Cominciamo l’anno con una playlist di roba che avevamo lasciato indietro l’anno scorso, ma ottima per riprendere la forma: gli andalusi Hunger, gli statunitensi Sölicitör e del Piemonte gli epici Hounds.
Cominciamo l’anno con una playlist di roba che avevamo lasciato indietro l’anno scorso, ma ottima per riprendere la forma: gli andalusi Hunger, gli statunitensi Sölicitör e del Piemonte gli epici Hounds.
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Abbiamo assistito alla proiezione di Megadeth: Behind the Mask, che propone l’ascolto dell’imminente album di addio e una lunga intervista a Mustaine. Ecco le conclusioni che ne abbiamo tratto.
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Un ricordo del Duca Bianco a dieci anni dalla sua morte e dalla pubblicazione del suo testamento artistico.
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Dopo una nuova reunion e il deludente Black Metal Cult, Meyhna’ch, uno dei nomi simbolo delle Légions Noires, torna con un disco all’altezza del suo glorioso passato.
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Una degli inventori del metallo nero greco si allontana dal canone che egli stesso aveva contribuito a creare in favore di un suono più corposo e intricato.
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Dopo una fase synth pop che aveva finito per girare a vuoto, i norvegesi imboccano una nuova svolta verso orizzonti ancora difficili da decifrare.
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Death metal tecnico e furente, sulla scia dei vecchi Pestilence. Dal Cile arriva una delle uscite più interessanti di questo primo scorcio d’annata.
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Il peculiare brutal dei Dead and Dripping, il death tetro degli Occulsed, le contaminazioni doom e black dei Death Obvious e i messicani Decrypter, muscolari ma melodici.
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Se siete sopravvissuti alla puntata precedente, Traversa vi propone altri brani che vi faranno perdere il controllo del veicolo. E non necessariamente per il fomento.
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Gli eretici genovesi officiano un nuovo macabro rito nel segno del dark sound italiano più mortifero con un disco più asciutto e rifinito del solito.
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Cominciamo l’anno con una playlist di roba che avevamo lasciato indietro l’anno scorso, ma ottima per riprendere la forma: gli andalusi Hunger, gli statunitensi Sölicitör e del Piemonte gli epici Hounds.
Dopo una nuova reunion e il deludente Black Metal Cult, Meyhna’ch, uno dei nomi simbolo delle Légions Noires, torna con un disco all’altezza del suo glorioso passato.
Una degli inventori del metallo nero greco si allontana dal canone che egli stesso aveva contribuito a creare in favore di un suono più corposo e intricato.
Dopo una fase synth pop che aveva finito per girare a vuoto, i norvegesi imboccano una nuova svolta verso orizzonti ancora difficili da decifrare.
Death metal tecnico e furente, sulla scia dei vecchi Pestilence. Dal Cile arriva una delle uscite più interessanti di questo primo scorcio d’annata.
Il peculiare brutal dei Dead and Dripping, il death tetro degli Occulsed, le contaminazioni doom e black dei Death Obvious e i messicani Decrypter, muscolari ma melodici.
Gli eretici genovesi officiano un nuovo macabro rito nel segno del dark sound italiano più mortifero con un disco più asciutto e rifinito del solito.
Direttamente da Minas Gerais, un thrash metal con richiami a Kreator e Sepultura che non lascia scampo. Buona produzione, ottimi pezzi e un’attitudine degna dei tempi che furono.
Abbiamo assistito alla proiezione di Megadeth: Behind the Mask, che propone l’ascolto dell’imminente album di addio e una lunga intervista a Mustaine. Ecco le conclusioni che ne abbiamo tratto.
Chiacchierata a orario improbabile con uno dei protagonisti assoluti del dark sound italiano, sul cui ultimo disco calano le ombre della dark wave, del death rock e… Di Aleister Crowley.
Segnalazioni underground tardive ma succulente e le uscite più attese dei primi mesi dell’anno nuovo, tra annunci ufficiali e ufficiosi, da King Diamond ai Megadeth, dai Mayhem ai Thorns.
Con il secondo album Le Donne Magiche il gruppo irpino è riuscito addirittura a fare meglio del debutto. Ne parliamo con il chitarrista Nicola Euplio Vitale.
Se siete sopravvissuti alla puntata precedente, Traversa vi propone altri brani che vi faranno perdere il controllo del veicolo. E non necessariamente per il fomento.
Un film che cerca la perfezione formale più che l’analisi e sceglie di non prendersi mai rischi. Ottima la prova di alcuni degli attori protagonisti, ma non può bastare.
I dischi migliori (e peggiori) dell’anno, i concerti più belli e le migliori rivelazioni italiane secondo i discutibili gusti dei deprecabili redattori. Ora vogliamo sentire le vostre classifiche.
Il tradizionale classificone con il meglio dell’anno metallico appena trascorso secondo i discutibili gusti dei tizi di Metal Skunk. Domani le playlist individuali con le nostre brutte facce.
Con l’anno nuovo, come sempre, la programmazione capitolina riparte un po’ a rilento e stavolta c’è più pane per i denti dei punk che per i metallari.
L’anno comincia col botto: Hammerfall, Ensiferum, Messa, Patriarkh, l’accoppiata 69 Eyes / D-A-D, la tripletta Slaughter to Prevail / Dying Fetus / Suicide Silence, l’Italian Metal Alliance a Cremona, il Day of Darkness allo Slaughter e tanti altri eventi gustosi.
Una serata indimenticabile che chiude la carriera di uno dei più grandi gruppi metal italiani, con ospiti d’onore al seguito e un locale strapieno per salutarli più che degnamente.
Una fantastica celebrazione degli anni di gloria del power metal italiano con una scaletta focalizzata sul capolavoro Return to Heaven Denied.
Un ricordo del Duca Bianco a dieci anni dalla sua morte e dalla pubblicazione del suo testamento artistico.
Chiudiamo il 2025 con i ventennali di See You on the Other Side dei Korn, il deludente live Warschau dei Marduk e ancora Soulfly, Elysian Fields, Infernal Poetry, The Strokes, Grand Belial’s Key, Absurd e altro.
Al secondo Lp esplose la potenza creativa del gruppo islandese, che destrutturò il metallo nero e ne applicò il linguaggio a schemi sonori del tutto alieni.
Fistful of Metal aveva fruttato un contratto con Megaforce. Ma il gruppo si ritrovò in studio con un ragazzino implume al basso e nessuno alla voce. Finché non si presentò in sala un improponibile cantante glam.
Niente come il vecchio Live and Nude riporta alla mente quelle notti di maggio coi finestrini abbassati in cui sembra di cogliere la piena essenza della Felicità.
I dischi d’addio di System of a Down e Bolt Thrower, l’album più sottovalutato dei Lord Belial, tanto black metal underground, l’abominio dei Dimmu Borgir che rifanno Stormblast e altri ventennali.
