ORGOGLIO " ALPINO "
BASSANO DEL GRAPPA 2008
Così hanno detto di noi !!!
Dodici ore di sfilata e di applausi ininterrotti.
Un concerto per sole mani. Bassano ha salutato così i suoi figli con la penna nera riuniti nuovamente ai piedi del Grappa dopo 60 anni. Un’emozione continua, con le corde del cuore tese come quelle dei violini e gli occhi velati dalle lacrime a fatica trattenute.
Mai vista tanta gente. Composta, educata, coinvolta. Un’invasione pacifica. Una “brentana” di straordinaria bellezza, complici il sole, che ha moltiplicato i colori, e il vento del Canale che ha agitato, festosamente, le bandiere. Un saluto dall’alto, giusto per ricordare che gli «angeli» – come amava scrivere Gino Pistorello l’alpino poeta dalla lunga barba bianca mancato qualche anno fa – hanno creato la fresca e leggera brezza della Valsugana «sufiando forte e pian» nelle loro trombe.
Alle 7 lungo i viali della sfilata s’era già formato un doppio cordone di gente, aumentato col passare delle ore, sino a diventare muraglia invalicabile. Giovani, anziani, bambini, ragazze, donne persi in una babele di dialetti che tradivano la loro provenienza. Inconfondibili i bergamaschi e i bresciani, i più scatenati; fieri, come tutta la gente del Sud, gli abruzzesi, i siciliani e i sardi; cantilenanti i veneti; svelati dalla erre arrotata gli emiliani di Parma e Reggio, severi i piemontesi e i valdostani. Sapientini ma buoni i milanesi. Emozionati i rappresentanti delle delegazioni straniere, giunti da tutto il mondo, per ritrovare le antiche radici. Cile, Venezuela, Australia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Argentina, Brasile, Stati Uniti: da ripassare in mezz’ora tutta la geografia imparata faticosamente in anni di scuola. Il labaro nazionale dell’Ana, decorato con 213 medaglie d’oro, ha aperto l’interminabile teoria di “veci e bocia”.
L’orgoglio alpino è esploso in tutta la sua forza quando l’anziano reduce dell’Abissinia, un asiaghese, giunto davanti al palco delle autorità sulla sedie a rotelle, ha voluto a tutti i costi alzarsi in piedi e percorrere, sulle proprie gambe, i cento metri della tribuna d’onore, accompagnato da uno scrosciante, altissimo, battimani. Anche il bassanese Giovanni Zonta, sacrificate entrambe le gambe alla Patria (le perse per congelamento appena rientrato dall’Albania; aveva solo 22 anni e una vita ancora tutta da inventare nel 1942) ha partecipato alla sfilata, spinto in carrozzina dal figlio Lucio, in testa alla delegazione alpina della Germania. Per lui i commossi applausi dei concittadini e degli ospiti. E il battimano è divenuto ancora altissimo, come nelle partiture dei grandi musicisti, alla fine della giornata quando a chiudere la sfilata sono stati gli splendidi alpini della sezione Monte Grappa, guidati da Carlo Bordignon e Bortolo Busnardo, che a questa adunata hanno dedicato ogni momento del loro tempo con quella corale disponibilità che è parte integrante del dna alpino.
Toccanti le parole pronunciate dal presidente nazionale Perona per ringraziare tutti coloro che hanno dato “mano e cuore" per l’organizzazione dello straordinario evento.
Bassano ha lasciato il segno. E ricordi incancellabili ai 400 mila e passa, per stare in difetto sulle cifre azzardate dai vertici dell’Ana, che in questi giorni hanno solcato strade e piazze. Al di là del Ponte, delle fanfare, dei cori, delle abbondanti bevute e della pioggia traditrice che sabato sera ha cercato inutilmente di rovinare la festa. Arrivederci a Latina, amici alpini.
Roberto Cristiano Baggio
lo storico ponte di Bassano dove iniziò la grande guerra e dove ancora una volta
ci siamo " dati la mano "
io ero lì in mezzo…….
anche i tetti di Bassano ci salutavano
il ponte degli Alpini nella magica serata di sabato
io ero qui nella sez. di lecco!! preceduto dai favolosi " Ragni di Lecco "
una via di Bassano
i soliti " noti " sul ponte
Questa piccola cronaca ricorda che, ancora una volta i grandi valori
della vita vengono esaltati da questi Alpini che hanno a
cuore soltanto l’altruismo verso chi ne ha più bisogno di loro.
LUCIUS….