L’Orlando Furioso visto da Italo Calvino


L’Orlando dell’Ariosto è opera tanto geniale e meritevole di essere letta, quanto è difficile da proporre ad adulti e ragazzi. La “versione” di Calvino è sicuramente un piacevole approccio. Per chi il Furioso l’ha letto, invece, è utile strumento per un ripasso delle vicende narrate e tenere vivi i personaggi che popolano il poema. Alla grande immaginazione di Ariosto, si accompagna la garbata prosa e la vivace ironia di Calvino. I passi scelti dallo stesso Calvino sono veri e propri punti salienti ben presentati. Si tratta, insomma, di opera da consigliare per avvicinarsi al mondo poetico e fantastico di Ludovico Ariosto.

Il Quaderno raddoppia: due romanzi in regalo!

Il Quaderno raddoppia: due romanzi in regalo!


Sei alla ricerca di DUE LIBRI LEGGERI, DIVERTENTI e completamente GRATUITI? Il “Quaderno di un ex bibliotecario”, regala IL GENERALE ALLA FERMATA DEL TRAM e AVANTI E INDIETRO, romanzi e-book, di Gabriele Prinelli.

Nel 1885 l’Italia è già unita, ma gli italiani non si sentono ancora tali. L’amministrazione comunale di Melegnano, capeggiata da un patriota della prima ora, delibera di porre in opera un busto di Garibaldi nell’omonima piazza che ospita lo snodo tranviario. Peccato che la scultura debba erigersi a lato dell’osteria El gamba de legn, gestita da Lindo, nipote del primo cittadino e fanatico assertore della Lombardania, una sospirata terra promessa sita tra Adda e Ticino. Il locandiere, piuttosto che soggiacere all’imposizione della municipalità, per sfuggire al marmoreo sguardo, apporta modifiche considerevoli alla sua proprietà. Il sindaco, allora, briga affinché le leggi vengano rispettate e per ripristinare lo status quo, ma un fallo nella complicata burocrazia del regno rende legittime entrambe le istanze. Nel salone dell’osteria, Danè, cliente dalla proverbiale eloquenza, invita i contendenti a risolvere la questione con una scommessa: il trattore dovrà trasformare un maialino di sedici libbre in un porco di trecentoventi, in soli ventuno giorni. Il vincitore potrà regolarsi come meglio gli garberà nei confronti del Generalissimo. A vigilare sulla buona riuscita della gara, viene scelto Sinistro, il sagrestano della chiesa principale del borgo, noto simpatizzante della causa comunista, reso inoffensivo dal prevosto che lo impiega come collaboratore. Nello scorrere delle tre settimane, la stazione del tram è un crocevia di storie legate al passaggio dei convogli. Si susseguono: un deragliamento, una clamorosa dimenticanza, la fobia di Sinistro per il mezzo di trasporto e il manifestarsi di curiosi personaggi: Orapronobis, un avventore dai gusti macabri e dallo smisurato repertorio di disgrazie raccolte lungo i binari, e Sfroso, un esperto “portoghese” che vanta cento corse sul tranvai senza aver mai pagato una sol volta il biglietto. Il porcello si allarga intanto a vista d’occhio…

Pubblicato dai tipi della Loquendo è oggi fuori commercio.

Genere: Commedia

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Cuniberto Piovera, sagrestano di Santa Maria, estirpando una pianta di fico, trova un cunicolo e, dentro a esso, il leggendario tesoro di Teodolinda: gioielli e oro per cambiare vita e abbandonare, finalmente, quel noioso del suo prete. Arduino Cardana, suo acerrimo avversario nonché collega di San Michele, certo di essere inseguito dal Diavolo, precipita in una buca. Convinto di essere caduto all’Inferno, scopre, bensì, il Paradiso: una fortuna e l’opportunità di lasciarsi alle spalle una vita monotona. Innamorati alla finestra scorgono ombre misteriose aggirarsi in giardino attorno a uno scavo abilmente celato. Nel nascondiglio trovano beni preziosi per riscattare il loro amore osteggiato. In una Lomello del 1649, avvolta nella nebbia, ricoperta dalla neve e contesa tra i fratelli Crivelli, un organo positivo, equamente diviso tra le due fazioni per volontà del Vescovo, fa avanti e indietro tra le chiese rivali. Ciò che una volta era considerato un’onta, sta per trasformarsi nell’occasione della vita. E, quando tutto sembra pronto a realizzarsi…

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Genere: Commedia

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L’AUTORE

Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è un ex bibliotecario. Trascorre molte ore in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
12 sono i suoi romanzi pubblicati a oggi.

www.gabrieleprinelli.it

Il frigorifero che si credeva un autovelox


Il frigovelox
Il frigovelox

La notizia pur datata, tratta dal quotidiano la “Provincia Pavese”, è davvero simpatica (scriverei pirandelliana), pur se frutto dell’ennesimo atto di inciviltà da parte di coloro che abbandonano i rifiuti lungo le strade.

Il frigorifero (che vedete in fotografia), dimenticato lungo la via per Galliavola (ovvero dalle mie parti), e posto in una posizione perlomeno equivoca, è stato indotto a credersi un autovelox.

Sarebbe forse meglio annotare che gli automobilisti, per la verità più spaventati che tartassati dalle colonnette arancioni, hanno investito l’incolpevole elettrodomestico di responsabilità non sue.

Stavolta a pagare, però, non saranno coloro che infrangono il codice della strada, ma tutti: la comunità dovrà farsi carico dello smaltimento del frigovelox.

Come nasce una diceria


Nel ‘600 la nascita di una diceria era in tutto e per tutto simile a ciò che accadrebbe oggi. Saranno cambiati i tempi, gli usi e i costumi, ma il principio e la fine sono i medesimi.

Il Rainerio… parla in segreto con la sua moglie Elisabetta, ma poi non sa tenere la lingua a freno e ne parla ad Apollonia, moglie di Giuseppe Passeno, parente dell’Osio…. il Ranerio… continua a lasciarsi sfuggire allusioni. Egli è inoltre in rapporti quasi giornalieri con il fattore del convento, Domenico Ferrari, la cui moglie Elisabetta Sarra è intima amica della signora Lucrezia Homati, madre di suor Benedetta: ora questa Lucrezia, certo informata dalla figlia, non si fa scrupolo di svelare che la piccola Alma Francesca è proprio figlia di Suor Virginia e dell’Osio….

La monaca di Monza, Mazzucchelli, 1963

Ciò che cade nell’orecchio, insomma, precipita veloce sulla punta della lingua… e poi, vedremo prossimamente, saranno coltellate e archibugiate.

La mezza maratona di Padre Cristoforo


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Nel sesto capitolo dei promessi sposi, Padre Cristoforo va in missione al palazzotto di don Rodrigo. La gita gli costò una discreta camminata.

Il padre Cristoforo fino allora aveva fatto: due miglia dal convento alla casa di Lucia, e altre due per il ritorno; poi quattro dal convento al palazzotto, quasi otto miglia in tutto; e ne farebbe ora altre cinque: tre dal palazzotto a Olate, e le due da Olate al convento; tredici miglia tutto sommato; pari, povero vecchio, a ventitré chilometri incirca.

L’attenta misurazione è opera di GIUSEPPE BINDONI – TOPOGRAFIA DEL ROMANZO I PROMESSI SPOSI

O maladetto, o abominoso ordigno


Particolare del mese di Luglio, sala dello Zodiaco, Castello Crivelli, Lomello, 1560 ca.

Gian Paolo Osio, l’Egidio del Manzoni, non frequentava certo buone compagnie:

… capi dei quali sono Johanne Paolo Casate. Francesco Ghiringhello, Fabio Trezzo, Josepho Serono, Andrea e Gabriele fratelli de Marcellini, Lodovico e Giulio Cesare fratelli de Pessina, li quali con molti seguaci loro, continuamente di notte et giorno non fanno altra professione che camminare in quadriglia armati d’armi prohibite, massimamente archibugi da ruota, scalar le case, usar violenza, assaltar hora questo hora questo altro, dandogli ferite

La monaca di Monza, Mazzucchelli, Dall’Oglio, 1963.

Quel che qui mi incuriosisce è l’archibugio da ruota, di cui mi occupai tempo addietro.

Durante il XVI secolo, le armi da fuoco subirono un notevole sviluppo tecnologico. Le grandi battaglie di inizio secolo (Marignano 1515, Pavia 1525) mostrarono al mondo la potenza della polvere da sparo e il suo indubbio prevalere sopra la forza d’urto della fanteria e della blasonata cavalleria. Riflesso di tal nuovo modo di combattere manifestò anche nel mondo della letteratura: Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso (edizioni del 1516 e del 1532) condannò, senza mezzi termini, l’uso dell’archibugio:

E così, poi che fuor de la marea

nel più profondo mar si vide uscito,

sì che segno lontan non si vedea

del destro più né del sinistro lito;

lo tolse, e disse: «Acciò più non istea

mai cavallier per te d’esser ardito,

né quanto il buono val, mai più si vanti

il rio per te valer, qui giù rimanti.

O maladetto, o abominoso ordigno,

che fabricato nel tartareo fondo

fosti per man di Belzebù maligno

che ruinar per te disegnò il mondo,

all’inferno, onde uscisti, ti rasigno.»

Così dicendo, lo gittò in profondo.

Il vento intanto le gonfiate vele

spinge alla via de l’Isola Crudele.

(Canto IX, versi 90-91).

Il vecchio archibugio a miccia, pesante, difficile da manovrare e impreciso, andò lentamente in pensione pur con molte resistenze (soprattutto di carattere economico). Il sistema di carico di quest’arma era infatti complesso: aveva uno scodellino esterno in cui si poneva polvere da sparo a sua volta collegata alla carica principale, sita all’interno della camera di scoppio. La polvere era incendiata con una miccia a lenta combustione; miccia bloccata dalla cosiddetta serpentina, una leva che si sganciava al premere del grilletto. La miccia accesa, portata a contatto con la polvere nello scodellino, produceva lo scoppio. Diversi erano, tuttavia, i problemi d’impiego: bisognava accendere la miccia con anticipo (e non c’erano i fiammiferi a supportare l’operazione), tenerla viva, spostarla al consumo nella serpentina, ed era impossibile sparare sotto la pioggia. Questa, infatti, avrebbe spento la miccia e inumidita la polvere. Un indubbio progresso, rappresentò il perfezionamento del meccanismo a ruota: un meccanismo, tuttavia, costoso, apparso agli albori del secolo in questione. Allo scodellino contente la polvere di innesco si era collegata una ruota d’acciaio zigrinata imperniata su una molla. Di fronte allo scodellino era posizionato un cane, ossia un piccolo braccio di metallo munito di ganasce, in cui era fissato un pezzo di pirite. Caricata la ruota con una chiave e tenuta in tensione dalla molla, alla pressione del grilletto questa era rilasciata e il suo sfregamento contro la pirite innescava uno scintillio che, incendiando la polvere, dava fuoco alla carica.

L’arma in questione fu oggetto di severi provvedimenti da parte del legislatore milanese (simili divieti erano comuni in altri stati dell’Italia preunitaria). Ci soffermiamo, in particolare, sopra una grida del 1556, che qui si presenta di seguito in alcune sue parti e reperibile sul portale dell’Archivio di Stato di Milano (si veda sotto). Il 10 giugno 1556, l’Illustrissimo et Reverendissimo Signore il Signore Christoforo Madrucio, Cardinale, Vescovo, et Principe di Trento et Brissinono, Governatore et luocotenente generale di sua Regia Maestà nel Stato di Milano etc., riprendendo grida precedenti poco rispettate (ricordate cosa diceva l’avvocato Azzeccagarbugli a Renzo nei Promessi Sposi?) tentò, come i suoi predecessori e come chi gli succedette, di riportare ordine in materia.

“Sua Signoria Illustrissima et Reverendissima ordina et comanda che chi portarà tali archibuggi o chi farà portar da servitori o altri in alcun loco del Stato, etiam per campagna, dopo la publicatione della presente Crida, incorrano nella pena de tratti tre di corda et scuti ducento d’oro applicandi alla Regia Ducal Camera ipso iure, intendendo etiam de mercanti et forestieri nel modo di sopra specificato, et di più vuol che tutti quelli [che] si troverano in compagnia de tali contrafatienti, incorrerà nella medema pena ipso facto, non altrimenti come se ciascun di loro l’havessero portato, salvo se in termine de duoi giorni prossimi lo notifichi al giusdicente di la città più prossima, in qual caso restarà escusato. Item sua Signoria Illustrissima et Reverendissima comanda che se alcuno portarà alcuno archibuggi o ruota sola a qualche maestro per acconciarla, se subito esso maestro non retenerà et notificarà tal cosa al iusdicente et offitiale del loco dove occorrerà questo, cascarà nella pena soprascritta, intendendo sua Signoria Illustrissima et Reverendissima che le presenti Crida et prohibitione s’osservino anchora per li soldati da cavallo del essercito di Sua Maestà nelle città et terre del Stato; a quali solamente sia permesso portare per adesso simili archibuggi di ruota per viaggio con obligo, subito che sarano gionti alle porte della città et terre del prefato Stato, lassarli alli guardiani di dette porte; et facendo altrimenti si intendano esser incorsi nella pena soprascritta, né s’ametterà escusatione alcuna etiam che non li fossero dentro balotte, polvere et per conseguente tal archibuggio non potesse nocere. Item sua Signoria Illustrissima et Reverendissima ordina et comanda che dopo la prima volta quelli contrafarano a la presente Crida, caschino in pena di la vita et confiscatione de beni come s’havessero commesso omicidio d’animo deliberato et non altrimenti; et perché alle volte non si trova chi voglia notificar tali contrafacienti senza premio, sua Signoria Illustrissima et Reverendissima vuole et declara chi accusarà tali inobedienti sarà tenuto secreto, et guadagnarà scuti cinquanta de li beni del contraffacente, o la terza parte d’essi beni, fiando in caso di confiscatione come di sopra, mentre però che per tal notificatione si venghi in cognizione di la verità, diclarando etiam et nunc, che per tal delitto si procederà etiam ex officio, et per inquisitione e precetti penali, ac etiam convisti et confessi criminis, né s’ametterà diffensione della personal constitutione per qualunque offitial del Stato, così mediato quanto immediato, et per venire alla condemnatione si crederà al denuntiator o accusatore con un testimonio digno di fede”.

Ovviamente, esistevano eccezioni. In gride successive si apprende che esistevano licenze (soprattutto per i militari) per portare simili armi; licenze che periodicamente venivano puntualmente ritirate a ogni grida successiva, dimostrando, nonostante le intimazioni delle autorità, la diffusione di quest’arma proibita.

Il breve studio è stato curato da chi scrive per gli Amici del castello Crivelli.

BIBLIOGRAFIA

– Prohibitione di portar li archibuggi di ruota

Grida sul divieto di girare armati di archibugi e sulle pene relative

1556 giugno 10, Milano, Archivio di Stato di Milano, Miscellanea storica

<http://www.archiviodistatomilano.beniculturali.it/getFile.p…>

– Marcello Guazzerotti, Armi da fuoco. Evoluzione ed uso venatorio

<https://www.academia.edu/…/ARMI_DA_FUOCO_EVOLUZIONE_ED_USO_…>

– Voce archibugio su wikipedia <https://it.wikipedia.org/wiki/Archibugio>

Suggestioni macchiaiole / 2


Orto a Castiglioncello - Borrani
Orto a Castiglioncello di Odoardo Borrani

Una vera fortuna pensò, mentre, dalla rinfrancata voce di Maria, ascoltava le ultime righe della lettera.

Umberto, da diverse settimane, mancava da Castiglioncello. Era, infatti, precipitosamente partito l’indomani della Pasqua, non appena ricevuto il drammatico telegramma. Avevano, addirittura, usato il telegrafo: da Firenze a Livorno, il breve testo era stato trasmesso in un baleno e dopo poche ore – giusto il tempo necessario per percorrere la strada che divideva la città dal luogo di destinazione – il dispaccio era già tra le mani del farmacista, che gliene svelò il contenuto: “Maria grave. Vieni.”

Sua sorella era, dunque, ammalata e la scarna notizia, recapitata così urgentemente, aveva turbato profondamente il povero contadino.

Raccolse in un fagotto pochi vestiti e infilò nella tasca segreta della cintura il Francescone d’argento – che serbava per le emergenze in un nascondiglio della cucina – e venti Paoli. Passò, poi, dal cugino Giovanni per raccomandargli le cinque galline che possedeva e il suo bell’orto, il migliore del borgo, in cui principiavano a verdeggiare le primizie.

Maria lottò con il morbo fino ai primi di giugno, quando, improvvisamente, una mattina si destò sfebbrata. Cominciò allora una lunga convalescenza. Umberto riceveva, sporadicamente, alcune missive da Giovanni che, oltre a domandargli di Maria, lo informavano circa la vita del paese natio, tacendogli però le sorti delle sue amate verdure.

La vera fortuna era stata la pioggia che, in quei mesi, a intervalli regolari, era caduta a irrigare la terra, supplendo in tal modo alle note mancanze di Giovanni, uomo poco portato per i lavori manuali e ancor meno per quelli agricoli.

Partì da Firenze con il primo treno del giorno, sotto una coperta di nembi gravidi di tempesta. Avvicinandosi al mare, l’orizzonte rischiarò e, prima di Livorno, un pallido sole fece capolino tra le nuvole sfilacciate. A Castiglioncello, trovò il cielo azzurro velato qua e là da altissimi cirri lucenti come seta.

Aprì l’uscio di casa e fu investito dal tanfo stantio di chiuso. Spalancò le finestre e lasciò che la calda brezza di luglio penetrasse nelle stanze, sollevando gentilmente la polvere dai pavimenti e facendo ondeggiare le ragnatele negli angoli. Dal limine sul retro, osservò l’orto racchiuso tra l’imponente muro scalcinato di ponente e quello più basso e biancheggiante di tramontana. Camminò sconsolato nella folta e soffice erba che, per mesi, nessuno aveva sradicato. Compianse i cespi delle insalate soffocati dalla gramigna e guardò mesto le frasche che, lui stesso, aveva preparato per le specie rampicanti: erano rovinate per la sferza dei temporali e i legumi e i pomidoro maturavano aggrovigliati tra di loro.

Il sole cocente lo spinse a cercare riparo all’ombra dell’alta parete, che si proiettava sulle prose più prossime. Si fermò, però, al centro dello stretto sentiero; inspirò l’odore della terra a lui tanto cara e, solo in quell’istante, si accorse del profondo silenzio della campagna interrotto dal canto delle cicale e dal frinire dei grilli, invisibili negli erbai. Non erano più lo strepito delle carrozze sui selciati, il brusio incessante delle folle e nemmeno le urla dei mercanti. Era la pace del suo orto: era, finalmente, tornato a casa.

© Gabriele Prinelli, 2013 (gprinelli@gmail.com)

Odoardo Borrani

Borrani nacque a Pisa da David Borrani e Leopolda Ugolini. Nel 1840 si trasferì a Firenze e fu avviato dal padre alla pittura. Allievo all’Accademia di Firenze, orientato inizialmente verso una pittura di storia con forti rimandi al Quattrocento fiorentino. Studiò sotto la guida di Bianchi e Pollastrini. Nel 1853 ai tavoli del Caffè dell’Onore, in Borgo la Croce, conobbe Telemaco Signorini con il quale nel 1859 partì volontario per le guerre di unificazione d’Italia. CONTINUA

Vi verrà voglia di rileggere “I Promessi sposi”


La copertina provvisoria del volume

Il Volume è pubblicato per i tipi della Gemini Grafica Editrice.

Per capire quanto “I promessi sposi” abbiano influenzato la letteratura italiana sarebbe sufficiente leggere, anche distrattamente, i romanzi di fine ottocento: nel bene e nel male lo citano pressoché tutti. Il dibattito attorno al noto romanzo, poi, non si è sopito nemmeno ai giorni nostri.

Giuseppe Bindoni, profondo estimatore del Manzoni, va oltre la critica e, della storia manzoniana, ne fa una scienza; scomponendo il testo dello scrittore milanese, ricostruisce, nei più piccoli particolari, l’ambiente geografico che ha ispirato il Lisander.

Qual era il vero paese di Renzo e Lucia? Dov’era ubicato il castello dell’innominato? Com’era fatta la casa di Agnese? E la stradetta dei Bravi? Giuseppe Bindoni, ci svela le vie, i borghi e persino le abitazioni in cui hanno vissuto i protagonisti del celebre romanzo.

Un piacevolissimo viaggio a piedi con i Promessi Sposi per le tortuose vie alle falde del Resegone.

L’autore

Giuseppe Bindoni (Treviso 1852-1931) laureato in lettere, trascorre la sua vita dedicandosi all’insegnamento. Professore titolare di lingua italiana, geografia, storia, diritti e doveri dei cittadini, intervalla all’insegnamento approfonditi studi sul Manzoni su cui scrive opuscoli, trattati, libri.

Collana: Classici di Lombardia
pp. 300 – brossura
ISBN: 978-88-97742-36-4
prezzo di copertina: 16,90 €

Lucia amava veramente Renzo?


Renzo e Lucia

Secondo la Marchesa Colombi in Prima morire (1881), no!

Leggiamo il punto di vista di un suo personaggio, la bella Eva:

“Per quanto il Manzoni lo affermi, dai fatti e dal contegno di quei due, si capisce che non si amano. La donna che ama non farebbe mai quello stupido voto di Lucia, di non sposare il suo Renzo. Potrebbe imporsi qualunque sacrificio, ma non quello; l’amore la sua speranza, la sua vita ; a cosa le serve di essere e di serbarsi pura, se non dev’essere pel suo amante? Allora tanto faceva che si fosse uccisa per sottrarsi a quel pericolo”.

Obiettivo raggiunto: a ottobre in regalo un nuovo romanzo


Ogni promessa è un debito. Avanti e indietro, il romanzo in regalo del Quaderno di un ex bibliotecario è stato scaricato ben oltre le 1574 copie, obiettivo che ci si era prefissati per regalare un nuovo romanzo.

Sarà disponibile nei primi giorni di ottobre e sarà Il generale alla fermata del tram di Gabriele Prinelli

Trama

Nel 1885 l’Italia è già unita, ma gli italiani non si sentono ancora tali. L’amministrazione comunale di Melegnano, capeggiata da un patriota della prima ora, delibera di porre in opera un busto di Garibaldi nell’omonima piazza che ospita lo snodo tranviario. Peccato che la scultura debba erigersi a lato dell’osteria El gamba de legn, gestita da Lindo, nipote del primo cittadino e fanatico assertore della Lombardania, una sospirata terra promessa sita tra Adda e Ticino. Il locandiere, piuttosto che soggiacere all’imposizione della municipalità, per sfuggire al marmoreo sguardo, apporta modifiche considerevoli alla sua proprietà. Il sindaco, allora, briga affinché le leggi vengano rispettate e per ripristinare lo status quo, ma un fallo nella complicata burocrazia del regno rende legittime entrambe le istanze. Nel salone dell’osteria, Danè, cliente dalla proverbiale eloquenza, invita i contendenti a risolvere la questione con una scommessa: il trattore dovrà trasformare un maialino di 16 libbre in un porco di 320, in soli 21 giorni. Il vincitore potrà regolarsi come meglio gli garberà nei confronti del Generalissimo. A vigilare sulla buona riuscita della gara, viene scelto Sinistro, il sagrestano della chiesa principale del borgo, noto simpatizzante della causa comunista, reso inoffensivo dal prevosto che lo impiega come collaboratore. Nello scorrere delle tre settimane, la stazione del tram è un crocevia di storie legate al passaggio dei convogli. Si susseguono: un deragliamento, una clamorosa dimenticanza, la fobia di Sinistro per il mezzo di trasporto e il manifestarsi di curiosi personaggi: Orapronobis, un avventore dai gusti macabri e dallo smisurato repertorio di disgrazie raccolte lungo i binari, e Sfroso, un esperto “portoghese” che vanta cento corse sul tranvai senza aver mai pagato una sol volta il biglietto. Il porcello si allarga intanto a vista d’occhio…

Pubblicato dai tipi della Loquendo è oggi fuori commercio.

In attesa de Il generale alla fermata del tram puoi scaricare il LIBRO LEGGERO, DIVERTENTE e completamente GRATUITO dell’estate. Scarica gratis “Avanti e indietro ovvero la congiura dei sagrestani” di Gabriele Prinelli.

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Suggestioni macchiaiole


Vincenzo Cabianca, 1882
Vincenzo Cabianca, 1882

Alla villa, i rintocchi giungevano affievoliti per la lunga traversata della valle; benché smorzati, tuttavia, gli abitanti del luogo li potevano computare per stabilire l’ora.

Paolo, il figlio del giardiniere, aveva smesso le braghe corte da tempo. Se i suoi parenti ancora non lo consideravano un adulto, comunque non gli si rivolgevano più come se fosse un ragazzo. Era in quell’età, a metà via, tra la fanciullezza e la maturità, ma per il suo contegno era più prossimo a quest’ultima piuttosto che all’altra.

Lavorava con il padre nel parco della villa, sita sulla sommità del poggio: una lussuosa dimora isolata dal resto del mondo. Come tutti i dipendenti del signore, sgobbava dall’alba al tramonto e si recava in paese, sul versante opposto della conca, solamente in occasione delle feste comandate.

Si incontrarono per la prima volta a Pasqua. La chiesa era gremita, come accadeva soventemente per le liturgie fastose e, di conseguenza, la severa disposizione che prevedeva la navata di sinistra riservata alle donne e quella di destra agli uomini, non era osservata.

Laura, figlia di una sarta e di un vecchio mugnaio, era una bella giovane. Trovò posto accanto all’ultima colonna, a pochi passi da Paolo. Un fascio di luce primaverile, che cadeva di sbieco da una vetrata a lato dell’altare, le illuminava il piacevole viso.

Si piacquero fin da subito e le timorose occhiate, che si scambiarono furtivamente durante la lunga funzione, si trasformarono in timide parole sul sagrato. Da quel fortuito convegno, sbocciò un amore puro e ideale, figlio della loro natura di sognatori.

Ogni giorno, da quel dì, Paolo porgeva l’orecchio al lontano campanile e, all’udire del triplice tocco, abbandonava i ferri del mestiere per correre al parapetto lungo la carreggiabile. Nell’ora più calda del dopo meriggio, si assideva alla generosa ombra di un palo di mattoni scalcinati ingentilito da una rigogliosa edera, le cui verdi foglie vibravano per il vento. Allo stormire della fronda, solleticata dalla brezza salmastra risalente dal mare – gli rammentava lo sciabordio della piccola onda contro gli scogli -, Paolo scrutava la virente collina innanzi a lui. Con gli occhi della mente, che più potevano della sua vista, fissava le bianche case abbarbicate allo scosceso pendio che, con le loro finestre spalancate, parevano ricambiargli l’affettuoso sguardo.

Allora, vedeva agitarsi, così credeva, un minuscolo panno colorato e, con il cuore in subbuglio, rispondeva al saluto sventolando, a sua volta, il misero moccichino.

Laura e Paolo rinnovavano, in tal guisa, quotidianamente, la bontà del loro sentimento in attesa della felice domenica che li avrebbe riuniti per alcune ore.

di Gabriele Prinelli

***

Chi sono i macchiaioli?

Il movimento dei Macchiaioli nasce di fatto nel 1856, affermando che la forma non esiste, ma è creata dalla luce, come macchie di colore distinte o sovrapposte ad altre macchie di colore, perché la luce, colpendo gli oggetti, viene rinviata al nostro occhio come colore.

Il termine macchiaioli venne usato per la prima volta sulla Gazzetta del Popolo nel 1862.

I giovani pittori proveniente dalle esperienze della guerra che gli italiani avevano combattuto per l’Unità d’Italia, avvertivano, impellente, la necessità di confrontare il loro lavoro artistico con i cambiamenti artistici in ambito europeo, soprattutto con quanto stavano facendo i pittori in Francia.

Molti furono i pittori italiani che lavorarono in questo senso, ma questo è l’unico movimento che merita  il nome di scuola, sia per la comunità di intenti che legava i componenti del gruppo provenienti da diverse regioni e tradizioni artistiche, sia per l’alta qualità complessiva dei risultati pittorici raggiunti. Tratto da: http://www.settemuse.it/arte/corrente_macchiaioli.htm

Vincenzo Cabianca

Cabianca iniziò a dipingere nella natia Verona, continuando poi presso l’Accademia di Venezia e dal 1851 a Milano sotto la guida e l’influenza diDomenico Induno.
Pur essendo a stretto contatto con Telemaco Signorini e Odoardo Borrani dal 1853 (anno in cui si trasferì a Firenze anche per sottrarsi alla persecuzione della polizia austriaca per i suoi ideali patriottici [1]) fino al 1855 dipinse soprattutto interni.

Solo nel 1858 aderì completamente alla poetica dei Macchiaioli, evidenziandosi per il marcato gusto chiaroscurale. Assieme a Cristiano Banti effettuò nel biennio 1959-1960 una lunga serie di studi nella località di Montemurlo, nelle vicinanze di Prato. In questo periodo le sue opere più emblematiche furono il Porcile e la Donna con un porco contro il sole, rilevanti per l’elemento realistico del soggetto ed i giochi di luce. Continua…

I libri gialli di Corcos


corcos ingrandimento libri
Particolare da “Sogni”

Corcos dipinge libri gialli e il giallo in questione non si riferisce al genere, ma al colore. E’ infatti impossibile non notare, nei quadri di Vittorio Matteo Corcos (Livorno, 4 ottobre 1859 – Firenze, 8 novembre 1933), le pile di libri gialli: macchia di colore vivace che spicca nelle sue opere.

Corcos - In lettura sul mare - 1910
Lettura sul mare
Corcos - Pomeriggio in terrazza
Pomeriggio in terrazza
Corcos - Sogni -1896
Sogni

Sono libri reali? Se sì, di quale editore? La rete già ci aiuta, suggerendoci due stampatori: Flammarion o Treves. Alcuni studi sostengono che siano volumi dell’editore francese, tuttavia, uno dei ritratti più famosi di Corcos è proprio quello dell’amico Emilio Treves.

Treves ritratto da Corcos

Ecco alcuni esempi dei libri di Treves e Flammarion

I libri gialli di Treves

Treves Spagna De Amicis
Treves Novelle
Treves Eros Verga
Giallo Treves

I libri gialli di Flammarion

Libro giallo Flammarion
Flammarion
Flammarion costa

Flammarion 2

Conclusione

A mio modo di vedere, c’è un vincitore (Treves) perché:

  • In “Sogni”, sulla copertina s’intravvedono i quattro angoli di una cornice (vincitore Treves. Flammarion, dai volumi che ho rintracciato, non la usa).
  • In “Pomeriggio in terrazza”, la copertina ha la cornice (vincitore Treves).
  • In “Lettura sul mare” si scorgono le sole coste (quindi pari).

Consoliamoci: al di là del vincitore, che poco cambia sull’assoluta qualità dell’arte di Corcos, quei giovani leggevano…

Agosto ’25: libro in lettura “Il regalo del mandrogno” dei fratelli Erizzo


La lettura mi è stata consigliata in seguito a una breve discussione tra amici intorno al romanzo storico. Il tomo è impegnativo, 700 pagine, e ben si adatta al periodo estivo. La vicenda è ricca di personaggi e avvenimenti (ben documentati) a tratti appassionanti, a volte meno spumeggianti (soprattutto dove ci sono le questioni sentimentali). I protagonisti, invece, sono ben caratterizzati e brillanti. Ha un quid in più per chi, come il sottoscritto, vive non lontano dai luoghi ove si svolge la storia.

Trama

Un libro a volte condivide il destino dei suoi personaggi. E’ il caso de “Il regalo del Mandrogno”, un romanzo che da cinquant’anni avvince i lettori di ogni generazione, ma la cui presenza in libreria non è mai scontata. Ora i Mandrogni sono tornati: e così Isidoro Chénousset e Rosina, Napoleone Montecucco e Giovacchino, Policleto e Pier Paolo, Don Filippo e Vittoria, Leone e Memmo Artuffo, Aspasia e Filiberto, Paoletta e Stefano Cadeo sono di nuovo con noi per vivere e narrarci le loro tormentate esistenze, tra amore e odio, morte e rinascita, guerra e pace: una “storia indiscreta” che fra Piemonte e Liguria accompagna il nostro Risorgimento. Rivive così la saga dei Montecucco, dei Baventore, dei Bailo sullo sfondo della Grande Storia, da Bonaparte a Carlo Alberto a Garibaldi, sui campi di Marengo e sulle barricate dei Carbonari, il tutto a comporre il mosaico del più appassionante romanzo storico del Novecento italiano.

Gli autori

Il regalo del mandrogno è opera di due fratelli, Pierluigi (1884-1962) e Ettore (1895-1979) Erizzo: due avvocati piemontesi (ma di origine nobile veneziana) che lo scrissero per passatempo mentre la seconda guerra ostacolava la loro attività professionale.

Scheda del libro

Titolo: Il regalo del Mandrogno : storia indiscreta di una famiglia / Pierluigi e Ettore Erizzo
Pubblicazione: Boves : Araba Fenice, 2001
Descrizione fisica: 831 p. : ill. ; 22 cm
Titolo di opera: Il regalo del Mandrogno | Erizzo, Pierluigi
Scheda di autorità: [Autore]: Erizzo, Pierluigi | Erizzo, Ettore
Classificazione Dewey: 853.912 (20.) NARRATIVA ITALIANA. 1900-1945

Le merende di Cappuccetto Rosso: brevissima fiaba estiva


Non ricordo esattamente come è nato questo racconto, ma le fiabe mi sono sempre piaciute. In un periodo “bibliotecario” ho avuto occasione di occuparmi di Cappuccetto Rosso e forse la discordanza tra le merende elencate nelle varie versioni lette, ha ispirato questo breve racconto.

– Cappuccetto! Cappuccetto! Dove sei? Sei proprio una bambina dispettosa. Esci fuori, devi andare dalla nonna!

– No! Oggi, non vado! Si sentì gridare da un cespuglio poco lontano dalla casa, dove Cappuccetto si era nascosta proprio nella speranza di non essere trovata dalla mamma.

– Sei una bambina pigra, le disse la mamma. – Dopotutto, devi solo fare una passeggiata, portando alla cara nonna ammalata un fiaschetto di vino e un tocco di formaggio per la sua magra cena.

– Voglio un carretto, altrimenti da qui non mi muovo.

– Questa poi… magari vuoi anche un asino per tirarlo?

– Sarebbe comodo.

– Vai e non discutere. Nel bosco stai attenta al lupo cattivo.

Cappuccetto partì brontolando: – Ma quale lupo cattivo? Meno male che c’è, altrimenti povera nonna e povera me.

Sulla strada, appena oltre i primi cespugli del bosco, ecco una voce provenire da una casupola malandata. Lì vi era un padre che raccontava una fiaba ai propri bambini…

Nooooo!

Era la storia di Cappuccetto Rosso!

Dovete sapere che, ogni qual volta la invocavano, così funziona nel mondo delle favole, lei doveva presentarsi alla porta di chi la nominava e ritirare le merende elencate.

Qui le consegnarono, sempre per la nonna, del pane, una torta e della focaccia e in un baleno il piccolo cestino, che le aveva affidato la mamma, fu colmo.

Poco più in là, in un villino isolato, una balia canticchiava una storia (manco a dirlo… Cappuccetto Rosso) a un fantolino in fasce: là, ritirò marmellata, more e stiacciata.

– Dove li metto, ora? Pensò sconsolata Cappuccetto, prendendo con la mano libera la sporta della balia.

Era così ogni giorno. Uff!

Pochi passi ancora e… burro, ciambella e frittata.

Il povero cappuccetto rischiava di essere sepolto dalle merende.

– Lupo! Lupo! Dove sei? Cominciò a gridare Cappuccetto.

Quel dispettoso del lupo, che si divertiva un mondo a vedere Cappuccetto disperato e circondato da tutto quel ben di Dio, ridacchiava dietro un sambuco, ma la fame gli mordeva lo stomaco e quindi… non tardò a mostrarsi.

Strada facendo a quella lauta cena, altro che magra! come diceva la mamma, si aggiunsero in un amen frutta fresca, salame, biscotti, caffè caldo, frittelle e, ultima, una gigantesca torta di ciliegie.

Cappuccetto e il lupo, avreste dovuto vederli, giunsero dalla nonna barcollando sotto il peso delle vettovaglie. Che fatica! Meno male che la nonna era pratica della disavventura quotidiana della nipotina e l’aspettava sulla porta con una seggiola e un bicchiere d’acqua per dissetarla.

Fu con loro anche il cacciatore, che non aveva alcun motivo di uccidere il lupo, perché lui, il cattivone, non aveva ragione né di mangiare Cappuccetto, né la nonna che tutti i dì lo rimpinzavano di leccornie. Piuttosto, veniva per partecipare alla merenda.

La nonna si contentò del formaggio e di una tazza di vino, il cacciatore di pane e salame e il lupo, ingordo… di tutto il resto.

A Cappuccetto rimase una fetta di torta giusto bastevole per far sì che le gambe la reggessero nel viaggio di ritorno.

A casa, ogni sera, si addormentava sopra il piatto della minestra e la mamma, guardandola, scuoteva la testa: – Questa bambina dorme sempre…

Avesse mai saputo cosa succedeva alla sua figliola…

La morale di questa favola è: a furia di raccontare la stessa storia, la gente non s’accontenta e allora inventa, inventa, inventa… e a farne le spese è… Cappuccetto Rosso.

Racconto di Gabriele Prinelli © 2014

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Una frase interminabile


senza fiato

Prendete fiato, prima di avventurarvi nella lettura del seguente passo tratto dal preludio di Cent’anni di Giuseppe Rovani… Ben 417 parole per 2559 caratteri e un solo punto.

E vedremo le arti camminare a spina-pesce, perché il nostro romanzo dev’essere anche un trattato d’estetica — e sentiremo a 5 cantare i tenori e i soprani del secolo passato al teatrino del palazzo Ducale; e prendendo le mosse da essi e con essi e cogli altri che lor tennero dietro, calcheremo per cento anni il palco e la platea dei nostri teatri; e vedremo lo spiegarsi e il ripiegarsi e l’estendersi e l’accartocciarsi della musica; e nella nostra lanterna magica passeranno le ombre dei poeti, dei letterati, dei pittori, dei pensatori; attraverseremo, dunque, a dir tutto, i decorsi cento anni, scegliendo i punti salienti dove le prospettive si trasmutano allo sguardo, e dove si presenta qualche elemento nuovo di progresso o di regresso, di bene o di male, che dalla vita pubblica s’infiltri nella privata; e osserveremo forse per la prima volta fatti e costumi e accidenti caratteristici che non ottennero ancora posto in libri divulgati, e di cui la traccia o la notizia completa rimase o nella tradizione orale che ancora si può interrogare, o in carte manoscritte, quali i processi, i decreti, gli atti giuridici, le memorie di famiglia, ecc., o in opuscoli che, sebbene stampati, pure stettero segregati dal commercio e dalla pubblica attenzione e al tutto dimenticati, o nei quali si leggono cose da cui derivano idee o più complete o modificate, o qualvolta anche affatto opposte alle accettate intorno alle condizioni de’ nostri padri, per somministrar così criteri più interi o più nuovi onde stimare i fatti successivi; però al fine di tener dietro al movimento storico di periodo in periodo, essendosi dovuto rompere le dighe dell’unità di tempo nel modo il più rivoluzionario, abbiamo provveduto a stornare la rivoluzione dal campo sacro e inviolabile dell’unità d’azione, ricorrendo al partito, che è forse nuovo e che ci fu suggerito dal fatto vero di un processo criminale e di un’azione giuridica civile conseguitane, di svolgere il nodo drammatico nel seno di quelle famiglie più o meno cospicue per le quali quel processo e quell’azione continuarono per settantacinque anni, così che la differenza originale tra il nostro libro e i libri congeneri, consistesse in ciò appunto, che, dove per consueto gli attori sono individui operanti nel tempo limitato d’un periodo della vita, nel nostro lavoro gli attori fossero invece famiglie, la cui vita si prolunga di padre in figlio e cammina colle generazioni, cogliendo da ciò occasione di tener dietro agli svolgimenti graduali di tutte le parti che costituiscono la civiltà di un paese.

Scheda del libro

Titolo: Cento anni / di Giuseppe Rovani
Pubblicazione: Milano : Stabilimento Redaelli dei fratelli Rechiedei, 1868
Descrizione fisica: 653 p. ; 25 cm.
Classificazione Dewey: 853.8 (12.) NARRATIVA ITALIANA. 1859-1900

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Il concorso del Ferragosto. La copertina più bella dell’estate


Estate tempo di letture. Se l’abito non fa il monaco, la copertina comunque cattura l’attenzione. Qual è stata la copertina che vi ha conquistato in questa estate 2025? La scadenza per segnalarmi la vostra scelta è il prossimo 22 agosto. Potete commentare, pubblicando la foto della vostra copertina preferita, sotto questo breve articolo, oppure sotto il post sulla pagina Facebook del “Quaderno di un ex bibliotecario”.

NEUROBIBLIOTECA 3


muttley

Ogni tanto bisogna riproporre… per ricordare!

Il sado-bibliotecario

Capo, vado ad affliggere i manifesti.

Chiacchiere

– Ho comprato un bel vestito sciancato.
– Sono sulla sogliola dei 39 anni.
– Quella ragazza è una bella chiaccheressa.

Povera Anna

Il diario di Anna Falk

Tecnologia

Posso collegarmi? Dovrei fare una ricerca con Gogol.

Ricerche infruttuose

X questo mi chiamo Giovanni (per forza non si trova nell’opac)

Una semplice ricerca

Cerco il cd di un cantante di colore non giovane.

Libri spaziali

Vorrei un libro di Plutone.

Tecnologia 7

Come “braveser”, in biblioteca usiamo Mazzilla?

Privatizzazioni

Il Friuli di Venezia Giulia

Neologismi biblioteconomici

Barcorde e Barcor

Il malato immaginario

Ho il DAS basso soffro di elettrosistole.

Consonanti

Il giovane Olben.

Consonanti 2

Le favole di Esodo.

Strani sintomi

– Il cuore sta bene?
– Sì, ma in passato ho sofferto di Aritmetica.

Povero Ugo

Ugo Fosforo

Libri diseducativi

Sequestro un uomo di Primo Levi

Da qualche parte venne fuori

Jack frusciante è uscito dal cespuglio

Variazioni sul tema 1

Il barone rombante di Italo Calvino

Variazioni sul tema 2

La mangiata di more di Ignazio Silone

Incomprensioni

– Il prestito interbibliotecario è sospeso
– Bene! Può procurarmi il libro in un’altra biblioteca?

Variazioni sul tema 3

Vorrei ‘a ognuno il proprio di Sciascia

Variazioni sul tema 4

Il fantasma di Kanterville (alla tedesca)

Il deasma di Canterville

Il fantasma di Chantervil (alla francese)

Spy story

I segreti del giovane Werther

Anche Jules soffriva

I dolori del giovane Verne

Neurobibliotecario

– Vorrei Michele Strogoff per la mia bambina
(Cerca sul computer) Signora Non c’è nessun Per la mia bambina di Michele Strogoff.

Non è sempre colpa delle poste

Via Giovanni Paolo 2,5

Puntate precedenti

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Libri: classifiche a confronto


Ho messo a confronto 4 classifiche di libri (Ibs, Sole 24ore, Liberia Universitaria e Libraccio), notando che sono molto diverse tra loro e non solo per via del pubblico a cui si rivolgono. In comune hanno tre libri: La levatrice di Cau e Come l’arancio amaro di Palminteri, Elogio dell’ignoranza di Carofiglio (in 3 graduatorie) e Poesie per Gaza (in 2 liste). La Levatrice è in testa in due classifiche e decima in un’altra. Come l’arancio amaro occupa il 4°, il 6° e il 3° posto. Elogio dell’ignoranza di Carofiglio è 6°, 8° e 5°. Sono questi tre libri, in definitiva, che stanno conquistando il pubblico estivo, in un mercato piuttosto vario.

IBS


La levatrice di Bibbiana Cau
Nord, 2025

Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina
di Francesca Albanese
Rizzoli, 2025

Harry Potter e il Calice di Fuoco. Edizione interattiva
Salani, 2025

Come l’arancio amaro
di Milena Palminteri
Bompiani, 2024

Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono
Mondadori, 2024

Elogio dell’ignoranza e dell’errore
Einaudi, 2025

L’anniversario
di Andrea Bajani
Feltrinelli, 2025

Una vita come tante
di Hanya Yanagihara
Sellerio Editore Palermo, 2016

Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza
Fazi, 2025
10°
Succede sempre qualcosa di meraviglioso
Mondadori, 2021

SOLE 24 ORE


Socrate, Agata e il futuro. L’arte di invecchiare con filosofia
Beppe Severgnini
RIZZOLI

Fratelli di chat. Storia segreta del partito di Giorgia Meloni
Giacomo Salvini
PAPERFIRST

Tatà
Valérie Perrin
E/O

Istella mea
Ciriaco Offeddu
GIUNTI EDITORE

Spera. L’autobiografia
Francesco (Jorge Mario Bergoglio)
MONDADORI

Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia
Aldo Cazzullo
HARPERCOLLINS ITALIA

Inganno. Cruel
Scarlett Starkey
NEWTON COMPTON EDITORI

Elogio dell’ignoranza e dell’errore
Gianrico Carofiglio
EINAUDI

La prima regina
Alessandra Selmi
NORD
10°
Il canto dei cuori ribelli
Thrity Umrigar
LIBRERIA PIENOGIORNO

LIBRERIA UNIVERSITARIA


L’anniversario
di Andrea Bajani
Feltrinelli 2025

Verrà l’alba, starai bene
di Gianluca Gotto
Mondadori 2025

Strani disegni
di Uketsu
Einaudi 2025

Red. Colpo di fulmine
di Stefania S.
Sperling & Kupfer 2025

L’amore mio non muore
di Roberto Saviano
Einaudi 2025

Come l’arancio amaro
di Milena Palminteri
Bompiani 2024

Di madre in figlia
di Concita De Gregorio
Feltrinelli 2025

Il mio nome è Emilia del Valle
di Isabel Allende
Feltrinelli 2025

La felicità nei giorni di pioggia
di Imogen Clark
Libreria Pienogiorno 2025
10°
La levatrice
di Bibbiana Cau
Nord 2025

LIBRACCIO


La levatrice
Bibbiana Cau

Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina
Francesca Albanese

Come l’arancio amaro
Milena Palminteri

Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono
Federico Faggin

Elogio dell’ignoranza e dell’errore
Gianrico Carofiglio

L’anniversario
Andrea Bajani

Una vita come tante
Hanya Yanagihara

Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza

Succede sempre qualcosa di meraviglioso
Gianluca Gotto
10°
Piomba libera tutti
Marco Malvaldi

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L’empirico redditometro di Carlo Porta


Ritratto di Carlo Porta di Fedor Antonovic Bruni

Carlo Porta (1755-1821) fu dal 1804 impiegato della Pubblica Amministrazione all’Ufficio del debito pubblico. Penna tagliente e satirica, pur primo dei mezzi moderni odierni (redditometro, incrocio delle banche dati, Isee…), sapeva che quando qualcuno viveva al di sopra delle proprie possibilità nascondeva qualcosa.

Quand vedessev on pubblegh funzionari
a scialalla coj fiocch senza vergogna,
disii pur che l’è segn ch’oltra el salari
el spend lu del fatt sò quell che besogna.

Quand savessev del franch che all’incontrari
nol gh’ha del sò che i ball ch’el ne bologna,
allora senza nanch vess temerari
disii ch’el gratta, senza avegh la rogna.

Quand intrattant ch’el gratta allegrament
vedessev che i soeu capp riden e tasen,
disii pur che l’è segn che san nient.

Ma quand poeù ve sentissev quaj ribrezz
perchè a dì che san nient l’è on dagh dell’asen,
giustemela e disii che fan a mezz.

Traduzione

Se vedete un pubblico funzionario
scialare alla grande senza vergognarsi,
dite pure che evidentemente oltre allo stipendio
spende di suo quel che gli serve.

Se invece sapete di sicuro
che di suo ha soltanto le balle che ci racconta,
allora senza nemmeno essere temerari
dite (potete dire) che gratta, senza avere la rogna.

Se mentre lui gratta allegramente
vedete che i suoi capi ridono e tacciono,
dite pure che è segno che non sanno niente.

Ma se poi provaste qualche imbarazzo,
dal momento che dire che non sanno niente è come dargli dell’ asino,
(allora) rimediate dicendo che fanno a metà.

Scheda del libro

Autore principale: Porta, Carlo <1775-1821>
Titolo: Opere complete in dialetto milanese / di Carlo Porta
Edizione: Edizione elegantemente illustrata con note
Pubblicazione: Milano : Carrara, stampa 1865
Descrizione fisica: VIII, 561 p., \12! c. di tav. : ill. ; 27 cm.
Variante del titolo: Poesie milanesi di Carlo Porta. -, Tit. sull’occhietto.

Per leggere l’opera digitalizzata, clicca qui.

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Le spigolature del Quaderno: una bella biblioteca, ma…


Ritratto di Francesco Maria della Rovere.

L’anno è il 1581 e Michel de Montaigne sta proseguendo il suo viaggio in Italia. La tappa è quella di Urbino, ove vorrebbe scrivere della bella biblioteca dei duchi, ma…

Il presente signore è il suo pronipote (di Francesco Maria I della Rovere n.d.r.): si tratta d’una dinastia di buoni prìncipi, amati dai sudditi. Di padre in figlio sono tutti uomini di lettere, e in questo palazzo dispongono d’una bella biblioteca, però non se ne trova la chiave.

Montaigne, in seguito, non scrive se la chiave perduta fosse frutto di sbadataggine o di gelosia per la raccolta libraria. Si percepisce tuttavia, nelle sue parole, una certa ironia.

Brevi note intorno alla biblioteca di Urbino (sintesi tratta dalla biblioteca digitale vaticana).

Dopo la morte di Federico (m. 1482), sotto il figlio Guidubaldo I (1472-1508), fu stilato il primo inventario della biblioteca redatto dal bibliotecario Agapito. Per molto tempo, sotto i successori di Federico – Guidubaldo I (1482-1508), Francesco Maria I Della Rovere (1508-1538), Guidubaldo II (1538-1574) – si registrarono solo poche acquisizioni, a cui si accompagnò anche la perdita di un certo numero di codici a causa dell’invasione delle truppe di Cesare Borgia. Sotto il ducato di Francesco Maria II Della Rovere (1574-1631) la biblioteca fu invece notevolmente arricchita.

Scheda del libro:

Autore principale: Montaigne, Michel : de <1533-1592>
Titolo: Giornale di viaggio in Italia / Michele de Montaigne
Pubblicazione: Milano : Rizzoli, 1956
Descrizione fisica: 413 p. ; 16 cm
Collezione: Biblioteca universale Rizzoli ; 1071-1074
Note generali: Traduzione e note di Ettore Camesasca

Palazzo Ducale di Urbino

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