Voce di giostra

Nel sorriso di tutto il tuo viso
è una giostra che gira
fa giravolte, grida e canta
la voce degli alberi
che sono anche uccelli pesci, la voce
dei bucaneve. Pure
è attenta,
sa far piano
per dire di piccole bestie
fuori dalla tana,
di sassi, conchiglie
in nidi di vento di mare.

Nel mistero del tuo sorriso
ride talvolta una giostra,
in giravolte s’invola e disegna
l’alfabeto muto del cielo.

Hikikomori

la madre lascia
cibo sulla soglia
non può entrare il confine
è cosparso di resti
di madre
da questa stanza sono
tutti i dio
liquido posso farmi
immagine somiglianza
senza padre solco padre
argine non so scorrere
scorro allora
miriade di pixel sotto
la mia anima giace
respira ancora attraverso
lo schermo riverbera
luci
da una distanza siderale

Hikikomori, 01-2015, photo by Ella Bromblin (6)

L’arte di andare a capo

L’arte di andare a capo
rimane in me un mistero, un perenne
apprendistato e forse
mi rifiuto di impararla,
come le donne che ho amato e non ho mai
dimenticato.
È l’arte del ritmo delle cose
mute e l’arte della foglia
quando stacca dal ramo.

Foglia-nel-vento

 

Brace

Ci accompagna
le sere autunnali
il fuoco nel camino.
Un senso ancestrale emana, perfino
il cane ne è rapito.
La brace fra i due ceppi è un mondo vivo, l’eco
di un inferno dentro al cuore.
Tu, legno paziente, il tuo
crepitare docile, eri
animato di linfa nel sole,
nel vento, esposto alla pioggia,
proteso al cielo, ti lasci
ora consumare, sarai
cenere per concimare
l’orto di mio padre.
Mi avvolgo di quiete, d’amore
per te, docile ramo di pero, per te
inferno dentro al cuore.

Oggi

Oggi ho urgenza di
tacere
certi lampi dal blu
che al primo baluginare
lasciarli riverberare nella
carne passarli
con gli occhi negli occhi.
Tutto già diluito.
Ho urgenza di tacere.

Semplice

Per circostanze fortuite,
mi trovo a rileggere i miei ultimi versi.
Non capisco quasi niente.
E’ trascorso un anno e sento
pena per un grido messo
a naufragare
da troppo mulinare della mente.
Oggi
sarei più semplice
avessi ancora
urgenza di dire.

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Multiforme

Dai suoi occhi fissi e senza espressione
d’improvviso mi apparve la
curvatura della terra
in un cielo verde oro e un respiro
ampio d’Africa a me ignota.
No, non siamo una sola forma.
E questo svanire allo sguardo che tanto
tormenta il mio spirito, è forse
ciò che conduce
alla radice mia più vera.

Post-it

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Quel taglio d’ombra che si
presenta puntuale e pur
sempre inatteso ad ogni
mio tentativo di schiuderti.
Resto a guardarti
contorcerti per
i crampi all’anima – le
lacrime a denudarti
il cuore:
inerme, brama
tempo solo e nuove rincorse, spazi
ampi per il volo.
Rapito e muto, se
il suo nome è amore,
mi sembra bello come
un’eclissi
fuori stagione.

6.9.16

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E’ un gioco di frontiere
sconfinate e sole,
Amore, questo
saltellarci piedi nudi lungo
gli orridi dei pozzi, sedurci
ai confini dell’ombra.
Arginare tutta forza
nostra piccola morte, poi
sentirla dilagare
colore
al centro della luce.