Lui sembrerebbe ancora un ragazzetto di vent’anni se non lo guardassi in viso: smilzo, agile. Sguardo mobile, sfuggente.
Jeans vecchi scesi, magliette, felpe. Scarpe da ginnastica o anfibi ai piedi se si veste elegante e allora ha addosso l’unica giacca e l’unica camicia, sempre le stesse, con cui presenzia alle occasioni ufficiali.
Pulitissimo, lo senti subito.
Ma sotto lo sguardo è tutto scavato: due occhi verde stagno e due occhiaie perenni, segno di uno che non dorme mai abbastanza. Che non può e forse non ci riuscirebbe neanche se potesse. Comunque, non ha tempo e fa due lavori.
D’inverno un giaccone pesante, d’estate magliette di cotone. I jeans, sempre quelli.
Fa tante lavatrici e poi sale sul terrazzo a stendere. Un terrazzo enorme. Un mondo in alto dove si possono svolgere intere storie.
In mente subito la scena della banda degli onesti con Totò, o tante altre scene dove su terrazzi di palazzi enormi pezzi di storie si raccontano o accadono fra lenzuola stese o lavatoi ormai abbandonati.
Lui sale lassù e guarda la sterminata città e chissà cosa pensa della vita e del mondo là sotto.
Va in bici come un pazzo, corre da un tavolo all’altro del locale come un pazzo.
Lingua tagliente e simpatia solo se non gli stai sul cazzo.
Se no,tu certo non lo capisci, e forse è meglio.
Lei una bella donna mai sposata. Senza figli. Senza patria. Inquieta dentro, anche se fuori tutto è bello e regolare. Una vita che prosegue, che sembra giusta, indirizzata, conclusa. Forse troppo conclusa. Magari finita. Ma questo se lo domanda solo lei. Gli altri probabilmente vedono quello che vogliono vedere, e se qualcosa di brutto trapela, il giudizio è spietato da chi trova insopportabile la sua sicumera, mentre è estremamente tenero da coloro che sanno che ha un cuore. Vero.
Come lui oltre i cinquanta, ha modi vigorosi e voce imponente. Si è costruita tutta la vita pezzettino dopo pezzettino, ma senza ambizione se non quella di vivere cercando di andare, di continuare la sua strada.
Dietro questo muro di forza una donna appassionata ma senza mai abbastanza esperienza degli uomini, quella che le servirebbe per non farsi ogni volta troppo male.
Li mette assieme un social, come una volta ti mettevano assieme le feste di paese.
L’appassionata lettrice trova l’appassionato scrittore che sputa sangue e parole nella grande città mentre lei vive alla periferia del vecchio impero attraversato dalle rotte di Ulisse.
Bella questa descrizione letteraria, studiare ha portato frutto.
Tutto sommato un match abbastanza patetico, considerando i tempi e l’età dei due. Ma questo lo scrive perché sente salire in sé il cinismo, e il cinismo è il principale nemico della bellezza, di ogni bellezza che esiste sulla faccia di questo pianeta.
In realtà scrive per tenerezza, di sé stessa e degli altri. E anche di lui.
E’ una banale storia di conquista che finisce col cuore spezzato di lei.
Ma anche lui che perentorio le dice non ti amo, non ne esce col cuore tutto intero.
Perché se trovi una che il cuore te lo mostra davvero, che lo fa funzionare bene, sano e con tutti i sentimenti giusti a posto, come sempre più raramente succede oggi, con una sincerità che ti disarma perché la senti che è vera e scorre come l’acqua di tutte le fontane di Roma, forse anche il tuo cuore di pietra lo sente vibrare e ha un brivido di rimorso.
[ il prezzo della sensibilità ]
La sensibilità ha un prezzo
che si paga in lacrime urla e silenzi
ma salda il suo debito facendoti vedere
cose invisibili
Patrizia Fortunati
Ed è piena di poesia questa storia, ma anche di ingiustizia, e bisogno e pentimento e amicizia ed è piena di eternità come tutte le cose che al mondo sono più precarie.







