

cade alla queta voluttà del sonno.

Spunta sul labbro il riso, della mente

le tempeste serenano, han quiete

l’ ire del mondo: è come un paradiso

Giuseppe Maccari

Giuseppe Maccari è nato a Frosinone il 19 ottobre 1840, figlio di Antonio e da Eleonora Bracaglia. La famiglia Maccari abitava in una casa a due piani, in una strada angusta – detta dei Pagliari bruciati – a fianco di un arco antico. Alla morte del padre Antonio, nel 1850, la famiglia (sei figli: Giovanni Battista, Leopoldo, Giuseppe, Teresa, Luigi e Sisto) ebbe gravi difficoltà finanziarie. Giovanni Battista, che studiava Legge a La Sapienza, ottenne un impiego al ministero dell’Interno e, uno alla volta, fece venire i fratelli a Roma. Presero alloggio in un primo tempo in via delle Quattro Fontane, in una casa che aveva un piccolo orto.

Giuseppe, grazie alla generosità di un sacerdote, aveva ricevuto a Frosinone i primi elementi di grammatica italiana e latina, aveva letto brani di poeti del Trecento e tradotto passi di Marco Tullio Ciceronee e di Virgilio. Incominciò a studiare il greco e a comporre versi, ispirandosi a Giacomo Leopardi. Erano semplici bozzetti, ma delineati con tocco felice e sicuro. Versi freschi, quasi impressionistici:

Nel paesetto la solinga strada

Solo trapassa il vagabondo cane.

La salute di Giuseppe Maccari era tuttavia precaria. Egli trovò un posto come istitutore presso una famiglia nobile e, grazie all’impiego, nell’estate 1862 fece un viaggio in Italia: rimase abbagliato dalle bellezze di Firenze. Dava lezioni di Italiano a un pastore evangelico dell’Ambasciata di Prussia e questa assidua frequentazione lo convinse a convertirsi al protestantesimo. Come suo fratello maggiore Giovanni Battista, frequentava il Cenacolo dei poeti della Scuola romana, che si riuniva al caffè Nuovo, a piazza San Lorenzo in Lucina (Palazzo Ruspoli). Nel 1866 suo fratello più piccolo Leopoldo morì di tisi, lasciando in povertà assoluta la vedova e un bambino. Giovanni Battista riunì a Roma tutta la famiglia, chiamando da Frosinone sua madre Eleonora, sua sorella Teresa e anche la cognata con il nipotino. Giuseppe sognava di sposare una ragazza, che morì lasciandolo disperato.

Poiché repente una fanciulla mia

Dai giardini, c’ha in cura giovinezza,

Si disviò, s’ascose fra le tombe,

Sovente io scorro questi luoghi e trovo

Qui racchiusa la gioia, qui la vita.

Domenico Gnoli racconta che una volta fu coinvolto, insieme a Giuseppe, in una dimostrazione studentesca, a San Lorenzo. Furono arrestati, ma Domenico, che era conte ed era romano, fu subito rilasciato. Giuseppe invece fu tenuto rinchiuso per un mese, nel carcere di Montecitorio, con la scusa che era di Frosinone e che non poteva giustificare la sua presenza a Roma. Domenico fermò una carrozza e invitò Peppino a salire, per evitargli la vergogna di farsi vedere con i ferri ai polsi. Ma Giuseppe gli disse: «No. Tutti mi devono vedere così, mentre attraverso la città. Addio Memmo!»[1] Luigi Lezzani nel suo Saggio d’Anacreonte, pubblicato come prefazione alla traduzione di Giuseppe Maccari, ha scritto che Giuseppe Maccari, per primo, ha trovato il metro più idoneo, cioè il settenario rimato a due. Ma Giuseppe Maccari non lasciò che un saggio molto ristretto: forse aveva fatta l’intera versione da Anacreonte ma, incontentabile, ne aveva distrutta la maggior parte. Giuseppe Maccari morì di tisi, a 26 anni e cinque mesi, il 15 marzo 1867.

Da Wikipedia

“27 gennaio 2024 – giornata della memoria

GRIGIO

Qui ogni alba

è sempre uguale.

Non si vede mai

il sole.

Il cielo è grigio,

sempre.

Come grigio

in fondo

è questo campo.

Il fango, la melma.

Perfino

i nostri indumenti

sono sempre uguali,

come fossero

una divisa.

E il colore

è sempre il grigio.

Quello

delle nostre

giornate

che scorrono lente.

Quello

del gelo,

che non finisce mai.

quello della fame,

che ci tormenta.

E la paura

che ritorna

sognando

quei treni ,

che qui ci hanno portati.

Noi uomini ,

trattati come bestie .

Si,

qui non c’è mai

il sole,

non ci sono colori

a rallegrarci.

e siamo soli,

anche se in tanti.

Qui ,

ormai

senza speranza,

aspettiamo.

Forse domani,

chissà ,

toccherà

a me.

Isabella Scotti gennaio 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Riveduta e corretta

campo di concentramento di Auschwitz

Isabella, ma dov’eri finita ?

So che tanti di voi a vedermi qui mi farebbero questa domanda.

Ecco la mia risposta carissimi amici :

” Non ho più tempo per me. Troppe situazioni da seguire. Problemi di salute miei ( ho avuto una bella bronchite che è durata a lungo ) e ahimè di mia figlia e mia madre che comincia ad avere più bisogno ora che i 90 anni sono compiuti. Ringrazio il Signore per come è presente di testa ma qualche problemino c’è. E poi la mancanza di mio fratello incide sempre.

Comunque se sono qui è per regalarvi qualche poesia , perchè nonostante tutto scrivere è uno sfogo , allontana i pensieri , anche quelli di un mondo che sempre più va a rotoli. Le notizie che si susseguono giorno per giorno lasciano l’amaro in bocca, e stasera non voglio pensarci. Quindi ecco le mie poesie. Spero potranno essere di vostro gradimento

SOFFIA PIU’ CHE PUOI

Mandami un bacio.

Ora

che siamo lontani

posalo

sul palmo

della tua mano

e poi soffia

più che puoi,

che arrivi

a posarsi

sulle mie labbra ,

come tu fossi qui .

Mandami un bacio

stanotte,

non farmi aspettare

Isabella Scotti gennaio 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

IL NOSTRO CANTO

Vieni,

dammi la mano

e andiamo

incontro

alla nebbia,

scendendo fino

al mare.

Immersi

nella bruma mattutina

sentiremo l’odore ,

forte ,

delle alghe ,

accompagnate

fino a riva

da onde malandrine ,

e raccoglieremo conchiglie,

con la pace

nel cuore.

Poi

ci abbandoneremo

all’ amore,

come unica àncora

di salvezza.

Stretti,

avvinghiati,

teneri amanti,

udranno

il nostro canto

gabbiani

immobili,

statuari,

protesi

verso l’orizzonte.

Isabella Scotti ottobre 2015

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

  

LUCE D’AMORE

Illuminami di te.

Ed io brillerò

come stella nella notte.

Sarò luce,

come sole

che splende nel giorno.

Illuminami di te.

Come fuoco

che arde bruciante

divamperò,

e sarò allora

per te

il calore che vuoi

la passione che sogni

l’amore che cerchi.

Isabella Scotti settembre 2015

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

BABBO NATALE

E’ arrivato

ma non si è fermato.

Se n’ è subito andato.

Con aria sognante

un sorriso

ci ha regalato

e doni ai più buoni

ha portato.

Poi ha ripreso

la sua slitta

e trainato dalle renne,

al suo paese

è tornato ,

lasciando un vuoto

colmato solo

da questa foto.

Avremmo voluto

da lui ascoltare

la fiaba del tempo

che scorre lento,

della neve che scende

silenziosamente

sui rami degli abeti

del suo bosco

che non conosco.

Avremmo voluto

con lui restare

seduti attorno

al focolare,

mangiando cioccolato

e caramelle e mille

e mille ciambelle.

Peccato,

sarebbe stato bello

indossare

anche il suo cappello

e la sua bianca barba

accarezzare.

Ma ahimè

ora

che se n’è andato

una lieve malinconia

assale

l’ anima mia.

Eppure si sa ,

tra un anno

tornerà.

Noi lo aspetteremo,

saremo tutti qua

Isabella Scotti gennaio 2024

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

UN HAIKU

Le bacche rosse –

la festa del Natale

aghi di pino

Queste ultime due ovviamente scritte durante le feste. E dulcis in fundo

La mia mammina

Vi abbraccio tutti con tanto affetto

la vostra Isabella

Buon Natale

Amici carissimi  potevano forse mancare i miei più cari auguri di BUON NATALE a tutti voi ? Non credo. ECCOLI 

TANTI AUGURI ANCHE SE DI FRETTA  ( E PER QUESTO TORNERO’ )

BUON NATALE A TUTTI CON TANTO AFFETTO

( ANCHE SE SIAMO GIA’ PROIETTATI VERSO LA FESTA DI SANTO STEFANO )

CI  RISENTIAMO PRESTO

ASPETTATEMI

BACIONI

LA VOSTRA ISABELLA


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