C’è posto per me?

Ci sono persone in grado di “contenerti”, che lasciano degli spazi vuoti per te, cosicché puoi entrare, puoi rimanere, anche solo per un po’… oppure per sempre.

Sono persone accoglienti, che riempiono di intimità ed ascolto i momenti vissuti assieme ma anche quelli in cui la presenza non è soltanto fisica, persone in grado di andare oltre, di essere oltre…

Sei in me, nei miei pensieri, sono in grado di pensare te… sono espressioni verbali che rimandano a specifici modi di essere, di stare con l’altro, di stare nell’altro.

Quando sperimenti questo “stato dell’essere” diventano insopportabili le relazioni impermeabili, le persone che parlano solo di sé, quelle che hanno il cuore altrove e non lì… con te. Quelle che non sono in grado di condividere i silenzi o semplicemente un tramonto o il suono ritmico delle onde, quando il mare ti ascolta e percepisci nel profondo la solitudine, a volte l’angoscia.

Le persone contenitive le riconosci dall’odore e dagli occhi che sorridono, sanno stare l’una dentro l’altra, ti tendono per mano ed in silenzio contemplano la bellezza della tua anima. Felici per te, felici con te.

Perché non siamo più felici?

La magia del natale avvolge molte persone che si fanno coinvolgere, felici delle piccole cose, dei gesti, degli auguri, di un regalo inaspettato e desiderato… e poi ci sono persone che non riescono più a sorridere, che da molto tempo non assaporano la felicità, ed anche il natale è solo una stella cadente che si accende e nel tempo di qualche secondo si spegne.

Sono sguardi assenti, con il pensiero altrove, ad una persona amata o a qualcuno che vorrebbero vicino ma che non c’è o che è anche lui altrove.

A volte vorresti prendere un mezzo qualsiasi ed andare ai confini del mondo, dove nessuno ti conosce né ti chiede chi sei, lasciare tutto alle spalle e guardare nuovamente al futuro consapevole di cosa vuoi davvero e chi, cosa evitare.

A volte mille catene ci trattengono e impediscono di vivere la vita che sentiamo appartenerci, quella che abbiamo assaporato in alcuni momenti della nostra esistenza, quando ti senti pieno di te, padrone del tempo e dei gesti, quando tutto scorre e ti senti perfettamente dentro questo fluire del tempo, delle emozioni, di te.

Ma perché non siamo più così felici?

Nel sogno dell’altro

Ci sono persone che sognano il futuro, desiderano relazioni affettive e sperano che i propri sogni diventino realtà, o perlomeno si avvicinino molto.

Genitori che sognano un figlio realizzato professionalmente o nello sport oppure nel mondo della musica, un figlio che sia in qualche modo il prolungamento di desideri irrealizzati o della loro esistenza.

Vi sono donne che sognano un uomo “come dico io e come mi merito” e uomini che fanno altrettanto, alla ricerca di un benessere affettivo che sia pressoché assoluto.

Stare nel sogno dell’altro ha un prezzo insostenibile, significa non vivere nella propria esistenza ma in quella dell’altro, qualcuno che voglio rendere felice, fiero di me… abitare o realizzare il sogno dell’altro significa cercare di far collimare la propria esistenza con le attese, le aspettative, i sogni dell’altro, significa perdersi e non sapere più chi si è ma sapere benissimo cosa l’altro si aspetta da noi.

Significa ritrovarsi vuoti e senza un’identità, smarriti, senza desideri che non siano quelli dell’altro, senza limiti che non siano quelli della mente dell’altro, da cui desideriamo amore, riconoscimento, essere perlomeno visti.

Essere nella mente degli altri diventa la cifra del nostro valore e forse dell’amore dell’altro.

Nessun dubbio

Serena e William sono sposati da 15 anni ma da qualche mese non stanno più assieme, eppure sono stati bene, lui si è occupato dei figli di lei nati dal primo matrimonio e dalla loro relazione non sono nati figli….

William un anno fa ha espresso dubbi sui propri sentimenti verso la moglie e Serena non ha accettato nulla che non fosse amore al 100%, nessun tentennamento, niente che non sia “tutto o niente”, così ha deciso di interrompere la relazione e se ne è andata.

L’amore che dura nel tempo conosce diverse fasi e ci possono essere dei momenti in cui si mette in discussione un sentimento che per sua natura ha elementi di fluidità, che cambia perché le persone cambiano: le storie d’amore a volte si rifondano, percorrono nuove strade, aprono orizzonti impensabili, talvolta si perdono.

Serena ha invece una visione piuttosto rigida della relazione affettiva, il “si” scambiato qualche anno prima è sempre e per sempre “sì”, senza ombre o dubbi, senza barlumi di ripensamenti, come l’amore di un genitore verso il figlio: totale, incondizionato e per l’eternità, quell’amore che dona una sicurezza totale, il sentirsi amati solo perché si esiste.

Ma forse nulla è per sempre…

Che ne sarà?

Rear view of lonely man looking with hope at horizon with sunlight during sunset with effect of light at the end of tunnel

Che ne sarà delle monete in tasca e delle password, della lista della spesa e di quel messaggio ricevuto ma che non abbiamo potuto leggere?

Cosa ne sarà del caffè al mattino e del nostro cane, della bottiglia di vino in frigorifero conservata per una speciale occasione e di quei biscotti che tanto ci piacevano, delle foto stampate, delle assurde bomboniere e dei vestiti che odorano di noi? Dei pomodori nell’orto piantati nella speranza di vederli maturi, della nostra auto?

E di quella lettera che talvolta rileggevamo per stare meglio, dei commenti sui social, della nostra coperta morbida per i giorni freddi quando cerchi disperatamente di scaldarti l’anima? Degli amori, dei figli e di chi non ci ha mai dimenticato, di tutti quei dolori che improvvisamente diventano nulla, dispersi nel tempo che piano piano inghiotte quasi tutto?

Delle nostre canzoni preferite e degli abbracci che riempiono il cuore, dei giorni che hanno illuminato il nostro esistere e delle notti insonni…

Che ne sarà dei luoghi che ci hanno visti felici e del suono della nostra voce, delle foto sul telefono, dell’autunno che non vedremo più?

… e del futuro che un giorno si spegne?

La vita ti cambia le carte

I progetti ben studiati con algoritmi mentali che odorano di scientificità, i sogni di quando eri bambino, le possibilità di quando da adolescente sembrava tutto realizzabile si scontrano quasi sempre con la vita che scompiglia le carte e ti costringe a riprogrammare il presente. L’imprevedibile colpisce inaspettatamente, a volte come un pugno in faccia che ti lascia a terra, tramortito più nell’anima che nel corpo… cerchi così la forza per rialzarti e riprendere il cammino.

Ci sono giorni in cui la vita gioca a nascondino con le tue speranze, con persone che scompaiono… alcune ritornano altre, forse più spesso, no… e ti chiedi il senso di questa esistenza così strana, unica e che talvolta senti non appartenerti.

A volte la colonna sonora dei giorni è leggera, piacevole e la senti tua, altre la musica è distante da te, troppo veloce o troppo lenta e non sai ballare danze che nessuno ti ha insegnato.

Ci sono giorni in cui incontri persone piene di calore e sorrisi, ma ciò non toglie che talvolta ti senti solo e non sai a chi chiedere aiuto, non trovi braccia accoglienti e parole che nutrono e curano…. E occorre andare avanti.

Vorrei essere capita

Marta è una piccola imprenditrice, titolare di un’azienda con circa 7 dipendenti. Ha un’esperienza pluridecennale nel proprio campo ed è riconosciuta, stimata da clienti e fornitori.

Ma i dipendenti manifestano un forte disagio e sono tutti a rischio burnout poiché si sentono sempre inadeguati rispetto alle aspettative di Marta. Lei pretende che i dipendenti siano sintonizzati con i suoi desideri e le sue aspettative e si attivino prima ancora di chiedere, come se fossero ok solo se riescono a “leggere” nella sua mente e prevenire le sue richieste.

È una pretesa che solo un bambino può avere nei confronti di un adulto significativo a cui chiede di essere ascoltato, accolto e capito nelle sue espressioni di pianto, negli stati emotivi. Un padre, una madre sufficientemente sintonizzati riescono a comprendere lo stato d’animo del figlio e dare un nome, un significato alle emozioni che l’infante sente come non sue, e talvolta distruttive. Piano piano, con una buona educazione emotiva, il bambino imparerà a dare un nome alle proprie emozioni e a dire ciò che sente, a chiedere aiuto. Un adulto non ha queste pretese ma chiede ciò di cui ha bisogno senza aspettarsi che l’altro/a si attivi con un semplice sguardo o un pensiero che magicamente si trasforma in parole, azioni.

Disconnessi da sé

Dove vorresti essere in questo preciso momento? E con chi?

Come stai, davvero?

La disconnessione è un processo che attiviamo molto spesso… quando andiamo al lavoro ma vorremmo rimanere a casa, quando siamo con il nostro partner ma vorremmo essere soli, quando siamo nel traffico ma vorremmo abitare il silenzio del bosco oppure rimanere in riva al mare quando il sole è già tramontato ma non è ancora buio… e quasi tutti rientrano.

Disconnettersi è funzionale ed un processo necessario per non stare troppo male, per affrontare una quotidianità in salita, situazioni che non ci siamo scelti ma che dobbiamo affrontare… ma essere sempre disconnessi impedisce di sentirci autentici almeno in qualche momento, di percepire la coesione del nostro essere quando siamo consapevoli di essere esattamente dove vorremmo stare, con la persona o le persone che vorremmo accanto.

Quando siamo connessi percepiamo chiaramente la vita in noi, il tempo che scorre nel nostro cuore e ci bagna come un fiume che leggero e tiepido ci attraversa e si confonde con la nostra essenza.

Quando siamo connessi non c’è bisogno di spiegare né fare nulla di speciale perché una felicità autentica, inesorabile e potente ci riempie.

E ci sentiamo straordinariamente bene.

“Mia moglie” tra possesso e dominio

Ci sono “vasi di pandora” che talvolta (fortunatamente) vengono scoperchiati facendo emergere la povertà di molti uomini e dinamiche antiche, perverse di cui facciamo fatica a liberarci.

Cosa spinge un uomo a pubblicare foto di una donna con cui ha (dovrebbe avere) un rapporto affettivo? Perché dare in pasto ad un pubblico (sempre maschile) voyeuristico ed onanista immagini (non consenzienti) che dovrebbero non essere divulgate e rimanere nell’intimità e nei segreti della coppia?

Una chiave di lettura interessante sta proprio nell’aggettivo “mia” che attiva dinamiche antiche e ben radicate nel pensiero maschile: possesso e dominio.

Attraverso la relazione affettiva la donna diventa mia, appartiene solo a me e come tale posso esibirla come fosse un oggetto cui andare fiero e che determina la rispettabilità, l’invidia e l’ammirazione degli altri omuncoli che non hanno qualcosa che io ho e che loro vorrebbero avere. L’esibizione senza consenso di immagini, video o anche solo messaggi privati, intimi non ha nulla a che fare con l’amore ed è la presunzione che qualcuno ci appartenga mentre nessuno appartiene a nessuno se non a se stesso. Non abbiamo alcun diritto verso il corpo di qualcun altro, verso il suo desiderio, i suoi sentimenti. C’è ancora strada da fare, c’è ancora (molta) strada…

Un nuovo autunno

Arriva inesorabile, preannunciato da un vento più fresco e giornate che quasi impercettibilmente si accorciano. Torna ogni anno, più o meno atteso, a spegnere gli entusiasmi estivi e far cadere le foglie che si accendono come in un’ultima fiamma prima di spegnersi.

L’autunno nel bosco vive momenti magici, quando l’unico suono è quello delle foglie che cadono e del vento tenue che attraversa gli alberi… ed in quel contesto, in quei momenti, ti senti vivo e respiri libertà.

A volte vorresti che il mondo si spegnesse piano come in questa stagione, che il dolore diminuisse quasi fino a scomparire ed il silenzio dell’anima fosse l’unico rumore che percepisci, vorresti che gli ultimi tepori dell’autunno ti avvolgessero come una coperta che protegge da un mondo che talvolta è minaccioso e freddo.

Ci sono giorni che vorresti non aver vissuto, altri che desideri dimenticare.

Ci sarà una nuova alba anche domani, più lontana nel tempo ed un po’ più fredda ed è forse in quei momenti che senti più forte la mancanza di un abbraccio, gratuito, profondo, protettivo, dove potersi abbandonare e rimanere… restare finalmente dove davvero vuoi rimanere, senza desideri, senza aver bisogno d’altro.

Una nuova stagione è alle porte, un nuovo autunno, quasi uguale e così sincero.

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