Quando la realtà supera ogni più ardita fantasia… Che se non lo avessimo visto coi nostri occhi e ce lo avessero raccontato, uno avrebbe pensato alla trama distopica di un romanzo fantapolitico, ambientato in una qualche cacotopia paranazista. E invece no! Allora, per ricapitolare, abbiamo l’archetipo pienamente realizzato dello “Stato Canaglia“, con al vertice un lampadato psicopatico ottuagenario dall’ego ipertrofico e le posture mussoliniane, che crede di essere l’imperatore Palpatine e si comporta come un gangster mafioso, mentre ostenta il colorito improbabile di una salsa tonnato ed il ciuffo platinato di una donnola impagliata, A fare da contorno c’è un manipolo di zotici ultrareazionari dell’America profonda: un pugno di quarantenni frustrati saliti alla ribalta dalla loro irrilevanza; feticisti delle armi, razzisti bigotti, omofobi viscerali, maniaci della cospirazione… insomma tutta quella solita merda lì: i fascisti della porta accanto dei quali il buco di culo di ogni provincia rurale abbonda. Ed ai quali, curiosamente, si affiancano non pochi esponenti della lobby sionista americana; meno rozzi (forse), ma non meno inquietanti. Abbiamo il Profeta della Rust Belt ed il cantore dell’apologia Hillbilly, giovane promessa della nuova destra populista dove si è accreditato come alfiere dell’anti-elite, ma soprattutto come enfant prodige della Heritage Foundation, coccolato dalla American Enterprise Institute, che evidentemente appartengono alle elite che lo pagano, ne hanno sponsorizzato l’ascesa, e che dunque gli piacciano. Nella pratica, si tratta di un meta-simbionte assemblato nei laboratori delle Big Tech della Silicon Valley, interessate alle golose commesse militari nell’ambito delle politiche securitarie. Parliamo ovviamente di James Donald Bowman, akaJames David Vance (per gli amici “JD”), educato alla corte dei nuovi optimates del tecnofeudalesimo, giusto a proposito di elite, ovvero un’oligarchia di sociopatici imbevuti di transumanesimo, e cresciuto sotto l’ala protettiva di Peter Thiel; ovvero, un allucinato che crede davvero all’avvento imminente dell’Anticristo, è ossessionato dall’Apocalisse, aspira all’immortalità (la sua), e pensa che l’umanità possa anche estinguersi, in favore dell’avvento di una nuova casta di semidei di cui ovviamente lui farebbe parte, per elezione evolutiva. L’altro sponsor è Alexander Karp, turbo sionista del suprematismo ebraico, è il socio di Thiel col quale gestisce un colosso nell’analisi integrata dei dati, come Palantir, nella vera e propria costruzione di un’intelligence parallela e occulta. Per intenderci, Karp è un tizio fissato col Signore degli Anelli, si ispira a Batman, e pensa che il governo degli USA debba evolversi in un’algocrazia gestita dall’intelligenza artificiale, fondata sulla schedatura di massa in una società totalitaria del controllo su supremazia armata, parlando apertamente di “kill-chain” su attacco preventivo. Vance tra l’altro è rimasto molto ispirato dai deliri feudali di Curtis Yarvin (origini ebraiche pure lui), il quale in pratica è un Gabriele Paolini che ce l’ha fatta, data la straordinaria somiglianza fisica. Il tipo è un altro di quegli svitati fuori di testa, che ha passato troppo tempo a masturbarsi davanti ad un computer, e si approccia alla realtà sociale come fosse un sistema informatico, nella convinzione che questa necessiti urgentemente di un hard-reset, mentre immagina l’istituzione di una tecnomonarchia anarcocapitalista, dominata da un CEO dittatore con poteri assoluti. Per non farsi mancare nulla, crede nell’inferiorità biologica e intellettiva di donne e neri, prendendo seriamente in considerazione la reintroduzione della schiavitù. Tornando al discepolo, JD Vance, già intossicato di suo dalle più disparate teorie del complotto e massimamente dalla mania per gli UFO, costituisce una delle chiavi di accesso nelle stanze del potere alla Casa Bianca, essendo sostanzialmente un uomo di paglia che cambia idea come tira il vento, a seconda delle convenienze o di chi lo manipola meglio. E parliamo del vicepresidente degli Stati Uniti! A capo della Difesa abbiamo invece un ex ubriacone, che non ha altri meriti, se non aver fatto il servizio militare volontario ed il commentatore su Fox News.
L’impomatato fenomeno in questione si chiama Pete Hegseth, un invasato che prima di diventare Segretario della Difesa e rinominare la carica come “segretario della guerra”, era diventato famoso per il lancio dell’ascia durante un concerto (e peccato se al posto del bersaglio, abbia centrato invece il batterista del complessino), i suoi tatuaggi (tra cui spicca una gigantesca croce rinforzata di Gerusalemme, stampata sul petto), e la chiamata alle armi per una guerra civile contro i nemici della nazione (liberali, progressisti democratici, laici, attivisti dei diritti umani, ecologisti, e chiunque altro gli stia sul cazzo). Poi c’è Kristi Noem, una vaccara del South Dakota, alla quale l’abuso di chirurgia estetica ed iniezioni di botox hanno fottuto quel poco di neuroni ancora attivi. Nota più che altro per aver sparato al proprio cane perché poco performante, è diventata la bambolosa nazi-barbie promossa a Segretario della Sicurezza interna degli Stati Uniti (la Homeland Security) e Gruppenführer della famigerata ICE, il dipartimento per il controllo dell’immigrazione trasformato in milizia paramilitare e fulcro delle Sturmabteilungen trumpiane, con le quali può giocare alla piccola kapò a tempo pieno.
La Noem si distingue più che altro per le pose cringe da virago fetish dell’immaginario boomer: un’imbarazzante incrocio tra Ramba (la pornostar) e Ilsa la Belva, vecchie glorie del trash più estremo nell’italico cinema erotico d’exploitation degli Anni ’80. Consigliere speciale per la sicurezza è invece Stephen N. Miller, teorico dei poteri assoluti del Presidente, che può disporre come meglio crede e gli pare del resto del mondo, essendo esente da qualunque controllo e svincolato dal rispetto di qualsiasi norma di diritto internazionale. Nato in una famiglia ebraica, Miller è un razzista convinto, organico agli ambienti più estremi dell’Alt-Right, teorico dei rastrellamenti e delle deportazioni di massa, e fautore dei pieni poteri presidenziali, nonché grande sostenitore dell’annessione della Groenlandia agli USA. Al Dipartimento degli Affari Esteri, ovvero il Segretario di Stato, abbiamo Marco Rubio; per intenderci, un fondamentalista cristiano ultrareazionario e guerrafondaio, che va in giro con una croce disegnata in fronte. Non è necessario aggiungere altro. Dunque, giusto per rendere l’idea, questa banda di scappati da un raduno di naziskin, sostiene che il principale socio della NATO, che detiene la leadership dell’Alleanza militare, dovrebbe invadere per imprescindibili motivi di “sicurezza nazionale” un altro paese membro della NATO ed annettere parte del suo territorio, e che se il resto dei paesi “alleati”, facente parte della NATO, dovessero inviare truppe NATO, per difendere un altro paese della NATO, dall’attacco del principale azionista della NATO, verranno gravati da sanzioni del 25% e trattati come nazioni ostili; con l’assurdo che nel 2026 la Germania invia truppe, per proteggere i danesi dall’invasione statunitense. Si attendono bombardamenti difensivi su Copenaghen e Parigi. Con “alleati” del genere, non hai bisogno di nemici! Nel mentre si preannuncia la grande mobilitazione europea, con un’impressionante esercitazione militare dal nome altisonante, “Arctic Endurance”, resistenza artica, per dimostrare che l’Europa c’è anche sul fronte occidentale, quando non è troppo impegnata a rimpinzare di miliardi a fondo perduto la cleptocrazia di Kiev, per ristrutturare i bagni dei suoi famelici oligarchi con l’installazione di cessi d’oro.
Per fortuna, quando si parla di UE, la tragedia va sempre a braccetto con la farsa, sicché immaginiamo già l’effetto dirompente della ventina scarsa di imbarazzanti fantaccini mandati a surgelare laggiù al Polo Nord, per far vedere che l’Europa stavolta vuole essere presa sul serio, anche quando continua a mostrare il culo. Certo è che Philip K. Dick non avrebbe saputo creare di meglio!
Com’è noto, la coerenza non è mai stata il pezzo forte dei politicanti in carriera (il colore non conta); complice anche e soprattutto l’insipienza di un elettorato dall’immaginario minimo, che vive di stimoli semplici, ripetuti nel tempo, ma con la memoria cortissima di un criceto. Sicché, puoi sostenere qualunque cosa e fare il contrario di tutto, tanto nessuno se ne ricorderà mai, così come una manciata di pochi anni sembreranno eoni, dissolti nell’amnesia collettiva di massa. Con tali premesse, al massimo, la Coerenza diventa una questione di coscienza individuale; sempre ammesso che di Coscienza se ne abbia una. E, alla loro riprova, i fatti lo smentiscono. Perché alla fine della fiera delle ipocrisie, niente funziona meglio di un brain-washing indotto, come una comoda poltrona, lassù nelle anticamere che contano, fuori dalle vere stanze del Potere, in cambio di una livrea coi galloni da caporale di giornata, acconciandosi a comparse nel teatro dei burattini dello psicopatico e volubile Mangiafuoco dalla chioma platinata. I diretti interessati definiranno il piroettante riallineamento come “senso di responsabilità”, nell’assunzione di incarichi di governo. Lo fanno per spirito di sacrificio, s’intende! I più smaliziati parleranno invece di realpolitik, ostentando il ghigno di vissuto di chi la sa lunga su come va il mondo. Evidentemente sono quelli che hanno fatto il servizio militare a Cuneo.
E nonostante tutto fa sempre un certo effetto (ri)ascoltare i retorici esercizi di stili, coi quali questi garruli imbonitori di palazzo vendono se stessi, salvo poi cambiare idea più in fretta delle mutande, non appena le circostanze lo richiedano, con uno straniante processo proiettivo su disturbo dissociativo, nel caso delle psicopatologie; ovvero, atto estremo di paraculismo alternato, su opportunismo politico, quando si tratta di piazzare il proprio prodotto elettorale sul mercato del voto. La Giorgia Nazionale in questo è bravissima; ha un talento tutto suo, fintanto che la recita è a costo zero e non va oltre il comizio senza impegno (cosa che le riesce benissimo)…
«Fratelli d’Italia è uno di quei movimenti che è stato contrario all’attacco in Siria. Non contrario alla partecipazione italiana, contrario all’attacco e non perché siamo amici di Putin o di Assad. Vede, noi siamo un movimento di patrioti e in quanto tali non siamo mai stati né filoamericani né filorussi, non abbiamo fatto le ragazze pon pon di Trump, di Putin, della Merkel, di Macron, di nessuno. Noi in politica estera – e mi rendo conto che può essere difficile da capire per i troppi che pensano che la politica estera italiana debba risolversi nello scodinzolare sugli scenari internazionali – abbiamo un unico faro e quel faro è la difesa dell’interesse nazionale italiano. Ora, questo non significa, ovviamente, mettere in discussione le proprie alleanze; significa, però, avere la pretesa di partecipare alle organizzazioni internazionali con dignità. L’Italia fa parte della NATO, dell’Alleanza atlantica ed è giusto che mantenga i suoi impegni internazionali; però, la partecipazione all’Alleanza atlantica prevede due cose: l’impegno a una difesa collettiva, ossia l’intervento automatico in caso di aggressione di uno degli Stati membri, e la possibilità di concordare azioni e interventi comuni per specifiche esigenze di sicurezza comune o su mandato delle Nazioni Unite. L’Italia ha sempre rispettato questi patti, in Iraq, in Afghanistan, nelle oltre 24 missioni internazionali senza ombrello ONU, nelle quali vale la pena di ricordare che abbiamo perso 73 soldati. Siamo sempre stati leali e con la stessa lealtà, oggi, però, dobbiamo dirci che non rientra, invece, tra gli impegni connessi con l’appartenenza alla NATO l’obbligo di seguire e neanche di condividere azioni militari unilaterali decise da uno o da più Stati membri. Vedete, è un principio di buonsenso, perché la tattica del “se parte uno, partiamo tutti, e meniamo a testa bassa senza fare domande” è buona per le risse da bar, non per la politica internazionale; la politica internazionale è una cosa più seria. Allora, noi non vogliamo mettere in discussione la nostra appartenenza alla NATO, però vogliamo ribadire che l’Italia non è uno Stato vassallo, che l’Italia è uno Stato sovrano, che l’Italia fa le sue scelte, difendendo il proprio interesse nazionale. E, allora, dobbiamo, vogliamo ribadire, in quest’Aula, che noi reputiamo che un’azione militare contro uno Stato, per punire un presunto crimine di guerra, debba essere fatta in seno alle Nazioni Unite o, almeno, con una vasta e trasversale partecipazione della comunità internazionale e non con azioni unilaterali di singoli Stati; e questo non solo – guardi – per senso di giustizia, ma anche per evitare il caos totale nelle relazioni internazionali, perché se passa il principio che ha senso un attacco unilaterale verso qualcuno accusato di violenza contro i civili, ci rendiamo conto che noi stiamo sostanzialmente autorizzando l’attacco di buona parte degli Stati del mondo o mi volete dire che la Siria è l’unico? Vogliamo parlare dello Yemen, della Birmania, della Somalia, della Corea del Nord, vogliamo parlare dell’Arabia Saudita? Vogliamo dire che speriamo che qualcuno non bombardi anche l’Italia, visto che Amnesty International ha dichiarato che anche noi abbiamo violato i diritti umani, per i nostri accordi con la Libia in tema di immigrazione irregolare? Se passano questi principi, noi sappiamo dove si inizia e non sappiamo dove si finisce. […] Allora, penso che l’Italia, oggi, debba scegliere se difendere il diritto internazionale e, quindi, dire “no” alle azioni militari unilaterali, oppure stabilire che vige la legge del più forte, dove il diritto internazionale lo stabilisce chi ha la maggiore capacità militare. Capisco che possa essere utile a potenze nucleari come gli Stati Uniti, la Francia o la Gran Bretagna. Non mi è esattamente chiaro perché dovrebbe essere utile, a una nazione militarmente un tantino – diciamo – meno attrezzata come l’Italia, disconoscere le Nazioni Unite e stabilire la legge del più forte. Francamente, non mi è chiarissimo. Consentitemi, anche, di spendere una parola sull’Unione europea, sulla sua assenza totale, anche in questa occasione. Unione europea presentissima, quando c’è da fare atti di bullismo contro le popolazioni terremotate dell’Aquila, ma assolutamente incapace di esistere ogni qual volta c’è bisogno di sentire la sua voce, per esempio, in campo di politica estera. […] Allora, Fratelli d’Italia, in nome dell’interesse nazionale italiano, ribadisce la sua assoluta contrarietà ad ogni azione militare unilaterale, anche se viene giustificata con l’idea credibile delle ragioni umanitarie e anche se viene compiuta dai nostri storici alleati.»
Era il 17 Aprile del lontano 2018. L’intero resoconto stenografico lo trovate QUI. Poi com’è noto, la Statista di Colle Oppio ha trovato un impiego part-time come cameriera alla Casa Bianca ed ha cambiato idea, insieme al resto della servitù domestica d’importazione, accucciata ai piedi dell’American Gangster. Evidentemente, dopo il papi della patria, deve essere una vocazione naturale. Più proni, che pronti; nel paradosso del sovranista, convertito a Quisling della situazione. Allora abbiamo scoperto che il diritto internazionale è importante, ma solo fino a un certo punto, che poi a valere sono le eccezioni. E che le azioni militari unilaterali di un singolo Stato sono “atti di difesa preventiva”, secondo la legge del più forte, nella convinzione tipicamente servile dello sguattero che pensa di essere assurto in cima alla catena alimentare, solo perché gli è concesso di razzolare nel cortile del padrone.
“Gli USA sono la più grande macchina bellica del pianeta”
di Andrea Zhok (08/10/2026)
«Gli USA sono la più grande macchina bellica del pianeta. Sono il paese di gran lunga più aggressivo, il paese che ha fatto più guerre dalla sua fondazione, che ha rovesciato più regimi e fomentato più colpi di stato. Con l’eccezione di Pearl Harbour, quella macchina bellica non è mai stata utilizzata a fini difensivi ma sempre per promuovere i propri interessi economici. Sono anche l’unico paese al mondo ad avere utilizzato bombe atomiche sulla popolazione civile. Sono il paese che ha il più grande soft power del pianeta, di cui Hollywood è il principale braccio armato, capace di creare nel mondo un’immagine di sé integralmente fantastica e di farne un’arma egemonica. Accanto a Hollywood oggi il secondo braccio armato è rappresentato dai social media internazionali, tutti incardinati in California (tranne uno) e tutti a disposizione per qualunque pressione o indirizzo della NSA. Sono il paese che, per usare una sineddoche, stermina un popolo (pellerossa) e poi ci fa su migliaia di film per presentarsi di volta in volta con tutte le parti in commedia: come coraggioso esportatore di civiltà o come animo nobile, simpatetico con la dolorosa sorte degli indiani. Questo paese è guidato da un’oligarchia a base finanziaria che lascia alla minoritaria plebe votante scelte come quelle tra Trump e Biden, cioè scelte tra una padella demente e una brace squilibrata. In ogni caso ogni rappresentante politico, dal Senato alla Presidenza, anche quando più presentabile, è manipolabile e condizionato, potendo venire eletto solo se si è indebitato e compromesso a peso d’oro con i maggiorenti del paese. Questo paese sta informalmente dichiarando guerra al mondo intero, lasciando la scelta tra la sottomissione con tributi e la devastazione (economica e/o militare). L’attuale proposta di Trump di portare il budget militare dalla cifra già record di 1000 miliardi di dollari a 1500 miliardi di dollari – per un confronto: Russia 109 miliardi, Cina 320 miliardi – significa una sola cosa: guerra illimitata (poi talvolta sarà guerra ibrida, talaltra “polizia internazionale”, qualche volta un bombardamento una tantum, altre volte un’invasione come si deve). Ovviamente il pluridecennale lavaggio del cervello cui siamo stati sottoposti in Occidente farà sì che schiere di diversamente astuti vedranno in queste parole un qualche mitico “antiamericanismo”, e si sbracceranno a spiegarti che la vera minaccia è Putin che vuole arrivare a Lisbona o è la Cina che vuole imporci il credito sociale, o sono i “comunisti”. Ma al netto di questi (diffusissimi) scemi di guerra la semplice verità è che oggi gli USA rappresentano il più grande pericolo che l’umanità abbia mai corso.»
Un altro anno si chiude. E viste le premesse, anche il 2026 sarà una merda! Del resto, se la materia prima è quella, puoi strizzarla quanto vuoi, ma non ci caverai mai niente di diverso. Il livello culturale a misura sotterranea, la pochezza umana, la miseria morale; lo psittacismo ciarliero e vanesio, nel compiacimento paraculo del servo sciocco che imita il padrone, scimmiottandone postura e parole; gli stuoli di salivanti ruffiani in cerca di un posto di rimessa al sole sul carrozzone dei potenti di giro; pennivendoli in conto svendita; escrescenze tossiche dell’inutile ed esteti del pensiero minimo; tromboni trombati di quarta e quinta fila, in cerca di un culo da leccare a cui raccomandarsi; nugoli ronzanti di mosche cocchiere al vento; i nuovi Thoreau della bassa pedemontana, declamatori della vita nei boschi per famiglie ariane; quelli dello sterminio sostenibile e un genocida per amico; i guerrieri da divano e le sturmtruppen cammellate a ruolino di laccate bimbeminkia che giocano alla terza guerra mondiale… Insomma, avremo ancora una volta l’armamentario al gran completo di squallidi casi umani e patetici fenomeni da baraccone, in tutta la loro sguaiata cialtroneria lazzarona, stretti a corte e pronti a strisciare al passo di giaguaro impagliato, sotto una poltrona vellutata dove accucciarsi ubbidienti e gaudenti. Lungi dal dissolversi come peti dispersi nell’universo, continueranno ad infestare le nostre cronache quotidiane di ordinario ur-fascismo nei lustri a venire, mescolati in una poltiglia immonda per il pastone collettivo. Si fanno chiamare “Occidente“.
Hit Parade del mese:
01. LE GRANDI BATTAGLIE CULTURALI DE “IL GIORNALE”
[01 Dic.] «Via al Presepe Pride: ogni giorno una statuina per fare la Natività con il Giornale. Il presepe politicamente corretto non serve a integrare, ma a disintegrare. Inizia la campagna per il Presepe Pride: ogni giorno vi proponiamo la nostra statuina nel rispetto della nostra tradizione e della Natività. Lasciando che chi vuole avere un presepe possa avercelo senza sentirsi un povero idiota. Noi siamo orgogliosi di fare il presepe.» (Tommaso Cerno, il Sempreverde buono per tutte le redazioni)
02. SEMPRE PER QUELLA COSA DELL’EGEMONIA CULTURALE
[09 Dic.] «Sono appena uscito dal cinema. Mi sono emozionato fino a piangere! Era da tempo che non ridevo, sorridevo, mi emozionavo e piangevo per un film. Grazie a Pio e Amedeo (e a Lino Banfi), il loro ‘Oi vita mia’ è davvero tanta roba.» (Matteo Salvini, pochissima roba)
03. INTANTO ALLA FIERA DI COLLE OPPIO…
[14 Dic.] «La sinistra ha rosicato così tanto per la cucina italiana all’Unesco che da una settimana mangiano dal kebabbaro.» (Giorgia Meloni,la Pizzicagnola)
04. UGUALI PROPRIO!
[07 Dic.] « Pasolini era un Kirk superiore. Parlo della polemica sociale naturalmente.» (Federico Mollicone, il Reclutatore)
05. PSICOPATIA DEL POTERE
[16 Dic.] «Robert Reiner è morto a causa della rabbia che ha causato agli altri attraverso la sua grave, inflessibile e incurabile malattia, una malattia che debilita la mente nota come sindrome da squilibrio di Trump. Era noto per aver fatto impazzire il prossimo con la sua furiosa ossessione per Trump, con la sua evidente paranoia che ha raggiunto nuove vette mentre l’amministrazione Trump superava ogni obiettivo e aspettativa di grandezza, e con l’età d’oro dell’America alle porte, forse come mai prima.» (Donald Trump, lo Squilibrato)
06. RIDURREMO LE ACCISE SULLA BENZINA, I PEDAGGI AUTOSTRADALI…
E ABOLIREMO PURE LA LEGGE FORNERO E IL CANONE RAI!
E GIÀ CHE CI SIAMO, RILANCIO DI PIÙ: VI OBBLIGHEREMO A DARE IL VOSTRO TFR A BANCHE E ASSICURAZIONI (questo l’ha fatto davvero!)
[19 Dic.] «Chiederemo a questi giganti del profitto cinque miliardi dei loro contributi per aiutare gli italiani, aumentare le pensioni minime, aiutare le giovani coppie a comprare casa e per assumere migliaia di medici e infermieri. Questa Robin Hood tax non deve spaventare nessuno, è una grande operazione di giustizia ed equità sociale.» (Matteo Salvini, il solito cazzaro)
07. PROPRIO COME UN TUMORE
[30 Dic.] «Con l’arrivo del nuovo anno confermiamo la nostra rinnovata determinazione a costruire una Europa che sia all’altezza delle sue promesse, che sia orgogliosa dei suoi valori, capace di dar forma al nuovo mondo in cui viviamo, che guarda al futuro con speranza, non con nostalgia, capace di semplificare, che compete, cresce e prospera.» (Roberta Metzola, Eurostatista)
[28 Dic.] « La guerra è una pratica arcaica e maschile. Come e quanto muterebbero le sorti dell’umanità alla luce di una più forte presenza e influenza della cultura femminile.» (Michele Serra, Biscottino Tenerone)
09. IL BATTAGLIONE AZOV VUOLE TE
[27 Dic.] «La sinistra liberale o radicale non dovrebbe dimenticare quanti europei nel 1937 andarono a combattere volontariamente in Spagna per difendere la repubblica del Fronte Popolare contro il fascismo del generale Francisco Franco. Quei volontari avrebbero dovuto essere pacifisti?» (Alfonso Berardinelli,Imboscato)
10. VITA DA CARLO
[19 Dic.] « Noi siamo all’opposizione, non abbiamo alcuna intenzione di entrare in maggioranza né di presentarci alle prossime elezioni con la maggioranza.» (Carlo Calenda, il Supplicante)
Mentre il mondo brucia, dedicare tempo e spazio ai bimbiminkia più o meno cresciuti della destra (post?)fascista, che fingono di aver letto “La Storia Infinita” di Michael Ende (senza averci capito ovviamente nulla), e che ora si credono tanti piccoli Atreju adunati all’omonima kermesse identitaria, è in po’ come soffermarsi a osservare un gruppo di bimbetti in età prescolare, e neanche troppo svegli, che si diverte a giocare con le proprie feci, in gita alla fiera dell’ego autoriferito. La scena miserrima non vale neanche l’interesse antropologico per la stessa. Alla Casa del Fascio, funziona sempre così… vedono un paio di rune, cavalieri, maghi e draghi con un po’ di epica fantasy, e subito si inturgidiscono, riducendo il tutto ad iniziazione mistica e tradizione. Il piccolo dettaglio che Ende fosse antifascista, pacifista e disertore di guerra, deve essere sfuggito loro. Qui siamo ancora ai miti eroici ed alla spada di fuoco.
Ma non lasciatevi confondere… Al netto delle minchiate fantasy, Atreju è uno di quei recinti identitari dove contarsi, rispondere all’appello e farsi timbrare la presenza in segno di appartenenza, nell’illusione compiaciuta di essere diventati la nuova razza padrona di un potere effimero ma immanente, dove basta battere le mani ed esserci per credere di essere. È pura liturgia tribale, per una cornice autocelebrativa con il nulla al centro. Di idee vere ne circolano poche o nessuna, ma tutte vengono espurgate da ogni elemento divergente, per essere pastorizzate a consumo rapido prêt-à-porter, dove tutto fa brodo per un pastone indistinto, ed essere digerite in fretta nel villaggio vacanze del pensiero pigro, dove la critica più ancora che assente è inesistente. Di fatto è una rappresentazione del potere a dimensione circense, che si confonde con la sagra strapaesana, come si conviene al livello degli astanti, dove la piccola borghesia in orbace celebra se stessa. È un’eucaristia profana per fedeli stretti alla corte, ma risulta almeno divertente per l’immancabile sfilata dei marchettari di turno al gran ballo della pupazza, con l’esibizione scenica dei questuanti (e qualche orfano del renzismo), convenuti in processione per riverire i gerarchetti del momento e baciare la pantofola della papessa di Colle Oppio, quando non in cerca del loro posto al sole e di un patrono al quale raccomandarsi come cortigiani del nuovo regime, in cambio di una livrea da indossare. Va da sé, che in un posto così puoi dire tutto e il contrario di tutto, senza prova di smentita alcuna, poiché il pubblico non capirebbe la differenza, essendo quello che è. Quindi puoi tranquillamente sostenere qualsiasi stronzata prema per uscire dallo sfintere di questi guitti tatuati da cenacolo evoliano, davvero convinti che un’egemonia culturale si costruisca collezionando figurine per appropriazione indebita, da ascrivere in un pantheon immaginario di ‘destra’, tramite l’occupazione manu militari di poltrone e direttorati artistici, piazzando famigli e amichette semianalfabete alla guida delle massime istituzioni culturali della “nazione”. Questa è gente convinta che il prestigio si compri come la loro laurea finta, o si acquisisca come bottino di guerra da distribuire tra gregari e capimanipolo. Le patacche che riescono ad inanellare costituiscono la nuova frontiera del fascismo all’amatriciana 2.0. Una specialità della casa.
A quel punto, se hai un ex naziskin di Meridiano Zero al dicastero della Cultura ed il figlio d’arte di un ex ordinovista come responsabile culturale alla Camera dei deputati, il cui massimo contributo è stata la crociata contro Peppa Pig, subdola agente gender, allora puoi anche sostenere e soprattutto insistere, senza ombra di imbarazzo o di decenza alcuna, che Pier Paolo Pasolini fosse sempre stato un fascista come loro, rivendicandone con orgoglio l’appartenenza. È assai curioso come i men in black di governo ci tengano sempre moltissimo a ribadire con orgoglio le appartenenza fasciste, vere o presunte tali, glissando nel professarsi tali. E certo capisci benissimo che di Pasolini non hanno letto nulla (non leggono proprio) e pensano di fare il dispettuccio a ‘sinistra’ (pensando che qualcuno se li caghi davvero), quando semplicemente ai fascisti come loro, ed a tutto il gretto cetomediume reazionario di contorno, uno come PPP avrebbe pisciato addosso con massimo sdegno e ribrezzo.
Il loro immaginario di eterni nostalgici è sempre fermo alla iper-strumentalizzata poesia sugli scontri di Valle Giulia (non conoscono altro), o alla polemica anti-modernista, insieme alle palesi antipatie verso il movimento studentesco del ’68 (troppo borghese ed intellettualistico, quindi corrotto dalla modernità capitalistica), in polemica col “fascismo di sinistra” (che peraltro PPP riprende da Jürgen Habermas), perdendosi tutto il resto, come ebbe lo stesso Pasolini a precisare:
“Mi limiterò a una nota per quel che riguarda il passo sui poliziotti. Nella mia poesia dicevo, in due versi, di simpatizzare per i poliziotti, figli di poveri, piuttosto che per i signorini della facoltà di architettura di Roma (negli scontri ormai così lontani di Valle Giulia): nessuno dei consumatori si è accorto che questa non era che una boutade, una piccola furberia oratoria paradossale.“
(17/05/1969)
Perché se c’era una cosa che a PPP faceva veramente schifo più dei fascisti (che reputava peggio della lebbra), era proprio la grassa borghesia dei nuovi arricchiti ed il consumismo sfrenato di un capitalismo rigettato in blocco in ogni sua forma, insieme al razzismo che ne è diretta filiazione e che la destra alimenta tout court. Il suo vero terrore era essere “mangiato” dal “sistema”, conformandosi ad esso per adesione su assimilazione.
“Il sistema si dichiara democratico, ma lo è falsamente. Bisogna lottare per una democrazia reale: e questa si ottiene anche attraverso una serie di assimilazioni, da parte del sistema, delle idee e delle opere di chi lotta per la democrazia. E solo sulla democrazia si può fondare il socialismo. Bisogna lottare contemporaneamente per queste due cose (purché non si lotti per la socialdemocrazia, che è la cosa peggiore di tutte).” (03/09/1968)
E soprattutto diffidava di certo “buon senso”, sventolato ad cazzum:
“Devo dire che le persone dotate di “buon senso”, soprattutto se se ne accontentano o se ne vantano, sono potenzialmente dei fascisti. Sono potenzialmente dei fascisti perché sono dei qualunquisti, ed eleggono a ideale umano l’uomo medio, che è una minacciosa e terroristica astrazione. Intendiamoci; l’uomo medio in una accezione “razionale” del termine è l’Uomo. É cioè la sede dell’istituzione sociale in quanto fraternità, sia pure coatta. Ma l’uomo medio, nell’accezione irrazionale con cui si usa generalmente questa espressione, è praticamente un criminale. Si potrebbe dire che è nel torbido (o se vuoi squallido) ambiente degli uomini medi che maturano le guerre, i delitti contro l’umanità, e ogni grande o piccola repressione.”
(29/11/1969)
La verità è che un Autore incatalogabile come Pasolini va maneggiato con cura; è una miscela troppo complessa, perché i camerati transumati al governo possano capirci qualcosa, senza che l’ampolla scoppi loro tra le mani. Infatti a suo tempo gli resero la vita impossibile, finché non venne ammazzato. Su cosa poi PPP pensasse in sintesi della categoria… be’ è semplice… Interpellato direttamente sull’argomento:
“Caro amico, anonimo ma vivo, sconosciuto ma trasparente, certo, lei ha ragione. Ma perché volermi santo? Se io fossi stato capace di amare anche i fascisti in prigione come gli altri prigionieri, avrei ottenuto su me stesso una vittoria meravigliosa. Ma questa non è una cosa di questo mondo. San Francesco abbracciava i lebbrosi; ebbene, non trovo che la cosa sia poi così insuperabile. Se fosse necessario, un lebbroso lo abbraccerei anch’io. Ma la volgarità è peggio della lebbra. I fascisti sono prima di tutto degli uomini volgari.Mi dispiace, mio intelligente amico cattolico, ma non riesco a vincere la ripugnanza per tale volgarità. Intendiamoci, come ho già scritto altre volte, spesso, in testi che nessuno legge (poesie, manifesti teatrali, note apparse anche in questa rubrica) bisogna parlare coi fascisti soprattutto giovani; anzi, bisogna sentire tale necessità come una missione: quanti ragazzi di vent’anni, che si credono fascisti, dopo una discussione seria con un uomo sinceramente democratico, comincerebbero ad avere dei sospetti. Ma l’imperativo evangelico di cercare i fascisti per cercar di trascinarli a una discussione democratica che gli è innaturale, è un imperativo della coscienza. Il sentimento è un’altra cosa.”
Poi si può condividere il pensiero di Pasolini in pieno, oppure muovere le debite obiezioni; sostenerne in blocco le prese di posizione, ma anche no. Sicuramente bisognerebbe conoscerne l’opera per poterne parlare. Oppure tacere, invece di confermare la propria insipida imbecillità e togliere ogni dubbio! Sarebbe facile fare un bignamino ad uso dei vari Giuli, Mollicone, Roccella… e quanto di meglio il pensiero di questa destra padronale e gregaria (non) ha da offrire… Ma sarà meglio ripiegare direttamente sulle fonti originarie, per un uomo che intendeva l’Autorità costituita come una forma legalizzata di terrorismo organizzato e la borghesia tutta una malattia letale (per l’esattezza, un vampiro).
«L’autorità è sempre terrore, anche quando è dolce. Un padre dice dolcemente, cameratescamente a un figlio piccolo: “Non calpestare le aiuole”: ebbene, questo comandamento negativo entrerà a far parte di un insieme di comandamenti negativi che regoleranno il comportamento di quel bambino; sicché la buona educazione, essendo in gran parte fondata su una serie di regole negative, è, per sua natura, terroristica: infatti essa, quasi a risarcire i sacrifici dell’obbedienza, diventa immediatamente un diritto, e, in nome di tale diritto, il bambino, ben educato, divenuto grande, eserciterà i suoi ricatti morali. […] Io non sono un qualunquista, e non amo neanche quella che (ipocritamente) si chiama posizione indipendente. Se sono indipendente, lo sono con rabbia, dolore e umiliazione: non aprioristicamente, con la calma dei forti, ma per forza. E se dunque mi preparo a lottare, come posso, e con tutta la mia energia, contro ogni forma di terrore, è, in realtà, perché sono solo. Il mio non è qualunquismo né indipendenza: è solitudine. Ed è questo, del resto, che mi garantisce una certa, magari folle e contraddittoria, oggettività. Non ho alle spalle nessuno che mi appoggi, e con cui io abbia interessi comuni da difendere. Il lettore certamente sa che io sono comunista: ma sa anche che i miei rapporti di compagno di strada col PCI non implicano nessun impegno reciproco (e anzi, sono abbastanza tesi: ho tanti avversari tra i comunisti quanti tra i borghesi ecc.). Se provo delle simpatie politiche (certo radicalismo – ma non tanto quello dell'”Espresso” – da una parte, e certa Nuova Sinistra cattolica, che si va delineando, molto più sotto il segno di Don Milani che di Giovanni XXIII) sono simpatie che non comportano nessun patto o patteggiamento. […] Spesso parlerò con violenza contro la borghesia: anzi, sarà questo il tema centrale del mio discorso settimanale. E so benissimo che il lettore resterà “sconcertato” (si dice così?) da questa mia furia: ebbene, la cosa sarà chiara quando avrò specificato che io per borghesia non intendo tanto una classe sociale quanto una vera e propria malattia. Una malattia molto contagiosa: tanto è vero che essa ha contagiato quasi tutti coloro che la combattono: dagli operai settentrionali, agli operai immigrati dal Sud, ai borghesi all’opposizione, ai “soli” (come son io). Il borghese – diciamolo spiritosamente – è un vampiro, che non sta in pace finché non morde sul collo la sua vittima per il puro, semplice e naturale gusto di vederla diventar pallida, triste, brutta, devitalizzata, contorta, corrotta, inquieta, piena di senso di colpa, calcolatrice, aggressiva, terroristica, come lui. Quanti operai, quanti intellettuali, quanti studenti sono stati morsi, nottetempo, dal vampiro, e, senza saperlo, stanno diventando vampiri anche loro! É giunto dunque il momento in cui non è più sufficiente riconoscere la borghesia come classe sociale, ma come malattia: ormai, riconoscerla come classe sociale è anche ideologicamente e politicamente sbagliato (sia pure se lo si fa attraverso gli strumenti del più puro e intelligente marxismo-leninismo). Infatti, la storia della borghesia – attraverso una civiltà tecnologica, che né Marx né Lenin potevano prevedere – si accinge, ora, in concreto, a coincidere con l’intera storia del mondo. Ciò è male o è bene? Né l’una cosa né l’altra, credo; non voglio pronunciare degli oracoli. É semplicemente un fatto. Tuttavia penso che sia necessario avere la coscienza del male borghese, per intervenire efficacemente su questo fatto, e contribuire a far sì che sia un po’ più positivo che negativo. Dalla mia solitudine di cittadino, io dunque cercherò di analizzare questa borghesia come male dovunque essa si trovi: cioè ormai quasi dappertutto (è un modo “vivace” per dire che il “sistema” borghese è in grado di assorbire ogni contraddizione: anzi, crea esso stesso le contraddizioni, come dice Lukács, per sopravvivere, superandosi). Sintomo sicuro della presenza del male borghese è appunto il terrorismo, moralistico e ideologico: anche nelle sue forme ingenue (per es. tra gli studenti).»
(06/08/1968)
Insomma, i soliti fascisti di sempre. E ora, di grazia, andate pure affanculo.
Tra l’indistinto chiacchiericcio cacofonico che si alimenta di polemicuzze sterili, destinate a durare il tempo di meme, esaurendosi nell’arco di una giornata, per essere subito rinfocolate dal nuovo trend topic del momento a misura ‘social’, da pompare come cibo spazzatura pronto al consumo, spicca la pochezza siderale degli Umpa-Lumpa da intrattenimento alla fabbrica del letame, nell’inconsistenza del Nulla che si alimenta del Niente. Resta il teatrino stanco delle compagnie di giro che si alternano sulla giostra dei freaks alla fiera delle vanità, assisi nel putridarium di un mondo in decomposizione. E la cosa, in tutto il suo disarmante squallore, ci porta amaramente a concludere di essere davanti al più grosso concentrato di imbecilli, percolati nel posto sbagliato e nel momento peggiore, ad ennesima riprova che non andrebbe mai sottovalutata la potenza distruttiva di un’idiota e quanto la stupidità possa essere incredibilmente contagiosa, se non arginata per tempo nella variante estrema del più travolgente Effetto farfalla, quando da un flusso ininterrotto di scorregge rischia di scatenarsi una tempesta di merda..!
Hit Parade del mese:
01. SI SALVI CHI PUÒ
[21 Nov.] «Il Ponte sullo Stretto rappresenta, quando ci sarà, un punto importante nel trasporto, anche per l’evacuazione in caso di un attacco da Sud.» (Antonio Tajani, il Fuggitivo)
02. GOMBLODDO ROSSO
[08 Nov.] «Cosa unisce la Banca d’Italia alla Cgil, l’Istat alle tute blu, la Corte dei Conti ai Cobas? Il filo rosso… rigorosamente di sinistra che arriva fino al neo-comunismo in versione Mamdani.» (Mario Sechi, Occhio di Falco)
03. MICA SONO RAZZISTI (I)
[05 Nov.] «L’elezione di Mamdani a sindaco di New York è il declino dell’Occidente che odia se stesso. Un musulmano nella città colpita l’11 settembre dal terrorismo islamico con politiche economiche comuniste, aumento delle tasse, occupazioni, tagli alla polizia, pro gender. Un incubo!» (Francesco Giubilei, il bimbo prodigio)
04. MICA SONO RAZZISTI (II)
[05 Nov.] «La città dell’11 settembre sceglie un sindaco musulmano. Mamdani eletto sindaco di New York.» (Simone Pillon, il Crociato)
05. MICA SONO RAZZISTI (III)
[05 Nov.] «Mamdani sembra un ‘Cetto La Qualunque’ in salsa americana e musulmana. Il suo programma non sta in piedi. È facilissimo vincere raccontando che verranno regalati soldi a tutti, ma non è che si può governare con gli slogan eh!» (Licia Ronzulli, Orfana del Papi)
06. TOGLIETEGLI IL FIASCO!
[23 Nov.] «Nel subconscio, nel codice genetico degli uomini c’è sempre una certa resistenza ad accettare la parità. La natura ha dotato di forza fisica i maschietti in misura maggiore delle femminucce dai primordi dei tempi, questo unico criterio di superiorità ha diciamo fondato il cosiddetto maschilismo.» (Carlo Nordio, ministro dell’ingiustizia)
07. VA TUTTO BENISSIMO
[23 Nov.] «Non c’è correlazione tra educazione sessuale e un calo dei femminicidi.» (Eugenia Roccella, Incubo radicale)
08. VAI AVANTI TE CHE A ME VIEN DA RIDERE
[22 Nov.] «Domenica alle 15 sarò a Piazza dell’Esquilino. Chi ha a cuore la sorte del popolo ucraino e la libertà dell’Europa dal giogo di Putin e Trump, deve scendere in piazza. ‘Fermiamo in genocidio russo in Ucraina.» (Carlo Calenda, il banderista dei Parioli)
09. QUESTIONI DI PRINCIPIO
[02 Nov.] «Far arrivare il gelato alla buvette è un atto di giustizia nei confronti dei deputati.» (Paolo Trancassini, il Gelataio)
10 LA MODESTIA AL POTERE
[08 Nov.] «Il mio Inferno. La Commedia del potere, illustrato da Makkox, forse è l’unico testo scritto da un italiano dopo Dante che rivaleggi con l’originale.» (Tommaso Cerno, l’Umile Servo)
10.bis MO’ ME LO SEGNO
[05 Nov.] «Vi comunico che da oggi sono diventata una Spiritual Coach per chi volesse fare una sessione di illuminazione.» (Flavia Vento, illuminata)
Tanta merda! Questa è l’unica produzione industriale che non conosce mai crisi, nell’indiscutibile primato nazionale che fa dell’Italietta meloniana una superpotenza della stronzata universale. Per carità, si tratta di un talento trasversale, radicato nel tempo per reiterazione della pratica; è parte integrante del processo di lallazione per mongospastici di un sanatorio di lusso, che giocano con le proprie feci nella terrificante convinzione di essere “elite”. Tutto il mondo è paese, ma questi ne hanno fatto più che altro un’arte di governo, non avendo altro di meglio da offrire. Ora, seriamente parlando, al netto della profusione ininterrotta di liquami che più di ogni altro danno la misura del livello intellettuale e morale della nuova razza che si crede padrona, ovvero i manipoli di zotici confluiti in massa dai più putridi Borgo Citrullo della provincia profonda, non è difficile stilare una casistica clinica delle psicosi paranoiche che ossessionano questa pletora di mitomani monomaniacali, seguendo la galleria di profili lombrosiani in libera uscita dalle fogne dell’antica fascisteria italica, riciclata a misura di “social”… Si tratta di una mutazione profonda, dalle componenti virali in assenza di anticorpi efficaci, per una vera e propria metamorfosi antropologica, dalle deformità lovecraftiane e mostruose, di chi vorrebbe plasmare il paese a propria immagine e somiglianza, nei suoi tratti distintivi e soprattutto clinici. A differenza dei vari leader psicopatici che si agitano sul palcoscenico della ribalta globale, nel caso del più modesto esecutivo meloniano è subito evidente l’enorme complesso di inferiorità che affligge una compagine egoriferita e autoreferenziale, nel narcisismo patologico di chi sopravvaluta la propria importanza effettiva, coltivando il proprio senso grandioso dietro al quale nascondere le proprie inadeguatezze, a fronte di un’irrilevanza abissale nei grandi processi decisionali. Se l’uso strumentale della Paura costituisce da sempre la misura prevalente, su cui costruire il proprio consenso, tramite la definizione di un gruppo strutturato secondo la logica del branco, facendo leva sulle suggestioni fobiche e gli istinti primordiali, manipolati nella costante costruzione immaginaria di un Nemico da odiare, è l’assoluta assenza di senso del ridicolo a segnare la differenza con le truci nevrosi del narcisismo egosintonico di chi con ogni evidenza si crede (o ambisce) ad essere il centro pulsante dell’universo. Perché dal fondo del suo microcosmo piccolo piccolo, vuole credere che ogni singolo evento ruoti attorno al proprio ombelico, percependo come minaccia o atto ostile, qualsiasi accadimento che non può controllare o dirigere, insicuro com’è, considerandolo un affronto personale. Sostanzialmente perché ogni libera presa di coscienza o semplice gesto di umanità ed empatia cognitiva, pone gli uomini (e le donne) di merda davanti alla sgradevole inconsistenza della loro natura fecale, in tutta la meschinità morale e la grettezza materiale che ne circonfonde il pasciuto compiacimento dall’appagato cinismo. Li scrolla dal loro stato di apatia, facendo vacillare la maschera perbenista dello psicopatico integrato nel più finto dei mondi possibili. Soprattutto c’è il rischio di disturbare l’apericena delle loro claque festanti, convenute sotto la sagoma in cartapesta dell’albero di cuccagna, nei divertimentifici dell’eterno carnevale, tra una sagra paesana e un’abbuffata a scrocco. E vi odieranno per questo. Perché l’impegno altrui li disgusta, li fa sbavare di rabbia in piena crisi isterica, perché ricorda loro che nonostante tutto esiste un’Italia infinitamente migliore, oltre la pletora compulsiva di accumulatori seriali che grufolano a consumo. E che continua a resistere allo schifo indicibile, che questo paese è diventato da tempo. Poi certo nel magico reame di Melonistan, il grottesco è l’elemento primario che ne contraddistingue le cronache fantastiche, nel parossismo cortigiano di una cialtroneria così sistemica da essere essa stessa una parodia del “potere”. Ammuffiti per troppo a lungo nelle catacombe nere del neofascismo militante, questa è gente uscita fuori affamata di prebende e riconoscimenti con un secolo di ritardo dalla Marcia su Roma. Va da sé che nel tempo delle farse, a prevalere sia più che altro il livello icastico della loro minchioneria siderale. Abbiamo così un vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana, che nelle austere stanze dell’istituzione organizza la promozione della mitica “Macchina di Majorana”, il magico dispositivo capace di produrre energia infinita, annichilire la materia (smaltisce pure le scorie nucleari!), trasformare gli elementi (come la gommapiuma in oro) e ringiovanire esseri viventi, costruita da un inventore autodidatta che avrebbe incontrato il celebre fisico siciliano (da lì il nome), 20 anni dopo la sua scomparsa in un monastero sulla Sila e beneficiato dal dono dell’immortalità. Immaginiamo che secondo gli ostensori del convegno, la Macchina miracolosa dovrebbe essa stessa costituire una fonte di energia rinnovabile ed una valida alternativa ai combustibili fossili. Che la Destra abbia sempre avuto una passione per l’esoterismo magico, gli stregoni, ed i manufatti impossibili, è risaputo fin dai tempi dell’Ahnenerbe e delle spedizioni naziste in Tibet alla ricerca di Agharti. Ma qui siamo ben oltre le fantasmagorie del realismo magico, per entrare direttamente nel fantastico mondo di Wanna Marchi alla regia di “Padania Jones ed i cazzoni dalla dignità perduta”. Che dire invece di un Ministro della Guerra così poco avvezzo alla libertà di pensiero e di critica, da credere impossibile che persone comuni possano avere delle idee proprie e, peggio ancora, in contrasto con quelle delle ministro in questione e della sua infausta maggioranza di governo (la stessa della Macchina di Majorana)?!? Se ne fa meraviglia e soprattutto scandalo, tanto la cosa sfugge alla sua comprensione limitata. Ovviamente pensa che sia l’ennesima manovra sovversiva, per mettere in difficoltà lo straordinario governo della statista di Colle Oppio, che così tanta invidia suscita nel resto dell’orbe terraqueo, agitando probabilmente lo spettro di un nuovo Progetto MK-Ultra in versione putiniana, mentre lancia accuse indefinite a centinaia di italiani, senza ovviamente fare nomi. Tanto nessun organo di stampa gliene chiederà mai conto. Non certo la RAI di regime, precipitata sotto il 5% in ascolti e credibilità, ma restituita ai fasti dell’antica EIAR ed ai mitici Cinegiornali Luce stavolta in edizione a colori, presenziati dalla cariatide di un vecchio cicisbeo ottuagenario (di cui si favoleggia l’ascendenza mussoliniana) specializzato in interviste mute coi potenti da leccare, dove annuisce reggendo il microfono in ginocchio. Per i cultori dell’estremo, ci sono sempre le direttrici da ufficio stampa, imbarazzanti pure per gli standard della vecchia Agenzia Stefani, che in merito alla distruzione di Gaza, dinanzi alle evidenze satellitari e fotografiche fanfaroneggia di set cinematografici di Hamas, intanto che grida “vergogna” senza che nessuno le porti uno specchio, per meglio parlare con se stessa in assenza di coscienza, mentre si atteggia a vittima sacrificale per l’ignobile causa e parla di “suicidio del giornalismo“. Concordiamo per una volta con la ‘signora’, in pieno transfert cognitivo. Troppo lungo sarebbe invece elencare tutti gli ascari di regime e le truppe cammellate di gazzettieri prezzolati a libro paga, quando non direttamente funzionari organici di partito, che si passano la staffetta nel covo romano dei Fascisti d’Italia a prendere ordini dalla sorella della Capa, laggiù nell’evocativa Via della Scrofa. Del resto, il genocidio palestinese per certo giornalismo da salotto fa pendant. Ne sa qualcosa un maestro come l’onnipresente Paolo Mieli, che in tutto il fascino della sua aitante figura e la chioma fluente si sente autorizzato a fare body-shaming contro una “palestinese napulitana in leggerissimo sovrappeso”, mentre ridacchia compiaciuto se gli si fa notare tanto stile. I giornalisti veri invece vengono seppelliti sotto un bombardamento di querele temerarie, che sembrano aver preso il posto del vecchio olio di ricino e manganello, almeno fintanto che non vengono fatti saltare per aria. In fondo, a che servono le domande, le inchieste, la verifica dei fonti, quando le opinioni prevalgono sui fatti. Nel magico mondo di Melonistan puoi tranquillamente affermare che Pasolini era fascista (lo dice uno che fino a ieri si occupava di Peppa Pig, accusata di essere un subdolo agente gender), che hai trovato il segreto della pietra filosofale, e che se non ci fosse alcuna opposizione si starebbe molto meglio, poiché in dittatura la democrazia funziona meglio. È la famosa “egemonia culturale” secondo la Destra di fascismo e di governo, che nella prassi si traduce nella moltiplicazione compulsiva di poltrone da occupare e sulla quali piazzare famuli e famigli. Poi il materiale umano è quello che è; scarseggiando la scelta per assenza di titoli e formazione, si attinge per forza di cose ad un bacino ristretto, su selezione per vincolo di appartenenza. Loro si definiscono “comunità”; più che altro sembrano un clan familiare che agisce come una cosca, in sintonia col substrato premoderno di una Destra intrinsecamente tribale nelle sue disfunzioni reazionarie. Per fortuna ci resta la prova del cuoco e la distribuzione dei pacchi alla sera.
Hit Parade del mese:
01. CAMPIONI DEL MONDO
[27 Ott.] «Nessun paese UE ha deciso una chiusura all’esportazione di armi come l’Italia. Nessuna nazione ha aiutato la Palestina come la nostra. Eppure in nessun paese ci sono state le polemiche che abbiamo avuto da noi. Siamo stati il paese con le reazioni, le manifestazioni e le aggressioni più forti. Questo, nessun Landini è capace di farlo da solo. C’è un’infiltrazione formidabile che tende a destabilizzare l’unico paese europeo davvero stabile grazie al governo Meloni.» (Guido Crosetto, ministro della guerra)
02. LA NUOVA EGEMONIA CULTURALE
[27 Ott.] «Pasolini era fascista. Sì, in pochi lo sanno. E tuttavia è un fatto. Non certo una mia opinione.» (Federico Mollicone, l’Intellettuale)
03. GENOCIDIO È BELLO
[02 Ott.] «Spero che le barche vengano affondate, così la prossima missione dovranno rifinanziarsela. Questa missione era una tragica pagliacciata. Ha fatto perdere solo tempo a tutti.» (Mario Sechi, giornalista Libero)
04. DIRITTO FINO A UN CERTO PUNTO
[02 Ott.] «Secondo me il blocco navale è una violazione del diritto. Comunque quello che dice il diritto è importante fino a un certo punto.» (Antonio Tajani, ministro degli esteri)
05. TROVA LA DIFFERENZA
[01 Ott.] «Per aiutare i bambini di Gaza serve il piano Trump-Blair, non le regate.» (Matteo Renzi, Inconfondibile)
06. NON ESAGERIAMO
[11 Ott.] «Non abbiamo avuto difficoltà a commentare qualche esagerazione da parte dell’esercito israeliano.» (Matteo Piantedosi, ministro della polizia)
07. L’ALTRA OPPOSIZIONE
[24 Ott.] «Il PD abbandoni la deriva estremista, rischia la riedizione del Fronte Popolare. Gentiloni potrebbe essere un buon federatore» (Arturo Parisi, il nuovo che avanza)
08. GIORNALISMO INDIPENDENTE
[09 Ott.] «Non mi candido in Campania. Resto a Parigi» (Gennaro Sangiuliano, il nostro inviato a Parigi)
09. HO CAMBIATO IDEA
[22 Ott.] «Torno in campo per la mia terra.» (Gennaro Sangiuliano, il Capolista)
«Ho sempre saputo che in questo paese è pericoloso avere delle opinioni. Un pericolo sottile ma controllabile… Almeno fin quando non ci inciampi»
(Alack Sinner)
LIBERTHALIA – Libera Commedia nella colonia corsara
Schegge impazzite, Idee, Cultura, Frammenti resistenti e Opinioni controccorrente con un pizzico di ironia e una goccia di vetriolo.
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«…conto su pochi lettori e ambisco a poche approvazioni. Se questi pensieri non piaceranno a nessuno, non potranno che essere cattivi, ma se dovessero piacere a tutti li considererei detestabili…»
«Essere vivo, interessato, vedere le cose, vedere l’uomo, ascoltare l’uomo, immedesimarsi nel prossimo, sentire sé stessi, rendere la vita interessante, fare della vita qualcosa di bello e non di noioso.»
– Erich Fromm –
“Il coraggio di essere”
«Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto»
(U.Eco – “Il Nome della Rosa”)
«I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti a indagine. Di fronte ad un libro non dobbiamo chiederci cosa dica ma cosa vuole dire»
(U.Eco – “Il Nome della Rosa”)
«Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri di essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà son fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza»
(R.Bradbury – “Fahrenheit 451”)
«Nel sogno c’è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch’è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare»
(D.Buzzati – “Il Deserto dei Tartari”)
«Un sogno è una scrittura, e molte scritture non sono altro che sogni…»
(U.Eco – “Il Nome della Rosa”)
«…Scrivere non è niente più di un sogno che porta consiglio»
(J.L.Borges)
“Io non sono mai stato un giornalista professionista che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per fare piacere a dei padroni manutengoli.”
(A.Gramsci - 'Lettere dal carcere')
“Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza, se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall’essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io considero degno di ogni più scandalosa ricerca”
(P.P.Pasolini)
“Nulla potrebbe essere più irragionevole che dare potere al popolo, privandolo tuttavia dell’informazione senza la quale si commettono gli abusi di potere. Un popolo che vuole governarsi da sé deve armarsi del potere che procura l’informazione. Un governo popolare, quando il popolo non sia informato o non disponga dei mezzi per acquisire informazioni, può essere solo il preludio a una farsa o a una tragedia, e forse a entrambe”
(J. MADISON - 4 Agosto 1822. Lettera a W.T. Barry)
“Un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo; una stampa onesta è lo strumento efficace di un simile appello.”
Scrivere è un diritto.
Rispondere non è un obbligo.
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